Un 7 bello pieno, ma a sto giro arrotondo per difetto (perché mi va così, ok?).
Non so quanto consiglierei queste storie, così come quelle del secondo volume, a chi non è un grande fan di Hank Pym (e non scordiamoci di Janet Van Dyne) come il sottoscritto.
Se si passa sopra a qualche cosina che oggi sarebbe, e giustamente, discutibile, ricordandosi sempre che abbiamo davanti un fumetto pubblicato negli anni '60 ("contestualizzare"?!? Troppo difficile, lo so), molte storie costituiscono, tutto sommato, una piacevole e leggera lettura; altre, invece, sono decisamente ben più noiosette e meno riuscite.
Tralasciando la primissima storia, che è di fatto un classico racconto breve sci-fi in cui uno scienziato cade vittima della sua stessa invenzione e vive così un'avventura ai limiti del possibile (oltre che un filino mortale), la quale serve solo a introdurre la prima apparizione in assoluto del nostro Hank Pym, molte delle prime storie di Ant-Man, l'alter ego che lo scienziato deciderà di crearsi dopo aver affinato la sua invenzione, sono tutte vicende autoconclusive dal sapore vagamente investigativo, non essendo infrequente che l'identità dell'antagonista di turno sia avvolta nel mistero, poi prontamente risolto da Hank (sovente con un po' troppa facilità, anche se non scade mai nell'essere un "Gary Stu", a mio parere); i nemici spaziano da agenti segreti sovietici (eravamo nella Guerra Fredda, rega') a scienziati vuoi amorali e senza scrupoli come Testa d'Uovo (è considerabile bodyshaming questo pseudonimo? Boh!), vuoi soltanto risentiti verso una società che li ha messi agli angoli (è il caso del "Signore del Tempo"), fino a insetti che hanno sviluppato intelligenza e poteri grazie alle radiazioni e, ovviamente, gli immancabili alieni.
Degna di nota è però la storia "La creatura di Kosmos": non solo perché viene introdotto il personaggio di Janet Van Dyne, destinata a diventare la storica partner di Pym (divorzio più, divorzio meno), ma anche in quanto viene rivelato un importante episodio del passato di quest'ultimo, cioè il rapimento e l'uccisione della moglie Maria Trovaya, figlia di uno scienziato sovietico rifugiatosi negli USA, fatto drammatico che lo ha segnato nel profondo e motivato a prodigarsi per combattere il crimine e le ingiustizie (peraltro, retconnando parzialmente i primissimi episodi, dato che l'interesse scientifico di Hank per le formiche sarebbe da attribuire a un proverbio ripetutogli da Maria proprio quell'infausto giorno). La tragica sorte della moglie è infatti ciò che rende Pym assai restio ad accettare come compagna (per ora, soltanto di avventure) la giovane Janet Van Dyne, che al contrario si scopre innamorata persa dello scienziato.
Molto carino anche l'episodio #49, in cui Hank, scoprendo come aumentare le sue dimensioni, diviene "Giant-Man" (il suo alter ego da me preferito), così come la storia, in due puntate, che vede come antagonista La Trottola Umana (il futuro Turbine), uno dei pochi villain di queste storie destinato a divenire un nemico ricorrente di Hank (secondo solo a Testa d'Uovo) e soprattutto di Janet.
A proposito di quest'ultima, non si può non ammettere che la sua caratterizzazione, in queste e altre storie dell'epoca, da ereditiera un po' frivola e civettuola potrebbe (ripeto, non a torto) far storcere il naso ai più, specie perché, in alcuni momenti, appare decisamente eccessiva e troppo caricata.
Certo, va anche detto che, da un lato, Wasp è dipinta con innegabili qualità positive, e non è mai usata solo ed esclusivamente come "damsel in distress" per Giant-Man, il quale viene anzi spesso salvato da Janet; dall'altro, questi suoi atteggiamenti sono probabilmente voluti in modo da metterla a contrasto con Hank, il quale è invece uno scienziato riservato, seppur affabile, e spesso restio ad aprirsi a Janet (la quale, pertanto, non perde occasione per tentare di ingelosirlo), preferendo lavorare ai suoi esperimenti piuttosto che corteggiarla o portarla a cena fuori.
Poi, certo, alcune battute (vedi Wasp che, scherzando, o almeno spero, afferma di dispiacersi quando gli uomini non la fischiano dietro per strada) si sarebbero anche potute evitare, e lì siamo assolutamente d'accordo (fermo restando che mentirei se dicessi di non essere scoppiato a ridere a quella scena).
Ah, e voi sapevate che il Cavaliere Nero (quello cattivo, Nathan Garrett, non il ben più eroico nipote Dane Whitman) è nato come nemico proprio di Giant-Man e Wasp (vedi sopra: "scienziati amorali e senza scrupoli")? Chi l'avrebbe mai detto!
Che dire, quindi: se anche voi siete fedelissimi membri del fan club di Giant-Man e Wasp (che, non sto scherzando, esiste nel fumetto) e avete la curiosità di leggervi le primissime avventure del duo (e i carinissimi racconti, in appendice a ogni episodio, che Wasp si inventa nelle sue visite a orfani e veterani, oppure per distrarre Hank dai suoi esperimenti), allora recuperarvi questo volumone, come anche il secondo, s'ha da fare. In caso contrario, potete tranquillamente vivere senza (o leggervele su Marvel Unlimited, che sicuramente vi costa meno dei Masterworks).