Fin dai suoi primissimi contatti con l’Occidente, l’India è stata oggetto di una grande mistificazione, giunta sorprendentemente intatta fino ai nostri giorni, associata a vaghe idee di pace, spiritualità e superpoteri da fachiri. Continuamente reinventata e venerata da élite occidentali in fuga da sedicenti società razionaliste, l’India continua ad affascinare per la sua storia millenaria, il suo pantheon di divinità a ogni angolo di strada, la sopravvivenza di culti e rituali arcaici e una varietà di lingue e culture senza eguali. Una narrazione che si intreccia con quella nuovissima che vede protagonisti il mutamento frenetico di una società in prima linea nell’innovazione digitale, la vivacità della «shining India» e il dinamismo di megalopoli dalla crescita economica travolgente. Storie di successo che a loro volta convivono con i drammi quotidiani di una larga fetta della popolazione senza accesso all’acqua potabile o senza un bagno in casa, di un’agricoltura (ancora la principale fonte di sostentamento per la maggior parte del miliardo e trecento milioni di persone che affollano il subcontinente) che dipende dal monsone, ed è minacciata dai cambiamenti climatici. L’epica del più grande esperimento democratico mai tentato che però non sa estirpare una delle forme di classismo/razzismo più infami: il sistema delle caste, oggi perfino esacerbato dal nazionalismo indù al potere che discrimina per legge i musulmani e riscrive i manuali di storia. Ciò nonostante, è difficile trovare un paese più dinamico e ottimista o, come scrive Arundhati Roy, «un popolo più irrimediabilmente disordinato», da millenni capace di opporsi e resistere «nei suoi modi diversi e disordinati». Un caos contraddittorio, terribile e gioioso, che si è cercato di restituire in queste pagine, dalla resistenza del popolo kashmiro a quella degli atei – odiati da tutte le comunità religiose – dalle danze degli hijra a Koovagam al successo della lottatrice Vinesh Phogat, simbolo di tutte le donne che provano a sottrarsi alle logiche opprimenti del sistema patriarcale: un paese tenace alle prese con un lungo cammino di emancipazione che tra mille difficoltà e qualche passo indietro sta tirando fuori dalla povertà i diseredati del pianeta.
Tishani Doshi (born 1975) is an Indian poet, journalist and dancer based in Chennai. Born in Madras, India, to a Welsh mother and Gujarati father, she received an Eric Gregory Award in 2001. Her first poetry collection, Countries of the Body, won the 2006 Forward Poetry Prize for best first collection.[1] She has been invited to the poetry galas of the Guardian-sponsored Hay Festival of 2006 and the Cartagena Hay Festival of 2007. Her first novel, The Pleasure Seekers, was published by Bloomsbury in 2010 and was long-listed for the Orange Prize in 2011,[2] and shortlisted for The Hindu Best Fiction Award in 2010.
She writes a blog titled "Hit or Miss" on Cricinfo,[3] a cricket-related website. In the blog which she started writing in April 2009, Tishani Doshi makes observations and commentaries as a television viewer of the second season of the Indian Premier League. She is also collaborating with cricketer Muttiah Muralitharan on his biography, to be published when he retires.[4]
She works as a freelance writer and worked with choreographer Chandralekha until the latter's death in December 2006.[5] She graduated with a Masters degree in creative writing from the Johns Hopkins University.
Countries of the Body was launched in 2006 at the Hay-on-Wye festival on a platform with Seamus Heaney, Margaret Atwood, and others. The opening poem, The Day we went to the Sea, won the 2005 British Council supported All India Poetry Competition; she was also a finalist in the Outlook-Picador Non-Fiction Competition.
Her short story Lady Cassandra, Spartacus and the dancing man was published in its entirety in the journal The Drawbridge in 2007.[6]
Her most recent book of poetry, Everything Begins Elsewhere[7] was published by Copper Canyon Press in 2013.
Her newest book, The Adulterous Citizen – poems stories essays (2015) was launched at the 13th annual St. Martin Book Fair by House of Nehesi Publishers, making Tishani Doshi the first important author from India to be published in the Caribbean.
Questo è ormai il terzo libro della collezione The Passenger di Iperborea che leggo, e devo dire che questa ormai per me è sempre una certezza! Anche per queste edizione ho apprezzato, oltre alla splendida impaginazione e le fotografie, l'ampia gamma degli argomenti trattati. Avendo letto diverse opere di letteratura indiana, molti argomenti mi erano quantomeno familiari, ma in ognuno dei racconti ho comunque trovato qualcosa che non conoscevo.
Di seguito i voti per i singoli racconti: La sfida esistenziale dell'India: ☆☆☆.5 In/visibili: ☆☆☆.5 Il razzo sulla bicicletta: ☆☆☆☆.5 Fenomenologia dei monsoni: ☆☆☆ Ogo Shuncho! Ehi, ascolta!: ☆☆☆☆ Guai se non credi: ☆☆☆☆ Contro le caste. Ieri, oggi e domani: ☆☆☆.5 Stacco: Svizzera: ☆☆☆☆ Il sangue dei tulipani: ☆☆☆.5 Sul ring con le donne più forti dell'India: ☆☆☆☆ Un Paese, molte letterature: ☆☆☆☆
Una raccolta di voci e riflessioni che riesce a offrire tante prospettive diverse sull’India contemporanea. È il libro perfetto da leggere prima di un viaggio: non è una guida, ma apre davvero la mente e prepara lo sguardo a ciò che si troverà.
The playlist from this one is a keeper, it's the leading contender for the soundtrack of summer 2023 if you'll be around my neck of the woods.
For the actual essays, I'm far, far, less enthusiastic than I was about the previous editions I've read, and I'm asking myself why that is. The conclusion I'm reaching is the sheer magnitude of the place. The other collections had a far more personal feeling, especially with Rome and Barcelona, the pieces were a pleasant mixture of intimacy and information. Similarly with Japan, though it's also a lot of ground to cover, a lot of those essays felt narrower in focus, and I wonder if at least I share some common ground in the sense that it's a capitalist country and what I'm used to.
Whearas in the India collection, we are inundated with far, far, to much information about the multitudes of languages, religions, politics, castes, beliefs.
If the collection intentionally did that, as some meta-commentary, maybe they've accomplished it, but a large part of these felt like they belonged in a publication like The Economist, which is to say, lacking a human touch.
I suppose if there's one thing I learned, is that that exact mixture and diversity is the beauty of India, and currently being threatened by politics aiming to make a homogonous Hindu identity. There are one or two films and books I may follow up on, and plus one points for the page that exposed Ghandi as a bit of a fraud since I always appreciate a bit of myth-busting.
Libro de la colección The Passenger. Me ha gustado menos que Turquía, quizá porque el contexto sociopolítico y cultural es más complicado y muy alejado de nuestra idea occidental. De hecho el primero de los artículos en el que hablan del nacionalismo hindú se me hizo pesado e interminable. A pesar de todo, recomendable como toda la colección.
Niente, purtroppo non è scattata la scintilla. Non mi è piaciuta la scelta delle foto, l'impaginazione degli articoli, la selezione degli articoli... peccato, troppo lontano dai miei gusti personali per giudicare obiettivamente la qualità della pubblicazione.
La collana The Passenger per ora non mi ha mai delusa. Trovo il format interessante, ben congegnato e piacevole anche a livello estetico ed editoriale.
Anche in questo caso, dopo una serie di schede introduttive alla nazione in oggetto, in questo caso l'India, sono raccolti saggi di vario argomento che consentono di farsi un'idea del variegato e poliedrico (oltreché complesso) panorama socio-culturale-politico-economico indiano.
Ci sono articoli di matrice religiosa, politica, economica, sociale, culturale e letteraria. Si fa il possibile per raccontare i diversi aspetti di una società e di una cultura complessa e sfaccettata come quella indiana.
Il tutto corredato da immagini e illustrazioni. Plus, una serie di raccomandazioni musicali, letterarie e cinematografiche per approfondire i diversi aspetti accennati negli articoli. Per me un grande si!
È incredibile la capacità di questo libro di offrire un spaccato dell'India. Gli argomenti sono infiniti e il paese è molto eterogeneo, però ho trovato interessante la scelta dei saggi (anche se mi stupisce che non ci sia un capitolo sul cricket!) La violenza di genere inoltre trasuda da ogni pagina, e sebbene sia un discorso necessario da affrontare, l'ho trovato abbastanza cruento. Ora non so più se voglio davvero andare in India! The passenger comunque è sempre una sicurezza 😊
Really enjoyed this collection of essays on various topics in and around India. I think you’ll find it more interesting if you already have some knowledge of / interest in issues in India such as gender discrimination, caste, agriculture, politics, etc. But if you already have a basic understanding and an affinity for the country, I think it’s worth a read.
Il mio preferito della collana The Passenger tra quelli letti fino ad ora.
Tutti i saggi interessanti, inaspettati, ben scritti, ma soprattutto profondi e complessi, per dare conto del “caos contraddittorio, terribile e gioioso” che è l’India di oggi.