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Buone notizie dal Vecchio Mondo: Viaggio a due ruote lungo il Danubio

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Quattro capitali: Vienna, Bratislava, Budapest, Belgrado. Decine di città, monumenti, ponti, palazzi e paesaggi. Centinaia di birre consumate in vivaci centri urbani o inquietanti osterie nella campagna magiara. Mille chilometri attraverso le tradizioni e le lingue.

È un’avventurosa tappa del viaggio intrapreso dall’autore e dai suoi sodali «Forzati della strada» lungo l’antico Limes romano, a cavallo di una fedele «due ruote» vecchia di vent’anni, sulle tracce dei grandi viaggiatori – dagli antichi romani ai clerici vagantes medievali, dai poeti romantici all’autore più amato, Patrick Leigh Fermor.

Da Vienna, la capitale dell’ultimo grande impero d’Europa, a Belgrado, teatro della sua ultima grande guerra, si susseguono scoperte e incontri: librai ambulanti, turisti sperduti, muse bionde, imperatori, contadini, patrioti e maghi. E diventano presente vivo gli scontri tra gli antichi romani e i popoli barbarici, i traumi mai guariti dell’invasione turca, i tristi resti del comunismo, le cicatrici dei conflitti balcanici.

Intanto, le «cartoline» da un’infanzia di viaggi famigliari e sapori stranieri raccontano di Enrico in un altro passato ancora: quello che ha formato la sua anima girovaga. «Un viaggio nello spazio comporta sempre anche un viaggio nel tempo; si procede sempre sulle orme di chi è venuto prima di noi, e al suo stesso ritmo.» Il tempo è la storia di un’Europa ogni giorno conquistata. Lo spazio è quello attraversato con le ruote ma guadagnato con la mente. E il viaggio è una dichiarazione d’amore e d’appartenenza a un intero continente.

320 pages, Paperback

First published October 1, 2020

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About the author

Enrico Brizzi

81 books151 followers

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Displaying 1 - 6 of 6 reviews
Profile Image for Alexandra.
387 reviews2 followers
September 8, 2025
L'ho letto mentre ero in viaggio negli stessi luoghi. Delle tappe di Brizzi mi manca solo Belgrado che mi sono riproposta di toccare in futuro. L'ho trovato molto interessante perché mette in luce la complessità politica, culturale e le varie sfaccettature dell'Europa dell'Est.
Si alternano racconti di viaggio a stralci di storia e leggerlo mentre si è negli stessi luoghi fa un certo effetto. Solo che il mio viaggio è stato su quattro ruote.
Profile Image for Martinocorre.
335 reviews20 followers
September 13, 2021
Onesto libro di viaggio. In bici da Vienna a Belgrado lungo le ciclabili del Danubio. Racconto un po’ piatto ma con una scrittura piacevole.
Profile Image for Gardo.
32 reviews
November 8, 2020
Ho dovuto interrompere la lettura a pagina 236. Premetto che Brizzi è il mio scrittore preferito ma questa sua versione GoogleMaps/Wikipedia/libro di storia è pesantissima. Gli unici capitoli che ho apprezzato solo quelli con il titolo:”Cartoline dal vecchio mondo”.

Questo libro non tratta del viaggio in bici intrapreso dell’autore, bensì di un infinita descrizione di percorsi, monumenti e cenni storici che non lasciano alcun spazio alla narrazione del viaggio. Mi dispiace ma ho trovato questo libro noiosissimo e a tratti irritante.
Profile Image for Svalbard.
1,141 reviews66 followers
December 25, 2020

...E anche stavolta, niente donne…

Ennesimo (piacevole) libro sulle avventure pedestri, e in questo caso ciclistiche, di Enrico Brizzi, che aveva in precedenza disceso il Reno dall’Olanda fino alla Svizzera, per poi proseguire dalla Foresta Nera lungo il corso del Danubio, e in questo libro racconta il suo percorso da Vienna verso Bratislava, Budapest e Belgrado.

La formula è quella consueta: gli Psicoatleti diventano in questo caso i Forzati della strada, e Brizzi viene affiancato nel suo percorso da vari amici e colleghi - tutti rigorosamente maschi, beninteso. Il viaggio diventa una via di mezzo tra un pellegrinaggio e una spedizione, con la dovuta attenzione a paesaggi, persone, monumenti, episodi storici. Il percorso, altre volte decisamente più arduo, in questo caso scivola dolcemente lungo le attrezzate piste ciclabili danubiane; le avventure che non succedono vengono sostituite da dettagliate notizie sul mondo che circonda il viandante, anche qui, come avevo ravvisato nel precedente “Il diavolo in Terrasanta”, con un tono didattico che potrebbe essere irritante per qualcuno che non sia uno studente liceale (“ma mi prendi per scemo?”) ma che a me tutto sommato non dispiace. Per dire, nel libro che ho citato sopra ho per la prima volta avuto occasione di capire cosa fosse successo a Cipro quando in seguito a un colpo di stato greci e turchi presero a suonarsele di santa ragione, fatto per il quale a tutt’oggi l’isola è ancora divisa in due. Qui invece molto è lo spazio concesso alla storia dell’Ungheria e a quella, molto più recente e meno edificante, della Jugoslavia, la macelleria alle porte d’Europa.

Due motivi di perplessità. Il primo, di cui avevo già parlato in altra recensione, è la totale assenza di donne nei gruppi di viaggiatori, che comincia ad apparire qualcosa di più che un puro caso. Non solo: a un certo punto, durante un attraversamento in traghetto (il Danubio è molto largo e non sempre ci sono ponti disponibili, anche questa è un’informazione interessante per noi abituati ai consueti fiumiciattoli italiani) una ragazza si mette a guardarlo con evidente interesse, e lui manifesta preoccupazione. Proprio così: una ragazza ti guarda, e tu ti preoccupi. Non so a voi, ma a me appare come qualcosa di sottilmente disfunzionale. Non dico sentirsi obbligati a parlarci e a baccagliarsela, ma quando meno essere compiaciuto per un’attenzione muliebre… Poi ci sono i pensierini inviati alle figlie e alla donna a cui “voglio bene” (???) (ma che più avanti viene qualificata come “la donna che amo”; così va meglio) che evidentemente non è la prima moglie ma forse nemmeno la seconda. Insomma, ok più donne, purché siano una per volta (e ci può anche stare, ma non al punto di preoccuparsi se un’altra donna ti guarda con interesse: la femmina è tentatrice, la carne è debole, eccetera… Quanta tristezza).

Il secondo motivo di perplessità: qualificare il suo primo romanzo, un caso letterario, come si ricorderà, che aveva proiettato il Brizzi appena più che adolescente nell’empireo degli scrittori italiani, “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, come “romanzetto adolescenziale” peraltro senza nemmeno degnarsi di citarne il titolo. Mi è sembrato che il Brizzi di oggi sia profondamente ingiusto nei confronti del Brizzi di allora, ci tenga ad essere un’altra persona e voglia prenderne le distanze. Brizzi grazie alle fortune di quel “romanzetto” divenne pubblicista, giornalista, opinionista, cominciò a scrivere su riviste anche piuttosto importanti, come racconta in un altro libro venne pure chiamato alla giuria del festival di Sanremo trovandosi al fianco della mitica Fernanda Pivano, eccetera. Ma pare che a un certo punto si sia pentito della strada su cui si era messo, ancora rintracciabile nel terribile “Bastogne”, sebbene molto diverso dalla sua opera prima, e abbia brutalmente frenato preferendo un altro percorso, meno critico, meno provocatorio, più erede dello scoutismo perbene, quello intelligente e anche tanto, tanto morale (o moraleggiante).

In ogni caso il libro, come ho scritto, è leggibile, piacevole, l’ho divorato e ho rimpianto che a un certo punto fosse finito. La sua esperienza, riferita ai Paesi in cui ha viaggiato, è stata sostanzialmente molto positiva, soprattutto a livello di persone e soprattutto di Ungheria, a differenza del Rumiz di “Il filo infinito”, letto da non molto tempo, che al contrario ne stigmatizzava un certo nazionalismo fascistoide. E anche della mia impressione tratta da un recente viaggio a Budapest, non per motivi turistici, in cui mi è parso che gli ungheresi da un lato ti facessero pesare la loro “povertà” nei confronti di noi ricchi occidentali come pretesto per fare e agire meno di quello che ci si aspettasse, ma che dall’altro, in una nascosta parte del loro animo, custodissero un pensiero tipo “noi siamo noi e voi non siete un cazzo”. Ma qui potrei tranquillamente essere io a sbagliarmi, ad avere pregiudizi. E comunque, sulla falsariga del grande precedente del Danubio di Magris, anche Brizzi sottolinea la coesistenza di culture e popoli diversissimi lungo le acque del grande fiume (beh, coesistenza spesso, non proprio sempre sempre…)


Profile Image for Matteo.
50 reviews
August 8, 2025
Un po’ sorpreso dalle recensioni non troppo positive, ma parzialmente le comprendo. Non è un romanzo, ma un diario di viaggio condito da qualche nozione sui luoghi che attraversa.
sarà l’averlo letto proprio mentre facevo lo stesso percorso in bici, seguendo praticamente lo stesso itinerario, che l’ho trovato molto piacevole e veritiero.
Profile Image for Andrea Villa.
17 reviews3 followers
September 8, 2022
Sfortunatamente Enrico ha fatto un libro che sembra google maps a lunghi tratti.
Interessante l'incontro con il capitano del Danubio...
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