Fabriano, 1942. Qui vivono e lavorano le sorelle Guarneri, Elena, Francesca e Maria Virginia, belle, determinate, piene di vita. Antonia, insieme a Pietro, mancato alla vigilia della guerra, le ha cresciute bene, prive di artifici estetici, "fiere di appartenere a una famiglia rispettabile dove affetto e solidarietà" non sono concetti astratti.
E c'è Lucia, la moglie di Eugenio, il figlio maschio di stanza in Albania, con le sue due bambine e la madre Marianna. Lucia ha rinunciato a combattere la vita di stenti cui è soggetta in conseguenza della guerra e affianca Fulvio Signorini, federale e stretto collaboratore del prefetto e del podestà, ai ricevimenti e ai "festini". Questa relazione le consente di vivere agiatamente e aiutare l'amica malata Eva e i suoi figli, Cristina, Ugo, Piero e Luca.
Donne diverse che affrontano i rigori della guerra in modo diverso, come lo sono i loro caratteri.
Elena, la maggiore delle Guarnieri, pragmatica e ottimista ma un po' rigida, avversa a gesti impulsivi, è bellissima, "una fata della gastronomia", fidanzata, anche se non ufficialmente, con Umberto, anche lui al fronte.
Francesca e Mavi fanno magie con forbici, ago e filo, rigenerando abiti usati: "Uno scampolo comperato sulle bancarelle del mercato si trasformava in un modello che, indossato dalle Guarneri, enfatizzava la loro femminilità".
Francesca sogna l'amore che trova quando, nella ricerca di sentirsi utile come italiana, diventa madrina di guerra, e, tramite il rapporto epistolare, conosce Vittorio Rovesti, un sergente maggiore di ventotto anni.
Mavi, la piccola di casa, protettiva e accomodante, ottimista a oltranza, si dimostra un aiuto fondamentale per la famiglia, e dovrà crescere e maturare rapidamente.
Ad affiancare le loro vite c'è Antonia, la madre, "una signora con la S maiuscola", bella, buona, caritatevole, nobile d'animo, altruista come nessuna, con la mente aperta, non incline a rapportarsi con il ruolo di donna dell'epoca, vive nel rimpianto del marito insieme al quale ha instillato nei figli la voglia di lavorare, il rispetto.
Vittorio entra a far parte della famiglia in modo naturale e presto ne diventa un sostenitore fondamentale: un uomo retto dai principi saldi, impetuoso e fervente sostenitore della Patria.
Non voglio dilungarmi sulle vicende di questa storia che rivelerà soluzioni impreviste, ma voglio descriverne la suggestione.
Come sempre, quando sono frutto della penna di Mariangela Camocardi, i protagonisti sono definiti in modo accurato e puntuale, le emozioni trasmesse sono forti; il conflitto degenerato durante la guerra civile, dove gli italiani combattevano l'uno contro l'altro, è decritto, drammatico e doloroso, in modo vivido, talmente intenso da percepire lo scoppio delle bombe e la sofferenza della distruzione.
In tutto questo dolore emerge la famiglia, il senso più intimo e amorevole dei personaggi che la compongono, i familiari che fanno da cornice, con le loro peculiarità, buone o cattive che siano, e l'autrice dimostra la sua maestria nel riportare il vissuto sulle pagine di questo libro bello e ben scritto.
Personalmente apprezzo molto i lavori della Camocardi, della quale ho letto quasi tutti i libri pubblicati, e questo ultimo, secondo il mio parere, non è da meno degli altri.