La Storia del Novecento che, con due Guerre Mondiali e una Rivoluzione, attraversa le vite di tre donne: la bisnonna, la mamma e l'autrice stessa. Dentro questo albero genealogico germinano e fioriscono esperienze di vita, ribellioni generazionali, testimonianze e ricordi di altre vite umane che, ciascuna secondo le proprie possibilità del momento, hanno risposto alla chiamata della Storia.
Potrebbe essere un memoir, non fosse che la potenza poetica e sensuale che sprigiona questo libro lo proietta su una dimensione comunitaria vasta: è impossibile non riconoscere i nostri avi nella fatica quotidiana dei raccolti e della fame, nello sfruttamento di quella buona volontà, nei sacrifici che furono il vero pane quotidiano, nel ripiegarsi sulla propria schiena ogni volta che, disillusi dal millantato progresso, tornavano al solito sudore. Impossibile non riconoscere chi si è fatto attraversare da due conflitti e, nonostante questo, ha ricominciato. E poi nuovamente travolto dall'illusione di un benessere disceso dal lavoro.
Impossibile non rivivere gli anni di un breve squarcio del velo di Maja e di un bando andato deserto perché molti nostri genitori non hanno risposto.
Impossibile non vedere la mia generazione persa a cercare di ricomporre lo specchio di un'identità frantumata, troppo impegnata a cercare la direzione per accorgersi che ogni tempo ha la sua chiamata e anche noi abbiamo disertato la nostra.
È uno scrivere potente ed evocativo nel suo intrecciare i tempi, tutti passati, delle guerre e della rivoluzione. È sangue che scorre veloce, è la vena che si gonfia sulla tempia e pupille dilatate per la brama di una qualche conquista.
Lascia che il mare entri è un comandamento. Un invito ad abbandonarsi alla mareggiata aprendole la porta di casa, condividendo con lei una stanza, invece che opporle una stupida e perdente forza umana.
Questo libro culmina, con le ultime pagine lette e rilette con febbre interiore, nella descrizione dell'istante perfetto in cui "si coglie l'opportunità di essere semplicemente chi si è".
Come in ogni istante perfetto (quello filosofico del "cerchio prima che si chiuda" o la sua raffigurazione plastica della contemplazione del bacio di Amore e Psiche di Canova) anche qui trovano il loro posto tutti i racconti e le storie, vissute e tramandate da tre generazioni di donne che, seguendo il percorso di un fiume paziente, arrivano al nostro tempo. Donne attraversate e piegate, forse anche deformate dalla Storia del "secolo del tempo veloce", che hanno portato avanti la luce di un'Anima fiammeggiante.
Barbara Balzerani rompe per noi il guscio di un sapere antico, che non è mai solo un sapere, quanto più un "sentire" in accordo con tutto ciò che ci circonda e che è sopravvissuto alla rottura del patto con la vita e con la madre di tutti.
Un libro vissuto, l'ennesimo di quest'anno e per il quale esprimo immensa gratitudine, arrivato al momento giusto e che ho letto ascoltando Brace dei CSI, mentre cerco di sintonizzarmi nella profondità dei miei abissi e capire se faccio ancora in tempo per rispondere in qualche modo alla mia chiamata, a questo risveglio, qualsiasi esso sia.