Le opere delle nostre scrittrici - da Ada Negri a Elsa Morante, da Grazia Deledda a Luce d'Eramo, da Matilde Serao a Sibilla Aleramo e Anna Maria Ortese - offrono il racconto di un'epopea sotterranea: quella della battaglia durata più di un secolo per garantire alle donne italiane piena cittadinanza. Dai racconti e dai romanzi di tanta letteratura femminile, troppo spesso esclusa dal 'canone' e quasi dimenticata, emerge un quadro ricco e sorprendente della condizione delle donne in Italia dall'Ottocento a oggi. Le italiane, come ce le hanno raccontate i manuali di storia e gli scrittori, aderiscono quasi perfettamente agli stereotipi della cultura patriarcale dominante. Sono madri affidabili e mogli fedeli; sono pazienti e rassegnate ai tradimenti; sono forse capricciose e certo poco inclini allo studio e al lavoro; sono caste (salvo poche eccezioni rappresentate da pericolose tentatrici); mettono al centro di tutto la maternità, fino al supremo sacrificio; inseguono sogni d'amore. Ma già dall'Ottocento i romanzi e i racconti delle nostre scrittrici hanno raccontato una storia diversa: ci dicono di matrimoni di convenienza e di gravidanze non volute, di amori mai liberi e di un sesso vincolato a una morale oppressiva. Soprattutto, offrono straordinari affreschi dei tentativi disperati di conquistarsi spazi di libertà, di studiare e lavorare, di non cedere alla violenza psicologica e fisica della società tradizionale. Ieri come oggi moltissime donne non hanno accettato di essere costrette al silenzio. Questo libro restituisce finalmente la voce a molte di loro.
Giornalista Rcs e storica delle donne, è stata caporedattore centrale de L’Europeo e di Global Foreign Policy, ha lavorato alla Digital Edition di Gazzetta dello Sport e al Corriere della Sera; collabora con giornali, siti, radio, tv, con l’Ispi e associazioni culturali, tiene corsi e laboratori universitari, scrive testi teatrali e conduce readings, corsi e incontri a festival storici e letterari.
Membro di AtGender, Sis e Sil, ha pubblicato: nel 2003 Prestami il volto (edizioni Selene), vincitore del premio Il Paese delle donne (2006); nel 2004, Lo sguardo di Matidia (edizioni Selene). Per Sonzogno, Le Donne di Alessandro Magno (2005, ebook per l’Enciclopedia delle donne nel 2013), Donne di Piacere (2005) e La perfidia delle donne (2006). Nel 2007 è uscito Svestite da uomo (Bur). Nel 2008, per Odradek, Le figlie di Lilith. Nel 2009, L’ora delle Ragazze Alfa (Fermento, vincitore Premio selezione Anguillara Sabazia città d’arte 2010). Nel 2010, Lo sguardo Di Matidia è stato aggiornato come La Divina suocera, poi ebook per Castello volante. Del 2010 è Dalla Chioma di Athena (Odradek); del 2011, Veronica Franco, cortigiana e poetessa (Edizionianordest, dal 2014 in ebook per l’Enciclopedia delle donne). Nel 2013: Geni di mamma (Odradek) e Quando l’arte è donna. Tetralogia teatrale (ebook, Cendon Libri); 2015: Arte, sostantivo femminile (Gam); 2016: E fummo liberi 1943-1945 (Sandro Teti). Del 2017: Donne in scena (Enciclopedia delle donne). Nel 2018 sono usciti: Piuttosto m’affogherei. Storia vertiginosa delle zitelle (Enciclopedia delle donne) e L’epopea delle lunatiche. Storie di astronome ribelli (Hoepli).
Dei miei (meravigliosi) libri di antologia e letteratura, al liceo, ricordo una cosa: l'incredibile penuria di penne femminili. Che non scrivessero, prima, le donne? Che non esistessero, prima, le scrittrici? No, esistevano, eccome, scrivevano, volevano condividere pensieri e parole - il lavoro della Palumbo è quanto di più simile al libro che avrei voluto consultare prima di un'interrogazione o un compito in classe (e se conosco la mia professoressa di italiano e latino, probabilmente anche lei ha messo mano a questo saggio).
Premetto che ho grandissima stima per Valeria Palumbo ma ho faticato in questa lettura che ho trovato con troppa carne al fuoco.
Il corpo delle donne come proprietà maschile, la mitologia legata al sentimento amoroso e alla fedeltà a senso unico, il lavoro, lo studio, la maternità come sacrificio, la moda, la guerra, la situazione particolare al sud, la religione.
Queste le tematiche che al loro interno snocciolano altrettanti contenuti e che assieme si legano a formare l’idea di un’evoluzione ancora in atto. Non sono certo le argomentazioni trattate ad avermi fatto sentire spaesata durante questa lettura ma un accumulo di dati e riferimenti bibliografici.
Interessante lo spunto di voler ritrarre la donna italiana attraverso i romanzi ma forse questo focus, mano a mano, si sfalda un po’ in elenchi statistici e in dati storici certo necessari ad inquadrare i contesti ma penalizzanti nei confronti della scorrevolezza.
Un testo che, al di là di queste mie parole consiglio anche perché mi rendo conto che sono in un momento in cui ho bisogno di messaggi chiari e veloci dove non devo starci troppo sopra. Questo non toglie il valore oggettivo di un’opera che, a ragione, riconosce nella letteratura il radicamento di valori, pregiudizi e comportamenti appartenenti a determinate epoche.
Accanto a nomi a noi noti (Aleramo, de Céspedes, Maraini, Morante, Fallaci tanto per dirne alcune) altri nomi a me sconosciuti che vanno ad allungare le liste di libri che mi incuriosiscono.
Donne emotivamente instabili, giudicate dalla legislazione come minorenni anche in età avanzate ma, allo stesso tempo, pronte a procreare e quindi coniugabili già in età puberale.
Bambine che subiscono incesti (ieri come oggi) con la complicità omertosa che segue il comandamento per cui i cosiddetti panni sporchi si lavano in casa.
E’ solo nel 1996 (legge n. 66 del 15 febbraio ) che lo stupro passa da reato contro la morale a reato contro la persona!!!
” Oggi che si parla tanto di violenza sulle donne, tacendone spesso le radici antiche, si evita di ricordare che i primi violenti sono stati da sempre i padri. E che la loro violenza era prima di tutto garantita dalla legge: lo “jus corrigendi” dell’art. 571 del codice penale autorizzava l’uso della violenza su moglie e figli e fu fatto decadere dalla Corte di Cassazione soltanto nel 1956.”
Palumbo ci mostra come tra le pagine di romanzi spesso dimenticati possano trovare queste donne cresciute sotto il segno di libertà negate (amare, muoversi, lavorare, studiare), suddite della retorica maschile della fedeltà, della maternità..) radici di quello che siamo oggi.
” In un autoritratto della fotografa austriaca Inge Morath (1923-2002), la prima donna ammessa nella mitica agenzia Magnum, il volto è in parte nascosto dietro una pianta secca. La foto fu trovata in un rullino non sviluppato, l’ultimo prima della sua morte. Di lei si riconoscono vagamente i tratti. Ciò che spicca è il suo occhio. Lo scegliamo a simbolo delle scrittrici di cui abbiamo parlato: hanno guardato, più che essere guardate. Hanno cioè invertito un destino che non ha smesso di ossessionare le donne: essere oggetto di uno sguardo altrui, maschile, che disegna il mondo e le giudica in base a quel disegno. Le scrittrici, narrando il mondo, hanno rovesciato lo sguardo e il racconto. E non solo il piccolo mondo in cui si volevano chiudere le donne. Come ha dimostrato Elsa Morante, hanno narrato la Storia, tutta, qualsiasi significato si intenda dare a questa parola.”
Libro MERAVIGLIOSO! Attraverso i romanzi delle scrittrici più note del nostro paese, andiamo a scoprire come vivevano le donne comuni in Italia e tutte le difficoltà che hanno avuto nella storia (dai matrimoni forzati all'accesso allo studio proibito e così via). Se vi piace la letteratura e volete sapere di più delle lotte portate avanti dalle donne italiane, questo libro è perfetto!
Un lavoro importantissimo quello di Palumbo. Nella miglior tradizione letteraria e storico-politica, Valeria Palumbo rivisita la storia italiana delle donne attraverso le parole delle sue protagoniste: dalle più note, come Elsa Morante e Grazia Deledda, a Sibilla Aleramo, Ada Negri, Marina Jarre e Maria Savi López, il panorama letterario dell'800 e 900 italiano è costellato di donne che hanno documentato le loro vite e la loro sopravvivenza, la Storia, gli usi e le consuetudini di una Italia nuova e unita, che ha conservato inestinguibili rotture e ferite, un'Italia in pace e in guerra, un'Italia in continua evoluzione sociale, culturale e giuridica.
Senza il contributo di queste donne e delle loro narrazioni la storia d'Italia sarebbe tronca, incompleta e bugiarda, perché ancora prigioniera di uno sguardo maschile che, anche quando partecipe o empatico, ha fallito nel raccontare le esperienze delle donne in un secolo, il XX, di cambiamenti così rilevanti e monumentali da non poter consegnare nelle mani dei soli uomini linfatica erculea della documentazione.
Palumbo esplora, cita, racconta, documenta, restituisce a queste scrittrici, intellettuali, viaggiatrici, ma anche contadine, operaie e casalinghe, lo spessore del ritorno necessario, di uno sguardo onesto e sempre presente, ma fino ad ora brutalmente ignorato. Le donne hanno vissuto la storia e ne hanno portato il peso, e le donne ne hanno raccontato le crudeltà, la sofferenza, le restrizioni, ma anche il coraggio, le gioie e le vittorie. Alle donne la voce non è mai mancata, mancava solo un orecchio attento.
Sebbene negli ultimi decenni la condizione delle donne in Italia sia diventata un argomento sempre più trattato sia nei quotidiani che nei telegiornali, non se ne parla mai abbastanza. Valeria Palumbo – che ho avuto il piacere di vedere virtualmente in una conferenza organizzata dal Book City di Milano di quest’anno – offre uno sguardo a trecentosessanta gradi sulla questione, attingendo a testi scritti nel corso dei secoli da scrittrici più o meno ricordate. Trovo ottima l’operazione di scomposizione in diversi ambiti da lei compiuta: ogni capitolo affronta una tematica diversa, dal potere esercitato dai padri, fratelli o mariti del primo alla monacazione forzata che chiude l’excursus. La conclusione, poi, è un invito a rivedere costantemente le opere di quelle donne che hanno potuto e voluto mettere tutto per iscritto: “Le ragazze, oggi, siedono sulle spalle di giganti. Ed è bene che lo sappiano. E che lo sappiano anche gli uomini, fosse solo per ridurre il loro terrore delle donne forti e i loro pregiudizi nei confronti di quelle ‘devianti’. Serve per scrivere una storia plurale, più complessa, magari contradditoria, ma senz’altro più completa. Le scrittrici l’hanno raccontata. Tocca a noi, per costruire un presente più consapevole, il compito di inserirle nelle nostre fonti autorevoli e dare ascolto alla loro voce”. Aggiungo che ormai non si tratta più di essere femministe o meno, ma di riconoscerci il giusto valore, quello che gli uomini hanno sempre voluto nascondere perché fossimo prima brave figlie, poi mogli e madri esemplari. Le donne sono più di questo e finché non ci sarà davvero parità in tutti i sensi, soprattutto in ambito lavorativo, finché dovremo giustificare il nostro abbigliamento e avere paura della violenza, bisognerà costantemente recuperare questo saggio.
Anche se questo non è l’unico libro sull’argomento dell’emancipazione delle donne, ha il pregio di cercare nella letteratura italiana quelle voci che hanno osato opporsi alla società patriarcale e maschilista che ha sempre dominato e in certi ambienti domina tuttora. Il saggio è suddiviso in capitoli, in ognuno dei quali la Palumbo affronta un problema che va dalla patria potestà dei maschi sulle femmine di famiglia, parla poi dell’amore, dei matrimoni forzati, dal diritto allo studio vietato, alla monacazione forzata. Uno dei capitoli più interessanti e belli è quello sulla violenza sulle donne, sullo stupro, in particolare quello in tempo di guerra. La Palumbo mette a confronto le pagine della Storia di Elsa Morante con quelle della Ciociara di Moravia. Ne viene fuori un paragone molto utile per capire la differenza tra la mentalità maschile e quella femminile, mentre l’argomento prosegue con gli interventi della deputata Maria Maddalena Rossi che addirittura nel 1952 sollevò la questione in Parlamento con infuocati discorsi e sollevando quindi il velo su un tabù. Se pensiamo che solo da pochi anni lo stupro, anche quello commesso in guerra, è considerato reato contro la persona, vuol dire che la mentalità maschilista è dura a morire.
E’ appunto la narrazione di una storia fatta secondo una prospettiva diversa questo saggio di Valeria Palumbo, che ci offre una lettura della storia delle italiane prendendo come punto di partenza i romanzi delle scrittrici troppo spesso senza una degna motivazione, dimenticate. Lo studio di Palumbo quindi inizia dall’analisi delle opere di autrici come Grazia Deledda, Matilde Serao, Sibilla Aleramo, Anna Maria Ortese e molte altre, che, attraverso la loro voce femminile hanno raccontato la difficile condizione della donna in Italia dalla seconda metà dell’Ottocento agli anni ’80-’90 del Novecento, quando le rivendicazioni dei movimenti femministi hanno trovato una prima applicazione concreta nella società. Ciò che più emerge dalla lettura di questo interessantissimo saggio è proprio la cruda chiarezza di quanto la donna sia stata discriminata per lungo tempo e di quanta strada le donne italiane di oggi abbiano percorso rispetto a un secolo e mezzo fa. E’ evidente che tuttora sono presenti nella nostra società episodi di violenza sulle donne, discriminazione, retaggi di una cultura maschilista e retrograda, ma, leggiamoci queste pagine per rinfrescarci un po’ la memoria su quello che voleva dire essere donna soltanto un centinaio di anni fa. Palumbo infatti prende come punto di partenza lo studio delle opere delle scrittrici ma compie in realtà una accurata analisi storica analizzando anche fonti giuridiche, statistiche, canzoni popolari, dipinti, che ci restituiscono chiaramente il quadro reale della effettiva condizione femminile nell’Italia ottocentesca e novecentesca. Si tratta di una umanità pesantemente vessata, discriminata, oppressa. Le venivano negati i più basilari diritti politici e civili ed era esclusa dalla sfera pubblica, veniva pesantemente ostacolata negli studi, nel lavoro, nella libertà di movimento, obbligata a subire un destino di solo sacrificio e rassegnazione. Noi sappiamo tutto questo ma sarà utile leggere queste pagine per acquisire una maggiore consapevolezza della nostra emancipazione. Infatti l’interrogativo che più forte emerge dalla riflessione provocata da questa lettura è: perché le donne hanno accettato questo ruolo subalterno per tanto tempo, perché hanno subito tutta questa sopraffazione così a lungo senza protestare? Spesso noi donne abbiamo talmente introiettato i modelli culturali maschilisti e patriarcali che abbiamo pensato seguendo questi stereotipi senza nemmeno interrogarci sulla loro effettiva bontà. Alla luce di tutto questo, perché quindi continuare a escludere dal canone degli autori studiati a scuola quasi tutti i nomi delle scrittrici italiane? Potremmo provare ad introdurne qualcuna di comprovata qualità letteraria che, attraverso il suo punto di vista alternativo sul mondo, metta in luce una narrazione storica più inclusiva.
Questa storia delle italiane attraverso i romanzi è eccezionale sia per la completezza della trattazione letteraria, sia per la suddivisione in capitoli in cui ciascuno di essi copre un’area tematica più o meno ampia. L’unica nota amara è che purtroppo per noi, i tre quarti delle scrittrici e dei titoli menzionati sono fuori catalogo da anni, se non decenni. Mi auguro che l’editoria italiana faccia un’opera massiccia di ristampa di grandi autrici dimenticate, e ce le riporti a galla. Per ora qualcosa si trova all’usato, per fortuna. Ma vorrei non dover fare i salti mortali per recuperare le penne del Novecento italiano.
La Palumbo compie un lavoro attento e completo su tutto ciò che non ci è stato raccontato, o meglio ci è stato riportato alla storia con uno sguardo maschile, e lo fa dicendoci e facendoci scoprire che in realtà le donne hanno sempre alzato la propria voce,spesso dimenticata o silenziata. Basti pensare allo sciopero delle piscinine del 1902, apprendiste sarte fra i 6 e 15 anni che chiedevano orari lavorativi migliori e un aumento del salario (e pensiamo che per questo si sta lottando ancora oggi). Ovviamente questo fu ignorato dalle autorità e minimizzato dal “Corriere della Sera”,mentre l’Avanti socialista preferì riportare unicamente il contemporaneo sciopero dei ferrovieri, tutti maschi. Il tutto attraverso degli scorci di letteratura che oltre a farci immergere completamente in quegli anni,offrono stimoli e spunti nuovi di lettura e di riflessione.
Valeria Palumbo analizza come la letteratura, quella delle scrittrici, sia un preziosissimo punto di partenza per comprendere la condizione femminile di Otto-Novecento, soprattutto nel Sud Italia. E di come, invece, dovremmo discostarci dall'ottica maschile che per anni ha proposto personaggi femminili deliranti d'amore, folli suicidi o devianti. Un saggio davvero valido.
Meraviglioso saggio-antologia sulla questione femminile in Italia, vista attraverso lo specchio della letteratura. Alcuni capitoli mi hanno particolarmente toccata e addolorata, come quello sulla maternità o sulla violenza sulle donne. Consiglio a tutte le donne, e agli uomini che vogliano crescere, di leggerlo e accorgersi che davvero la strada per i diritti delle donne è ancora lunga, ma abbiamo alle spalle generazioni di lotte e ribellioni che ci sostengono.
[3.5] Ci ho pensato qualche giorno prima di decidere che votazione mettere, se arrotondare per eccesso o per difetto e alla fine eccoci qui. È di sicuro un buon libro, che consiglio assolutamente e che svolge il compito che si era prefissato abbastanza bene. Il problema, ed è tutto mio, è che alla fine non porta molto di nuovo in tavola, riassume velocemente la storia delle italiane in meno di 200 pagine, lo fa, da titolo, attraverso le scrittrici e forse per questo mi aspettavo di trovare più letteratura e meno storia - ci sono sicuramente alcuni spunti interessanti, il confronto sul modo di trattare lo stupro di Morante e Moravia in primis (infatti mi domando perché non strutturare l'intero libro in questo modo). Comunque da leggere, anche solo per appuntarsi i nomi di molte autrici dimenticate per approfondire i loro lavori. Poi se è il vostro primo testo femminista, ancora meglio!
Una lettura dovuta e incredibilmente ricercata. Da tenere in scrivania per leggere e rileggere a piú riprese, dati anche i diversi riferimenti ed esempi: non è una guida nè un saggio sulle scrittrici italiane dell'Italia unita, molti nomi di autrici importanti non vengono nemmeno citati, ma basta dare un'occhiata alle note e bibliografie per scoprirne il grande universo che c'è dietro.
"Le ragazze, oggi, siedono sulle spalle di giganti. Ed è bene che lo sappiano. E che lo sappiano anche gli uomini, fosse solo per ridurre il loro terrore delle donne forti e i loro pregiudizi nei confronti di quelle 'devianti'."
"Distesa in un baule che le fungeva da armadio, letto, credenza, tavola e stanza, pieno di brandelli di coperte, di tozzi di pane, di libri e relitti di funerali, la bambina andava quotidianamente catalogando pensieri di morte."
SAGGIO LETTERARIO CHE ATTRAVERSO I RACCONTI EI ROMANZI DELLE SCRITTRICI ITALIANE SNOCIOLA TEMI SOCIOCULTURALI DI GRANDE IMPORTANZA, SPECIE SULLA CONDIZIONE FEMMINILE. CONSIGLIATISSIMO.
Sempre stimolante leggere i libri della Palumbo, da cui si prende spunto per riflettere per una visione del mondo diversa dal "normale" e per future letture!
Saggio scritto benissimo anche se a tratti l'ho trovato un filino troppo accademico forse... ma ci posso benissimo passare sopra. Ecco, quello a cui non riesco a passare sopra è il fatto che questo libro dovrebbe essere materiale di studio nelle quinte dei licei e nei corsi di letteratura contemporanea delle università, ma purtroppo, conoscendo la società italiana (che è proprio quella tratteggiata dall'autrice e dalle scrittrici di cui si occupa il saggio), non succederà molto facilmente.
Saggio recentissimo che leggo con estremo piacere: si avverte che la scrittrice è ua storica della condizione femminile, il che conferisce allo stile disinvoltura narrativa e l'abilità di sviluppare un tema già dibattuto da una prospettiva originale, quella della letteratura. Emerge con forza come in quella maschile, da sempre favorita da un'ampia visibilità e diffusione, le donne aderiscano al disegno che il patriarcato fa del mondo e dei suoi stereotipi: madri affidabili e mogli fedeli, pazienti e rassegnate ai tradimenti, caste oppure pericolose tentatrici, mettono al centro di tutto la maternità fino al supremo sacrificio e inseguono sogni d'amore. Ben diverse le storie che le scrittrici italiane raccontano nei loro romanzi: matrimoni di convenienza e gravidanze non volute, amori mai liberi e sesso vincolato a una morale oppressiva, ma soprattutto tentativi disperati e tenaci di conquistarsi spazi di libertà, di studiare e lavorare, di non cedere alla violenza psicologica e fisica della società tradizionali. Modelli di ribellione e autodeterminazione straordinariamente moderni per la loro epoca. Il saggio attinge alle vicende delle opere di autrici note o da riscoprire e al contempo contestualizza storicamente i fatti di cui si narra, procedendo per macrotemi da esplorare: amore e relazioni familiari, lavoro, studio, matrimonio, religione, libertà di movimento, maternità, sessualità, moda, guerra, controllo sociale. Un lavoro meticoloso e appassionato che vuole esortare a recuperare una parte sommersa e ancora viva di interesse della letteratura italiana.
Analisi precisa, puntuale e intelligente della storia delle donne in Italia attraverso opere letterarie sia conosciute che meno conosciute; il libro infatti oltre a darmi parecchi spunti critici mi ha fatto scoprire autrici dimenticate ed escluse dal "canone" che - vuoi per superficialità, vuoi perché lo sguardo dominante sulla letteratura e la storia è stato ed è ancora quello maschile - ha lasciato al margine quasi tutte le voci femminili. Come ricorda l'autrice nelle conclusioni, dobbiamo cercare di includere anche modelli letterari femminili diversi da quelli proposti. Importante è interrogarsi di più sul "canone" letterario: pensare a come svecchiarlo, certo, ma anche a come renderlo più inclusivo e completo. Un libro da leggere e rileggere.