Il profumo dell'incubo 13 storie di e scelte da Lisa Tuttle
Cosa si nasconde nella soffitta della casa dei sogni delle litigiose sorelle Sylvia e Pam? Sino a che punto si è disposti ad arrivare per raggiungere la tanto bramata Pietra Filosofale? Quali insidie può nascondere un’innocua convention di fantascienza? Cosa succederebbe se avessimo a disposizione un’ora in più tutta per noi? Il profumo dell’incubo presenta tredici storie di Lisa Tuttle, scelte dall’autrice stessa, che ne ripercorrono la straordinaria carriera, dal classico dell’horror “La casa degli insetti”, sino al terrificante “Sogni nell’armadio”, racconto vincitore nel 2007 dell’International Horror Guild Award, un lungo viaggio nei meandri dell’incubo, dalla penna di una delle più importanti autrici weird moderne.
Potrei definire la mia opera strange fiction. Inizio da un punto nella realtà, nel mondo in cui viviamo. Poi compio una svolta e qualcosa inizia a cambiare, e un che di ignoto, di sovrannaturale, di fantastico s’intromette. (Lisa Tuttle)
Per molti anni Lisa Tuttle ha scritto placidamente straordinari racconti del brivido e romanzi potenti e inquietanti, e lo ha fatto con una naturalezza e un'abilità tali che quasi si potrebbe darli per scontati, e lei con loro. Questo sarebbe un errore tanto imperdonabile quanto non leggere le sue storie. (Neil Gaiman)
ELENCO DEI RACCONTI
"La casa degli insetti" "Il nido" "Il volo per Byzantium" "A cavallo dell'incubo" "La ferita" "Sostituti" "L'uomo di cibo" "L'ora in più" "La mia malattia" "Sogni nell'armadio" "Gli oggetti nel sogno potrebbero essere più vicini di quanto sembrano" "Il libro che ti trova" "L'ultima sfida"
Lisa Tuttle taught a science fiction course at the City Lit College, part of London University, and has tutored on the Arvon courses. She was residential tutor at the Clarion West SF writing workshop in Seattle, USA. She has published six novels and two short story collections. Many of her books have been translated into French and German editions.
"Il profumo dell’incubo", di Lisa Tuttle, è una raccolta di tredici racconti che ripercorre la carriera dell’autrice statunitense a partire dagli anni ‘80 fino ad arrivare al più recente 2017. Edizioni Hypnos ha portato in Italia un gioiellino, un’antologia che esclama a chiare lettere: “Questo è il Weird!”
Ho scoperto una scrittrice straordinaria, dalla penna sopraffina, capace di sorprendere con rapide e incisive pennellate. Le tredici storie iniziano tutte allo stesso modo, un contesto reale e ordinario che lentamente e con maestria si trasforma in qualcosa di strano, sinistro e irrazionale. Il cambio d'atmosfera è reso alla perfezione, è disturbante e inquietante, in grado di scavare nei recessi dell’animo umano, fatto di paure striscianti.
Lisa Tuttle dimostra come la narrativa dell’orrore sia in grado di affrontare temi attuali e importanti, parlandone a viso aperto e da una prospettiva diversa. I tredici racconti, infatti, prendono in esame la condizione della donna, affrontando tabù e questioni complesse come la violenza, la maternità, i disturbi del comportamento alimentare e l’identità di genere.
Lo sosterrò strenuamente, la letteratura Horror non è mero intrattenimento, può essere e può diventare veicolo di messaggi socialmente rilevanti. "Il profumo dell’incubo" ne è un perfetto esempio, non posso che consigliarvelo.
Il Profumo dell'incubo è stato il mio primo acquisto weird. Ora non ricordo a quale evento lo presi, ma ricordo il piacere di accarezzare quella copertina così strana per me. Un feto con una corona di fiori (il rimando a Frida Kahlo l'ho percepito solo io?) Un antologia magnetica, che ti porta ad aver terrore nell'aprire la cassapanca della nonna, ad andare nel solaio per prendere vecchie cose, la paura dell'innamorarsi della persona sbagliata.....parte tutto da un punto della realtà per poi trasformarsi in qualcosa di sovrannaturale, fantastico, l'incubo si intromette nel racconto e ti lascia lì, a bocca spalancata. Racconti principalmente vissuti dal punto di vista femminile, e infatti troviamo lei in quarta di copertina. Una normalissima signora che ricordata un po' la nonna di tutti....mai e poi mai penseresti che dalla sua penna ne escano certe storie, non di unicorni e fatine, ma strane creature e angoscie palpabili. Storie di paure infantili, preoccupazioni che la gravidanza può instillare, relazioni tossiche. Una normalità distrutta da tutto il marcio che la circonda. Credo che siano stati tradotti pochi libri suoi in italiano, ma ho già recuperato un altro suo titolo.
"Aveva quell'atmosfera insensata e sinistra tipica dell'incubo."
Curiosa, disturbante, disgustosa, weird. Una raccolta di racconti valida, letta in compagnia di un amico sempre pronto ad offrire spunti di riflessione.
Ho letto una raccolta di racconti che mi è piaciuta molto. L’ha scritta l’autrice di weird e horror Lisa Tuttle ed è stata pubblicata dalle Edizioni Hypnos, che continuano a farsi apprezzare. Ho preso il libro senza conoscere niente di Tuttle ed è stata una sorpresa. La collezione segue una progressione cronologica, partendo da una storia del 1980 (la più debole) e arrivando fino al 2017. Ho trovato però una grande coerenza di temi e stile. I racconti sono stati selezionati da Tuttle stessa, sottolineando la peculiare caratura di weirdness del suo lavoro. I racconti sono validissimi sotto qualsiasi punto di vista, mi ha però impressionato il modo in cui parla di alcune specificità dell’esperienza femminile in chiave horror.
Una delle caratteristiche che mi hanno fatto amare queste short story è come sono strutturate. Il formato è più o meno sempre lo stesso, una ventina di pagine nelle quali Tuttle non si prende mai più tempo del dovuto. Non hanno il ritmo sospeso di certe opere di literary fiction che finiscono per farmi incazzare perché non vanno troppo oltre allo studio del personaggio. Tuttle fa sempre un passo in più, lei ti racconta una storia. Ed è sempre una storia inquietante con degli aspetti sovrannaturali, ma in un certo senso riguarda anche te per come sono universali gli elementi che va a evocare.
Condivido i miei appunti sui singoli racconti:
La casa degli insetti – Non l’ho apprezzato troppo come apertura della raccolta anche perché contiene una scena di stupro di cui avrei fatto a meno.
Il nido – Qui c’è un’immagine che mi rimarrà in mente, quella di una persona in piedi davanti un nido gigantesco che occupa tutta la soffitta di casa propria. Ci sono tante sfumature di orrore nell’idea di una creatura che parassita casa tua, che ci costruisce all’interno qualcosa che è una sorta di uncanny valley architettonica, come costruzione caratterizzata dal suo essere animale e non umana. Questo nido poi è sproporzionato, la sua grandezza lo rende ancora più incomprensibile e minaccioso.
Il volo per Byzantium – Inizia a far capolino un tema ricorrente, quello in cui la scrittura stessa entra a far parte della storia. Sbirciando poi le notizie sulla vita privata di Tuttle ho capito meglio alcune delle vicende che ha usato per i suoi personaggi di scrittrici e scrittori. In questo allude soprattutto alla sindrome dell’impostore contro cui bisogna lottare per riuscire a portare avanti la propria opera.
A cavallo dell’incubo – Qui per me il libro ha svoltato. Mi piace come Tuttle parla della maternità come potenziale terreno di ansia e contrattazione per una coppia. Mi sembra che frughi in alcuni angoli sporchi senza farsi problemi a chiamare in causa aspetti difficili di argomenti delicati. Qui parla di aborto spontaneo come una sorta di maledizione, ma lo fa dal punto di vista di qualcuna che di questa maledizione in un certo senso gode.
La ferita – Qui la sorpresa è legata a come funzionano sesso e gender nel suo universo narrativo. Quando incontro storie che usano certi meccanismi mi interrogo sempre per capire se per caso ci sia qualche contaminazione TERF in mezzo. Questo testo a me è sembrato non andare in quella direzione. Direi che tratta una visione tetra del vivere come persone “socializzate come femmine”. Il punto del racconto penso sia mostrare come il genere assegnato alla nascita sia qualcosa che viene imposto alle persone. Qui viene messo in scena con un espediente da narrativa fantastica che restituisce proprio quel senso di imposizione. Come spesso accade con le sperimentazioni letterarie femministe su questi argomenti, mettete in conto che c’è comunque la possibilità che suoni stridente a una sensibilità del 2021 per come parla di “essere una donna” (è stato pubblicato nel 1987).
Sostituti – In questo racconto c’è un’altra immagine weird che mi è rimasta impressa, quella di una creaturina indefinibile che può provocare tenerezza oppure orrore in base a chi la guarda. Tuttle lavora attorno a questa dicotomia e ancora una volta gira parte del discorso verso una rilettura allucinata del vissuto femminile.
L’uomo di cibo – Corpo, sesso e disturbi alimentari in una dimensione horror surrealista.
L’ora in più – Weirdness spazio-temporale con una scrittrice divisa tra la famiglia e la necessità di fare posto al suo lavoro.
La mia malattia – Storia incentrata sulle relazioni con un twist alchemico e una strana versione di body horror legato alla gravidanza.
Sogni nell’armadio – Questo penso che possa avere ispirato il film Ghostland di Pascal Laugier.
Gli oggetti nel sogno potrebbero essere più vicini di quanto sembrano – Infestazione della memoria per una coppia ormai divorziata. Terrore legato al territorio.
Il libro che ti trova – Di nuovo un lato potenzialmente di autobiografia letteraria sulla scrittura, con la competizione interna a una coppia in cui è lei ad avere più successo. C’è uno scrittore misteriosio che aleggia sulla storia come ispiratore oscuro e catalizzatore degli eventi.
L’ultima sfida – Un terrore dell’infanzia che riemerge dalla memoria di una donna che si avvicina alla terza età.
"C'era qualcosa di grosso e nero su uno degli alberi; qualcosa che mi ricordava spaventosamente un uomo accucciato intento a spiare la casa. Assurdo, non poteva essere; ma qualcosa c'era, qualcosa di molto più grosso di una cornacchia o di un gatto. Qualcosa di estraneo, qualcosa di pericoloso."
Quella sera ci cresceva qualcosa. Era una pallida vescica biancastra, una sorta di bolla o un bozzolo, delle dimensioni di una piccola stanza. Sentii che era organico, qualcosa che era cresciuto piuttosto che essere stato portato lì. Era come se la casa di Daniel fosse un organismo vivente, un corpo in grado di estrudere una sostanza simile a carta velina.
Excursus di rapporti amorosi deviati e famiglie disfunzionali. In tal senso, l'impegno profuso dall'autrice nello smontare il matrimonio è così metodico da lasciare al lettore due opzioni: poligamia o singletudine perenne. La penna della Tuttle si rivela affilata, con qualche discontinuità da ascrivere a gestioni del weird non sempre particolarmente raffinate.
La casa degli insetti 3.5★ Ellen, in seguito a una temporanea separazione dal marito, viene accolta dalla zia May. La casa, una catapecchia dall’incerta stabilità, si rivelerà essere il minore dei problemi durante questo soggiorno. Malsano e irrorato da un’ambiguità di fondo tutt’altro che all’acqua di rose, il racconto si carica di suggestioni concupiscenti per esplodere in un epilogo violento e parassitico. Pecca solo di eccessivo didascalismo.
Il nido 4.5★ Due sorelle rilevano un casolare in campagna per andare ad abitare assieme. Ma scopriranno molto presto che non sono sole all’interno della casa. La parola “nido” viene svuotata della connotazione intima e materna; nel racconto è più corretto parlare di spazi condivisi, e della profanazione che implica lo sconfinare l’ambiente personale (o tradirlo, a seconda delle prospettive). Racconto di una profondità ragguardevole, che solo per qualche dialogo un po’ sbilenco non si fregia del massimo dei voti.
Il volo per Byzantium 3.5★ Sheila Stoller, autrice de Chiaro di luna sotto la montagna, viene invitata a un convegno di scrittori attivi nella fantascienza. Il solo ritorno nel Texas, suo stato natale, sarà preludio di reminiscenze passate. Storia dal taglio dichiaratamente autobiografico, questo racconto vanta una protagonista mossa da contraddizioni interiori, capace di essere al contempo carnefice e vittima; la stessa storia si costruisce su contrasti che dilatano la vicenda in un tessuto quasi onirico.
A cavallo dell’incubo 3★ Tessa è amante scoperta di un ragazzo sposato; la stessa moglie ne è al corrente. Nonostante la sua vita viaggi su binari tranquilli, i sogni notturni sono costellati dalla sistematica presenza di una puledra fluttuante a mezz'aria, sospesa nel cielo. Il racconto cerca di perorare la causa del contrasto interiore attraverso sensi di colpa malriposti - aborto della madre desiderato e quindi concretizzato - e rotture coniugali causate da illazioni pressoché simili (poco credibili a livello di reazioni umane). Ancora una volta pregevole l'ambiguità della protagonista.
La ferita 5★ Olin e Seth, entrambi con un matrimonio fallito alle spalle, approfondiscono un’intensa quanto conturbante amicizia. L’esercizio sentimentale, nella sua massima intensità, si configura come sommo giudice nel rapporto amoroso e sessuale tra uomo e donna; tra la distribuzione delle parti. Un racconto femminista nelle viscere, che tra lacrime e sangue denuda i limiti dell’uomo in nome di un anelito alla parità.
Sostituti 4★ Uccidere una creatura sconosciuta, ai bordi del marciapiede, non è mai foriero di sviluppi benevoli. Se l'approfondimento della creatura rimane deliberatamente vacuo (un pregio), è nel disgregamento dell'equilibrio coniugale - di fronte a un elemento di perturbazione - che risiede il cuore della storia.
L’uomo di cibo 4.5★ Cessare di nutrirsi per mantenere la linea implica escamotage più o meno elaborati per nascondere il cibo: perché non ubicare sotto il materasso tutti i resti? Dal non essere "sentiti" dal punto di vista introspettivo sino al vivere in funzione di chi ci fa "sentire", il racconto è un invito all'autonomia della propria percezione. Finale delirante, nel bene o nel male, che non impatta la forza del narrato.
L’ora in più 4★ Cosa potremmo fare se disponessimo di un’ora in più ogni giorno, in una dimensione altra? Dalla necessità di scrivere si passa alla gestione del proprio tempo. Cambia la percezione del proprio quotidiano: ogni "inizio" è sempre più interessante dello svolgimento successivo perché risiede tutta la potenzialità di ciò che ancora non è stato compiuto.
La mia malattia 4.5★ Frequentare un alchimista non è esattamente una buona idea. Spunto di partenza all'apparenza inconsistente, capace però di tratteggiare un'atmosfera malsana che nello squilibrio del rapporto di coppia trova il suo picco. È difficile decidere cosa sia più disgustoso tra la frequentazione di convenienza o l'excursus mucillaginoso costellato da sacchi amniotici e cisti ovariche.
Sogni nell’armadio 3★ Angosciante racconto di una bambina rapita da un pedofilo e costretta a sopravvivere in un armadio. Pur con un'intensità emotiva vibrante, il racconto cede dalle fondamenta nell'espediente inserito all'interno del titolo (non si può fantasticare su esperienze mai vissute in prima persona).
Gli oggetti nel sogno possono essere più vicini di quanto sembrano 3.5★ Osservare da Google Maps la vecchia casa in cui si è abitati può essere foriero di scoperte particolari. Il soggetto in sé - una casa fuori dal tempo e lo spazio, forse metafora dell'inesistenza di un nido sicuro - è poco originale quanto suggestivo.
Il libro che ti trova 2.5★ Molti lettori, da piccoli, si saranno fatti stregare da un autore/autrice. Tuttle parte dalla suggestione verso Aickman per orchestrare una storia di amori non corrisposti (e sensi di colpa annessi). Racconto poco incisivo nel soggetto; ancor meno accattivante l'elemento weird della vicenda.
L’ultima sfida 3.5★ Due nonne, vecchie amiche d’infanzia, si incontrano in un negozio di articoli per Halloween assieme alle rispettive nipotine. Avranno modo di ricordare le sfide giovanili, tra cui la misteriosa casa della torre. Racconto, omaggiante apertamente L’enigma di Walter de la Mare, capace di far riaffiorare le irrazionali paure dell'età che fu.
Nella prefazione a “A Volte Ritornano”, Stephen King scrisse che al centro della letteratura dell’orrore c’è il confronto con la propria mortalità: leggere una storia dell’orrore è come tastare un cadavere attraverso un sudario, e scoprire che è il nostro.
Ma se le sue entità soprannaturali sono controfigure della Morte, gli orrori di Lisa Tuttle sono qualcosa di più sottile. I mostri, le ombre e le metamorfosi nei suoi racconti sono per i noi lettori quello che bambole e pupazzi sono per un bambino o una bambina: oggetti sui quali proiettare le nostre aspettative e attraverso i quali affrontare la nostra solitudine, le nostre debolezze, i circoli viziosi e i vicoli ciechi delle nostre esistenze.
Non ho una spiegazione su come sia possibile che storie così spietate con il lettore siano così piacevoli da leggere, e perché una volta finito il libro se ne chieda ancora. Alcuni indizi sono la scrittura perfettamente strutturata e ritmata dell’autrice, la sua comprensione della natura umana, complice e priva di giudizi, e la sua immaginazione variegata e talvolta sorprendente; ma c’è di più ed è qualcosa che sfugge alle parole.
Se volete farvi un giro turistico nel vostro lato oscuro, fatelo con lei. Siete in buone mani.
Pubblicato da Edizioni Hypnos.
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In the preface to his “Night Shift” anthology, Stephen King once stated that horror literature is about the acknowledgement of our mortality. He compares reading an horror story to touching a corpse through a shroud, and discovering that it’s our own corpse.
But if his supernatural entities are stand-ins for the Grim Reaper, Lisa Tuttle’s horrors are something subtler. Her monsters, shadows and body mutations are to us, the readers, what dolls and toys are to children: upon them we project our expectations, and in the process we find out about our loneliness, our vulnerability, our weaknesses, our loops and dead ends.
I have no explanation why it’s so addictively pleasant to read such merciless, eye-opening stories. A good guess would be Tuttle’s perfectly paced writing, her complicit and non-judgemental understanding of human nature, her varied and always surprising imagination; but there’s more to it that escapes definition.
If there’s one trip to the dark side you need to take, this is it. You’re in good hands.
Media matematica: 3,4 Arrotondo a 4 stelle perché nel complesso questo libro è stata una bella esperienza e ho trovato alcuni racconti che solo loro valgono l'acquisto. L'autrice sa scrivere in maniera fluida e nel contempo delineare con precisione ogni situazione e ogni racconto, dandogli lo spessore necessario per godersi anche quelli che, a conti fatti, non rientrano nei propri gusti. Libro consigliatissimo agli amanti del genere horror/weird.
ELENCO DEI RACCONTI "La casa degli insetti" 4.5/5 Va a trovare la vecchia zia nella sua casa fatiscente e scopre qualcosa di disgustoso "Il nido" 4.5/5 Una vecchia casa acquistata da due sorelle. Un buco sul soffitto e strani comportamenti. Alcune parti abbastanza terrorizzanti. "Il volo per Byzantium" 2/5 Una scrittrice in erba viene "intrappolata" ad una convention di fantascienza. "A cavallo dell'incubo" 3/5 Stavo per dare 2 stelle, ma il finale... il finale è una mazzata. "La ferita" 3/5 Racconto scritto bene, ma che... schifezza... fuori di testa. "Sostituti" 5/5 Orripilanti esseri puccettosi conquistano le donne. Orrido capolavoro. "L'uomo di cibo" 4/5 Anoressia, sesso e... qualcosa nascosto sotto il letto. "L'ora in più" 3/5 Al ritocco di un orologio fantasma, compare una porta in cima alle scale, che porta in un luogo dove il tempo scorre in maniera differente. "La mia malattia" 5/5 Argh!!! Deve finire proprio così? Una ragazza e la sua relazione con un alchimista. "Sogni nell'armadio" 2/5 Una bambina rapita da un "mostro". "Gli oggetti nel sogno potrebbero essere più vicini di quanto sembrano" 3/5 Un cottage irraggiungibile nella campagna inglese. "Il libro che ti trova" 2/5 Affascinante perché parla di libri, la parte horror (che tanto horror non è) ha poco senso. "L'ultima sfida" 3/5 Una strana storia su una casa e una cassapanca intagliata.
Ho trovato "Il profumo dell'incubo" una lettura veramente straordinaria, che mi ha dato molto. Innanzitutto i racconti della Tuttle sono profondamente femminili. Non racconti per donne, ma racconti-donna, che proprio per questo possono essere apprezzati profondamente da un pubblico maschile. Non svelano misteri, ma offrono un punto di vista inedito, spesso spiazzante. "La ferita", per esempio, può fare intuire qual è il dolore di una donna, quello che un uomo non potrà mai capire (ma ascoltare sì, e provare qualche volta a lenire). Se noi maschietti ci illudiamo ancora di poter alzare la cresta, "Sostituti" ci rimette subito al nostro posto. Attenzione, però, non c'è un'acritica esaltazione del femminile, come si capisce dal bellissimo "La mia malattia", storia di fatto di una debolezza non priva di colpe. Lisa Tuttle offre un saggio di scrittura chiara ma insidiosa, un terrore mai troppo svelato, ma non per questo assente o solo accennato (il primo e l'ultimo racconto sono, a loro modo, agghiaccianti), tra labirinti di ossessioni e baratro di violenza e mistero. Un modo originale di raccontare il male, destinato a rimanere addosso a chi si addentra nella lettura.
Una delle migliori raccolte di racconti weird che io abbia mai letto. Lisa Tuttle sa creare storie inquietanti sui toni del weird (con vari tocchi molto presenti di horror e elementi fantastici) partendo da racconti ed elementi appartenenti alla vita quotidiana (una relazione, una gravidanza, un viaggio di lavoro, un disturbo alimentare, la volontà di comprare una casa nuova) che, a un certo punto, diventano qualcos'altro.
Qualcosa di inquietante si insinua nella realtà delle storie create dall'autrice, cambiando completamente la direzione che avevano inizialmente preso.
Ho amato tutte le storie presenti in questa raccolta, in particolare: L'Ora in più, Gli oggetti nel sogno potrebbero essere più vicini di quanto sembrano, il terrificante Sogni nell'armadio (mi ha fatto paura davvero, cosa che accade di raro) ma anche A Cavallo dell'incubo e diversi altri.
Imperdibile (davvero!) per qualsiasi appassionato del genere. L'ho trovata una lettura sbalorditiva.
Per chi, come me, apprezza di più il fantastico quando è metafora di situazioni, sensazioni e stati d'animo quotidiani - uno specchio distorcente che permette di conoscere meglio sè stessi e gli altri - questo libro è una bomba. L'autrice sa dove colpire e sa colpire, duro e preciso. Tecnica e sensibilità altissime, un'ironia e una scioltezza che mi hanno ricordato i migliori scrittori inglesi del fantastico - M.R. James, Robert Aickman, Clive Barker - e una volontà senza compromessi di toccare i punti deboli del lettore, i suoi - i nostri - nervi scoperti e fratture esistenziali. E così questa scrittrice superlativa affronta cose delicatissime e cruciali come il sentirsi a proprio agio e il sentirsi a disagio, le relazioni tra parenti, gli amori impossibili, le responsabilità e le durezze della vita familiare, la passione ardente e la brutalità glaciale dell'essere genitori, il sentirsi dentro il mondo e il bisogno folle di evasione. Un libro fenomenale, altissima letteratura, un'esperienza umana, quasi come incontrare e conoscere a fondo una persona.
Un po' di delusione per questa raccolta di cui avevo letto un gran bene. Lungi da me discutere il tenore e l'importanza dell'autrice, ma l'impressione generale è che molti dei racconti non siano invecchiati bene. Senz'altro venti o trent'anni fa saranno stati delle bombe nucleari per la carica sovversiva e in qualche modo femminista (o anti-femminista), i ribaltamenti di ruoli, le esplosioni weird. Ora però ci si riserva un rispetto reverenziale ma non certo la carica immaginifica e di suggestioni di un tempo. Di più: ci sono racconti bellissimi e altri pessimi, a mio parere, quindi l'andamento è un po' altalenante.
Alcuni racconti sono estremamente belli, sottilmente ti portano sull' orlo di un dirupo da cui ti spingono all' ultimo. Purtroppo non sono tutti a quel livello di intensità, però i più riusciti sono in grado di dare un bel brivido, toccando tasti comuni quali le relazioni, i lutti, le separazioni...a dimostrazione che l'horror non è solo mostri o soprannaturale.
4,5. Una piacevolissima scoperta! Racconti brevi ma densi. Non ce n’è stato uno che non mi sia piaciuto (ammetto, però, di averne saltato uno perché troppo “forte” per me). Storie inquietanti, e scritte egregiamente, mi ricordano Poe.
Abbandonato a meno due racconti. Me lo sono inflitta fin quasi alla fine quindi mi sento in diritto di segnarlo tra i libri letti.
Non ho trovato nessun racconto degno di nota. Noioso all'inverosimile, durante la lettura oscillavo tra l'agonia di dover andare avanti parola per parola e la totale mancanza di interesse. E anche un pizzico di fastidio verso certe situazioni e certi personaggi.
Peccato perché avevo alte aspettative dato che chi lo ha letto lo ha elogiato in qualsiasi modo.
Una raccolta dell'orrore che scava nell'animo del lettore. Alcuni racconti mi hanno lasciato un po' in sospeso, come se ci fosse altro che non potevo vedere. Merita! Le vibes della Tuttle le ricorderò a lungo!
Qualcuno in vena di battute mi ha detto che oggi nessuno è più in grado di leggere da solo. Si riferiva, è ovvio, ai gruppi di lettura.
Non so perché siano così popolari, mi viene in mente la risposta più ovvia, e cioè perché è bello parlare delle proprie letture. Commentare un libro è piacevole, ma vuoi mettere farlo con qualcuno che lo ha letto o, ancora meglio, lo sta leggendo e si può fare gossip in tempo reale come se si vedesse un film tutti insieme?
Comunque, uno dei motivi per cui io seguo una ventina di GdL (si, è vero) è che mi spronano a leggere cose di cui non ho mai sentito parlare (vedi Il signore dei lupi), o al contrario che ho in libreria che mi aspettano da tempo (vedi Malombra).
Ovviamente non è che poi mi piaccia tutto, ma è lì il bello: ad esempio ho scoperto di non amare la narrativa odierna giapponese ma adoro i libri sul Giappone scritti da stranieri.
Sicuramente ho un problema anche con l’horror contemporaneo: nell’ultimo anno ho letto Lunar Park, ancora prima Aldilà e l’estate scorsa tutta la Trilogia del Drive In. Non me ne è piaciuto uno.
Il profumo dell’incubo è una raccolta di racconti di Lisa Tuttle, autrice americana incredibilmente prolifica che, appunto, non conoscevo. Mi approccio con la mente aperta, ma cominciamo malissimo: il primo dei tredici racconti mi sembra perdibile, con una storia piuttosto scontata e una narrazione anonima. Oltretutto l’autrice fa grande uso dei dialoghi (spesso inutili), che a me non piacciono granché.
Col secondo non vado molto meglio, i personaggi non mi sembrano ben delineati e i luoghi non sono nemmeno descritti. La trama è ancora prevedibile e l’interesse mi si spegne abbastanza in fretta. Arrivata a metà della storia non mi sento motivata a finire (e siamo in un racconto).
A metà del libro, poi, mi convinco che l’autrice sia ossessionata dalle gravidanze (magari potevo intuirlo già dalla copertina), in particolare da quelle non portate a termine, e il tema si ripete un tantino troppo per risultare ancora interessante. Spesso faccio fatica a capire cosa succede, devo tornare indietro e rivedere qualcosa, e dire che sono una lettrice piuttosto attenta. Ma forse il senso di caos e smarrimento, visto il tema, è voluto.
In poco tempo, ma con molta fatica, termino la lettura.
Mi è piaciuto? No.
Lo consiglio? Non posso escludere che il problema sia mio e che magari per qualcun altro l’horror non sia solo Bram Stoker e Stephen King.
Un consiglio: leggete l’introduzione solo alla fine del libro, capirete meglio le note sui singoli racconti.