CRISÖTEMI.
"Una sera,
salii su un baule e mi guardai allo specchio; non vidi niente - niente, soltanto luce, - una luce oscura, come fossi io stessa tutta quanta di luce - e lo ero veramente. Compresi, allora, (o forse ricordai) ch'ero sempre stata luce. Un ragno passeggiava sul chiarore dello specchio e sul mio viso. Non ebbi alcun timore. [...]"
ISMENE.
"Le ragazze,
vestite da uomo, erano piú audaci dei maschi. C'era la luna - una luna grande come una teglia. Veniva dalle finestre la musica filtrata dal fogliame. Émone indossava il mio vestito e mi apparteneva al punto che mi misi a ballare dentro la fontana, con l'acqua che mi zampillava
sui capelli, sulle spalle, sulle guance, e pareva piangessi; finché, tutta intirizzita, senti ch'ero
divenuta
la statua dorata di me stessa, rischiarata dalla luna, di fronte agli occhi ciechi di mio padre [...]"
FEDRA.
"Tutto il giorno
attendo la notte, caso mai le mie ombre si fondano con l'oscurita,
per poter occupare meno spazio, chiudermi nel mio guscio,
essere
come un chicco di grano nella terra. Non ci riesco.
Le mie ombre non si fondono col buio; anzi, al contrario, conquistano la notte tutt'intera. E allora mi dilato anch'io con esse, stupita, muta, sprofondata, con tutta la mia superficie tesa dalla densità del fondo, mentre il mio desiderio nudo, lucente, tutto bianco, galleggia sull'oscurità come una donna annegata dalla pancia gonfia, la vulva tumefatta - una donna con gli occhi chiusi, illuminata mi dilato anch'io con esse, stupita, muta, sprofondata, con tutta la mia superficie tesa dalla densità del fondo, mentre il mio desiderio nudo, lucente, tutto bianco, galleggia sull'oscurità come una donna annegata dalla pancia gonfia, la vulva tumefatta - una donna con gli occhi chiusi, illuminata dalla luna -
non annegata, che semplicemente galleggia sul dorso - una donna incinta. [...]'
ELENA.
"[...] io, lassú, sulle mura, sopra le teste dei mortali, aerea,
carnale,
senza appartenere a nessuno, senza avere bisogno di nessuno, come se fossi (nella mia indipendenza) tutto quanto l'amore,
libera
dal timore della morte e del tempo, con un fiore bianco tra i capelli
con un fiore tra i seni, e un altro tra le labbra per nascondere il sorriso della libertà. [...]"
PERSEFONE.
"Non bastiamo mai ai nostri desideri. E il desiderio non ci basta.
Rimane
la stanchezza, la rinuncia, - un'abulia quasi felice, il sudore, il distacco, il caldo. Finché infine arriva la notte a spegnere ogni cosa, a confondere tutto in un corpo solido e immateriale, tuo,
a portare un alito di vento dalla pineta o giú dal mare, a sprofondare le luci, a sprofondarci. [...]"