1939: il giorno dopo il diploma, 22 giovanissime ostetriche dell’Università di Bologna vengono inviate in Sardegna. Fra loro c’è Ida Naldini, ragazza tosco-campana che si ritrova su un traghetto per l’isola sconosciuta senza poter avvisare i familiari. La prima tappa sarda è Nuoro dove alloggiano nell’Albergo Nord ma è una specie di “casa chiusa” mascherata e la notte si tiene l’assedio dei giovinotti locali che hanno scambiato le mastras de partu per un contingente di prostitute. Da Nuoro, Ida viene spedita a Foghesu, sotto il Gennargentu. Qui sarà presto mamma anche lei, in una comunità poverissima. A Foghesu l’ostetrica diventa Signorida, si trova bene e si fa raggiungere dalla mamma sartina e dal padre ferroviere. Ida diventa una donna-coraggio, guada a cavallo torrenti in piena, deve curare puerpere ma anche banditi. Col dopoguerra Foghesu comincia a cambiar volto. Ida è ormai una di loro, parla in sardo, è testimone e protagonista della ricostruzione post bellica, poi di vicende da Guerra Fredda, con Foghesu diventata sede di poligono militare. Tornerà anche ai luoghi dell’Hotel Nord America, da allevadora navigata che ha messo al mondo 1.846 bambini.
Scritto con uno stile giornalistico, asciutto, senza alcun cedimento al sentimentalismo, a parte qualche qualche ricercata inflessione regionale, il libro segue, attraverso gli occhi di una giovane ostetrica 'continentale', l'ultimo cinquantennio del '900 di una comunità di paese – che segna il suo precipitoso passaggio dal carro a buoi o a cavalli ai missili astronautici. È una lettura gradevole, istruttiva e molto suggestiva.