L'idea è speculativamente interessante, il libro non troppo riuscito (copertina a parte). Gli elenchi non approfonditi di cose da non fare non dicono molto, le note commentate spesso sì, ma lo spazio dedicato a ogni artista è troppo poco per rendere la riflessione un materiale di apprendimento (come avviene per esempio in PhotoWork del 2019 e in buona parte anche in The Photographer’s Playbook, sempre curato da Fulford con Halpern - i tre libri insieme compongono una "collana informale" di Aperture). E le foto messe in due blocchi in mezzo al libro, disconnesse dal testo, rendendo scomodo riassociare immagine e spezzone di riferimento.