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Critica della ragione liberale: Una filosofia della storia corrente

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Il periodo storico in cui siamo collocati è informato da una visione di matrice liberale e da un indirizzo economico capitalista. Ma cosa significhi qui davvero “liberale” e quale nesso vi sia con il capitalismo è tutt’altro che ovvio. Il primo compito che questo testo si assume è dunque quello di fornire un chiarimento circa la genesi di lungo periodo della “ragione liberale” in Occidente, seguendone la maturazione dal XVII secolo al presente. Questo passo è necessario per identificare cosa conti come nucleo centrale e cosa come periferia accessoria nello sviluppo liberale. In seconda battuta il testo mira a identificare la logica di fondo che alimenta la ragione liberale, logica che nutre i processi capitalistici, ma va ben al di là di essi. Ne emerge un quadro in cui la ragione liberale non ha più bisogno di essere “rappresentata” perché ha occupato tacitamente l’intero spazio concettuale del politico. Essa gioca oramai tutte le parti in commedia, maggioranze e opposizioni, destra e sinistra, dissimulando la sistematica operazione di distorsione di senso che ha operato. Accade così che le ramificazioni della ragione liberale si siano insediate in intellettuali e movimenti che si ritengono “neutrali”, o persino “anticapitalisti”. E questa occupazione, pervasiva quanto inavvertita, sta alla base della percepita impossibilità di concepire alternative, e dunque dello scacco perenne in cui si agita la coscienza contemporanea

376 pages, Paperback

Published April 8, 2020

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Andrea Zhok

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March 28, 2022
Testo illuminante che si rifà alla possibilità di un'analisi strutturale della storia e rivaluta l'origine sociale dell'individualità umana contrapposta all'astratta idea che, come ritiene la prospettiva liberale, ogni uomo sia un mero atomo contraddistinto da una liberta' negativa vista come smarcamento dal raggio dell'interferenza altrui...
Profile Image for Luca Lazzaroni.
1 review
June 12, 2026
Dal titolo si sperava che questo testo potesse dare di più.
Ci sono indubbiamente riferimenti a critiche solide e ben note, come quelle al ceteris paribus e alle condizioni preposte dei capitalismi moderni; intuizioni condivisibili e interessanti sulle disuguaglianze, l’assalto all’educazione e al Global Health.
Ma c’è anche un conservatorismo di fondo, tanto invasivo quanto ingiustificato, un messianico leitmotiv di dover tornare alla “comunità” come forma di (forzata) condivisione dell’esperienza umana. Tutto ciò degenera nell’ossessione di dover bollare e maledire “il” (solo e unico?) Liberalismo—la cui ricerca rasenta le forme di una caccia alle streghe fin dai primi capitoli—accorpando diversissime tradizioni; sfociando nei capitoli finali in un assalto a qualsiasi progresso antropologico e sociale dell’occidente, nel tentativo di gettare al pentolone liberale anche lo spazio di dibattito acquisito dalle minoranze.
Se l’autore si fosse speso tanto per un confronto, un tentativo di conoscere l’Altro, quanto ha tentato, in via fallimentare, ad argomentarne l’inesistenza, forse avrebbe potuto trarre una forza più sensata per la critica socioeconomica del modello presente, di cui tanto ci sarebbe bisogno.
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