Ipazia fu matematica e astronoma, sapiente filosofa, influente politica, sfrontata e carismatica maestra di pensiero e di comportamento. La sua femminile eminenza accese l’invidia del vescovo Cirillo, che ne provocò la morte, e la fantasia di poeti e scrittori di tutti i tempi, che la fecero rivivere. Fu celebrata e idealizzata, ma anche mistificata e fraintesa. Della sua vita si è detto di tutto, ma ancora di più della sua morte: aggredita, denudata, dilaniata, il suo corpo fu smembrato e bruciato sul rogo. A farlo furono fanatici esponenti di quella che da poco era diventata la religione di stato nell’impero romano-bizantino: il cristianesimo. Per la prima volta, con rigore filologico e storiografico e abilità narrativa, Silvia Ronchey ricostruisce l’avventura esistenziale e intellettuale di Ipazia, inserendola nella realtà culturale e sociale del mondo tardoantico, e ci restituisce la vera immagine di questa donna che mai dall’antichità ha smesso di far parlare di sé e di proiettare la luce del suo martirio sulle battaglie ideologiche, religiose e letterarie di ogni tempo.
Silvia Ronchey è una saggista, accademica e filologa classica italiana. Già professoressa associata all'Università di Siena, è oggi ordinaria di Civiltà bizantina nel Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di RomaTre.
Il titolo giusto, ma editorialmente improponibile, sarebbe stato "La vera storia della storia di Ipazia". Il tema del libro è quello della ricezione, trasformazione, tradimento e sfruttamento della figura di Ipazia. E su questo il lavoro di analisi di Ronchey è a livelli altissimi. L'autrice riesce ad essere lucida e oggettiva nel maneggiare le fonti e contemporaneamente a schierarsi in modo esplicito sul piano dei valori, senza mai andare in cortocircuito. Lo sforzo è enorme, e come in tutti i lavori di genio, non si nota.
Il personaggio di Ipazia è sicuramente affascinante, una specie di Marie Curie del quinto secolo dopo Cristo. Indipendente in un periodo in cui l'indipendenza delle donne era quantomeno malvista; colta e rispettata quando l'accesso all'istruzione femminile era difficoltoso e dimostrare ripetto a una donna era visto come avvilente; arrogante al punto giusto e irriverente, in un contesto culturale dove la pericolosità di questo comportamento era concreta. Sicuramente non dev'essere stato un carattere facile da frequentare, ma il prezzo pagato che per questa indipendenza (seppur derivato anche da altre questioni più meramente politiche) è sicuramente stato troppo salato e resterà una delle macchie della cristianità delle origini. Il saggio in sé non mi è tuttavia piaciuto troppo. La figura di Ipazia viene trattata brevemente nelle pagine iniziali e, in seguito, solo negli ultimi capitoli. Tutto il resto tratta del contesto culturale del periodo in cui Ipazia ha operato. Il che non è di per sé un difetto, considerato che della filosofa si hanno relativamente poche indicazioni tramandate, e di certo non sufficienti e crearne una descrizione più che abbozzata e affascinante. Tuttavia le ripetizioni sono veramente moltissime, come anche le insistenze su alcuni temi (il carattere del vescovo Cirillo, per citarne uno), che diventano sicuramente ridondanti dopo l'ennesima ripresentazione della stessa questione da un'angolazione leggermente diversa, sopratutto se si tratta di osservazioni non così complesse da non essere perfettamente chiare già al primo passaggio.
Per un attimo facciamo opera di astrazione e mettiamo da parte la figura di una donna eccezionale, rivoluzionaria prima che esistesse anche solo la nozione, martire per la propria intelligenza. Quello che resta è un long article o al massimo I pamphlet in cui vengono riprese le due o tre notizie che si hanno della vita e soprattutto della morte di Ipazia e ci si ricama, appiccicandoci citazioni e frammenti di testi più o meno sparsi nei secoli. Pessima la scelta di inserire una “bibliografia ragionata a fine libro”, pari più o meno ad un terzo del saggio stesso , piuttosto che inserire delle utili note a piè di pagina, costringendo il lettore a dei noiosi salti avanti e indietro oppure tralasciando del tutto questa parte. E poi cosa sarebbe una bibliografia ragionata ? In un saggio scritto da una professoressa di filologia classica ci si aspetterebbe altro? Cos’è esiste la bibliografia “ buttata in caciara ?”. Capitoli di due , tre pagine intervallari da facciate bianche, margini veramente senza senso. Il libro si legge in un’ora scarsa . Sarà che avevo delle aspettative alte, sarà che la figura di ipazia è affascinante, sarà che mi era sembrato un bel regalo ma mi ha lasciata delusa e arrabbiata ma soprattuto non mi ha insegnato nulla.Cosa che da un saggio è inaccettabile .
A thorough study on the assassination of Hypatia. It is unfortunate that we don’t have enough documents from the 4th-5th century of Alexandria since the library got burned. But this work uses multidisciplinary approach and manages to analyze Hypatia’s time and her assassination in different aspects such as political, religious, scientific and historical.
Un ricco saggio, con pagine che racchiudono un'immensa bibliografia, una scrittura tecnica e sicuramente non semplice, che merita più di una rilettura. Se cercate una bibliografia romanzata, resterete delusi, ma è forse il più accurato dei testi sulla sua incredibile storia.
Ho trovato il libro tutto sommato interessante anche se ho fatto una discreta fatica a finire la parte narrativa o esplicativa che dir si voglia perchè di narrato qui c'è molto poco. Errore mio. Mi aspettavo una bibliografia romanzata, ho trovato invece un saggio (forse anche una tesi di laurea, affermazione che ho letto in giro per internet ma di cui non ho verificato la veridicità). Interessante, ma non fruibile. L'autrice cita un sacco di materiali tutti interessantissimi, per carità, ma che prevedono una conoscenza di base che io non ho. E non ho tempo per farmela. Di fatto si costruisce un testo di 300 pagine di cui solo un terzo però di racconto, il resto sono fonti e bibliografia. E anche così un sacco di pagine sono abbastanza inutili: che l'asteroide xy è dedicato a Ipazia e orbita attorno a qualcosa con una inclinazione y me lo scordo tra cinque minuti. E comunque chi lo sa quale sia stata la storia vera? Non si ha una visione chiara di ciò che accade ora, davanti ai nostri occhi, vuoi saperlo di quanto è successo millantamila anni fa? Gli do due stelline perchè il personaggio è bello, il periodo storico interessante e tutto sommato ben descritto e la bibliografia pregna di informazioni. Con me sono sprecate, ma quello è un limite mio, non del libro.
Poco, quasi nulla si sa della vita di Ipazia. Si sa invece come è morta. Per mano del fanatismo cristiano. Non conosciamo a fondo il suo pensiero filosofico, così come non conosciamo le sue teorie astronomiche, Sappiano che eccelleva nelle discipline filosofiche, che era figura fortemente carismatica, che godeva di grande prestigio. Tutto questo dovette essere insopportabile e inaccettabile per un vescovo ambizioso come Cirillo. E forse, tutto questo fu causa del suo massacro, del quale il “santo” fu responsabile. Un’analisi accurata su Ipazia e il mondo politico/religioso dell’epoca, più che sulla vita vera di Ipazia.
Chi era Ipazia? Difficile... quasi impossibile dirlo.
Il mito, la storia (dei vincitori), le varie interpretazioni che ne hanno fatto una martire a seconda della necessità contingenti rendono il lavoro di ricostruzione praticamente impraticabile.
Ma si può dire di lei che era figlia di Teone, che la istruì ma da cui ben presto venne superata; che era filosofa e scienziata (e matematica e politica e maestra); che era bella, intelligente, austera, saggia e influente.
Si sa che è morta in modo atroce.
La ricostruzione più accreditata è quella che, avendo attirato le invidie del vescovo di Alessandria Cirillo, venne aggredita da una massa di fanatici cristiani (molto probabilmente aizzati dallo stesso Cirillo), che la massacrarono usando cocci aguzzi (gli ostraka), le cavarono gli occhi mentre ancora respirava, poi la fecero a brandelli e ne diedero i resti alle fiamme.
Speravo di ricavare qualche informazione in più da questo libro di Silvia Ronchey - storica bizantina, docente di filologia classica e tardoantica e di civiltà bizantina - dal momento anche che il sottotitolo (con senno di poi un po' altisonante e fuorviante) è "la vera storia".
Di vero c'è sicuramente una documentazione accurata... anche se le fonti sono scarse, discordanti e trascinate tra miti e malinterpretazioni per dei secoli (per esempio gli òstraka, i famosi pezzi di ceramica usati nelle procedure di "ostracismo", diventati per una diversa interpretazione dal greco da parte di Gibbon - non errata ma non adeguata al caso specifico - conchiglie).
Di storia c'è ben poco, perché poco è quello che si riesce a ricavare dai materiali (di contemporanei e non) a disposizione e che, comunque sia, trattano solo delle ultime - tremende - fasi della vita di Ipazia.
Il punto infatti (e il malinteso che il sottotitolo genera forse andrebbe sistemato in una prossima edizione), è che da un libro che mi propone "la vera storia" mi aspettavo un qualcosa più "a tutto tondo".
Invece, seppur tutto molto interessante, nel libro si tratta della morte tragica di Ipazia e di quello che storici, poeti, intellettuali (ect.) anche cattolici ne hanno ricavato per tirare l'acqua al proprio mulino (finanche alla creazione di una Santa Caterina d'Alessandria che ricalca in modo così sospetto la vita di Ipazia da portare papa Paolo VI, nel 1969, a escluderla dal calendario liturgico - Benedetto XVI, che di cose strambe in questo senso ne ha fatte anche altre, ha provveduto invece al suo reinserimento).
Insomma per tirare le fila di un discorso che, altrimenti, diventa infinito: il libro della Ronchey è interessante e obiettivo e propone una curata analisi su quanto la contingenza degli eventi possa incidere sulla storia (per esempio, la figura di Ipazia venne rispolverata in occasione della rivoluzione francese, ma venne presa in considerazione anche dagli intellettuali inglesi - da sempre tra i primi ad aprirsi alla libertà di pensiero - mentre, per svariati anni, venne taciuta negli ambienti italiani tradizionalmente più legati all'influenza cattolica).
Tuttavia, ricorda troppo l'impostazione di una breve tesi di laurea, alla quale però non sono state affiancate le note (che sono state lasciate in fondo al testo e che, prive di un'indicazione del testo cui fanno riferimento, lasciano un po' il tempo che trovano).
Sebbene traspaia netto l'impegno della autrice, mi aspettavo qualcosa di diverso.
“Certi amori non finiscono / fanno dei giri immensi e poi ritornano”, cantava Venditti. Ciò vale sicuramente per quello provato dalla cultura occidentale verso la figura di Ipazia (370-415 d.C.), filosofa neo-platonica greca della cui vita non sappiamo nulla e della cui morte sappiamo solo una cosa: fu uccisa da una folla inferocita di ferventi cristiani (oggi diremmo: fondamentalisti) aizzati nientemeno che dal vescovo di Alessandria d’Egitto, quel Cirillo (370-444 d.C.) che sarà venerato come santo dalla Chiesa cattolica proprio per il fervore con cui combatté pagani ed eretici. Un assassinio che imbarazzerà persino il cattolico Socrate Scolastico, estimatore di Ipazia nonostante la diversità di vedute. E che verrà strumentalizzato soprattutto dal Settecento in poi per attaccare ogni rigurgito d’ortodossia della Chiesa, non solo da parte degli illuministi ma anche dalle frange moderniste interne allo stesso mondo cattolico.
Un atteggiamento, questo, favorito dall’ottusità della Chiesa stessa, la quale anziché fare i conti con un passato scomodo ha davvero fatto di tutto, persino inventato una santa (Caterina d’Alessandria) modellata su Ipazia nella speranza che potesse sostituirla nell’immaginario popolare. Papa Paolo VI, con un atto di coraggio che si potrebbe definire eroico, ammise la totale nullità di questa figura, mentre papa Benedetto XVI non solo la rivalorizzò ma addirittura nel 2007 tessé un panegirico di Cirillo senza menzionare in alcun modo il fattaccio di cui sopra.
Ipazia è così diventata la prima martire della scienza, quasi un Galileo ante litteram. Una figura destinata proprio a essere trasfigurata dalla fantasia dei poeti, che l’hanno dipinta come una giovane bellissima e candida, e in più anche così intelligente da mettere in fila i colleghi maschi. Una perfetta vittima da porre sul piedistallo della memoria. Forse sapere che in realtà ella al tempo dell’omicidio fosse una donna di mezz’età rovinerebbe il quadretto così istituito.
A ogni modo, dalle fonti che Silvia Ronchey raccoglie in questa biografia sappiamo per certo che Ipazia fu una donna molto rispettata, riconosciuta anche dai nemici come un’intellettuale molto influente. E non perché fosse, per l’appunto, donna: contrariamente a quanto si è costretti a pensare dalla misoginia della tradizione, nell’antichità non sono state poche, le donne dedite al sapere.
Purtroppo non ci è dato sapere in cosa effettivamente consistesse il suo, di sapere, né quali teorie scientifiche le abbiano guadagnato l’odio dei suoi avversari. Tutte le sue opere sono infatti perdute. Invero non sappiamo per certo neppure il movente preciso che costrinse Cirillo a quell’atto estremo: questioni teologiche? opportunismo politico? invidia penis all’incontrario? Sappiamo solo che la morte di Ipazia ci indigna. A prescindere persino da chi fosse, perché davvero non ci è possibile neppure capire bene ciò.
‘Ipazia. La vera storia’ si presenta così, più che come un racconto biografico, come una sorta d’inchiesta sulla figura storica e letteraria della filosofa. Un tentativo, abbastanza ben riuscito, di risalire a una verità attendibile sfrondando le mille ragnatele delle interpretazioni più o meno capziose apparse nei secoli.
Un saggio ben realizzato, il cui limite è solo (ahimé) la pochezza delle fonti cui può attingere.
Nella fascetta di copertina di questo libro Umberto Eco definiva l’autrice una bizantinista che sa lavorare sui documenti. Ipazia è stata barbaramente assassinata nella sua città che era Alessandria di Egitto nel 415, da singolari milizie di frati che costituivano la mano armata del vescovo Cirillo, portato a reazioni paranoiche da una indomabile invidia che lo rodeva per il successo pubblico personale di questa singolare filosofa neoplatonica figlia del rettore della maggiore istituzione culturale appunto di Alessandria d’Egitto. Ipazia vittima dell’oscurantismo clericale ha attraversato i secoli per assumere il ruolo di mito della libertà di pensiero. Leggi di più : http://gmaldif-pantarei.blogspot.com/
Terribilmente noioso. Sono arrivata a p. 49 poi ho interrotto la lettura. Ipazia è stata citata sì e no tre volte. È molto interessante scoprire il retroterra storico, politico e religioso che si trova dietro la storia della filosofa e scienziata, tuttavia si parla solo degli altri. È presente un ricco apparato di note e riferimenti bibliografici, che pone il saggio tra i lavori più seri e scientifici, tuttavia mancano le note, intesi come numeri in apice: è difficile risalire al punto giusto in cui qualcuno cita qualcosa senza ritrovare il numero. Di fatto non ho scoperto nulla di più su Ipazia e cercherò altre fonti. Per tale libro forse non era il momento giusto.
Libro interessante, non tanto per La "vera storia" della vita e dell'assassinio di Ipazia, che consiste effettivamente in poche notizie certe, quanto piuttosto per il cammino fra le varie fonti alla ricerca della verità. Spesso ridondante, cerca però di separare quanto può esserci nelle fonti, di propaganda politico-religiosa, da quanto è più vicino alla realtà dei fatti. Confesso di non essermela sentita di leggere le circa cento pagine di note, radunate alla fine del libro, senza però che ne sia stato mai inserito un collegamento nella prima parte!
Non so bene come recensire questo libro, l’ho preso perché affascinata dalla figura di Ipazia nella storia, cercavo qualche informazione sulla sua vita, sapevo che non avrei trovato una storia romanzata, ma speravo almeno in un racconto, sotto forma eventualmente di saggio, sulla sua vita. Invece ho trovato una raccolta di studi sulla sua figura e su tutto quello che era il contesto filosofico dell’epoca, che è sicuramente interessante ma adatto ad occhi abituati a leggere trattati di filosofia e non ad occhi semplicemente curiosi.
Più note che testo. Mi è piaciuto il taglio con cui è esaminata la vita ed il periodo storico e politico in cui Ipazia è vissuta ed ho appreso molte cose su di lei che la leggenda che in qualche modo avvolge la sua figura avevano oscurato, peccato che le note lunghe e ripetitive hanno reso il testo didascalico ed un po' noioso e quindi pesante da portare avanti
Accurata e scorrevole biografia di questa grande figura della storia spesso dimenticata o in parte ricordata in modo distorto. L'autrice ci invita non solo alla conoscenza di questa figura femminile ma riesce a chiarire in modo chiaro e veritiero il contesto storico, politico e religioso che hanno portato a questo “efferato atto di violenza “. Consiglio vivamente !
Ammetto di aver chiuso il libro un po' delusa, ma questa delusione non è imputabile ad un lavoro scarso da parte dell'autrice - e quindi a una colpa diretta dell'opera stessa. Candidamente speravo che un saggio incentrato su questa figura sarebbe riuscito a dirmi qualcosa in più su di lei; il problema, però, è che davvero il materiale di partenza su Ipazia è davvero poco e difficile da trattare e più di così non è possibile fare. La struttura del testo è ben ragionata e ipotesi e conclusioni sono proposte in modo molto convincente. Non ho molto ben capito - né apprezzato - l'assenza di note e la loro sostituzione con una specie di appendice finale in cui vengono presentati rimandi e approfondimenti suddivisi per capitoli. Come se fossero note, ma più difficili da recuperare per la mancanza di riferimenti esatti alle parti del discorso. L'ho trovato un po' confusionario, anche se sicuramente le informazioni contenute sono molto utili.
Ipazia è un nome che contiene il suo destino già nell'etimologia: significa infatti 'altissima, sublime' e tale è stata, nel bene e nel male, la storia della sua vita, come anche la leggenda che dalla sua morte orrenda ha avuto origine. Il suo martirio - viene letteralmente fatta a pezzi con dei cocci di ceramica - a opera di fanatici cristiani delle milizie del metropolita Cirillo, i parabalani, ricorda da vicino la barbara ignominia della lapidazione praticata ancora oggi in molti paesi con la legittimazione della sharia; la sua santificazione e la trasformazione in mito progressista-femminista nei secoli a seguire assomiglia in qualche modo a un ulteriore stupro della sua identità, attraverso l'uso strumentale della sua figura di intellettuale e filosofa. Sembra dunque che costituisca una sorta di risarcimento del destino, il fatto che a fare giustizia della morte indegna e dello scippo della sua memoria, operato dal travisamento, più o meno voluto e consapevole, dei posteri di varie epoche, sia una figura femminile, che unisce alla dote dell'acribia tecnica e filologica la troppo rara capacità di divulgare senza perdere in profondità, guidando il lettore tra le pieghe intricate dei primi secoli dell'era cristiana e dell'eterodossia delle Chiese orientali, fino alle più recenti evoluzioni storiografiche della vicenda di Ipazia.
Tutto quello che sappiamo di Ipazia è che non sappiamo niente di certo. E' vissuta, era una scienziata e filosofa stimata, è stata uccisa dai suoi concittadini. Questa pochezza di informazioni ha fatto sì che nelle epoche successive altri pensatori, scrittori, opinionisti di ogni genere, potessero prendere la sua figura e modellarla a piacimento, per sostenere l'opinione che stava loro a cuore. La storia di Ipazia è la storia del primo cristianesimo, dove la figura del vescovo vuole sostituire quella del filosofo nell'educazione del popolo. I pochi dettagli però hanno mitizzato questo martirio, rendendo la signora molto più simpatica ed amata della sua nemesi, il vescovo Cirillo.
E' un libro facile, ma non semplice. Le note al testo aiutano molto nella lettura. L'ho trovato ben fatto, comprensibile anche per chi non ha una conoscenza approfondita della storia o della filosofia.
La storia di questa donna straordinaria Ipazia, bellissima, adorata dai suoi simili e dai suoi discepoli,intelligente sensibile, scienziata , filosofa neoplatonica,matematica, cultrice della teurgia, fu osteggiata dal Vescovo Cirillo che mal sopportava anche il prefetto Oreste adepto di Ipazia. Ipazia fu così vittima di un attentato mentre rientrava nella sua scuola. Il momento orrorifico in cui i parabalani la trascinano fuori dalla lettiga per smembrarla e bruciarla è descritto molto bene secondo le varie versioni.
A very serious and scientific research about one of the less known philosopher of the ancient world. Between an essay and a story, it's not of simple reading but very involving. Most of all, trust in Silvia Ronchey.
Il libro mi è stato consigliato da un professore universitario in quanto l'autrice è una sua collega. Io entusiasta compro il libro sia per la stima che ho in questo professore sia perchèla figura di Ipazia mi affascina parecchio. Si legge in pochissimo tempo. Tuttavia sono rimasta molto delusa: credo che non dipenda dal lavoro dell'autrice ma dall'idea ingannevole di trovare qualche informazione in più su questa donna, filosofa, "martire" etc. Invece no, ci sono pochissime informazioni e quello che rimane da fare, e l'autrice l'ha fatto bene, è ricostruire il contesto storico- politico e delle dispute filosofico-religiose nel quale Ipazia visse e professò. Tante figure più o meno oscure, tanti uomini più o meno nobili di spirito la circondarono. Alcuni riuscivano a cogliere l'immensitá del suo essere "eccezionalmente", in quel contesto, donna, altri l'avversavano per il suo carattere indipendente rispetto agli schemi che il suo genere doveva seguire. Donna forte, erudita, intelligente, per questo etichettata come maga e uccisa da cristiani fanatici. Insomma per chi vuole approfondire tali dettagli, consiglio una buona lettura del libro. Ad maiora!
Non aspettatevi una biografia, che necessariamente dovrebbe essere romanzata vista la scarsezza delle fonti storiche su Ipazia. Si tratta di un saggio che analizza (immagino in modo rigoroso, considerando il mestiere che fa l'autrice) la vita, il contesto storico e la fortuna successiva di Ipazia. Perché due sole stelline: semplicemente perché non mi è piaciuta la prosa, pesante e niente affatto scorrevole.