Che cosa faremmo se un giorno scoprissimo che la nostra vita è un castello di sabbia e che nulla di quello che abbiamo costruito è autentico? Succede a Mia, compagna di Alessio, architetto di successo a Stoccarda. Per seguirlo, lei ha rinunciato a tutto, anche ad avere figli. Finché un giorno scopre che Alessio le ha nascosto una verità impossibile da accettare. Mentre tutto precipita, Mia torna dopo vent’anni di assenza nella grande casa di famiglia, sulle sponde del lago di Garda, dove abita la madre Vittoria, una donna eccentrica e autoritaria che vive cristallizzata nel passato e che Mia ha allontanato da sé molto tempo prima, a causa di un grave trauma familiare. Ma qui rivede anche Luca, il ragazzo diventato uomo di cui era innamorata da adolescente. Sarà lui a svelarle i segreti della coltivazione della lavanda e delle piante officinali da cui trae rimedi e unguenti. Su quelle colline profumate e inondate di sole Mia ritroverà per la prima volta un senso di pace e armonia. Che sia questo il modo di curare le proprie ferite e rinascere come fanno le cicale dopo un lungo sonno? Ma anche nella vita di Luca c’è un passato scomodo e doloroso che potrebbe costringere Mia a fare di nuovo i conti con la realtà…
Anna Martellato è nata nel 1981 a Verona, dove vive. Laureata in Scienze della Comunicazione è stata allieva della scuola Palomar ed è giornalista professionista. È una “project generator journalist”: crea format televisivi, progetti web ed editoriali. Ma soprattutto ha fatto della propria passione, che è raccontare, il suo mestiere: collabora con testate giornalistiche, aziende ed enti come ufficio stampa e storyteller. Per Giunti, nel 2018, è uscito il suo romanzo d’esordio, La prima ora del giorno.
Con “Il nido delle cicale” Anna Martellato fa ancora una volta i conti con gli scheletri del passato dei suoi protagonisti, con gli “irrisolti” che si trascinano e che non fanno vivere loro il presente nel modo più pieno.
Potremmo semplificare dicendo che il romanzo racconta la storia di Mia, ma sarebbe riduttivo descriverlo in questi termini. “Il nido delle cicale” racconta un frammento del presente di ognuno dei protagonisti della narrazione, i quali ruotano (e sono rimasti imbrigliati) attorno a un unico evento, quel “trauma familiare” di cui si fa cenno nella trama e che non anticipo per non rovinare il piacere della lettura.
Da quel momento, ogni strada che sembrava tracciata si è interrotta, ogni cammino ha cambiato direzione. Le carte sono state scompigliate e ognuno dei protagonisti non ha più saputo in che modo giocarsi la partita. Hanno dovuto abbozzare, improvvisare, tentare. C’è chi è riuscito ad andare avanti, chi è rimasto intrappolato in quel giorno. Chi, invece, ha voluto allontanarsi.
Tutto cambia quando Mia torna nella vecchia casa di famiglia, imponendo a ognuno di loro di fare i conti con quello che è stato, a fare pace con se stessi. A capire, a motivare, a perdonare e a perdonarsi.
Sarà la frase di Efra a mettere tutto a posto, nelle ultime pagine. Una frase che fa tirare un sospiro di sollievo e che spero anche Luca abbia sentito, anche se era appena arrivato.
Il romanzo si chiude, ma da lì in poi si potrebbe aprire un’altra storia. Un’altra strada, un altro incontro, un altro confronto. Chi lo sa, magari Anna Martellato in futuro vorrà raccontarci ancora di Mia…
Una lettura piacevole, senza troppe pretese! Mia decide di fuggire per amore da una famiglia oramai a pezzi e da una casa che, per quanto immensa, le pare soffocante e tetra. Così nel suo nuovo 'nido', nella grigia Stoccarda, Mia vive la sua storia d'amore con Alessio, finché non si imbatte in qualcosa che la induce a fuggire per una seconda volta.
Tre stelle e mezzo Il nido delle cicale di Anna Martellato (Giunti) è una di quelle storie che fa bene al cuore. A volte abbiamo soltanto bisogno di immergerci in una storia che ci coccoli, che apparentemente ci porti lontano...
Quando Giunti mi ha proposto di leggere il libro ero molto incuriosita dalla storia, apparentemente così lontana dal mio genere, e la prima impressione è stata quella giusta perché ho divorato il racconto di Mia in un paio di giorni.
Mia non potrebbe essere più diversa da me... o forse no. Ha trentacinque anni e vive a Stoccarda con Alessio, un architetto molto famoso, abituato a girare il mondo e a ottenere tutto quello che vuole. L'antipatia per Alessio è scoppiata dalle prime righe: è un uomo autoritario, egoista e soffoca la personalità di Mia.
Mia non lavora e trascorre le sue giornate nel Nido, una casa particolarissima che Alessio ha costruito per lei, almeno così dice. Qualcosa non quadra e lo capiamo subito, il dubbio viene confermato dalla mamma di Mia che chiama Il Nido "La cella".
Quando Il nido delle cicale si apre Mia sta scappando da Stoccarda per tornare a casa. Ad Alessio racconta che la madre ha avuto un brutto incidente e deve per forza rientrare per occuparsene. Mia ha scoperto qualcosa con cui non vorrebbe fare i conti. Ha visto una crepa e tra immergersi in quella crepa rischiando di far crollare il muro e ignorarla... beh, sceglie di voltarsi dall'altra parte. Chi non l'ha mai fatto? Chi, anche se solo per un momento non ha preferito ignorare una ferita?
Ma tornare a casa per Mia non è raggiungere un posto sicuro. Il rapporto difficile con la madre depressa non è certo un aiuto ma le coccole della vecchia tata Efra diventano le carezze di cui Mia aveva bisogno. RECENSIONE COMPLETA: www.lalettricecontrocorrente.it
Libro molto bello e delicato, affronta tematiche importanti ma con una dolcezza e una sensibilità che toccano il cuore. L'altra cosa bellissima sono le descrizioni dei luoghi, sapori e odori; per chi come me abita vicino al lago di Garda e conosce un pò il territorio ci si ritroverà sicuramente. Consigliato se si vuole una lettura non troppo impegnativa ma che allo stesso tempo ti scaldi il cuore. AVVERTENZA: nonostante sia stato pubblicizzato come un romanzo rosa (c'è scritto anche sul retro di copertina) non lo è affatto, quindi non aspettatevi la classica love story e magari Young adult e spicy, non è questo il caso!!! Ma fidatevi se vi dico che vale davvero la pena leggerlo!
Ciao a tutti, spero stiate bene! Allora, era il primo libro di questa scrittrice e devo ammettere che il suo stile non mi ha catturata. Ho trovato la descrizione degli ambienti un po' pesante, inoltre le vicende in sè mi sono risultate abbastanza slegate. Es. Un minuto prima Mia e Luca sono intenti a camminare nel campo, con lui che fa tutto il sostenuto, poi si ritrovano in barca per un pomeriggio insieme. Idem quando Mia si butta in acqua. Forse il suo trauma meritava più pagine per essere gestito. Ecco, in questo romanzo mi è sembrato tutto molto affrettato e questo mi ha impedito di provare grandi emozioni.
Un romanzo delicato, profondo, con i giusti indizi per permettere al lettore di capire e sentire meglio la storia. Mi sono sentita trascinare li, con i personaggi, in riva al Lago di Garda. Avrei voluto essere Mia per potermi ritrovare in Luca, avrei voluto un finale “rosa”, ma il suo passo di superare le paure nate dal passato, mi fa dire che alla fine di tutto, noi donne se vogliamo, possiamo…
Nella vecchia casa di famiglia sul lago di Garda, scrigno di profumi e di malinconie, Mia ritorna per fare i conti con il presente. Ma soprattutto con il passato. Da quell'evento così tragico, ognuno ha reagito a suo modo. C'è chi è andato avanti senza voltarsi mai, chi è rimasto incastrato nei ricordi, e chi come Mia crede che sia importante riflettere, motivare, perdonare. Un romanzo che odora di campi di lavanda e redenzione, dove ogni protagonista lascia coraggiosamente l'involucro ninfale e spicca il volo, destinazione vita vera. Come fanno le cicale.