Dover nascondere il proprio orientamento sessuale per timore della sanzione della società e della legge ha segnato pesantemente la vicenda umana di molti scrittori del passato. Ricostruire questo aspetto adesso non cambia ovviamente la valutazione estetica, ma consente un nuovo sguardo, stimolante e libero, su vicende artistiche e di vita, anche per rendere, almeno a posteriori, doverosa giustizia biografica. Franco Buffoni, pioniere dei Gender Studies in Italia, con una documentata analisi offre risposta a snodi intimi, finora obliterati o irrisolti, di giganti della letteratura.
Franco Buffoni è un poeta, traduttore e docente universitario di letteratura italiano. Dal 1989 è direttore della rivista sulla teoria e pratica della traduzione poetica "Testo a fronte". È professore ordinario di Critica Letteraria e Letterature Comparate presso l'Università degli studi di Cassino. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie e romanzi. Le sue opere sono state incluse in varie antologie di poesia italiana contemporanea. Ha tradotto tra gli altri John Keats, Donald Barthelme, Robert Fergusson, George Gordon Byron, Samuel Taylor Coleridge, Rudyard Kipling, Oscar Wilde, Seamus Heaney e William Butler Yeats. Già vincitore in passato di una edizione, dal 2010 presiede la giuria del premio letterario Giuseppe Tirinnanzi.
Mi sono approcciata a questo libro con un po’ troppe aspettative, finendo per idealizzarlo e restarne delusa. La premessa in sé era ottima, ma l’esecuzione ha risentito della mancanza di un focus narrativo preciso — l’autore infatti si perde in continui aneddoti (non esplicitamente interconnessi), name-dropping, citazioni e auto citazioni (sì, è dolorosamente autoreferenziale), e riflessioni sconclusionate, contribuendo ad alienare ulteriormente il lettore. Sarebbe stato più opportuno approfondire maggiormente le figure principali introdotte nella quarta di copertina e mantenere un approccio saggistico all’altezza di tali premesse.
Nonostante le evidenti mancanze di questo libro, “Silvia è un’anagramma” anticipa un interessante tipo di discussione nel campo degli Studi di Genere, pressoché assente in Italia, che spero possa incoraggiare alla ricerca e alla successiva produzione di altri (e migliori) testi divulgativi.
Le premesse di questo libro lo rendono di un'importanza incalcolabile. Ho paura che l'esecuzione ne vanifichi gli sforzi. Ci vorrebbe uno studio seriamente accademico, come è ormai d'uso per i classici anglofoni, per colmare finalmente la lacuna lamentata da Buffoni. Spero che almeno "Silvia è un anagramma" dia il via al dibattito che porterà alla soddisfazione della richiesta di giustizia biografica che campeggia in copertina.
Ero genuinamente interessata a un libro che, se non s'impegnasse in un'esegesi dei testi degli autori citati nella quarta di copertina, almeno analizzasse la vita di tali uomini mettendo in luce quelle zone lasciate sempre in ombra dai censori e dai critici di tempi andati e anche attuali, fidandomi di Buffoni che a sua volta denuncia la cecità letteraria e i silenzi omertosi. Peccato che così non avvenga. Buffoni si perde in una filippica dopo l'altra, un pourparler superficiale e scalcagnato, sembra che dia per scontato che i lettori sappiano tutto ciò che in queste pagine viene detto, citato, alluso, sussurrato e quindi non si prende la briga di chiarire, discorrere, verificare ma anzi ne chiacchiera con leggerezza estraendo dal cappello mille citazioni una dopo l'altra, sollevando mille interrogativi che non verranno mai svelati. E' un testo caotico e frammentario, che accumula nomi e opere senza dar loro un contesto, intervallato da pensieri del tutto personali, riferimenti frettolosi ad eventi o persone ma, ancora, nulla viene spiegato, descritto, raccontato con un minimo d'attenzione e precisione.
Non è il primo testo di Franco Buffoni che leggo e mi pare che più il tempo passi e con meno chiarezza riesca a esprimersi. O forse, peggio, neanche si sforzi di scrivere saggi divulgativi che possano essere fruiti da più persone, bensì preferisca limitarsi a mettere su carta pensieri volanti come se, malgrado lo sdegno che dimostra nei confronti di chi deliberatamente si rifiuta di prendere in considerazione il fattore O, nemmeno a lui interessi granché discutere dell'argomento in maniera obiettiva e approfondita. Peccato.
Lettura direi "piacevole" (ma se gli argomenti colpiscono il vissuto di chi legge, forse non è la parola giusta), che offre una panoramica molto interessante, e soprattutto, anche provocatoriamente, tenta di scardinare il concetto di "eterosessuale fino a prova contraria" applicato a qualsiasi persona sia mai esistita. Molto convincente la sezione su Leopardi, ottima l'ultima parte sul Novecento, più "ipotetica" quella incentrata su Pascoli, per quanto ricca comunque di informazioni e ritratti di personaggi contemporanei.
Il fattote O… Pamphlet disordinato ma brillante, per molti versi necessario. Una lettura utile a scuotere pigrizie. Mi è piaciuta di più la prima parte; molto utili le contestualizzazioni. Per esempio, non conoscevo la posizione di Cesare Beccaria che ispirò il Codice napoleonico. Più militante che accademico, ma va bene così. Letto tutto di fila.
Grande Buffoni. Questo libro rappresenta un suo tentativo di lotta contro "il neutro grigiore eterosessuale" della critica letteraria italiana. Il libro è pieno di argomenti interessantissimi che puntano sulle opere di alcuni dei più grandi letterati italiani come G. Leopardi, G. Pascoli ed E. Montale. Saba, Pasolini e Penna vengono anche trattati benché con meno cura. Non spiegherò qui perché ritengo importante studiare questi argomenti così come propone Buffoni. Leggete il libro.