Elsa Morante began writing short stories which appeared in various publications and periodicals, including periodicals for children, in the 1930s. Her first book was a collection of some of the stories, Il Gioco Segreto, published in 1941. It was followed in 1942 by a children's book, La Bellissime avventure di Caterì dalla Trecciolina (rewritten in 1959 as Le straordinarie avventure di Caterina). She married the novelist Alberto Moravia in 1941, and through him she met many of the leading Italian thinkers and writers of the day as Pier Paolo Pasolini, Dario Bellezza, Sandro Penna, Attilio Bertolucci, Umberto Saba and many others.
a te che non ti piaci mai e sei una meraviglia le forze della natura si concentrano in te che sei una roccia, sei una pianta, sei un uragano sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano
quando penso al diario di elsa morante, prima o poi mi attraversano la testa queste strofe. ma potrei dedicarle anche a katherine mansfield e la vestirebbero come un guanto. non è un caso che morante abbia tradotto molte opere di mansfield. (se qualcosa ho capito di loro, nessuna delle due si sarebbe scandalizzata per l’accostamento).
«Si può dunque fare una Recherche anche nel territorio del sogno»
Elsa a ventisei anni. Sul manoscritto si legge Lettere ad Antonio, la curatrice lo intitola Diario 1938, ma si può dire che è principalmente un Libro di sogni. Di sogni narrati, sogni subito analizzati; sogni con forte carica sessuale (poi da lei stessa censurati) e altrettanto forte tensione di umiliazione subita e imposta; sogni di umiliazione e povertà; sensibilità anche onirica per le differenze sociali; sogni che spesso mettono in scena melodrammatiche e complicate relazioni familiari e amorose.
Sì, incontriamo già molta dell’atmosfera sentimentale che porterà, qualche anno dopo, a Menzogna e sortilegio.
«Che il segreto dell’arte sia qui? Ricordare come l’opera si è vista in uno stato di sogno, ridirla come si è vista, cercare soprattutto di ricordare. Ché forse tutto l’inventare è ricordare.»
Morante spesso ricollega elementi dei sogni alle letture diurne: Rimbaud, l’«ingenuità divina del Vangelo», l’Odradek di Kafka, Dante ricordato a memoria. Perciò ci saranno pure espliciti riferimenti a Freud, ma la sognatrice si mostra soprattutto colpita dall’abilità artistica dell’«autore dei sogni». Quasi un confronto, da scrittore a scrittore, con questo artista non pienamente personale né impersonale.
Quale modo migliore per iniziare a leggere Elsa Morante, iniziando appunto dal suo Diario?
Non ricordo se l’ho letta al liceo (ho un vago ricordo de L’isola di Arturo). E poiché è troppo vago, diciamo che questo è il suo primo libro che leggo. Come accade in questi casi, ho lanciato la lettura condivisa su Twitter.
Questa breve raccolta di annotazioni personali, scritta nel 1938, è un viaggio onirico.
“Redatto su un ordinario quaderno di scuola a quadretti dalla copertina nera e di dimensioni cm 20,5 x 14,5, il manoscritto autografo occupa le prime 29 pagine delle 76 complessive (escluso il frontespizio), per un totale di 57 facciate non numerate. Il riquadro del frontespizio contiene nella parte superiore, in forma di epigrafe, i versi danteschi (Purg., XV, 31-33) poi ripresi nel diario alla data 24 febbraio con la variante Tosto > Tempo; presenta inoltre, nel margine inferiore destro, la dicitura «Libro dei sogni», nel margine laterale sinistro, la massima «La vida es sueño». Sul recto della prima pagina figura in occhiello, al centro, il titolo «Lettere ad Antonio», mentre a partire dal recto della seconda ha inizio il diario, che riempie fittamente le pagine seguenti e si conclude sul recto della ventinovesima.”
In questo suo diario intimo, Elsa Morante prova a intraprendere un viaggio nelle sue profondità, provando a interpretare i propri sogni, che altro non sono che simboli e figure che dicono qualcosa indicando altro:
“Forse è stato solo perché tenevo quella mano sul cuore. Strano che basti una cosa simile, un contatto con questo misterioso organo vitale, per originare tanti simboli e figure.”
Poche pagine intense, per cui si può dire “Felice chi lo ha avuto.”:
“Rileggo in questi giorni i Promessi Sposi. Che atmosfera misteriosamente gentile e solenne, che aria pura, che compagnia veramente aristocratica quella dei capolavori! Si sente veramente la razza, il dono indicibile in ogni pagina in ogni parola. Da dove viene? In che cielo si trova? Attraverso che dolori, che gioie si può raggiungere? Felice chi lo ha avuto.”
Il libro è costituito dal diario, abbastanza frammentato, tenuto da Elsa Morante nel 1938, contenente i suoi sogni notturni e la relativa interpretazione.
Ora. Io non capisco varie cose...
Innanzitutto non capisco l'interesse di leggere i fatti privati (cosa c'è di più privato di un sogno?) di una persona, senza alcun tipo di contestualizzazione.
Secondo, non capisco l'interesse specifico di leggere frasi di questo tipo:
"Perché egli una volta per telefono mi disse che [*******] In questi giorni smanio di [*******] ore penso a [**************] Le loro pose sono straordinariamente lascive o meglio le [*******]"
Terzo, mi domando se la Morante sarebbe stata d'accordo nella pubblicazione di frasi come:
"Ho voluto dormire con il sapore di A. nella bocca per vedere che sogni avrei fatto."
visto che aveva più spesso dichiarato che, per conoscerla meglio, non si doveva far altro che leggere i suoi libri. Inoltre il diario fu scritto all'età di ventisei anni; se avesse voluto pubblicarlo l'avrebbe fatto mentre era in vita, credo.
Io ho un ricordo meraviglioso di "La storia" e di altri romanzi della Morante. Perché devo rovinare questo ricordo leggendo queste pagine inutili (e noiooooooose)? Solo per una mera operazione commerciale?
Una stella scarsa all'editore (la povera Morante non c'entra nulla).
“C’è tutto un passato, una memoria che appartiene al sogno” È il passato, il presente, e i suoi sentimenti che la Morante cerca di rimettere insieme lasciandosi guidare dal sogno. Particolare, bellissimo🤍
Non c’è niente che ha scritto Elsa Morante che io non vorrei leggere, ma forse sono di parte.
Mi dispiace molto per tutte le recensioni negative che leggo. Posso solo dire che Diario 38 letto in maniera decontestualizzata rispetto alla poetica dell’autrice e rispetto a tutto quanto faccia parte della sua scrittura, carte private comprese, non permette di capire e godere appieno quanto si sta leggendo. Forse si potrebbe risolvere premettendo al diario un saggio di spiegazione preliminare decisamente più corposo. D’altra parte, effettivamente, non vedo una reale utilità nel leggere Diario 38 come se fosse un’opera di Morante.
Questo è più libro per gli addetti ai lavori che altro (e per gli addetti ai lavori è decisamente utile).
Stasera ho letto il diario del 1938 di Elsa Morante, e devo dire che sono affascinata da questa scrittrice che non ancora avevo mai letto, credo che comprerò La Storia, o l'Isola di Arturo. Sono tutte riflessioni e ricostruzioni dei suoi sogni, ma il carattere passionale e romanzesco di questa donna erompe prepotente dai dettagli, e dal tono con cui tiene questo diario. (Senza dimenticare gli accenni all'amato Moravia, che per pudore cela in una A. presente in tutte le pagine, per poi esplodere furioso in una esclamazione in cui la scrittrice non teme più il suo stesso cuore e chiama l'uomo per nome). Interessante anche il personaggio della sorella Maria e della madre.
“Che il segreto dell'arte sia qui? Ricordare come l'opera si è vista in uno stato di sogno, ridirla come si è vista, cercare sopratutto di ricordare. Ché forse tutto l'inventare è ricordare.”
È venuto altre volte, poi è partito. Per tre giorni non ho cessato di tremare. Non puó essere vero. L’aspetto. Torna presto, Alberto. Maria, Tu dei miracoli, fallo tornare presto da me.
Io quando ho l’occasione di fare un giro nella mente della Morante sono solo contenta
Nichts für einen Katertag, für Leute die es nicht leiden können wenn man ihnen von Träumen erzählt (es ist nämlich genau nur das) oder Vorworthasserinnen
+ Riflessioni sull'arte come prodotto del sogno (la tesi sull'Arte è stata, poi, ampiamente sviluppata dall'autrice nel volumetto titolato "Pro o contro la bomba atomica e altri scritti occasionali"); taluni passaggi che rivelano l'amore totale e tormentato per Moravia, nonché il desiderio sessuale naturalmente insito nell'amore; il sogno sulla morte di Kafka che pare un racconto firmato dall'autore medesimo.
- I numerosi asterischi che segnalano le omissioni volute dall'autrice e che riducono il diario in brandelli di diario; I nomi puntati, molti dei quali non riconducono il lettore ai personaggi veri, rendendo la lettura piuttosto "astratta"; Diario impostato come un vero e proprio flusso di coscienza, disarmonico, in cui diversi passaggi non sono chiari (fondamentale l'introduzione).
In nuce, sono contenta che la Einaudi abbia deciso di ripubblicare questo volumetto (ormai introvabile) per gli appassionati della Morante, ma della scrittrice ho fatto letture di gran lunga migliori.
Partendo dal presupposto che mi aspettavo un diario vero e proprio, la lettura non mi ha particolarmente entusiasmato. Si tratta di una breve raccolta di sogni che l’autrice annota tra gennaio e luglio 1938, pubblicata posteriormente alla sua morte. Il che é abbastanza « inquietante », poiché mi chiedo se lei non avesse inteso queste pagine come degli scritti intimi... altrimenti perché non farli pubblicare lei stessa in vita? Ció che ho trovato interessante di questo libro é che permette di approfondire gli accadimenti principali della vita della Morante, che ignoravo completamente, come ad esempio il suo passato di semi prostituzione e le avventure parallele al matrimonio con Moravia. Interessante per completare la conoscenza. dell’autrice dopo averne letto le opere maggiori.
Non è stata lo storia che mi aspettavo, pensavo si trattasse di un diario "normale" nel quale erano stati annotati eventi, sentimenti, aspettative e invece mi sono ritrovata a leggere le analisi dell'autrice relative ai suoi sogni. Sulle prime sono rimasta sorpresa poi continuando la lettura mi sono resa conto che è riuscita a esprimere se stessa benissimo proprio attraverso l'analisi dei sogni, le sue ansie, le sue paure, i suoi sogni. Quello che mi domando è se effettivamente abbia raccontato i suoi sogni o questi siano stati un pretesto narrativo per raccontare di sé.
«Che il segreto dell'arte sia qui? Ricordare come l'opera si è vista in uno stato di sogno, ridirla come si è vista, cercare soprattutto di ricordare. Ché forse tutto l'inventare è ricordare.»
Non sarà un capolavoro della letteratura ma un resoconto di sogni e sentimenti di e da una scrittrice che secondo me batte tutti gli altri suoi contemporanei, italiani almeno, non potevo non apprezzarlo.