Stefano Amato nel suo Stupidistan immagina un mondo in cui le persone non sanno più leggere. Saranno proprio i pochi libri rimasti in circolazione a salvarle.
Patty è una giovane dogsitter che vive a Roma da quando, bambina, i suoi genitori decisero di abbandonare per sempre la nativa Sicilia, per sfuggire al degrado verso il quale l'isola si era inesorabilmente avviata: l'assenza di regole e tasse, la chiusura delle scuole, l'ignoranza e l'imbarbarimento dei costumi, la sporcizia che ha invaso ogni angolo delle città, il prevalere di abitudini malsane e tossiche hanno reso la Sicilia, oggi da tutti chiamata Stupidistan, invivibile e chi ha potuto è fuggito.
Solo i peggiori sono rimasti, imbruttiti nell'aspetto e nei comportamenti, privi di umana empatia, prigionieri di una mente che non possiede più fantasia ed elabora come unici piaceri di vita la pigrizia, la violenza, la soddisfazione dei soli bisogni materiali.
Uomini e donne dello Stupidistan non sanno più leggere: non ricordano neanche più che cosa è un libro.
Suo malgrado, una notte Patty si ritrova catapulta in questo incubo e col passare dei giorni comprende che le leggende che in Italia si raccontano sullo Stupidistan non sono affatto tali, anzi: la realtà supera di molto le peggiori fantasie!
Derisa e guardata da tutti con sospetto per la sua "diversità", Patty finisce presto in manicomio: un soggetto pericoloso è in Stupidistan chi sa leggere, non parla in dialetto e si comporta con gentilezza.
Scoprirà entro quelle mura che qualcuno come lei è rimasto e conserva gelosamente gli ultimi libri in circolazione nell'isola.
Si tratta però di persone rassegnate che hanno smesso di sperare e lottare da tempo e sopravvivono al sicuro dalla bestialità esterna.
Patty non si arrende, non questa volta: la sua vita a Roma è tranquilla ma priva di slanci; non si è mai sentita protagonista di qualcosa, non ha mai avuto la sensazione di poter contribuire a fare la differenza e a cambiare in meglio le cose.
Ora si, ora sente che questa occasione è troppo importante e che in fondo ha poco da perdere: proverà ad agire insieme ai compagni considerati, come lei, pazzi, e lo farà partendo da quei libri dimenticati tra gli scaffali impolverati del manicomio.
Una lettura piacevole e molto scorrevole, che riflette sul pericolo della stupidità e dell'ignoranza, e su come l'uomo e la società civile che ha saputo creare, si perdano quando esse prendono il sopravvento.
Come in Taddeo in rivolta, che ho letto e di cui ho scritto tempo fa, anche dalle pagine di Stupidistan l'autore lascia trasparire tutto l'amore che prova per la sua terra difficile, la Sicilia.
Con leggerezza e sempre con un sottile sorriso sulle labbra, egli parla di comportamenti umani al limite del lecito e del civile.
Taddeo ha però un'evoluzione negativa, e non si fa amare dal lettore; Patty con la sua ingenuità e semplicità, diventa invece un'eroina. D'altro canto, Taddeo sembra essere più profondo, vi è in lui e in tutto il romanzo un substrato filosofico e letterario che Patty in Stupidistan non può avere.