Studiato nelle scuole militari di ogni tempo, esecrato come prototipo del tiranno, esaltato come esempio di governante, lodato per la sua clemenza e condannato per la sua megalomania, Cesare è stato nei secoli odiato tanto quanto amato. Da lui ha tratto origine il concetto di "cesarismo" e dal suo assassinio quello di "cesaricidio". Il mondo si è diviso tra i sostenitori della sua causa, che lo hanno visto come illuminato dittatore schierato dalla parte del popolo, e quanti invece hanno celebrato l'azione dei suoi uccisori come atto coraggioso ed estremo di rivendicazione della libertà repubblicana. Ma la verità è più complessa e, come appare in questo volume, si gioca sullo sfondo di lotte per il potere interne a un'élite aristocratica in cui nessuno è innocente: la vera vittima è sempre il popolo, e un ideale di libertà perduto e irraggiungibile.