Roma, fine del 43 a.C. La morente repubblica è dilaniata dalle guerre civili e il potere è passato nelle mani del secondo triumvirato. Si regolano i conti in sospeso: prima di volgersi a Oriente, verso i cesaricidi, i triumviri Antonio, Ottaviano e Lepido si sbarazzano dei propri oppositori. Il primo, in particolare, reclama per sé la testa dell'uomo che ha osato contrastarne i piani e che in troppe occasioni lo ha messo alla berlina con la propria tagliente eloquenza. Quell'uomo è Marco Tullio Cicerone: ormai ultrasessantenne, ha alle spalle un glorioso cursus honorum, una sfolgorante carriera di oratore, delusioni politiche e dolori umani. Ed è consapevole che la sua fine, come quella dell'amata repubblica, sta per arrivare.