Questo libro sostiene l’ipotesi non ovvia che la «morale per eccellenza», cioè quella che riguarda il sesso, sia una delle cose in cui la nostra civiltà è progredita di meno negli ultimi 4000 anni. Chi ritiene di non avere limiti non oserebbe mai farlo in piú di due. Tutte le coppie ostentano una stretta monogamia, e ogni contatto con terzi è considerato un tradimento che può distruggere il rapporto. Anche i giovanissimi vivono sostanziali matrimoni di reciproca sorveglianza. E mentre tutti si dichiarano libertari, di fatto si danneggia continuamente la reputazione delle persone a partire dai loro comportamenti sessuali. Nel profondo la morale sessuale è mutata pochissimo, e per alcuni aspetti sta tornando indietro, come segnalano molti intellettuali. Il libro si rivolge a coloro che sono perplessi rispetto al perdurante ruolo degli insegnamenti cattolici nel condizionare la mentalità comune, e rispetto ai principî cui obbedisce tuttora il legislatore in materia di diritto di famiglia. E viene incontro ai figli – e alle figlie – di genitori piú o meno dichiaratamente repressivi. Ma soprattutto, vuole indurre a dubitare della propria convinzione di essere liberi.
Edoardo Lombardi Vallauri è ordinario di Linguistica Generale a Roma Tre. Fra i suoi interessi scientifici, la struttura informativa dell’enunciato, la linguistica italiana e quella giapponese, la linguistica della persuasione, il rapporto fra linguaggio e cervello.
Posso condividere buona parte dell'intento del libro, ma non si possono tacere l'approccio molto semplificatorio, la grande esilità della prospettiva storica e geografica e l'insistenza solo su alcuni punti della questione. Nonostante qualche accenno qua e là, l'autore sembra concepire tutta la storia umana come se fosse nettamente divisa in un unico lungo passato di repressione sessuale (frutto unicamente delle mire di potere di una classe sacerdotale), con una cesura segnata dall'avvento dei contraccettivi e dello studio scientifico sulla sessualità e la riproduzione umane. Insomma: fino agli anni Sessanta siamo sempre stati tutti repressi, poi non abbiamo più avuto ragione d'esserlo, e si è innescata una rivoluzione che però, secondo l'autore, è ancora incompiuta. Ok, ma così vengono del tutto ignorate le enormi varietà che la specie umana, anche prima del secolo XX e a livello globale, ha saputo dispiegare nel campo della regolazione sociale della sessualità umana, dalle tribù "primitive" sino all'antichità greco-romana (ciò che qualcuno ben più sapiente di me ha chiamato "l'uso dei piaceri"). Ma quello che più non mi convince del libro è altro: l'autore si affanna e si dimena, per molte pagine, anche con molte ripetizioni, battendo più e più volte il martello su un unico chiodo, quello secondo cui la monogamia o comunque la fedeltà nella coppia sarebbero frutto di una morale che ha turlupinato le povere masse, mentre la vera libertà starebbe nelle coppie aperte e, par di capire, nel poliamore (anche se l'autore non nomina mai esplicitamente quest'ultimo). La contrapposizione tra, da una parte, un presunto indottrinamento sessuofobo e monogamo calato dall'alto e, dall'altra, una naturalità di libero amore, anzi, di più, di libero sesso (anche disgiunto dall'amore) è posta in maniera molto forte. Certo, la messa in discussione della rigida monogamia predicata dalle alte sfere (religiose e non) e pervadente in senso punitivo la morale comune è qualcosa di più che benvenuto. Ma a me sembra che l'autore, auspicando il passaggio da un'oppressione a una liberazione, in realtà sta promuovendo la sostituzione di una determinata inculturazione (termine che preferisco a indottrinamento), ostile al sesso, con un'altra inculturazione, favorevole allo stesso, ma comunque altrettanto pervasiva, in cui la colpa, la devianza non stia più nel troppo sesso ma nel troppo poco. Il problema, a mio avviso, è che in questa cornice resta appunto vivo il concetto di colpa e l'auspicio a un conformismo generalizzato, per quanto invertito rispetto alla morale tradizionale. In tutto questo va perduta la possibilità di pensare la sessualità umana non in termini di natura pansessuale buona vs artificio antisessuale cattivo (contrapposizione che trovo semplicistica e fallace), ma di varietà, pluralità e diversità. Nell'orizzonte del libro, ad esempio, non viene mai compresa o discussa l'asessualità, che pure è un orientamento, per quanto minoritario, esistente, "naturale" e del tutto rispettabile. Personalmente ritengo che una società libera non sia quella in cui la quantità di sesso praticata da ognuno o in totale sia misurata rispetto a presunti canoni naturali (approccio che resta normativo), ma quella in cui ognuno possa vivere la propria sessualità (o anche asessualità!), nella quantità e qualità con cui possa sentirsi a proprio agio, a prescindere dalle cause dell'agio o del disagio, senza dover rendere conto ad altri. Conclude il libro un "congedo" in cui l'autore moraleggia alquanto contro il consumismo, a suo dire (ma l'ispirazione esplicita è il pensiero di Marcuse) valvola di sfogo e sublimazione della frustrazione sessuale nella società capitalistica. Mah. Come se le due cose, il godere dei beni materiali e dei piaceri della carne, fossero mutuamente esclusive. Come se fuori della società dei consumi, storicamente e geograficamente, la repressione sessuale non fosse mai esistita. Come se la rivoluzione sessuale degli anni Sessanta e Settanta non fosse avvenuta proprio all'interno della società individualistiche e dei consumi. Ma qui si aprirebbe una riflessione molto più ampia, e non è certo questo il luogo e lo spazio in cui poterla fare...
Libro che stimola la riflessione. Concordo con le seguenti affermazioni dell'autore: - è triste vedere ragazzini che si mettono insieme alla medie e fanno coppia monogama dai tredici anni in poi (se non sempre la stessa, passando da coppia in coppia); - gli insulti per le donne hanno in stragrande maggioranze riferimenti a comportamenti sessuali. Più precisamente all'eccessiva attività sessuale o alla vendita del corpo femminile; - la monogamia è l'eccezione, piuttosto che la regola; - è ingiusto stigmatizzare chi ha un comportamento sessuale promiscuo, ammesso che sia focalizzato su adulti consenzienti; - i comportamenti gelosi-possessivi (prevalentemente maschili) sono esecrabili.
Non concordo invece sul fatto che i tabù sessuali in Italia siano da imputarsi principalmente alla chiesa cattolica. I tabù sessuali esistono in tutte le culture e religioni, con variazioni minime. Se continuano ad esistere anche quando la motivazione biologica è sparita, probabilmente sono radicati profondamente negli esseri umani. Le religioni se ne sono appropriate piuttosto che inventarli.
Se in passato uno stretto controllo doveva essere esercitato sulla sessualità femminile, per dare al maschio la sicurezza della paternità, oggi quel problema è risolto, ma un'allegra promiscuità continua ad essere praticata (forse anche desiderata?) da pochi.
La storia di Strauss-Kahn è un buon esempio. Il signore in questione è assai promiscuo e le sue indiscrezioni gli hanno fatto perdere la presidenza della Francia. Persino i francesi, di vedute sessuali molto larghe e poco cattoliche, hanno concluso che un presidente troppo occupato con i piaceri della carne non fosse affidabile. Ma sarà vero?
Concordo ancora meno sul fatto che tutti (maschi e femmine) vogliano ma non facciano. La libido è influenzata dai più svariati fattori e non è uguale per tutti. Inoltre, la promiscuità comporta sempre rischi maggiori per le donne.
Anche senza doversi preoccupare di gravidanze o senza essere alla ricerca di relazioni stabili, una donna è in genere più selettiva sui partners sessuali perché ci sono maggiori probabilità che un uomo diventi violento e possa abusare di una donna che il contrario.
Infine, in certi passi, l'autore sembra voler convincere soprattutto il suo partner fisso del fatto che concedersi scappatelle sia il modo migliore per portare avanti una relazione. La sua opinione sembra basata solo su quello che gli fa comodo e che ritiene condivisibile dall'umanità intera. Chiunque non sia d'accordo è plagiato dalla chiesa o non sa cosa si perde (o tutt'e due).
Quando un adulto sceglie una relazione di lunga durata, anche senza firmare un contratto, occorre stabilire cosa pensa l'altro. Se l'altro non concorda con vedute libertine, sarebbe meglio restare "single" a folleggiare quanto ci pare, senza impelagarsi in situazioni di coppia che richiedono fedeltà.
E comunque un giro di shopping ci si può sempre concedere, perché anche passare ogni minuto libero nell'alcova con un turnover di conquiste, alla fine diventa noioso.
Un libro complicato, non perché quello che dice è nuovo o mai sentito prima, perché il modo in cui sceglie di esprimere i concetti è accondiscendente e intrinso di suprematismo intelletuale. Alcuni spunti discussi nel libro sono interessanti e sono sicura che continuerò a rifletterci a lungo, ma ci sono parti in cui si dimostra una capacità analitica davvero minima.
1) L'autore parla alla donne o come pensiero a margine (parentesi in cui si ricorda di mettere espressioni come "anche le donne") o come se fossero delle povere sceme. Il paragrafo verso la fine che parla di zie/cugine/amiche poteva essere espresso diversamente.
2) Non si può parlare di sesso libero per le donne senza avere neanche un minimo accenno alla pericolosità che il sesso casuale può rappresentare per le donne. Sono d'accordo, ovviamente, che siamo socializzate a preferire legami di amore duraturo per intraprendere una relazione sessuale; non si può ignorare, però, il fatto che parte di questa socializzazione nasce anche perché le donne subiscono violenze, e non conoscere a fondo il partner può significare andare in contro a un problema.
3) Non mi esprimo neanche sulla questione "marito siciliano". Come per il punto 2, non basta nominare un problema per risolverlo, si deve andare a fondo.
4) L'excursus finale su come le donne brutte siano represse e vogliano censurare quelle belle, e la sua passeggiata al centro commerciale dall'alto del suo trono d'avorio mi hanno fatto ridere.
Se volete leggere di non-monogamia consesuale consiglio The Ethical Slut.
Si tratta di un breve testo, che analizza come si sia evoluta o, seguendo la tesi dell'autore, non evoluta la morale sessuale degli italiani nel corso dei secoli. In particolare, l'autore intende dimostrare che, a dispetto della convinzione ormai diffusa di essere ormai liberi nelle scelte che attengono la conduzione della nostra vita sessuale, in realtà tendiamo ad essere profondamente influenzati da preconcetti, tabù e proibizioni radicate in sistemi di valore tradizionali e di fatto immutati. L'analisi è chiara, interessante e, seppur non del tutto condivisibile nell'individuazione delle cause di questo processo, realmente efficace nell'indurre il lettore a mettere in discussione concetti assimilati in modo passivo e irriflessivo. Interessanti sono anche i riferimenti bibliografici, così come la scelta di partire dall'analisi del linguaggio del sesso, per dimostrare quanto sia tuttora radicata negli individui la convinzione di maneggiare un materiale pruriginoso, imbarazzante e ridicolo. Un argomento che può sembrare poco rilevante, ma che, in realtà meriterebbe di essere riportato all'attenzione generale, se non altro per abituarsi a un pensiero meno conformista. Senza dimenticare che, come dice l'autore "il sesso è probabilmente fra le attività fondamentali dell’uomo quella che è stata oggetto della più intensa campagna di diffamazione, nei secoli della civiltà. Inoltre la morale sessuale ha un impatto sulle nostre vite che non è secondo a nient’altro. Poche cose come la vita sessuale, inestricabilmente avviluppata con quella sentimentale e affettiva, determinano la nostra felicità o infelicità".
Un libro interessante (prima parte) se si sa già navigare in queste acque. A tre quarti è iniziato uno sfogo misogino non indifferente sulle donne che su Tinder non si lanciano a incontri con sconosciuti: come spiegato nel libro c’è una componente di sessualità repressa, ma vogliamo completamente dimenticare che questo avviene anche perché non ci si sente al sicuro a incontrare degli sconosciuti? Mi ha lasciato un po’ interdetta la semplificazione che si è fatt di questo ed altri temi.
Lettura interessante e scorrevole, libro divorato in due giorni nella splendida Petrcane, in Croazia. In particolare mi sono piaciuti due capitoli. Primo, quello sull'analisi linguistica dell'uso di termini della sfera sessuale nella lingua diffamatoria e secondo, gli spunti curiosissimi su cosa la maggioranza degli italiani pensa su alcuni aspetti come il sesso fuori dalla coppia stabile, l'essere liberati dalla concezione cattolica di matrimonio, il tradimento, la prostituzione ecc... Quello che mi è mancato nel libro è un po' di autocritica da parte dell'autore, il quale è ben armato per criticare le posizioni di tutti gli altri senza però mettere in discussione le sue idee che per lui sono vere e giuste e quindi "non serve nemmeno soffermarcisi troppo". Pecca di un po' di arroganza... In ogni caso, si tratta di una lettura apprezzata perché offre spunti di riflessione che senza dubbio sfidano il sentire comune (conscio e inconscio) sul tema della monogamia, e non solo.
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Sono rimasto un po' deluso proprio per il fatto che ci ho trovato le cose che io dico da 30, 40 e più anni. Mi aspettavo qualche approfondimento, soprattutto antropologico, che motivasse e desse autentiche radici alle affermazioni su quanto siano nocivi i tabù sessuali e su come siano ancora presenti, anche se travestiti in vari modi.
Però, quando ne ho parlato con degli amici, mi sono reso conto che queste affermazioni possono essere comunque deflagranti e suonare alla gran parte delle persone come delle autentiche eresie.
Un libro da assaporare in un colpo solo ma anche da rileggere e rileggere. Lo consiglio a tutti. Un bello scrollo sul mondo tradizionalista e la repressione sessuale.
Chiunque creda di essere totalmente aperto riguardo il sesso e ritenga di vivere in una società che ormai ne ha superato il tabù, dovrebbe leggerlo. Con una scrittura acuta e accattivante, sostenuta da ricerche sociologiche importanti, internazionali e a livello nazionale italiano, l'autore descrive come ad oggi la sessuofobia sia largamente diffusa. La morale cristiana per i più è abbandonata a parole, ma nei fatti rimane forte la censura, il giudizio, il peso che una vita sessuale libera provoca. Solo la stabilità emotiva e relazionale possono rendere il sesso accettabile? Che differenza di giudizio c'è sulla libertà sessuale di una donna e di un uomo? Gli omosessuali si sono totalmente svincolati dalla proibizione sessuale? A tutti questi interrogativi Edoardo Lombardi Vallauri risponde, mostrando quanto ancora l'ipocrisia e la bigottagine regnino sovrani sul tema del sesso. Anche chi crede di avere una visione libera sul sesso, si ricrederà.
Molto indecisa sulle stelle. Il problema è che Lombardi Vallauri presenta in questo libro molti spunti di riflessione interessanti, su una questione che mi interessa particolarmente, ma al contempo, in altri momenti, mi ha fatto proprio dire "MA DAI, SU!". Parto subito da questi momenti.
1) TINDER E PORNOGRAFIA. Mi ha fatto sbuffare fortissimo questa parte! L'autore, maschio di mezza età, spiega a noi femmine italiane che abbiamo desideri diversi dai maschi, per quello non guardiamo la pornografia - dall'autore definita "la rappresentazione esplicita del sesso tale e quale, quasi allo stato puro" - ma leggiamo "Cinquanta sfumature di grigio". Non perché non ci sono porno girati da un punto di vista femminile, ma sono tutti basati su trame assolutamente improbabili (vorrei sapere se nella vita dell'autore gli è mai successo di entrare nella stanza della sua fidanzata dal suo migliore amico e di unirsi, o di scoparsi la sua sorellastra ecc. ecc.) e in cui la donna è solo un oggetto del piacere maschile, no no, non li guardiamo perché siamo pudiche e delicate. MA DAI, SU! E su Tinder, noi non lo usiamo pe' scopa' e basta, vogliamo per forza conoscere meglio l'altra persona perché siamo pudiche e delicate, rifiutiamo che uno che si sta innamorando di noi (usa questo termine, boh, mica era solo pe' scopa'?) ci apprezzi per le nostri doti fisiche e vogliamo che apprezzi il nostro intelletto. Non gli viene in mente che 1) non sai mai chi hai davanti e purtroppo spesso ci sono pericoli e 2) magari se uno inizia a fare sexting dopo 3 messaggi in modo imbarazzante e triviale, beh, semplicemente ci scende. Insomma, questa parte da 1 stella.
2) L'APERTURA DELLA COPPIA E' UNA GARA TRA MASCHI ALPHA? Va chiarito che il libro non parla veramente di poligamia, ma parla di apertura della coppia a livello sessuale. Insiste tantissimo sull'influenza della Chiesa cattolica, ma anche su questo avrei da ridire: a me sembra che l'influenza sia dei libri, dei film e dei modelli culturali in generale con cui entriamo a contatto fin da piccolissimi a plasmare la nostra idea di come debba essere la coppia, molto più della Chiesa. Poi, non si capisce perché, l'autore sostiene che l'apertura della coppia sia più motivata quando la relazione non è poi così seria, mentre quando si vuole costruire qualcosa (es. avere figli, sposarsi) allora meglio evitare. Ma come? Casomai è il contrario. Mi sembra si contraddica e che contraddica l'essenza di tutto il libro, ma a un certo punto afferma proprio questo. Avrei voluto delle vere sfide, invece qui sembra tutta un'invettiva per convincere la gente che il tradimento alla fine non è così da condannare perché è il patto a essere assurdo e non il tradimento in sé - e va bene eh, siamo d'accordo, però magari meglio insistere sul cambiare i patti, non togliere qualsiasi responsabilità da chi tradisce. E poi, niente di niente sul livello affettivo e sentimentale. Ok, nella vita si può provare desiderio sessuale per tantissime persone ed è normale, ma nemmeno mezza riga sul fatto che ci si può innamorare di più di una persona? Quella sì che è una sfida per la coppia, forse sarebbe un limite per lo stesso autore che si proclama libero, a differenza di tutti gli altri? Lo dico perché in molti passi sembra che il sesso sia una specie di sfida tra maschi alfa e che alla fine, se la partner ne prova un altro migliore, "ci sta" che mi lasci (ma tanto non lo trova, dai). Non considera minimamente che i sentimenti sono moooolto più complessi di così, non considera nemmeno in un punto che si possono provare sentimenti per più di una persona. Desiderio sessuale sì, sentimenti nein. Riporto un paio di esempi: "Che cosa cambia in lui o in lei se tocca altri? La verità è che l'aver goduto di un altro me la restituisce [...] ancora più consapevole (grazie al confronto) della differenza fra me, che sono importante, e chi per lei importante non è". "Ma quando si tratti di persone che non hanno nessuna possibilità di togliercela [la persona amata], il possessivo darà via libera, mentre il geloso alzerà la paletta rossa".
3) POSSESSIVITA' = AMORE? Questa seconda cit. apre un altro tema: l'autore sostiene che la possessività sia un sentimento positivo, che è giusto desiderare di possedersi a vicenda. Grandissimo MAH. Qui pure l'autore fa ciò che condanna, ovvero giudica chi non è possessivo. Lo dice proprio: il "non-possessivo non-geloso è il caso (generale) di tutti quelli che non si vogliono bene e non si danno importanza l'un l'altro". Se permette, professore, io non ho nessun desiderio di possedere la persona con cui sto. Desidero che passi del tempo con me, ma non desidero averlo per me. Tempo e possesso non corrono sugli stessi binari, a differenza di quanto ne pensa lei. Poi, nell'argomentare, mette in relazione "possesso" con "tempo ed energie dedicate"; però non credo che possesso significhi quello, sinceramente. Diciamo, piuttosto, "amore": non è una parola migliore? Secondo l'autore, no. Due persone che non vogliono possedersi non si amano. MA DAI, SU!
Quindi, non so. Interessante la tematica, poteva essere trattata meglio. Dovrei anche vedere meglio gli studi su cui si basa, come quello di Anderson che viene definito come molto serio, ma dalle recensioni su Goodreads mi fa venire il dubbio che non lo sia. Sospendo il giudizio definitivo, magari facendomi una chiacchierata con l'autore potrei capire meglio qual era il suo intento. Chiudo con qualche passo che mi ha fatta riflettere e che mi ha fatto alla fine mettere 3 stelle:
Questa proibizione [del sesso con altri partner] genera tante menzogne perché è essa stessa una menzogna: la madre di tutte le menzogne. E' la menzogna che il rapporto in corso, iniziato perché di fatto in un certo momento ci si è incontrati e ci si è piaciuti, abbia "d'ufficio" un valore tale da giustificare la sua perennità, da sconsigliare ogni esplorazione di altri possibili futuri rapporti, da rinunciare a ogni sviluppo successivo della vita sentimentale di entrambi.
Il mio fare sesso di per sé non lo danneggia [il mio partner], ma il mio violare il patto sì. Per questo mentiamo sul sesso. Perché sul sesso stipuliamo patti che trasformano un non-danno in un danno; un'attività che non farebbe alcun male si trasforma in un tradimento. Questi patti sono generatori di male. E sono generatori di menzogna, perché rendono inconfessabile qualcosa che non fa male a nessuno e che anzi è molto desiderabile per tutti.
La seconda risposta che la realtà oppone alle obiezioni contro le coppie aperte [obiezione: "ti manca qualcosa"] è: Sì, è vero, mi manca qualcosa. A tutti manca qualcosa, perché nessuno è un partner inesauribile, che non faccia mancare niente. E si desidera incontrare i propri amici, praticare sport, realizzarsi nel lavoro, vedere posti... non si desidera sempre e soltanto stare nella contemplazione della propria relazione con il partner. Fra le altre cose si desidera anche avere rapporti fisici con persone piacevoli. Fingere che l'altro possa e debba saturare ogni nostra esigenza è una brutta bugia, indotta dall'ideologia monogama, che carica ciascun partner (e ciascun rapporto) di responsabilità a cui non potrà mai essere adeguato, e sotto il cui peso rischia di soccombere. [...] Ma invece che "manca di qualcosa" si potrebbe anche dire: mi piace tutto e ho voglia di molte cose.
Quando si parla di "fedeltà" si intende sempre quella. Ma la fedeltà a una persona è molto di più. E' il non tirarsi indietro dal progetto comune. E' il non venir meno per l'altro in tutto ciò che costituisce, giorno per giorno, il suo vivere.
È difficile scrivere una recensione per un libro del quale non si condivide neanche una virgola.
Se magari un barlume di verità ci può essere nel pensiero dell’autore tutto viene reso vano dall’estremizzazione e dalla semplificazione con cui si tratta l’argomento. L’autore ha una sua (personalissima) visione, pensa che quella sia la visione giusta e ha la presunzione di pensare che tutti in fondo la pensino come lui e che è in realtà stiamo tutti mentendo a noi stessi. Sostiene la sua tesi selezionando quattro studi che dimostrano che ha ragione lui, semplifica millenni di storia e teorie evoluzioniste senza dare minimamente spazio a visioni divergenti. Posso dire? Che palle, il mondo è bello perché è vario. Chi vuole accoppiarsi ogni giorno con persone diverse (una, due, centomila) lo facesse, chi vuole amare la stessa per tutta la vita buon per lui … tutti gli altri nel mezzo!
Evito di commentare il paragrafo in cui si “accettano” i pensieri ed i desideri dei pedofili perché potrebbero bannarmi la recensione, forse quando ha scritto questa parte l’autore si era bevuto qualcosa di pesante come pure il razzismo gratuito quando fa riferimento al “marito siciliano”.
Sinceramente penso che questo libro abbia come unico effetto non quello di aprire la mente ai bigotti, ma di irritarli e chiedergliela sempre di più.
Onestamente, mai nessun libro come questo di quelli da me letti fino ad ora mi ha aiutata a cambiare radicalmente un'idea (che ho scoperto essere sbagliata) su qualcosa. Illuminante. Non posso che dare il massimo. Niente da aggiungere se non che ne straconsiglio un'appassionata lettura.
TW: cultura dello stupro Apprezzo la critica alla chiesa e la decostruzione della monogamia sessuale, ma poco si salva di questo libro. L'autore fa esattamente ciò che critica alla morale sessuale: implicare che il tanto sesso renda felici e giudicare chi ne fa poco, generalizzando la sua esperienza di persona con forte attrazione sessuale ad universale. È così difficile presentare una liberazione sessuale in cui ognuno è libero di poter fare il sesso che vuole (incluso tantissimo, poco o nessun sesso) senza essere giudicato? Ecco una lista esemplificativa di concetti generalisti e "ancora bigotti" dell'autore: - Presentare un esperimento in cui si implica che le sensazioni fisiche genitali siano certezza di desiderio sessuale (assolutamente no e sostiene la cultura dello stupro; il modo in cui il corpo reagisce agli stimoli non è necessariamente legato al desiderio) - "I maschi, tutti, hanno bisogno di vivere esperienze di sesso plurali e disimpegnate." (Consiglio prima di scrivere un altro libro con il sesso come tema principale di informarsi sull'assessualità) - Affermare che il sesso sia un bisogno primario (cit. di esempio "Fare sesso con persone nuove è una fortissima necessità fisiologica", ma potrei citarne mille) (mangiare è un bisogno primario, non si muore se non si fa sesso e implicare che esso sia una necessità rischia di sostenere la cultura dello stupro) - Tutto il paragrafo "Io non volevo" (per favore informati sul consenso) - Tutto il paragrafo "Conoscere evitando l'esperienza" (le persone hanno il diritto di non voler provare; non ci vuole tanto a sapere che un cibo ti fa schifo anche senza averlo mai assaggiato, perché ci sono altri modi di farne esperienza, come sentirne l'odore; se qualcuno vedesse porno e gli facesse schifo l'idea di fare sesso, avrà il diritto di non provarlo?!) (è bigotto tanto quanto chiedere ad una persona omosessuale come fa a sapere di esserlo senza avere mai provato, che ovviamente non si chiede ad una persona etero per normatività) - Portare dei comportamenti sessuali del mondo animale (soltanto di alcune specie obv) per presentare l'idea che sia naturale per un maschio cercare più partner sessuali possibili e non per una femmina (podcasterone is this you?) - Il pensiero che senza repressione ci procureremmo continuamente piaceri sessuali (l'impressione generale è che l'autore abbia un'alta libido, il che non è assolutamente un problema, e che dia per scontato che tutti ce l'abbiano, il che è un problema) - Il fatto che una relazione soltanto sessuale sia sicuramente meno importante di una relazione romantica.
E purtroppo potrei andare molto avanti. Mi ha fatto molto ridere il finale in cui sostiene che se facessimo tutti più sesso saremmo magri, non più consumisti e non ci sarebbero più leoni da tastiera o persone che si disperano quando muoiono celebrità.
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È un libro interessante, da leggere con pensiero critico. Ci sono alcuni spunti interessanti, l'autore sostiene che la monogamia sia innaturale, e ad avvalorare questa sua tesi presenta argomenti legati alla natura degli animali, agli stigmi dettati dalla società, a studi sul tradimento, e a come sia stato un costrutto che nella storia abbia favorito alcune persone rispetto ad altre, seppure con alcuni risvolti positivi come la diminuzione della diffusione delle malattia sessualmente trasmissibili. Non mi hanno convinto alcuni passaggi logici fatti, ad esempio uno studio fatto dimostrava che su un campione il 78% degli uomini tradiva il proprio partner, e poi menzionava di sfuggita che per le donne il numero non era molto più basso e nel paragrafo successivo continuava a ripetere come per gli uomini, intesi come individui maschi, fosse naturale tradire. Se la monogamia è una prigione per uomini e donne perché la maggior parte degli argomenti e motivazioni coinvolgevano esclusivamente gli uomini, e le donne solo come estensione della coppia? In questo l'analisi è stata fatta superficialmente a tratti, inoltre non sono contemplate altre coppie oltre a quelle eterosessuali e omosessuali, qualsiasi altra sfumatura di sessualità e identità di genere non sono state menzionate o concepite, mi aspettavo che se ne parlasse si più in un libro su come l'Italia sia ancora un paese molto bigotto. Non trovavo validi alcuni ragionamenti per quanto riguarda il comportamento delle donne e la pedofilia.
Mi aspettavo un saggio diverso, una ricostruzione attraverso gli ultimi decenni di com'è evoluta la morale sessuale in Italia, invece la teoria proposta dall'autore mi affascina e mi coinvolge in prima persona. Anche io, da molti anni e in principio senza consapevolezza, ritengo che la relazione monogama non sia naturale e vedo nel matrimonio un vincolo forzato che per la maggior parte di noi non può funzionare, se non reprimendo i propri innati desideri. L'uso sapiente di un linguaggio accademico e gradevole, la sua sommaria brevità, la convinzione della tesi introdotta ed esplorata ne fanno un saggio di introduzione alla morale sessuale valido e stimolante, capace di porre molti interrogativi; peccato che, nonostante riconosca la discriminazione subita dalle donne in ambito sessuale, l'autore affronti questi temi privo di un'ottica femminista, finendo per semplificare e generalizzare questioni molto più complesse, come quella del revenge porn e della paura dei genitori nei confronti dell'attività sessuale delle figlie.
Condivido di base la posizione per cui tante persone siano ancora legate ad una morale tradizionale cattolica e non pronte a domandarsi in maniera critica da dove arrivino talune convinzioni e se siano effettivamente funzionali nella loro vita e permettano loro di essere pienamente felici; detto questo trovo che alcune argomentazioni riportate in questo libro siano azzardate o mal poste o troppo qualunquiste e minimizzanti per essere prese davvero sul serio o per non risultare davvero facilmente attaccabili. Vi sono quindi molti spunti di riflessione e motivi per interrogarsi sulle proprie convinzioni... Ma non lo ritengo un capolavoro per com'è argomentato, mi aspettavo di più.
I was very intrigued by this short essay, because I think it deals with an extremely interesting topic and undermines each beliefs on how to live a romantic relationship in the sexual sphere. Indeed, since pre-marital sex has been cleared through customs, we believe we are more modern and free than previous generations; but is this really the case? Are we really uninhibited? Do we really believe we have broken away from the taboo of sex? This essay attempts to show how much of the sexual sphere is still tied to Christian morality and how much the Italian people are steeped in prejudice.
Interessanti spunti di riflessione, ma in alcuni punti sembra fare riferimento più a ipotesi che a dati confermati. Se così non fosse, comunque andavano citate un po' di più le fonti, a mio avviso. E un po' troppo incentrato sugli uomini, mi sarebbe piaciuto un pensiero un po' più complesso e a tutto tondo. Rimane comunque una riflessione interessante, soprattutto per chi si approccia al tema. Un po' meno per chi lo mastica da tempo. In ogni cado è una lettura rapida e gradevole, che consiglio
Un libro che tratta il tema della morale sessuale. Un po’ noioso e prolisso, per lunghi tratti può essere largamente non condivisibile. Ma come ogni cosa lontana da sé, è importante ascoltarla per capirla. Sicuramente serve per aprire la mente, è una visione molto moderna.
Qualche concetto già noto e diversi spunti originali, specie le riflessioni legate al linguaggio, in cui l'autore è davvero un'autorità. Libro simpatico anche per chi si ritiene libero ed emancipato. Utilissimo per mettere in difficoltà qualche amico bacchettone.
Per me semplicemente groundbreaking e necessario per sopravvivere in un mondo in cui - fortunatamente - la classica idea di relazione sta iniziando a essere messa in discussione