«Hai diciannove anni e un vago riflesso edipico, una fragile coscienza politica, un insensibile moto generazionale ti spingono a pensare che no, non hai nessuna voglia di entrare nel ciclo produttivo del capitalismo occidentale».Cosa fai? È una situazione tipica di una generazione intera, quella dei trentenni che si sono scoperti “classe creativa”. Ed è anche l’inizio di Cosa pensavi di fare?, un originalissimo romanzo a bivi in cui scelta dopo scelta è chi legge a tessere una trama che è anche il percorso di vita del lavoratore culturale nel tempo precario, sempre posto dinanzi a bivi e scelte dolorose. Bivi che pagina dopo pagina si fanno dunque scoperta, metafora di instabilità e incertezza del proprio avvenire, e moltiplicano il livello di indecidibilità della vita, dal piano lavorativo fino a quello esistenziale.
Mah. È la reazione che spesso ho dopo la lettura di romanzi italiani contemporanei: MAH. Molto interessante l’idea di un romanzo a bivi ambientato nella contemporaneità. Davvero, c’era del potenziale. Il fascino per i librogame, però, non nasce dalla creazione di un’articolata struttura a bivi o di processi aleatori. Nasce dalla creazione di un lettore attivo: protagonista e co-autore del testo. E io mi sono sentita un lettore tradizionale.
"Ti svegli ogni mattina alle cinque e mezzo e spesso, sul treno regionale che ti porta al lavoro, ripercorri con la memoria il tortuoso percorso, le tappe che ti hanno condotto fin qui. Ti chiedi se da qualche parte, in qualche snodo della vicenda, c'era una soluzione che ti sei lasciato sfuggire, un'opzione mancante, una botola o una biforcazione che non hai visto e che ti avrebbe guidato altrove, in un posto migliore."
Mi ha attirato molto la struttura, così simile a quella dei libri game che amavo tantissimo da bambina. Ma i paragoni finiscono quí, purtroppo! Sarà una provocazione il fatto che ogni finale non è mai un lieto fine, ma solo un muro di frustrazione contro cui il nostro "io" protagonista sbatte continuamente il muso?
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Avete presente i librogame? Quei romanzi a bivi in cui una scelta si ripercuote sulla trama? Ecco, questo breve romanzo fa la stessa cosa con la vita di un giovane d'oggi. L'idea è carina, anche se le strade tendono a chiudersi presto se fate la scelta sbagliata e quindi vi costringono spesso a leggere tutte le alternative.
È divertente rispolverare un topos dei libri della mia infanzia adolescenza: il “libro game”. Lo svolgimento adulto e (anche ironicamente) “intellettuale” ci sta tutto e in buona parte il risultato è raggiunto. Certo, il tutto resta piuttosto freddo, di scarso valore narrativo, di media pretesa di coinvolgimento. Ma, di nuovo, a suo modo piuttosto divertente.
Ho letto questo libro perché mi interessava soprattutto il tentativo di fare letteratura con le "storie a bivi" che nella loro forma più primitiva abbiamo visto in Topolino già da decenni e che si erano evolute negli assai più sofisticati libri-game,
Le varie ramificazioni di Galanti sono in generale molto cupe, e l'uso della seconda persona è un espediente valido per mettere il lettore di fronte alla povertà morale di quasi tutte le situazioni. Gli sprazzi di serenità sono molto pochi, domina l'inquietudine. Questo è forse il maggior merito del libro, la voglia di vedere se un altro finale è meno deprimente del precedente. Quasi mai lo è.
Dal punto di vista strutturale (del "game design") il libro è piuttosto scarso: pochi bivi, pochissimi incroci tra le varie scelte (è quasi un albero, più che un grafo), ed è evidente l'interesse dell'autore ad alcune tematiche rispetto ad altre. Ad esempio - piccolo spoiler - all'inizio puoi scegliere se fare medicina o filosofia all'università, ma se scegli medicina il libro termina subito; simile è il chiaro interesse dell'autore di esplorare relazioni amorose diverse dalla solita "noiosa" coppia fissa. Inoltre il libro è strutturato in tre sezioni, Lavoro, Amore e Vita, ognuna dei quali è un libro-game indipendente; segno, probabilmente, della difficoltà a gestire strutture complesse da parte dell'autore.
In sostanza, riconosco al libro il merito del tentativo di usare un gimmick per esprimere la visione dell'autore sul mondo, ma complessivamente non posso dire sia un libro riuscito.
Il concept del romanzo a bivi era molto integrante ed effettivamente la resa è stata abbastanza buona. La cosa che non mi ha fatto impazzire è stato lo stile di scrittura, in particolare nella sezione “amore” le varie storyline non mi sono piaciute nella forma. In generale, non ho capito molto quale volesse essere il messaggio di base.
Alcune scelte sono poche strutturare: la mia prima storia è finita dopo la prima scelta, pertanto ho capito di non dover prendere scelte ponderate sulla mia persona piuttosto optare per quelle a cui l'autore caldeggiava per leggere una storia più corposa ma che alla fine lascia poco.