Funzionari, scienziati, intellettuali, manager... Chi sono gli esperti a cui abbiamo affidato la gestione delle nostre vite? Quando, come e perché ci siamo messi nelle loro mani? E cosa succede se i risultati del loro lavoro non sono all'altezza delle nostre aspettative? Affidando le nostre vite agli esperti, ne siamo anche diventati dipendenti. È una storia lunga, la storia di come l'umanità ha ridotto l'incertezza del mondo delegandone la comprensione e l'amministrazione a un'élite di individui considerati «migliori». Il Novecento ha segnato il trionfo di questi operatori specializzati, mostrando la loro eccezionale capacità di assicurare decenni di sicurezza e sviluppo, finché qualcosa si è inceppato. Di fronte ai competenti si ergono oggi i loro nemici autoproclamati: chiamiamoli populisti, perché oppongono alla retorica della minoranza istruita quella del «popolo», ai radical chic un radical choc. La domanda che pongono è urgente e merita di essere presa sul serio: a cosa servono gli esperti se non garantiscono più gli stessi rendimenti del passato? Come i cicli economici richiedono talvolta, per ripartire, la sostituzione drastica di un parco tecnologico obsoleto con macchine di ultima generazione, anche i cicli culturali hanno bisogno periodicamente di essere resettati e riavviati. Al prezzo, va sottolineato, di un rischio colossale: perché se in rari casi questa strategia di «distruzione creatrice» permette l'inizio di una rinnovata fase di crescita, più spesso porta invece alla catastrofe. E se fosse giunta anche per noi la fine di un ciclo?
Un valido seguito della Teoria della Classe Disagiata. Finito il libro ne sono uscito squisitamente depresso ma in pace, consapevole che alla fine tutte le paranoie che ci facciamo noi giovani hanno un senso e che in fin dei conti l’unica cosa che possiamo fare per superarle è fingerci morti.
Molto ricco e preciso ma allo stesso tempo accessibile. Importante la parte nella quale si interroga sulla possibilità che la modernizzazione possa trascendere i meccanismi democratici per mantenere intatto il sistema (decisamente attuale rispetto al momento politico che stiamo vivendo). Credo però che questa forma di argomentare che definirei ad accumulo abbia funzionato meglio per Teoria della classe disagiata, qui l'ho trovata un po' sconnessa. Sempre tanta voglia di fare la rivoluzione.
Il problema fondamentale, comune a molta della saggistica continentale, è che è troppo poco cerebrale per poter essere un trattato, ma troppo pomposo per essere un manifesto. In parole povere è un libro schiavo della tecnostruttura di cui vorrebbe poter parlare. Gli argomenti circolano attorno alla tesi latente come il volo del condor sul moribondo.
Valutandone i capitoli come fossero saggi mutualmente disgiunti, l'opera di erudizione è davvero encomiabile e risulta piacevole alla lettura. Sembra davvero di imparare qualcosa. Le citazioni pop però non impreziosiscono affatto, e anzi a tratti fanno scadere il genere letterario nella divulgazione per adolescenti.
Dovendo valutare la ritrosia dell'autore nel lasciarsi coinvolgere come vero io narrante, personalmente il mio giudizio è negativo. Avrei apprezzato un taglio più impegnato, alla David Graeber.
Ventura si conferma uno dei miei autori preferiti, questo "Radical Choc" l'ho apprezzato anche di più del suo libro precedente. Quello che ammiro è la sua capacità di analizzare le problematiche odierne senza essere troppo prolisso o noioso - cosa che mi capita quando leggo libri che trattano di queste tematiche -, già la breve analisi dedicata riguardante l'incendio Notre Dame e il capitolo che tratta i rendimenti decrescenti in molti ambiti nella nostra società rende questo libro meritevole di una attenta lettura.
Un'analisi approfondita e molto interessante dell'evoluzione delle competenze e dello stravolgimento delle abitudini. In opposizione alla cieca fiducia si è fatta strada la consapevolezza che chi dovrebbe darci risposte e certezze non è più affidabile e credibile. Riccamente documentata da rinvii a opere e scritti specifici, la lettura è intrigante e pone le basi per ricerche più approfondite di un argomento che coinvolge tutti e che si è fatto strada in modo particolare con l'attuale pandemia. Davvero una bella scoperta.
Avevo già letto 'la guerra di tutti" , e con quest'ultimo della trilogia (non ho letto il primo "teoria della classe disagiata") raggiunge una lucidità ed una profondità intellettuale che , sicuramente causa la mia ignoranza in materia ,ha sconvolto una parte delle mie certezze sulla democrazia , le classi sociali ed il futuro. Da leggere assolutamente.
Ventura è in grado, con la sua prosa asciutta ma coinvolgente, di tracciare una lucida analisi delle storture e dei problemi del nostro sistema democratico-capitalistico. La tesi di fondo è che il sistema che abbiamo creato, il sistema delle “competenze” (leggasi anche meritocratico), in cui ad una classe di competenti veniva affidato il compito di garantire benessere, sicurezza e certezza nella vita e nel sistema, sta collassando nella sua impossibilità di essere mantenuto, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista della legittimità. L’aumentata complessità del mondo, l’aumentata incidenza di rischi e pericoli (economici, sanitari, climatici…) ha portato ad una perdita di legittimità di questa classe di competenti che non è più in grado di fornire risposte e soluzioni efficaci a problemi sempre più complessi e difficili.