Fortunatamente non sono solita attribuire una votazione ai libri che leggo, perché per “Tokyo tutto l’anno” una qualsiasi valutazione tra 1 e 5 stelle sarebbe stata ugualmente valida.
Durante un viaggio studio che l’autrice fa a Tokyo attorno ai venti anni, tale è l’innamoramento per questa città da rimanerci e farne la propria casa . Queste premesse autobiografiche , sommate alla presenza di illustrazioni di cui la copertina fornisce una straordinaria anteprima, mi hanno fatta innamorare a mia volta di questo progetto.
A lettura ultimata però non posso definirmi soddisfatta.
Non che Laura Imai Messina fallisca nel trasmettere l’amore per il Giappone e Tokyo, anzi, chiunque abbia anche una minima fascinazione per l’argomento ( e immagino la abbiano tutti coloro che decidano di leggere questo testo) si sarà sentito trasportare dal racconto e avrà sentito l’impulso di prenotare un aereo per Tokyo ( quando sarà di nuovo possibile) e percorrere i luoghi ivi descritti.
Il problema , a mio avviso, è che l’emotività non dovrebbe essere l’unico elemento portante di un testo che sembra mancare di una struttura solida o comunque di un intento preciso.
Tokyo è descritta e declinata nelle sue sfumature seguendo l’alternanza dei mesi e delle stagioni, e questo sì fornisce una sorta di cornice narrativa. Ma tutte le informazioni contenute all’interno dei singoli capitoli, e presentate con un tono un po’ didascalico, sembrano casuali, aneddotiche, per niente approfondite. Alcuni spunti potenzialmente interessanti ( il sistema ferroviario o il tasso di suicidi) sono riassunti in pochissime battute, di solito in meno di metà della pagina e lasciano insoddisfatti e curiosi di sapere altro sull’argomento. So che si potrebbe obiettare: non è un saggio di divulgazione, è una cronaca del rapporto personale tra autrice e città. Vero, ma solo in parte, perché è l’autrice stessa a spiegare l’ origine di tradizioni popolari, cerimonie, parole ( moltissime), storia della costruzione di edifici celebri , il tutto sempre in modo poco approfondito e aneddotico. E a volte questi elementi sono anche , secondo me poco realisticamente , inseriti all’interno del contesto di dialoghi con i figli ( uno di due anni). L’effetto finale è questo calderone a metà tra guida turistica e cronaca di un viaggio famigliare dove i due elementi non si incastrano perfettamente.
Stranamente ciò di cui si sente la mancanza è la percezione della vita quotidiana di un cittadino di Tokyo. L’autrice ha vissuto tanti anni in questa città, la chiama casa, ha creato una famiglia lì, ma la racconta come se fosse una turista a te , lettore, che sei esterno e non sarai altro che un turista ( se ne avrai la fortuna un giorno).
Peccato. E peccato per l’edizione, cui avrebbe giovato un minimo di vocabolario e qualche foto/ illustrazione in più a supporto del testo.