Quante volte facendo zapping o per scelta ci siamo fermati a guardare con curiosità e scetticismo quei film – perlopiù ambientati in America – dove a far da protagonisti sono i virus e le corse forsennate per accaparrarsi l’ “antidoto”. Da un paio di mesi siamo diventati gli attori di quel film e aspettiamo – purtroppo inermi – il miracolo per uscire dall’incubo e da un male che si prospetta ancor più terribile, quello economico. Anche mentre leggiamo un libro dello stesso genere, sappiamo che dopo un po’ insieme alla parole FINE, avremo l’agognato LIETO ad anticiparlo. Questa premessa perché, attraverso una storia romanzata in un contesto così “reale”, Felicia Kingsley desidera regalare ore di spensieratezza – con temi molto importanti – e contribuire con il suo aiuto, alla salute di chi si trova in difficoltà, supportando la sanità e lo stato con i proventi delle vendite. Un piccolo ma grande atto di solidarietà da parte di tutti noi.
Ma intrufoliamoci tra le pagine…
Didi è una delle tante italiane che sono rimaste tagliate fuori dalla propria residenza – non per cause lavorative ma al contrario – e si ritrova di nuovo riunita con la sua famiglia al completo, negli spazi riadattati dopo il trasferimento a Berlino.
Ad una parete di distanza, quelle parole alla tv, rappresentano per Alex una tegola in testa.
«Sto per firmare un provvedimento che possiamo sintetizzare con l’espressione “Io resto a casa”. Tutta l’Italia è da considerarsi zona protetta, saranno quindi vietati su tutto il territorio della penisola gli spostamenti, a meno che non siano motivati da tre specifiche circostanze comprovate: ragioni di lavoro, casi di conclamata e indifferibile necessità – ossia approvvigionamento alimentare – o per motivi di salute…»
Non è contemplato nel decreto l’abbandono del luogo di residenza a causa di una compagna fedifraga, e trascorrere la quarantena con Gaia si prospetta peggio di una condanna a morte. E pensare che in un momento di “distanziamento sociale”, c’è chi mette il dito nella piaga.
«Non buttarti di sotto eh, mi raccomando.
(…) Ora che so che qualcuno tiene alla mia vita, ho già un motivo in più per non farlo.
Oh, no. Non è perché tengo a te. È che se muori, poi lo scettro del più sfigato del condominio passa a me.»
La conoscenza tra Didi e Alex nasce con la complicità di un virus che ha già iniziato a uccidere. Un sentimento che evolve lentamente e si insinua in profondità nei loro cuori a dispetto degli amori fugaci ed estemporanei a cui oggi ci stiamo “assoggettando”. La frenesia si adatta sempre più agli amori che diventano subito noia, abitudine e voglia di evadere… come tra Alex e Gaia.
La voglia di vedersi, di stare insieme nonostante gli ostacoli, la rinuncia anche ad una semplice carezza, fa riflettere sulle cose che si sono perdute e quelle che abbiamo, ma che continuiamo a bistrattare. L’autrice, con intelligenza, bravura e l’ironia che la contraddistingue, tocca argomenti importanti come l’inquinamento, il “maltrattamento degli animali”, gli inganni “mediatici” e – come già esposto – l’importanza della famiglia e i veri rapporti di coppia. Temi che ben contestualizzati creano un tessuto profondo e di spessore ad un romanzo che si assapora con leggerezza e spensieratezza, diventando anche una sorta di terapia per #iorestoacasa.
Appuntamento in terrazzo lo si ama in primis per lo scopo, a cui non si può rimanere indifferenti. Lo si adora per la freschezza della penna ormai consolidata di Felicia Kingsley. Lo si apprezza ancor di più per la speranza e tutto il buono che si può trarre da una situazione drammatica e che non prospetta un’immediata via di uscita.
Grazie di cuore lo dico in anticipo a chi leggerà questa recensione e poi prenderà la novella, a chi l’ ha già letta, per l’aiuto che tutti noi riusciremo a dare con un contributo così piccolo a chi tutti i giorni lotta per salvare le vite, anche quelle che purtroppo dopo una lotta estenuante, scivolano da mani che continuano ad essere forti e preparate a tutto.
A me il covid ha segnato in profondità 😦 , ma dobbiamo ripartire. Facciamolo tutti con la testa e rispettiamo il prossimo come faremmo con noi stessi. Non sottovalutiamo, è un mostro invisibile, subdolo e senza scrupoli.