Figlia di una ragazza madre, ignorata dal padre, e, insomma, sostanzialmente abbandonata dai genitori, Dolores Prato riceve la sua educazione in un Collegio di suore per le quali il mondo è luogo di rischio e di inevitabile perdizione. Scottature è ciò che attende chi fugge dai muri protettivi del convento. Ma là fuori c’è il mare, il vasto movimento e l’ignoto imprevisto, a cui la tremebonda ragazza si affaccerà, spinta dal fuoco che dall’interno la nutre e la arde. Il rischio di scottarsi, insomma, è l’esposizione alla vita stessa.
Immersione brevissima ma intensa nel linguaggio narrativo di Dolores Prato.
"Noi uomini siamo chiusi tra la bellezza della terra e quella del cielo. Per avere avuto una custodia così preziosa, può anche essere vero che il dolore umano sia prezioso." (p. 21)
Un breve racconto autobiografico che da prova delle doti di scrittura di Dolores Prato, che in poche pagine è capace di instillare la curiosità nel lettore, nel voler conoscere di più della sua vita. In effetti, già medito di leggere il volume ben più corposo che è "Giù la piazza non c'è nessuno".
“Scottature” è la narrazione autobiografica dell’educazione in convento e dell’irresistibile, costante richiamo del mondo esterno, nel quale Prato penetra come l’estroflessione sensoriale di un mollusco, un organismo dalle carni sensibilissime, nato con la necessità di avere il corpo racchiuso da un guscio duro che lo protegga dal male esterno e dal mare...
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intensità palpabile oppure semplicemente la cosa giusta al momento giusto..."Intuivo questi conti che si facevano sulla mia vita e mi credevo in obbligo di saldarli. La mortificazione che ne derivava non sapevo allora come definirla, ma osservandone le cicatrici, sensibili anche adesso, penso che fossero scottature di terzo grado."
“In quel convento si faceva un gran parlare di misteri: se si trattava di misteri celesti, il parlare era sereno, ampio, dettagliato; se si trattava di misteri terreni, era un parlare agitato, rapido, più sottinteso che spiegato: erano accenni così sfuggenti da somigliare al gesto di chi tocca qualcosa che scotta. E difatti si alludeva spesso a certe ‘scottature’, non meglio identificate, che ‘il mondo’ era solito dare a chi prendeva soverchia dimestichezza con lui…”
✍️ Dolores Prato nasce a Roma nel 1892 da Maria Prato e padre ignoto. Le circostanze la porteranno a vivere a Treia, cittadina in provincia di Macerata, prima con gli zii, poi nell'Educandato Salesiano della Visitazione nel Monastero di Santa Chiara, un collegio di suore di clausura. Una volta trasferitasi a Roma, si laurea presso la Facoltà di Magistero, ottenendo poi l’abilitazione all’insegnamento l’anno dopo, nel 1919.
📕Scottature parte dall’esperienza dell’autrice presso l’educandato visitandino, portandoci nella sua vita dentro e fuori il collegio, attraverso l’intensità delle emozioni del suo breve e poetico racconto. Una scrittura autentica, un libro da scoprire, pagina dopo pagina.
“A capo del convento dove io ero in Collegio, c’era una trinità di monache tutte eguali nella potenza, concordi nel giudizio, sincrone nelle azioni: la Superiora, la Maestra, La Vecchissima Religiosa. In quel convento si faceva un gran parlare di misteri: se si trattava di misteri celesti, il parlare era sereno; se si trattava di misteri terreni, era un parlare agitato, rapido, più sottinteso che spiegato: erano accenni così sfuggenti da somigliare al gesto di chi tocca qualcosa che scotta”.
“Scottature” è l’unica opera non incompiuta di Dolores Prato (Roma, 1892 – Anzio, 1983), parte delle cinque autobiografie in cui l’autrice registra episodi minimi con una prosa veloce e dimessa, aperta alle suggestioni del parlato e che restituisce lo stesso “divenire vicenda” della vita nell’attualità dell’esperienza.
Dedicato alle minacce e alle tentazioni del mondo fuori dal convento, dove Prato fu educata (legata al mazzuolo, direbbe lei), “Scottature” è il brevissimo racconto della sua prima volta in spiaggia, al mare, suggestionato dalla corrispondenza tra l’eritema solare e il minaccioso avvertimento della suora Superiora a non fuggire dal Convento per raggiungere lo zio in America: “Tu scherzi col fuoco, figliola mia, e ti scotterai. Va pure nel mondo, va, bruciati, e poi ricorrerai al Signore perché ti medichi le piaghe”.
Una narrazione estiva e irriverente nei confronti della religione, costruita intorno a una parola evocativa. Perfetta sintesi dell’universo poetico di una scrittrice ancora poco conosciuta.