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Al centro del mondo

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Damiano Bacciardi vive con Nonna Adele, il nonno chiuso in un antico silenzio e Zio Vince, detto il Gorilla, a Villa la Croce, che nel borgo poco distante è stata ribattezzata “Villa dei Matti”, lungo uno stradone che si muove nel cuore delle colline marchigiane. Il miele dei Bacciardi, “la manna”, è celebre perché fa ingravidare le donne, così come è leggenda la quercia a cui si è impiccato il padre di Damiano e che è tornata a far foglie dopo dieci anni. Damiano è un ragazzo scosso da accessi violenti di malessere e segnato da una vitale ansietà: sente la natura, sente il volo delle rondini, il brusio delle api, il rotolio delle stagioni, e sa riconoscere la presenza del Demonio e il male degli uomini. Zio Vince trama per vendere la proprietà a gente che viene da lontano e Damiano se li immagina tutti con la faccia demonica di Trump che ha visto in televisione.

Damiano sa di dover difendere Villa la Croce, di dover difendere la memoria della sua sgangherata famiglia e la bellezza talora limpida, talora mostruosa e selvatica, della natura in cui è cresciuto accompagnato da incubi, deliri e ventate di struggente dolcezza. Nonna Adele muore e la prospettiva di vendere si fa sempre più concreta: a quel punto Damiano obbedisce a un impulso sempre più convinto e quando, ultimi, arrivano “gli olandesi” e provano a farla da padroni, un disegno di riscatto si incide come la ramaglia di un albero, potente e severo, nella sua coscienza.

Alfiere del bene, vedetta del male, ultimo di una grande dinastia di “idioti” e fuor di squadra, ignaro fratello di Greta Thunberg, Damiano Bacciardi ha le sue radici in un orizzonte letterario che va da Paolo Volponi e Federigo Tozzi all’America di Faulkner e McCarthy. Lo vediamo combattere una battaglia che dilata uno spicchio di provincia in un’allegoria del mondo, così minacciato, così offeso e purtuttavia così determinato a resistere.

264 pages, Hardcover

First published September 15, 2020

66 people want to read

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Alessio Torino

10 books7 followers

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1 star
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Displaying 1 - 8 of 8 reviews
Profile Image for Malacorda.
604 reviews289 followers
January 19, 2021
Peccato per il finale un po' tirato via e nel quale l'autore, come temevo, mi ha negato un paio di piccoli chiarimenti, un paio di misteri che aveva fatto intravedere ma che non si è premurato di esplicitare. Poteva essere promosso con ottimi voti, e invece si accontenta di una buona media.

Parto a casaccio elencando temi & somiglianze.

Modernità contro bei tempi andati: buono quanto Assandira di Angioni.

Gioventù disagiata: meglio di Un giorno questo dolore ti sarà utile di Cameron; molto molto meglio del Safran Foer di Molto forte, incredibilmente vicino; meglio di Ammaniti di Come Dio comanda. Uh, c'è anche quella faccenda terribile della Ragazza delle arance di Gaarder... senza paragone! Se penso a quanti precedenti illustri (principalmente statunitensi ma non solo) che si sono ammazzati di fatica per descriverci orde di sedicenni e diciassettenni orfani che, nella loro originalità e nella loro intima sofferenza e nella ricerca delle tracce lasciate dal padre prematuramente dipartito, debbono forzatamente apparire adorabili (anzi, adovvabili) al lettore un po' sfinito e stranito... e invece c'era bisogno di addentrarsi nel cuore delle Marche perché finalmente qualcuno guardasse la cosa dal lato "agricolo" e ci mostrasse il diciassettenne orfano per quello che è: un màt, senza "se" e senza "ma", che i compagni di scuola sfottono chiamandolo "psycho".

Violenza e paesaggi desolati: molto molto meglio di McCarthy, so che per qualcuno questo suonerà come una bestemmia, ma per i miei gusti non c'è paragone. Di sicuro è un ritratto della provincia italiana che non cede alla tentazione di facili poeticherie - forse forse si può arrivare a dire che è un ritratto impietoso della profonda provincia con certi personaggi squallidi come lo Zio Vince fan di Trump e che vede nell'elezione di Trump il segno del cambiamento dei tempi (a proposito, mi piacerebbe vederlo oggi...), con le frazioni diroccate e semiabbandonate, il mercato di paese con i banchi di vestiti dei cinesi, il luna-park gestito da macedoni, il vecchio oratorio che dal suo stato di sfacelo e abbandono sembra trarre ulteriore consacrazione; e con una ricostruzione tanto accorta finiscono così per sembrare realistiche anche quelle parti che realistiche non sono (quasi una specie di realismo magico); il non fare sconti sulle scene di sangue e/o dolore fisico e anzi il sottolineare quanta violenza ci può essere insita nell'uomo, quanto bestiale diventa l'uomo se lo allontani anche solo un poco dalle convenzioni della città e della civiltà, queste sembrano chiare citazioni di McCarthy, ma con la differenza che nei punti di maggior parossismo il narrare di McCarthy ricordo di averlo percepito come un gusto splatter fine a sé stesso, mentre invece Torino sa fermarsi un passo o due prima di arrivare allo splatter.

Realismo magico, diavolo e acqua santa: ad essere meglio di García Márquez no, non ce la fa, però il tocco di magia-non magia lo usa bene, mai in sovradosaggio e mai a sproposito. Non imita e non fa nessuna parodia, quindi in questo caso ben vengano i riferimenti ai precedenti illustri.

I protagonisti di questa storia (e l'autore con essi) maneggiano il Diavolo e lo Spirito Santo non solo come argomenti quotidiani ma come entità della massima concretezza. Alberi e animali sono anch'essi protagonisti di rilievo nella storia, e in linea con il racconto oscillano tra l'essere rappresentanti di un eden e/o di un mondo fatato, e l'essere promanazioni del demonio.

Protagonista matto: certamente meglio di Bonfiglio Liborio di Rapino e persino meglio di Sokolv ne La scuola degli sciocchi. Questo libro sa spiegare la pazzia nel senso di malattia mentale come pochi altri sanno fare. Nella pazzia c'è sempre un qualcosa di acido, o di rancido, o di andato a male che non tutti gli scrittori sanno ben rappresentare: spesso diventa fin troppo facile presentare "il matto" come una persona ingenua e infantile però tutto sommato adorabile a cui ci si affeziona, a cui è facile oltre che doveroso volere bene e che a sua volta è sempre pronta a corrispondere il bene. Qualche volta persino Tobino arriva a guardare i suoi matti con occhio un po' troppo benevolo, ma va beh, a lui si possono concedere mille attenuanti. Qui invece no, niente buonismo e niente faciloneria, qui c'è quel tasso di acidità e di cattiveria che è elemento imprescindibile della vera pazzia.

I matti sono coloro che sanno vedere e leggere nel cuore nascosto delle cose ma questa capacità non ha solo un aspetto poetico e bucolico, questa capacità ha anche un aspetto doloroso. In tanti, troppi libri dove c'è il protagonista "matto" gli autori scelgono di vincere facile e si limitano a sottolineare l'aspetto poetico tralasciando quello doloroso che è obiettivamente più difficile da metter giù. Torino qui sa mettere in campo tutti e due gli aspetti ugualmente importanti, due opposti ma inscindibili lati della medaglia.

Condivido e sottoscrivo la nota di @Simone Lisi il quale rileva che l'intenzione di questa scrittura rimane "nebulosa, priva di una morale univoca, cosa che io in generale reputo onesta da parte di uno scrittore". Se Torino avesse oliato alla perfezione l'ingranaggio della trama per far combaciare quel paio di fili rimasti penzoloni, sarebbe stato da quattro stelle e mezza; ma anche così le quattro sono meritate già solo per il fatto che, scrivendo di getto queste note, mi sono ritrovata a giudicarlo migliore di tanti altri racconti che ho letto in precedenza.
Profile Image for fdifrantumaglia.
208 reviews49 followers
July 2, 2023
Alessio Torino è sempre bravo, ma da un certo punto in poi mette troppa carne al fuoco. Nonostante questo, per atmosfera, questo libro sembra quasi un film di Alice Rohrwacher.
Profile Image for Simone Lisi.
126 reviews28 followers
September 28, 2020
Un libro che mi ha ricordato in verità molti altri autori che raccontano storie di provincia e di violenza (penso al cinema di Rohrwacher o ai romanzi di Nasprini, ma anche altri autori adriatici) tuttavia mi sembra che Torino lo faccia un po' meglio di loro. Meglio in che senso? La scrittura è molto pulita, ma non arida, la trama è semplice ed efficiace, mentre l'intenzione di ciò che dice mi sembra nebulosa, priva di una morale univoca, cosa che io in generale reputo onesto da parte di uno scrittore.
Profile Image for Rosa Spartaco.
7 reviews1 follower
September 30, 2020
Purtroppo non ci siamo. Avevo grandi aspettative su questo libro. Torino è senza dubbio uno dei nostri migliori scrittori, ma il progetto di questa sua nuova opera sembra sfuggirgli di mano. A metà tra romanzo di formazione e gotico marchigiano di provincia, a forza di evocare il male e il demonio la trama perde sapore. Personaggi un po’ scontati come il trickster che appare e scompare senza ragione e il villain zio cattivo sostenitore di Trump che alla fine suscita paradossale simpatia.
La morale dovrebbe essere dialettica modernità-tradizione e resistenza alla prima, ma il mondo del libro è già post-genocidio culturale.
Profile Image for Adriano Pugno.
Author 2 books22 followers
November 3, 2020
Non è un caso pubblicare oggi, a ridosso della festa dei morti, questa recensione di Al centro del mondo, ultimo romanzo di Alessio Torino edito da Mondadori. Perché i morti, il sovrannaturale e il mistero sono un elemento imprescindibile per il mondo narrativo delineato da Torino, ancestrale e umanissimo, ricco di vita e di morte, rigoglioso e insieme malato, dannato.

Continua qui: https://www.tropismi.it/2020/11/03/na...
8 reviews
July 17, 2021
Forse è la disattenzione del lettore, ma a volte si fa fatica a seguire.
Come molti altri hanno detto, ricorda molto Uomini e topi di Steinbeck; a tratti quasi un po' manieristicamente. Un'America marchigiana.
Nel complesso comunque riesce a sganciarsi dai suoi modelli letterari e a trovare strade originali; molto originali.
Profile Image for Gabriele Della Torre.
729 reviews11 followers
March 30, 2022
Lettura molto veloce che non mi ha convinto del tutto.
Alcune parti sono state affrontate troppo velocemente diventando troppo tirate.
Profile Image for marta.
61 reviews2 followers
March 5, 2022
completamente fuori dalla mia comfort zone (il che mi impedisce di dargli una valutazione alta), questo libro mi ha coinvolto poco e solo alla fine. come tutti i libri assegnati da leggere per scuola, mi ha preso veramente poco. nonostante ciò ho deciso di finirlo, in quanto avrò anche la possibilità di partecipare a un incontro con l’autore e ci tenevo ad avere una visione completa del libro, dall’inizio alla fine. non ho trovato chiare le dinamiche di questa storia e sono rimasta turbata a tratti dal comportamento di alcuni personaggi (ripeto, non è il mio genere).
nonostante ciò non mi sento di dare una stella perché comunque sono sicura che qualcuno più familiare con questo genere saprà apprezzarlo più di me.
⭐️⭐️/5
Displaying 1 - 8 of 8 reviews

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