Curare il linguaggio, dedicare attenzione alle parole quando si tratta di inclusione è fondamentale, perché è attraverso le parole che costruiamo la realtà intorno a noi e diamo forma al nostro mondo interiore. Lo scopo di questo dizionario emotivo non è infatti spiegare il significato letterale di alcuni termini, ma di mostrare le conseguenze che il linguaggio ha sulla visione della diversità. Termini come esclusione o uguaglianza, vocaboli come desiderio, aspirazione o autodeterminazione, sono comuni a tutti gli esseri umani e particolarmente importanti per chi fa parte di una qualsiasi minoranza. Partendo dalla neurodiversità, di cui l'autore, autistico, è profondo conoscitore e divulgatore, si esplorano le parole che costellano tutte le altre forme di diversità: culturali, religiose, sessuali e di genere, legate alla differente funzionalità fisica. Questo saggio fornisce uno stimolo all'apertura, alla comprensione delle diversità e di quanto esse siano indispensabili in una società evoluta, laddove la vera uguaglianza può avvenire esclusivamente attraverso il riconoscimento e la valorizzazione delle differenze e delle caratteristiche uniche di ciascun individuo.
Fabrizio Acanfora (Napoli, 1975) è uno scrittore, blogger e attivista italiano, conosciuto per la sua attività di divulgazione scientifica riguardante lo spettro autistico.
Nel mio percorso per diventare una persona migliore sono incappato in questo saggio/manuale di Fabrizio Acanfora, uscito per effequ, casa editrice che difficilmente delude (se non l'avete fatto recuperate almeno NO di Lorenzo Gasparrini e Vivere mille vite di Lorenzo Fantoni). E niente, dopo averlo divorato in due giorni non posso che mettere anche questo sul podio dei miei saggi pop - così si chiama la collana di effequ - preferiti.
Come diceva anche Nanni, le parole sono (molto) importanti, e così Acanfora prende spunto da una serie di parole che girano attorno alla diversità, stra-usate e stra-abusate, che tuttə almeno una volta nella vita abbiamo letto e magari abbiamo pure male interpretato. Con una prosa chiara, semplice e precisa - come succede migliori saggi divulgativi - va a spingere tutti i tasti giusti nella testa deə lettorə, spingendolə a importanti riflessioni sull'uso che si fa di tali parole. Così, giusto per farvi capire, ecco di cosa si parla:
Ora voi capite che queste sono parole di assoluta attualità che ormai avrete letto in lungo e in largo, e sono pure parole che scottano, il cui significato viene spesso preso e stravolto da chi volete voi, tanto vi sarà capitato per forza di leggere delle robe aberranti che hanno a che fare con queste parole. Insomma, io mi sento di consigliare tanto tantissimo questo libro, a tutti, davvero, e magari qualche capitoletto - quello sulla Discriminazione, o sul Bias, o anche sul concetto di Normalità - ve lo potete pure leggere due volte. Buona lettura.
Un manuale per certi versi illuminante che consiglierei a tutti i pedagogisti, insegnanti e lavoratori nella sfera pubblica. Apre gli occhi sul concetto di normalità e diversità.
Come dice il sottotitolo, è un dizionario minimo di diversità. “ È possibile riuscire a creare un linguaggio che metta da parte i giudizi legati all’aspetto fisico, alle caratteristiche sensoriali o mentali, alla provenienza geografica, etnica, culturale e religiosa o alle identità di genere?“. Questo il campo di gioco del manuale, affrontare le parole del linguaggio che hanno a che vedere con la convivenza delle differenze.
I miei paragrafi preferiti sono quelli che hanno affrontato le parole: Autorappresentanza Bias Discriminazione Diversità Genere Inclusione Normale Normodiversità.
Non ho amato invece i paragrafi su paternalismo e politicamente corretto, che non ho trovato particolarmente esaustivi.
Lo valuto con cinque stelle perché ha ribaltato la consueta narrazione di normale e anormale con i fatti e con la storia della normalità, e già per questo merita il voto massimo. Un libro che riflette, che scardina quei vetusti stereotipi, neanche troppo vetusti in realtà, in una società che cambia (o è sempre stata così e noi abbiamo iniziato a osservare solo da poco?), che si evolve, come è naturale che sia. La dignità e il rispetto si dovrebbero conquistare o dovrebbero essere garantiti con il semplice fatto di essere vivi? Abbiamo quasi più rispetto per i morti che per molti vivi, abbiamo tendenza libertarie per l'economia ma non per l'autodeterminazione del singolo: com'è possibile? Un libro da leggere, anche per chi già la pensa così, per trovare nuovi spunti: quando si dibatte si dovrebbe cambiare il punto di vista e non usare le stesse parole di chi ci attacca. Questo libro lo fa perfettamente.
Ho regalato questo libro a mio papà (classe ‘52) perché ogni volta che utilizzo parole a lui sconosciute o puntualizzo sull’uso di certi termini irrispettosi e discriminatori, va sulla difensiva sostenendo che “contano le intenzioni con cui si dicono le cose”.
Questo testo è - come viene specificato nella quarta di copertina - un “dizionario emotivo" che permette di approfondire le conseguenze dell’uso del linguaggio.
Quello che mi è piaciuto, infatti, è che Fabrizio Acanfora non solo indaga le parole fondamentali con cui orientarsi nella varietà umana contemporanea, ma pone quesiti, invita lettrici e lettori ad interrogarsi sui propri usi linguistici e sui significati che, più o meno consapevolmente, supportiamo scegliendo le parole con cui esprimerci.
Non so quanto mio padre sia ora pienamente capace di usare termini come “intersezionalità”, “paternalismo”, “neurodiversità”, “privilegio”, .. ma di certo questo libro gli ha lasciato i dubbi necessari per interrogarsi su quanto le parole possano non riflettere le nostre migliori intenzioni e possano offendere e discriminare a prescindere delle nostre volontà.