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Red Riding Quartet

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Yorkshire, Inghilterra, 1974-1983. Il Nord del paese è un'allucinazione di miniere abbandonate, fabbriche abbandonate, fabbriche automatizzate, fabbriche come cattedrali, ciminiere più alte di campanili, cieli neri, orizzonti di cemento armato. Le sue città in rovina, misogine e brutali, sono un incubo di villette unifamiliari in cui si consumano esistenze senza luce, di edifici scuri nella pioggia fredda, di case vuote come teschi scarnificati. Magazzini come occhi, fabbriche come sguardi. Le luci rosse degli stop come piaghe in lontananza. Il ronzio ruvido e reiterato della radio vomita la sua cantilena: bombe dell'Ira, scioperi dei minatori, scioperi della fame, Maggie Thatcher, le Falkland. E poi bambini violentati e uccisi, prostitute violentate e uccise: lo Squartatore dello Yorkshire è tornato, la polizia non lo trova, forse non lo ha mai cercato davvero. Il "Red riding quartet" è la tragedia di un universo psicotico e terminale, in cui la follia di un serial killer è la follia di tutti, e i suoi delitti sono la violenta determinazione storica di un male ormai ubiquitario. Un mondo di bambini il cui grido rimbomba nel vuoto come la preghiera ignorata da un Dio assente, di donne spaventate e uomini divenuti prede che si dibattono in una lotta ossessiva con il dolore e la sconfitta. Creature postumane che non potrebbero vivere altrove se non nell'inferno oscuro, gelido e meccanizzato dello Yorkshire. I quattro romanzi-poema del "Red riding quartet" - che il Saggiatore presenta in esclusiva per i lettori italiani in un unico volume - hanno rivelato uno dei massimi interpreti del contemporaneo: con questo ciclo perturbante, potentemente politico perché capace di dare corpo letterario agli spettri più oscuri che percorrono il reale, David Peace innesta nei moduli ormai inerti del thriller la linfa di una prosa densa e poetica, che trasmuta la vita in un'alternanza vertiginosa di voci aggrovigliate, dialoghi sincopati, ripetizioni nevrotiche, riproducendo al parossismo il respiro ansiogeno del tempo.

1790 pages, Kindle Edition

Published February 4, 2020

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About the author

David Peace

39 books548 followers
David Peace was born in 1967 and grew up in Ossett, near Wakefield. He left Manchester Polytechnic in 1991, and went to Istanbul to teach English. In 1994 he took up a teaching post in Tokyo and now lives there with his family.

His formative years were shadowed by the activities of the Yorkshire Ripper, and this had a profound influence on him which led to a strong interest in crime. His quartet of Red Riding books grew from this obsession with the dark side of Yorkshire. These are powerful novels of crime and police corruption, using the Yorkshire Ripper as their basis and inspiration. They are entitled Nineteen Seventy-Four, (1999), Nineteen Seventy-Seven (2000), Nineteen Eighty (2001), and Nineteen Eighty-Three (2002), and have been translated into French, Italian, German and Japanese.

In 2003 David Peace was named by Granta magazine as one of twenty "Best Young British Novelists." His novel GB84, set during the 1984 miners' strike, was published in 2005.

from contemporarywriters.com

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Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for Tatiana Sabina Meloni.
Author 15 books8 followers
Read
March 24, 2026
Entrare nel mondo di David Peace non è un atto di lettura comune; è un’esperienza di logoramento psicofisico. Di rado, infatti, mi sono imbattuta in un’opera che non si limita a raccontare il male, bensì lo secerne da ogni singola riga, da ogni iterazione stilistica.
Red Riding Quartet (che racchiude i romanzi 1974, 1977, 1980 e 1983) non è solo una tetralogia noir; è un’autopsia brutale dell’anima di una nazione, condotta con il piglio di chi non teme di sporcarsi le mani nella melma del West Yorkshire a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta.

Il primo impatto con la scrittura di Peace può essere respingente, quasi ostico. Lo stile è ossessivo, circolare, pervaso da una ripetitività voluta che agisce sul lettore come un incantesimo ipnotico. Da editor, riconosco in questa scelta un coraggio tecnico non indifferente: Peace distrugge la linearità del noir per trasportarti direttamente nell’ansia, nella paura, nella rabbia e nelle ossessioni dei suoi personaggi.
I primi due capitoli della saga, 1974 e 1977, sono opere allucinate. Qui la narrazione spesso “s’incarta”, vittima deliberata del filtro emotivo delle voci narranti. È una scrittura che procede per strappi, per immagini flash, dove il confine tra realtà oggettiva e delirio soggettivo si fa sottilissimo. Molti lettori potrebbero trovare l’insieme parecchio confusionario ed è una fatica reale quella che si compie per restare a galla. Tuttavia, è proprio questa fatica a generare l’immersione: non sei un osservatore esterno, sei dentro la testa di chi sta crollando.
Dal terzo libro in poi (1980 e 1983), i toni sembrano riequilibrarsi. La struttura narrativa si fa più “classica” e solida, permettendo al lettore di orientarsi con maggiore agevolezza. È qui che si comincia a percepire la vastità dell’opera: i tasselli di un enorme mosaico di rabbia e vendetta iniziano a incastrarsi, rivelando un disegno di corruzione che tocca ogni anfratto della società.

Red Riding Quartet è costruito su una simmetria inquietante che incrocia cronaca nera e finzione narrativa. Possiamo leggere l’opera attraverso due macro-direttrici che si intrecciano:

- L’arco 1974-1983: Il principio e la fine. L’oggetto del racconto sono i terribili e struggenti rapimenti di bambine nel West Yorkshire, con Wakefield che diventa l’epicentro di un dolore indicibile. È una parte del racconto che scava nel lato più torbido e disperato dell’animo umano, dove l’innocenza non è solo violata, ma cancellata.
- L’arco 1977-1980: Qui la scena si fa urbana, sporca, maledettamente noir. Il focus si sposta sulle gesta sanguinarie dello Squartatore dello Yorkshire. L’atmosfera si raddensa, il sangue chiama altro sangue e la caccia all’uomo diventa lo specchio di una società che ha perso ogni bussola morale.

Questa gestione del tempo narrativo non è cronologica in senso stretto, bensì emotiva. Peace non vuole solo raccontare cosa è successo, ma come si è sentito lo Yorkshire in quegli anni.

In questo romanzo, dimenticate gli eroi. I personaggi non sono funzioni narrative corali, ma esseri umani deformati dal contesto e dai loro traumi. Peace ha avuto il coraggio di dipingere un mondo corrotto in ogni suo anfratto: dalla società alla polizia, dal giornalismo alla Chiesa. L’ha fatto senza filtri né zucchero, buttando in faccia al lettore la violenza legalizzata degli sbirri, la brama di potere e denaro, il bisogno umano di vendetta, dove il confine tra vittima e carnefice è fin troppo labile.
Gli agenti non sono supereroi; sono uomini mediocri, stanchi e brutali, che risolvono i casi (quando accade) grazie a una semplice botta di fortuna. Peace ha il coraggio di ammettere una verità che molti giallisti nascondono: spesso il colpevole viene trovato per una propizia coincidenza, non per una deduzione geniale. Questo realismo cinico è la cifra stilistica che eleva l’opera sopra la media del genere.
In questo panorama desolante, spicca Pete Hunter, anche detto “Santo Stronzo”. È un personaggio straordinario perché Peace gioca con il fuoco del cliché: incarna lo stereotipo del poliziotto tutto d’un pezzo, l’investigatore mandato dall’esterno per pulire la sporcizia altrui. Tuttavia, l’autore evita accuratamente la trappola del martirologio. Hunter ha le sue zone d’ombra, le sue meschinità, una fragilità umana che lo rende l’emblema di chi lavora in maniera onesta e si vede togliere tutto dai giochi di potere. È l’eroe che fallisce non per mancanza di volontà, ma perché il sistema è progettato per fagocitare la rettitudine.

I dialoghi, dal canto loro, sono secchi, volgari, ripetitivi. La ciclicità degli interrogatori, l’uso di tecniche brutali e l’essenzialità delle risposte restituiscono un clima di oppressione costante, eppure mai didascalico; la denuncia della violenza legalizzata delle forze dell’ordine emerge con prepotenza dalla messa in scena, dall’iterazione dei gesti, dal silenzio che segue ogni percossa. In ogni pagina, la tortura non è un’eccezione, è la procedura.

In chiusura, è necessario fare una riflessione sulla natura storica dell’opera. Red Riding Quartet affonda le radici nella cronaca nera reale: la vicenda dello Squartatore dello Yorkshire (Peter Sutcliffe) è il cuore nero del testo, ma Peace la tratta come materia mitologica. È importante sottolineare che la sua ricostruzione è solo in parte vera; l’autore manipola i fatti, fonde personaggi reali e d’invenzione, altera le linee temporali per servire una verità letteraria più profonda di quella investigativa: la giustizia è un concetto fluido, spesso inaccessibile per chi non ha potere.
Peace, in queste (quasi) millecinquecento pagine, non ci racconta cosa è successo, ma come ci si sentiva mentre accadeva. Il risultato è un’opera monumentale, un mosaico di rabbia e corruzione che non concede sconti e ridefinisce i confini del genere, portandolo verso una dimensione tragica e universale.

Al lettore che ha il coraggio di superare le prime asperità stilistiche, Peace regala un’esperienza trasformativa. È un viaggio nel fango, sì, ma è un fango che brilla di una luce nera e purissima, la luce della grande letteratura che non ha paura di guardare nell’abisso.
Se cercate un rassicurante whodunnit, guardate altrove. Se volete capire cosa significhi perdersi nell’oscurità di una nazione, aprite 1974 e lasciate che lo Yorkshire vi chiami a sé. Non ne uscirete indenni, ed è esattamente questo il motivo per cui vale la pena leggerlo.
Profile Image for Antonio Vena.
Author 5 books39 followers
May 9, 2018
Letti i primi 3 capitoli della saga all'uscita, riletti adesso e completo il quartetto con 1983.

Omicidio dopo sparizione dopo interrogatori brutali dopo insabbiamenti dopo il deserto lontano da Londra e intanto l'IRA e la Thatcher e squadre della morte e ospedali psichiatrici e vite devastate e innocenze impossibili per questi tempi e ancora omicidi e pagina dopo pagina il crollo della realtà e di ogni speranza in quello che è un libro di sacrifici umani ed esistenziali per evocare una fine del mondo che è continua e ripetuta in un posto che è lo Yorkshire in vette metaforiche assolute.

Saga thriller come nessuna.
Un portento.
Profile Image for irene.
234 reviews15 followers
February 10, 2024
ho letto di seguito i 4 libri perché avevo visto di seguito i 3 film. film bellissimi, molto fedeli, con un cast spettacolare.
è una storia cupissima, terribile. di violenza, corruzione, omicidi, stupri, torture, lacrime. un intreccio di vittime e colpevoli che copre quindici anni. il buio Nord, dove la polizia fa quello che vuole e le bambine non tornano più a casa.
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