L'orient express, aujourd'hui rêve et nostalgie, hier somptueuse réalité d'un train qui, tel un ruban de soie rouge et rose, déroulait ses fastes de Paris à Constantinople. Emportant des rois, des aventuriers, des femmes sublîmes ou dangereuses...Le vieux diplomate Paul de Moray se souvient En 1913, c'est son premier voyage vers Budapest et son éblouissante rencontre avec Maria Von Pallberg. Maria a aimé le père de Paul et Paul ressemble tellement à son père..Au lendemain de la Grande Guerre, Mornay, en route pour Vienne reconnait la cantatrice Jenny Fisher. Son mari, qu'elle a cru mort, l'attend. Mais dans le train a bondi un inconnu, fou d'amour pour Jenny!
Pierre-Jean Rémy is the pen-name of Jean-Pierre Angremy who was a French diplomat, novelist, and essayist. He was elected to the Académie française on 16 June 1988, and won the 1986 Grand Prix du roman de l'Académie française for his novel Une ville immortelle.
Un vieux diplomate évoque 6 femmes dont les destins ont croisé le sien à bord de l'Orient-Express, du moins c'est ce qu'il raconte à Lise, en quête d'une histoire. Histoires d'amour ou petits drames de la vie de ces femmes animent l'e train longue-distance à travers une Europe qui vit aussi des temps difficiles en cette première moitié du 20e siècle.
Edición con este mismo ISBN pero otra tapa. ¿Será que venía con una sobrecubierta así originalmente? Tomo supuestamente único pero que no, hay uno más.
Descrive meravigliosamente quei momenti della vita che precedono la grande tragedia storica. Quelle bolle pronte ad esplodere e a far rovinare i suoi inquilini verso la realtà. Sei racconti, alcuni decisamente più interessanti di altri, di sei donne, ancora una volta, alcune più decisamente interessanti di altre, che girano intorno all'Orient-Express, e del narratore che è probabilmente la parte più debole, e inquietante del libro.
Il primo racconto (Maria) ha una trama accattivante spezzata dalle troppe anticipazioni del solertissimo narratore. Si salva per la scena del ballo finale che, similmente alla marcia di Radetzky, anticipa in maniera velatamente premonitrice lo scoppio della polveriera balcanica. Un lento valzer, il primo e ultimo, che ci accompagna verso Sarajevo.
Il secondo racconto (Jenny) presagisce l'ascesa del nazi-fascismo. In quella che è probabilmente una delle peggiori storie d'amore mai scritte. (Dopo aver ritrovato il proprio marito sperduto decide di abbandonarsi nelle braccia della sua vecchia fiamma: il cugino anti-semita).
Il terzo racconto (Antonella) è una storia di spionaggio ed intrigo che si risolve in maniera tragicomica: una copertura che salta per la gelosia di un professoruccolo che non riesce a starsene zitto a vedere la sua studentessa, di cui si è innamorato a seguito di una ubriachezza molesta (e il consenso!?!?!?), ignorarlo.
Il quarto racconto (Hèléne) è una vera storia di spionaggio dalla cadenza lineare e telegrafatissima. È comunque un bel leggere.
Il quinto racconto (Jane) è una commedia all'italiana. Va da sé che Gaetano da Montefeltro è il nome più italiano mai inventato, dopo Mario Rossi.
Il sesto racconto (Mina) è l'unico motivo per cui il libro non andrebbe mollato alla decima pagina. Il treno percorre un viaggio a ritroso, e vediamo il glorioso Orient-Express diventare nient'altro che un banale convoglio di profughi. Un treno che da lì a poco sarà tristemente comune. Poche pagine che quasi salvano il romanzo. Quasi.
Ha quella grammatica e prosa di grande romanzo del secolo scorso e ne possiede anche il talento affabulatorio, ma la cornice è invadente all'inverosimile, il narratore è opprimente e distrugge ogni suspence sul nascere, nel complesso: fastidioso. Non mi importa sapere se tale signorina nel fiore degli anni te la saresti portata a letto, vai avanti, grazie. Ci sono molte scene evocative, divertenti, gradevolmente voluttuose. Scene, dicevo, troppo spesso inframmezzate dal narratore interno, che egli stesso ammette essere un pessimo romanziere a tempo perso.