Se c’è una cosa che accomuna tutti gli dèi greci è la loro capacità di generare eroi o mostri a piacimento, in base al favore o all’oltraggio che essi ricevono.
Si sa, quelle greche sono divinità particolarmente “umane”, sempre bisognose di soddisfare i propri eccessi, i propri vizi e le singole necessità. (Una guerra decennale perché Paride doveva scegliere una dea più bella tra tre? Dannazione, si!)
E sempre dal bisogno nasce questo libro. Il bisogno di descrivere come nascono i mostri, come sia facile crearli e isolarli, impossibili da difendere o da conoscere ma solo da uccidere.
La medusa classica è una Gorgone, figla di due divinità del mare (Forco e Ceto) che trasforma in pietra chiunque la guardi negli occhi; l’unica non immortale, a differenza delle sorelle Steno ed Euriale.
In sintesi: un mostro. Una leggendaria creatura che pietrifica chiunque la guardi. Uccisa, nella maggior parte delle versioni giunte fino a noi, dall’eroe Perseo, uno dei figli di Zeus. (Il più famoso insieme a Eracle)
Cosa fa questo libro? Perché il sottotitolo recita “tutta un’altra storia”? Perché è così. Il libro sovverte la visione che abbiamo di Medusa e di Perseo e ne da una piega dolorosa, reale e cruda.
Non basta cambiare attori (lo scambio di statue, con Medusa che regge la testa di Perseo) o scegliere violenza per violenza, no.
Si veicola così il messaggio di cambiamento, in maniera intelligente e senza strafare, senza modificare la radice del mito ma rendendolo più verosimile, più accettabile.
L’autrice è brava. C’è uno stile semplice, asciutto e le terre Greche riusciamo solo a intravederle e intuirle. Qui la protagonista è solo lei, Medusa.
Con una narrazione che non si perde in particolari conosciamo la “vera storia” di Medusa. Una ragazzina così bella che il padre teme per lei e che, per questo, verrà portata ad Atene, al tempio della Dea Atena, offerta come sacerdotessa.
L’umanizzazione di Medusa, che nella storia classica nasce già Gorgone e qui è una ragazzina che metterà tutta se stessa nel compito affidatole dalla Dea, è una scelta perfetta, vincente.
I problemi però colpiscono Medusa poco tempo dopo, quando Poseidone la vede e decide che deve averla, deve avere il suo corpo e il suo amore. Qui la bravura di Lynn. È coerente l’impostazione.
La storia è così simile (in senso buono) ad altri misfatti degli dèi che non si fa fatica a comprendere i risvolti, a capire perché Atena non difenda la sua accolita e decida addirittura di vendicarsi.
Ci sono momenti dolorosi. Parliamo di una ragazzina, violata e abbandonata che dovrà lottare con più di un rimorso, dovrà soffrire e isolarsi fino all’arrivo del suo carnefice.
La rivisitazione non finisce con Medusa. L’entrata in scena di Perseo arricchisce il romanzo e scardina le catene dell’eroe, dell’ impavido pronto ad uccidere la Gorgone perché gli serve un’impresa da Dio.
Questo fa la Lynn e molto di più. Non vi dico tutto ma vi dico: leggetelo. I retelling sono ormai all’ordine del giorno( la Miller ha scavato un solco che vedremo arato per molto tempo) ma se questi sono i risultati gli amanti della mitologia, come me, potranno divertirsi.