Libricino simpatico e scorrevole, che ci porta a condividere, per un breve e accelerato periodo di tempo, quella remota fase della nostra vita in cui non eravamo più proprio scimmie, ma non eravamo ancora propriamente uomini, pur mantenendo quella forte dose di “stronzaggine” che, suppongo, ci contraddistinguerà sempre, qualsiasi sembiante assumeremo in futuro.
Sostenere, come fa Terry Pratchett nell’introduzione, che “questo sia uno [dei libri] più divertenti degli ultimi cinquecentomila anni” e che faccia sbellicare dalle risate è un’affermazione del tutto esagerata, che non giova né al romanzo, né ai futuri lettori, che ne potrebbero magari derivare aspettative eccessive, che verranno poi del tutto disattese. Si sorride, questo sì, ma di sicuro potrete anche leggerlo mentre cavalcate un cammello, senza alcun rischio di cadere. Io, comunque, lo eviterei, non tanto per paura di cadere, ma perché i cammelli, a mio avviso, puzzano veramente molto.
L’ottica che ci presenta Roy Lewis è abbastanza particolare, perché evoluzione naturale e pianificazione del futuro progresso tecnologico-culturale, con le relative conseguenze, vanno di pari passo. Il che è poco credibile, ma serve indubbiamente come base per creare una situazione paradossale che, riflettendo alcune delle nostre attuali condizioni, induce a pensarci un po’ sopra e, magari, a rivedere alcuni dei punti morti cui siamo giunti.
A parte questo, direi che, in generale, è il caso di considerarla come una semplice lettura di svago: non priva di meriti, ma di cui si può anche fare ampiamente a meno.