In una pianura immobile e silenziosa, attraversata da un lento fiume, sorge una casa inquietante e solitaria: la villa che uno scrittore ha scelto come suo ritiro, come luogo per isolarsi dal mondo e scrivere un romanzo dell'orrore. Presto, lo scrittore scopre di non essere solo in quella casa, abitata da presenze, ombre e fantasmi e circondata da una misteriosa foresta che, forse, è anche un cimitero. Ma gli spiriti che popolano Aldilà non sono solo quelli, inquieti, dei morti, bensì anche i fantasmi della grande letteratura dell'orrore: le ombre di H.P. Lovecraft, Edgar Allan Poe e Robert Louis Stevenson infestano un romanzo che è danza macabra e tributo ai maestri, seduta spiritica e riflessione sul potere della letteratura, la sua capacità di esorcizzare i demoni e l'orrore che abita le vite di ognuno di noi.
Andrea Morstabilini was born in Lodi, in the misty middle of the Po Valley, in Northern Italy, in 1983. He studied Modern Literature at the University of Milan with a thesis on the Fantastic in late 19th century Italian literature. He (predictably) loves Gothic novels and architecture, the theatre, cats, and cemeteries. A Blood as Bright as the Moon, forthcoming from Titan Books, is his English-language debut. He is the author of two previous novels in Italian and various essays and short stories. He also works as an editor. He lives in Milan, and sometimes Kraków, with his husband.
Come inizio? Ammetto di aver trovato difficoltà con la scrittura di Mostrabilini. Una scrittura ricercata, d'altri tempi forse. Quindi ho cercato l'audiolibro ed ecco la svolta. Avevo ascoltato solo i racconti di Lovecraft e devo dire che Andrea lo ricorda parecchio come scrittura. Penso che per lui il paragone sia già un successone. Se lo avessi letto da sola forse non avrei finito di leggerlo. Infatti non mi ha convinta del tutto. Un sacco di domande senza risposte. E la fine? Che volevi dirmi Mostrabilini?
Sono 3 stelline solo per l'aiuto audio Insomma questi libri halloweenosi non mi stanno danno soddisfazioni 😔
Siamo in periodo halloweenesco e un libro su case infestate ci stava. Il libro che ho appena letto aveva tutte le carte in tavola per soddisfare la situazione, però non è andata benissimo. Partendo dalla scrittura, una nota positiva, perchè la narrazione è molto coinvolgente e ricca di sfumature descrittive e psicologiche. La storia parte molto bene, intriga e non poco, ma la parte centrale mi è parsa troppo da allungare il brodo e poi ci sono stati momenti di confusione, nel senso: mi son perso diverse volte, ci sono salti qua e là, che mi hanno fatto perdere il filo del discorso. Poi il finale? A dir poco penoso, un presa in giro, direi :-P Comunque si fa leggere e mette la giusta quantità di ansia nello scoprire l'arcano, che poi non è altro che...
In questo romanzo horror d'altri tempi Morstabilini apparecchia tutto per benino; è pulito, preciso, attentissimo ad introdure i topoi classici del genere. I debiti verso Poe, Lovecraft e, per quanto conosco di Machen, anche nei confronti di quest'ultimo, sono evidenti e scoperti (sin dalla prima pagina), la soggettiva del narratore che vive le esperienze orrorifiche ha la giusta voce e i vari elementi che mattone dopo mattone vanno a costruire la piramide di paura sono ben dosati. E come speravo accadesse, al momento giusto arrivano anche brividi e pelle d'oca, necessari, altrimenti non sarebbe un buon racconto dell'orrore. Una nota sulla scrittura: un po' temevo gli eccessi del precedente romanzo d'esordio, di cui in verità lessi solo un estratto, ahimè sufficiente a farmi desistere, invece qui Morstabilini è compitissimo, nessuna sincope sperimentale nè retorica ampollosa, si dilunga il giusto e il vocabolario, comunque vasto, è usato come si deve; il penultimo capitolo, poi, è un vero e proprio pezzo di bravura, una prosa perfettamente attagliata a quello che succede o, meglio, che avverte il protagonista: la pianura opprime e, ancor più della casa, sa attendere, cospira, pulsa, palpita nel sottosuolo, respira o forse espira, essuda, sussulta, ronza. Paura? Gitarelle domenicali sull'Adda, nelle campagne lodigiane, a vostro rischio e pericolo.
Che bella scoperta! Mi fa piacere vedere un libro come questo figurare nell'immaginario scaffale della letteratura di genere italiana! Un romanzo raffinato, scritto in modo teso ed elegante, con un occhio allo stile dei maestri del secolo scorso, e che richiama ad echi di grandi classici da Poe, a Shirley Jackson (una casa lasciata sola per troppo tempo che inizia a vivere), M.R.James ( Fischia e verrò da te ) ma soprattutto di quel Machen del "Grande Dio Pan" di cui si sentono richiami nel folklore rituale e quasi mitologico delle tante storie dentro altre storie che questo romanzo contiene. Eppure il risultato finisce per essere qualcosa di molto personale. L'ho trovato anche perfetto come ascolto! Consigliato se siete estimatori del genere!
“La paura è un'acqua innaturale, che non si accontenta dei contenitori; li espande e tira e allarga a suo piacimento: fa così coi nostri cervelli, che a vederli sui tavoli anatomici non sembrano cose da molto. Sono frigoriferi piccoli e grigi in cui sta qualche pensiero e un paio di amori. Ma per la paura c'è sempre spazio.”
Insolito, e bello. Sì, questo libro mi è davvero piaciuto, con l'atmosfera di cupa ostilità che trasuda dalle sue pagine. Il protagonista, voce narrante, affitta una vecchia e bizzarra villa su una collina, con l'intento di trovare la giusta quiete e solitudine per iniziare la stesura di un romanzo, ma, come ogni scrittore, professionista o amatoriale che sia, sin dall'inizio procrastina. Questo suo rimandare è estremamente favorito, se non quasi del tutto causato, dalle inquietanti esperienze che si ritrova a vivere durante il suo soggiorno. L'ostilità, dicevo. È quella che il nostro uomo percepisce continuamente attorno a sé, da parte della domestica e del custode, da parte della casa, da parte della pianura che la circonda, e trovo che Morstabilini riesca a comunicare in maniera eccellente questa sensazione: in questo libro c'è qualcosa di respingente e attraente allo stesso tempo. Nella trama ci sono fili che si intrecciano e che a volte si perdono, questioni che rimangono in sospeso, lasciandoti desideroso di saperne di più, misteri irrisolti... o meglio, ti trovi a chiederti se la risposta che hai trovato è esatta, se ti stai ingannando, o se non hai capito nulla. Giusto così: risposte chiare avrebbero guastato il libro, meglio terminare la lettura e sentirsi smarriti e sopraffatti come il protagonista.
“I nostri corpi sono torri, e noi ci siamo chiusi dentro, senza trecce da gettare o principi da baciare.”
«Ci deve essere un fantasma, quassù. Se non c'è...» dissi, ma non conclusi la frase e per la prima volta mi resi conto che non ero convinto che la casa fosse infestata; volevo esserlo. Avevo bisogno di esserlo: se un fantasma non c'era, allora la somma di quanto avevo vissuto a Villa Malnati ammontava a zero, come capita a gran parte delle esperienze che facciamo nel corso della nostra vita, le quali non sono davvero esperienze, capaci di instaurarsi a fondo nella nostra memoria e dunque di modificarla, e noi con lei, bensì semplici fatti che accadono, che non hanno rilevanza e significato, come quando ci alziamo una mattina e lo spazzolino ci scivola di mano: vogliamo riconoscere un senso, in quel fatto, ma il più delle volte, semplicemente, non c'è. E quella era un'alternativa che non volevo accettare, e davanti alla quale, anzi, mi ribellavo con rabbia. Doveva esserci un senso. Doveva esserci un fantasma.
3.5/5 arrotondato per eccesso perché da tempo non leggevo un libro così inquietante. La soffitta misteriosa, il culto antico, la seduta spiritica, il territorio ostile, l'ossessione delirante, c'è proprio tutto. Se l'avessi letto d'estate l'ambientazione sarebbe stata ancora più vivida, comunque resta un romanzo davvero d'impatto, conturbante e ben scritto.
Una storia Horror nel senso più "vecchio" del termine. L'inquietudine sottile dei fantasmi che delicati ti provocano brividi senza manifestazioni splatter o roboanti. Un'autentico omaggio ai maestri dell'orrore e del gotico. La casa che da rifugio accogliente si fa mistero. Le zone italiane che per concezione vicine a noi diventano teatro di fatti inspiegabili. Una prosa non esagerata seppur molto descrittiva. Ci vedrete Shirley Jackson, Arthur Machen, Edgar Allan Poe e nessuno di essi perchè Morstabilini ha creato il suo horror gotico e funziona benissimo così.
eBook acquistato tempo fa solo perché in offerta, mi sono finalmente deciso a leggere questa storia... di paura? di fantasmi? dell'orrore? Ammetto che non conoscevo l'autore, non è di quelli di cui sento più spesso parlare (come Besana, Musolino o Vergnani, Prevedoni e dintorni) ed è il primo suo libro che leggo, ma la scoperta è stata davvero piacevole. Pur con uno stile che mi è sembrato un po' barocco, il romanzo è scritto bene in un bell'italiano pulito ma non banale. Sin dalle primissime righe (non è un modo di dire) mi ha catturato, vuoi per l'ambientazione lodigiana (non lontana da dove vivo e quindi abbastanza familiare) vuoi per l'atmosfera di mistero che è riuscito a instaurare fin da subito. Certo, lo scrittore che si isola da tutto e tutti per scrivere una storia dell'orrore non è una novità, ma la storia mi ha catturato con i suoi vari eventi inspiegabili (e inspiegati) dissetimati lungo le pagine. Ci sono però cose che non ho capito, come gli inserti che si trovano qua e là e che non ho ben compreso da dove provengano (mi sono fatto diverse ipotesi, ma nessuna di esse mi convince), come non ho ben compreso il finale e proprio per questa mia mancata comprensione l'ho trovato deludente, dopo 300 pagine abilmente costruite. Il fatto che ci siano molte cose che non vengono spiegate tramite appositi spiegoni è secondo me un pregio, peccato giusto per il finale. Ciononostante ritengo che le 4 stelle siano meritate e non escludo di leggere anche il precedente romanzo di Morstabilini, ossia "Il demone meridiano".
“La pianura è come noi che ci abitiamo: schiva, riservata”
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“Se fossimo morti, lì, in quel momento, se fossimo caduti sulla pianura, alla pianura non sarebbe importato niente. Avrebbe fatto concime delle nostre ossa, mentre grasse libellule azzurre ci avrebbero deposto uova lattiginose negli incavi degli occhi: lentamente la pianura ci avrebbe affondato dentro di sé, piano piano, finché la terra non ci avesse coperto del tutto”
Se non avessi dovuto leggere il romanzo di Morstabilini assieme ad un gruppo di lettura, ammetto che non l’avrei mai scelto. E’ un pregiudizio, lo so, ma leggo pochissima letteratura italiana perché in genere non mi piace. Faccio un’eccezione per Manzoni ^_^ In particolare, thriller e horror non mi pare che in Italia riescano tanto bene. Sarà un problema mio, che d’altra parte amo le ambientazioni nordiche, perché ho provato Carofiglio, Carrisi, Faletti, Manzini, mi manca giusto De Giovanni e poi posso dire che il giallo all’italiana non fa proprio per me. Ripeto, probabilmente sono io che cerco altro. Anche qui, lo confesso, mi sono approcciata alla storia infastidita dall’ambientazione. Non ci posso fare niente, voglio la brughiera inglese, l’Irlanda, la Scozia, mi accontento pure di Svezia e Norvegia, ma un horror ambientato nella Pianura Padana non mi prende a priori. Sulla scrittura non ho niente da dire, tranne che, proprio a voler essere puntuali, ho trovato pesante e un po’ verbosa la narrazione con frasi lunghe e parole ricercate. Sono quasi sicura, però, che sia stato intenzionale. Scrittura retro e forte presenza di cliché sono infatti gli ingredienti principali di questa storia di fantasmi, che sembra quasi voler fare un omaggio alla grande letteratura horror del passato. Non a caso, il protagonista si porta dietro una piccola libreria del mistero: Lovecraft, Poe, Blackwood, per dirne alcuni La casa è subito descritta come ci si aspetta che appaia una casa infestata o almeno maledetta. Una di quelle abitazioni in cui tutti i ragazzi americani amano passare la notte ad invocare spiriti e in cui io non metterei mai piede. Questa aura classica è accentuata dal fatto che non si capisca in che epoca si svolga la storia (ci sono macchine, sì, ma non se ne capisce il tipo, ci sono telefoni ma fissi, l’abbigliamento dei personaggi appare strano per ogni epoca). E poi, al nord si danno del voi? Qui a Roma è una cosa che abbiamo passato da un pezzo ^_^ Tirando le somme, la prima parte del libro scorre bene e invita alla lettura, ma evidentemente promette cose che non riesce a mantenere, perché le spiegazioni che mi vengono fornite (poche, come s’addice al genere) non mi soddisfano. Un appunto che con la storia non c’entra, ma non posso evitare di farlo: l’autore non deve aver mai avuto un gatto in vita sua. Il protagonista, infatti, nota delle unghiate sul divano, nella parte più bassa sotto la seduta, ed esclude che possa essere un gatto che invece si sarebbe alzato sulle zampe posteriori per grattare. Nota per conoscenza: il mio micio grattava in orizzontale, per tutta la lunghezza del divano, “camminando” aggrappato nel vuoto a un palmo da terra. Quello sì che era vero terrore.
Un horror gotico padano, scritto in una lingua arcaica ma viva, evocativa, che entra sottopelle e ti trascina nel suo incantesimo per tutta la durata del libro. Un libro fantasmatico eppure sanguigno e terribilmente reale, che racconta la storia di sangue, viscere e ossa della pianura padana e dell'Italia tutta - un passato arcano e dimenticato eppure ancora fortemente presente nel nostro immaginario e e nel nostro inconscio.