“La vita interiore è restia ad accogliere un numero eccessivo di visitatori, ma è lì che andiamo per dialogare con noi stessi, per incontrare quella parte di noi che è al tempo stesso quiete e voce tonante. Un suono limpido nel freddo della notte.
Mi batto per la vita interiore perché ha bisogno di essere alimentata. Alimentata dalla natura e dalla cultura, i due pilastri dell’umanità qui sulla Terra: la nostra connessione con il pianeta e con le civiltà a cui abbiamo dato vita, i loro fasti di arte e architettura, di scienza e filosofia. Creiamo i nostri mondi – mondi interiori e mondi esteriori – e dobbiamo vivere in entrambi perché siamo forme di vita ibrida.
Siamo già forme di vita ibrida. Lo siamo sempre stati.
Meditiamo e agiamo. Immaginiamo e costruiamo. Ci sporchiamo le mani, ma ci eleviamo al di sopra di tutto. Sogniamo le stelle e spaliamo la merda. Siamo creature di sublime bellezza, ma anche pavide e laide. Un terribile fallimento. Un successo impossibile.”
In questa raccolta di dodici saggi, Jeanette Winterson, con uno stile brillante e molto piacevole da leggere, abbozza, in un importante lavoro documentale, un futuro improntato sull’intelligenza artificiale, mostrandone luci e ombre, sulla base dei progressi fatti in questa direzione nei decenni scorsi.
“I transistor funzionano in base al noto principio “zero e uno”, che si tratti di un sistema analogico o digitale. Zero e uno è il modo in cui l’informatica classica esegue i suoi calcoli. I “bit” di informazione contengono ciascuno un 1 o uno 0. Un “bit” quantistico, o qubit, è diverso. Molto diverso. Sfruttando il mondo delle stranezze subatomiche, un qubit può essere allo stesso tempo uno 0 e un 1. Ciò accade perché nel mondo del molto piccolo (o del molto freddo) gli stati non sono definiti finché non vengono misurati. Esistono simultaneamente in stati separati e contraddittori. Solo quando vengono osservati (misurati) assumono una forma definita. Questo funziona bene nella magia, e ogni mago, in ogni fiaba, utilizza il cliché di questo potere simultaneo, e forse è per questo che capiamo perfettamente che la realtà in cui viviamo, definita e misurabile, è solo una realtà, per lo più un po’ scombinata, e superficiale.”
In questi saggi, Jeanette Winterson non dimentica di sottolineare la differenza di genere e di quanto bei secoli sia stato difficile per le donne affermarsi nelle STEM è ancora c’è strada da fare in tale direzione.
“Sono molti gli ostacoli da superare per una donna che sceglie di far carriera nel campo delle STEM, ammesso che ci riesca, e se è più che brava dovrà continuamente dimostrarlo.
Anche dopo la morte.”
Se un robot può prevedere un nostro comportamento, non può essere dotato di empatia.
“Non voglio che l’empatia, che presuppone tanto la coscienza di sé quanto la coscienza degli altri (“so come ti senti e come io mi sentirei in questa situazione”), venga confusa con la capacità di prevedere un comportamento, che sia il tuo, il mio, o quello di un robot.
La previsione del comportamento è diventata il metodo di elezione per la valutazione dei possibili risultati, siano essi politici o commerciali.”
In tutti questi saggi, non manca il riferimento costante alla letteratura
“Shakespeare ne sintetizza il senso piuttosto bene:
Il nostro gioco è finito.
Gli attori, come dissi, erano spiriti,
e scomparvero nell’aria leggera.
Come l’opera effimera del mio
miraggio, dilegueranno le torri
che salgono su alle nubi, gli splendidi
palazzi, i templi solenni, la terra
immensa e quello che contiene; e come
la labile finzione, lentamente
ora svanita, non lasceranno orma.
Noi siamo di natura uguale ai sogni,
la breve vita è nel giro d’un sonno
conchiusa.
Vedete? Non c’è niente di solido. Niente di tridimensionale. Niente di biologico. La sola cosa che Shakespeare non ha capito è che il nostro gioco non è finito. Credo che stia per cominciare.”