Il libro è la fedele trascrizione di una corrispondenza avvenuta via mail e durata un anno tra una donna sofferente dei sintomi che, in questi anni, affliggono in particolare le giovani donne, e uno psicoanalista a lei sconosciuto. Anoressia, bulimia, attacchi di panico e comportamenti autolesivi sono i temi fondamentali del carteggio, a partire da questi argomenti si sviluppa una storia che progressivamente diviene sempre più profonda e coinvolgente.
Ho finalmente terminato questo libro. Dico finalmente non perché sia stato lungo o difficile da leggere, anzi, una volta preso in mano restavo incollato alle pagine senza riuscire a metterlo giù. Dico finalmente perché, anche io come Zoe, faccio difficoltà a guardare in faccia i miei problemi quando me li sbattono davanti, e questo libro me li ha fatti rivivere tutti.
È probabilmente il miglior libro sui disturbi alimentari. Struggente, reale e confortevole a tratti, quasi come se il dolore lancinante dei disturbi alimentari ti lascino quella malinconia che solo altri malati riescono a capire.
La scrittura di Zoe è penetrante, mi è entrata nelle viscere e l’ho sentita tutta fino in fondo. Le affermazioni del professor Cotrufo possono non essere il massimo per chi non è amante della psicoanalisi freudiana, ma resta comunque sempre sul pezzo.
Ho sentito queste parole lette da una mia professoressa un giorno a lezione e dopo qualche settimana, esitante, mi sono ritrovato a comprarlo. Di quelle lezioni mi è rimasto poco e niente, ma non dimenticherò mai la voce della mia professoressa mentre leggeva il pezzo in cui Zoe afferma di aver rincorso sua madre per tutta la vita senza mai afferrarla o interiorizzarla. Non dimenticherò neanche il mio pianto sottile quel giorno, di cui nessuno si rese conto, perché anche io non ho mai avuto il coraggio di mostrarmi agli altri.
Ovunque tu sia, cara Zoe, spero tu stia bene. Spero che il mondo sia diventato meno pesante e che il tuo corpo sia diventato più caldo e accogliente. Lo spero davvero. Perché se posso sperarlo per te, allora spero che qualche speranza ce l’abbia anche io.