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Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce

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Rosetta, con i suoi sedici anni e nell’animo il sacro fuoco del calcio. Giovanna, per cui l’avventura della squadra è anche un gesto politico. Marta, saggia e posata ma determinata a combattere per la libertà di giocare. E poi la coraggiosa Zanetti che dà il calcio d’inizio, la stratega Strigaro che scrive ai giornali, la caparbia Lucchi che stenta a vincere l’opposizione paterna…

Sono le amiche che all’inizio degli anni Trenta danno vita al Gruppo femminile calciatrici milanese, la prima squadra di calcio femminile in Italia. Ma l’Italia di allora è fascista e man mano che il gruppo si allarga, diventa una vera formazione e comincia a far parlare di sé sui giornali, il regime entra in allarme. Certo, queste giovinette si sono date tempi di gioco più brevi e regole più leggere, assicurando di non voler compromettere la loro «funzione primaria» di madri.

Scendono in campo con i calzettoni e la gonna nera per non offendere la morale. Ma sono comunque donne e il calcio è uno sport da maschi. Per tacere del fatto che Giuseppe, il marito di Giovanna, finisce nei guai con la polizia politica.

Federica Seneghini racconta come un romanzo la storia di amicizia, di gioco e di lotta di queste pioniere del calcio, tra esaltanti vittorie, umilianti battute d’arresto, alleati inattesi e irriducibili nemici. Attentamente ricostruito e corredato da un saggio di Marco Giani, che ripercorre decenni di discriminazione femminile nel mondo del calcio, questo scorcio avvincente del nostro passato è anche una riflessione preziosa sulle ingiustizie ancora pericolosamente vive nel nostro presente.

336 pages, Paperback

First published July 16, 2020

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Displaying 1 - 20 of 20 reviews
Profile Image for Estrella (Starbooks).
195 reviews2 followers
July 18, 2022
Maravilla. Historia real novelada de las valientes mujeres que fundaron el Club de Futbolistas Milanesas en la Italia fascista de Mussolini con todo en contra pero una determinación y fuerza admirable. En esta historia de deporte y superación se cuela el trasfondo de la dictadura que controla todos los aspectos de la vida y también este. ¿Mujeres jugando al fútbol? A más de uno le dio una indigestión como poco y por supuesto el fútbol femenino se convirtió en otro enemigo del régimen al que había que poner fin. Qué importante recuperar las hazañas de mujeres como las hermanas Boccalini y sus amigas. De lo mejor que voy a leer este año sin duda.
Profile Image for Roberto.
Author 14 books5 followers
September 12, 2020
Positively impressed by this book about the first women’s football team in Italy. The authors work on two different sides. She writes a novel about the footballers, drawing their life, their fears, their passions, their dreams, with a documented historical basis. He writes a thorough essay with a deep analysis of the phenomenon, also connected to the more recent situation and other sports. In particular, the references about basketball are well done. I really enjoyed it, it is a precious document.
Profile Image for Andy Truiz.
70 reviews10 followers
January 2, 2025
Está inspirado en la historia real del primer equipo de fútbol femenil en Italia, en una época durante la que tanto los fascistas como la sociedad en general se oponían a que las mujeres practicaran este deporte. Me atrapó la forma tan sincera y clara con que es narrado, porque transmite la pasión que tenían todas las chicas del equipo por perseguir su sueño, a pesar de todos los obstáculos, y de los atisbos que muestra sobre cómo era la vida durante el fascismo. Lo recomiendo mucho.
Profile Image for Mafer Ángeles.
194 reviews3 followers
May 7, 2023
Un libro basado en hechos reales, ambientado en la Italia de 1930 que retrata la lucha de un grupo de mujeres por hacer valer su derecho a jugar fútbol, deporte que en esa época era sólo para varones.
Ellas se enfrentan no sólo a Mussolini, sino al machismo y al pensamiento retrograda de la sociedad que no les permitía practicar ciertos deportes por miedo a que dañara su "integridad" pues, según las creencias de la época, las mujeres sólo servían para ser madres y esposas y cualquier otra actividad que atentara contra ese objetivo, debía prohibirse.
Un trabajo periodístico y de investigación muy bien logrado por la autora.
Profile Image for Claudia.
143 reviews23 followers
June 16, 2021
ho terminato qualche giorno fa Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce, un interessantissimo libro non fiction su un gruppo di ragazze milanesi che nel 1932 decisero di mettersi a giocare a calcio. E dal momento che il calcio, sopratutto in una città costruita e urbanizzata come Milano non passava inosservato, decisero di chiedere l'autorizzazione al Coni per poter formare una squadra, destando stupore, ilarità e censura da parte fascista.
Il libro è davvero ben scritto e documentato, vengono riportati con dovizia di fonti gli articoli di giornale usciti all'epoca e anche la vita delle protagoniste non sembra particolarmente romanzata, dato che viene raccontata dalla nipote di una di queste ragazze, bambina al momento degli eventi.
E' un libro che consiglio assolutamente, l'ho letto d'un fiato e mi è dispiaciuto molto che fosse così corto (una buona parte è occupata da un saggio extra, anch'esso molto interessante). Offre una prospettiva storica sui pregiudizi che ancora oggi bollano il calcio femminile come una cosa strana, e sicuramente minoritaria.
Profile Image for Mariateresa.
867 reviews17 followers
August 8, 2023
“ Il calcio non è cosa da signorine, ve lo dovete mettere in testa. (…) i tempi sono cambiati, Arpinati non c’è più e ora saremo chiari anche con lei. L’entusiasmo di queste ragazze verso lo sport è lodevole e sano, ma va arginato e reinstradato verso altri sport più utili al regime e più consoni alle fanciulle. Ed è quello che faremo. Che lei sia d’accordo o meno a noi interessa poco.”

Immaginatevi la scena: è la Milano degli anni Trenta e c’ è un fascista, uno degli uomini di Starace, (quel Starace che ha preso il posto dell’Arpinati nel direttivo del Coni e della Figc, quello che chiamano “Claretto Petacci”, baciapile del Duce) che sta caldamente consigliando a Ugo Cardosi di smetterla col calcio femminile.
È entrato nel suo negozio di vini insieme ad un compagno (sempre in due e multipli di due… ‘sti vigliacchi), con la boria, l’arroganza e la spocchia di chi crede di poter fare “il bello e il brutto” perché dalla parte di chi comanda, a cui tutto è permesso per aver aderito al Partito e all’ideale fascista.
Ha sputato veleno sui sogni di una squadra, su quello che non è un capriccio, ma una vocazione, una passione, una ragione d’essere.
Poi ha girato i tacchi e se n’è andato, convinto di aver ridotto al silenzio e all’inattività un uomo non gradito al regime e di aver rimesso in riga le “signorine”.
Ha lanciato un ultimatum e c’è poco da scherzare, ma non sa che le ragazze del “Gruppo Femminile Calcistico” sono ossi duri. Possono essere fermate per un turno, ma arriverà il giorno (e non importa se passeranno mesi o anni) che un arbitro fischierà ancora, la palla al centro del dischetto pronta ad essere calciata, e a dare il via alla partita, e la Strigaro, la Zanetti o le sorelle Boccalini saranno lì. Ci sono state dall’inizio. Ci saranno sempre.

È la voce di Marta Boccalini a raccontare la storia romanzata di un gruppetto di giovani donne appassionate di calcio che un giorno si chiedono “Perché no?” e mettono in piedi una squadra.
Ma la cosa infastidisce il Duce e non solo lui. Tanto quanto i gerarchi, i giornalisti storcono il naso e riempiono colonne e colonne sui doveri delle brave signorine, sui pro e i contro di un gioco da uomini, fanno fioccare vignette satiriche di pessimo gusto, danno il via a una campagna di screditamento.
Ma tutto questo non le ferma.
Sarà l’arrivo di una circolare ministeriale -ahimè- a spegnere il fuoco della passione, quell’incendio che era divampato e si stava allargando sempre di più, (le ragazze stavano trovando sempre più consensi da parte del pubblico- fino a Meazza !-e aumentavano le altre giocatrici in altre regioni) a costringe le giocatrici ad appendere le scarpe al chiodo.
Omuncoli ciechi e meschini avranno anche spento quel fuoco, ma nella loro ottusità non si sono accorti le braci hanno continuato a covare, silenziose sotto la cenere di una finta obbedienza, sotto le critiche di quel periodo, i cui strascichi arrivano fino ai giorni nostri (come mette ben in evidenza il saggio di Marco Giani, a fine libro),
E si sa che basta un soffio, un filo di vento, per riaccendere la fiamma.


E il vento le ha riaccese, se si pensa che proprio in questi giorni si stanno giocando i mondiali di calcio femminile: i mondiali, non il torneo del Bar Jolly di via Mosca, per intenderci.
C’è ancora tanto da fare per abbattere gli stereotipi legati al calcio al femminile in Italia, ma credo che “le giovinette che sfidarono il Duce” sarebbero fierissime di dove siamo arrivate e di tante delle tante loro “colleghe” che giocano a calcio con passione e talento.


È stata una lettura molto interessante a cui sono arrivata grazie ad Alice Basso che nella postfazione del libro “Le Aquile della notte” racconta di come grazie al libro “Giovinette” abbia scoperto di questo gruppo di ragazze che adoravano giocare a calcio ed erano bravissime e da cui ha tratto ispirazione per la creazione della madre e della figlia che Anita e Sebastiano incontrano nella cantina…Alt!Aspettate, ma voi l’avete letto le Aquile della notte? Se no, mi fermo qui, non voglio anticiparvi niente e togliervi il gusto di scoprire di cosa sto parlando e di quali avventure vivrà la coppia Satta Ascona-Bo!
Se sì…beh già lo sapete, quindi non c’è bisogno che mi ripeta.

Dicevo, una lettura molto interessante, che seppur romanzata cala il lettore nel clima opprimente e oppressivo degli anni Trenta, dove le donne potevano essere dattilografe, sartine, maestre; meglio ancora mogli pronte a sfornare italica prole.
Le donne dovevano essere “moderate”, modelli di obbedienza e virtù che andavano scoraggiare dal praticare il “ giuoco del calcio”.
L’atletica leggera invece sì, che irrobustiva il corpo per essere una prolifica madre.
E il saggio seguente approfondisce gli aspetti storici, sociali e culturali del gioco del calcio femminile di quegli anni e dei successivi fino ai giorni nostri ( viene spiegato, per esempio, perché il Coni abbia demonizzato il calcio femminile e puntato su altri sport reclutando, però,le ragazze contro cui puntava il dito): tutti accomunati dalla battaglia contro i pregiudizi.
Una battaglia lunga e faticosa, che però vale la pena combattere per tutte quelle che quando giocano si sentono vive, al posto giusto, nel momento giusto e non devono pensare “ma è un gioco da maschi, mio babbo/mamma non vuole”, o giocare di nascosto.
Io credo che, più di tutto, la bellezza del calcio sta nel fatto di essere un gioco. E come ogni gioco, se ben giocato, può essere divertente, mozzafiato, elegante, bellissimo e può regalare grandi emozioni a chi gioca e a chi guarda. Ed è un diritto sacrosanto quello di poterci giocare, che sia per strada o in uno stadio.

Se amate il calcio e/o le storie vere (romanzate, in questo caso, ma ci sono moltissime note che rimandano alle fonti originali), questo fa per voi!
È un libro che mi ha avvicinato ancora di più a mio babbo, che adora il calcio, e che spesso mi dice: “il calcio delle donne è sottovalutato! Alcune sono più brave di noi ( “noi” inteso come calciatori, che mio babbo si sentirà sempre quel ragazzo che nel ’79 ha debuttato in serie D)”; e che mi ha fatto conoscere donne meravigliose!

4 stelle è il mio voto!
Buone letture e alla prossima!
Profile Image for FerroN.
139 reviews24 followers
September 25, 2024
“Giovinette” è la storia parzialmente romanzata del gruppo di ragazze che l’11 giugno 1933 riuscirono a disputare – nonostante vincoli e divieti – la prima partita di calcio femminile in Italia.
Basato su fatti documentati da articoli di giornale, comunicati ufficiali, corrispondenze e diari, il racconto è affidato alla voce narrante della ventiduenne Marta Boccalini, che con le sorelle Giovanna e Rosa (Rosetta) contribuì alla nascita del Gruppo calciatrici milanese.
Dai primi calci al pallone ai giardini di Porta Venezia, nel giro di pochi mesi il piccolo gruppo di amiche riesce a coinvolgere una cinquantina di ragazze organizzando allenamenti regolari in un campo sportivo cittadino. Quando sui giornali cominciano a diffondersi le notizie riguardanti le calciatrici, le autorità sportive intervengono.

“Se c’è uno sport che la donna non dovrebbe praticare, esso è proprio il giuoco del calcio.” «Lo Sport Fascista», dicembre 1931.

Il modello femminile del regime è quello della donna-moglie-madre, concentrata sulla sfera riproduttiva e sul ruolo di educatrice della prole; le si concede una blanda attività sportiva volta a rafforzare l’organismo (ai fini del miglioramento della razza), lasciando a un’esigua minoranza di ragazze la possibilità di impegnarsi ai massimi livelli (ma solo in specialità considerate prettamente femminili) per difendere il prestigio dell’Italia nelle competizioni internazionali.
Considerato uno sport maschile per eccellenza, il calcio è perciò escluso dalle attività loro consentite; in un regime ossessionato dal mito della virilità, tale pratica da parte delle donne viene considerata quasi un simbolico affronto.
Nel tentativo di far recedere dal loro intento le calciatrici milanesi, le autorità cominciano a imporre limiti e divieti. Sconfinando nel ridicolo (come in ogni regime autoritario abituato a spadroneggiare e a non concedere il minimo contraddittorio), si arriva persino a proibire alle ragazze il ruolo di portiere con la motivazione che esse hanno il seno, parte del corpo essenziale per le future madri e che potrebbe venire danneggiata dalle pallonate (forse all’epoca i calciatori maschi scendevano in campo privi dei loro attributi riproduttivi?).
Marta, Rosetta e le compagne risolvono la questione affidando il ruolo a giovanissimi portieri dell’Ambrosiana-Inter, riuscendo a disputare la prima partita pubblica davanti a un migliaio di spettatori al campo sportivo di via Fabio Filzi. Il Gruppo Femminile Calciatrici Milanese si mette irrimediabilmente in cattiva luce, e quando si comincia a sentir parlare della formazione di squadre femminili in altre città italiane la reazione del regime non tarda ad arrivare.

“… abbiamo la chiara e netta convinzione che, se si limiterà l’attività agli sports olimpionici, eliminando quelle degenerazioni degli ultimi tempi, quali il giuoco del calcio, più dannose che utili alla diffusione dello sport femminile, si arriverà ad avere anche da noi una bella schiera di ragazze che potranno fornire buoni risultati alle Olimpiadi di Berlino e soprattutto permetterci di marciare verso quel primato che rappresenta la nostra meta per il 1936.” Luigi Ferrario, «Domenica Sportiva» 30 luglio 1933.

Il romanzo non è solo il racconto di una “degenerante” avventura calcistica femminile dei primi anni Trenta. Le minacce, i pestaggi, gli omicidi, la costante possibilità per chiunque di essere oggetto di delazione, l’arresto e l’invio al confino (per finire in qualche isoletta sperduta del Mediterraneo bastava la minima espressione di dissenso – rifiutarsi di effettuare il saluto romano, fischiare all’indirizzo di un’immagine del duce – oppure l’appartenenza a una minoranza religiosa o l’essere omosessuali) facevano parte della quotidianità anche per la famiglia Boccalini e i loro amici (di inclinazione socialista-comunista); è questa atmosfera che incombe costantemente sul tentativo di poter dare sfogo a una passione e a un minimo desiderio d’emancipazione.

La seconda parte del libro contiene un lungo saggio di Marco Giani (“Storia di un pregiudizio, e di una lotta”; tutta la documentazione, anche fotografica, è messa a disposizione in rete gratuitamente dall’autore) che documenta e analizza la storia delle sorelle Boccalini. Si tratta inoltre di un riepilogo delle vicissitudini del calcio femminile dagli albori fino ad oggi, dal quale appare chiaro che pregiudizi, stereotipi, ostilità, volgarità e sarcasmo restano radicate in profondità anche negli ambiti sportivi (e non solo) delle sedicenti società evolute.

“La donna non desidera più i diritti per cui lottava (…) [si torna] alla sana concezione della donna che è donna e non è uomo, col suo limite e quindi col suo valore (…). Nella famiglia la donna è del marito, ed è quel che è in quanto è di lui. Giovanni Gentile («La donna nella coscienza moderna», 1934).

* * *

Approfondimenti:

Via Calciatrici del ’33. Nel Parco Sempione, nei pressi dell’Arena Civica, dedicata nel 2021 una via alle protagoniste della storica partita (qui: corriere.it).

Testimonianza di Grazia, figlia e nipote delle fondatrici del gruppo calcistico femminile (qui: corriere.it).
Profile Image for crissie .
56 reviews
March 5, 2023
"E in quel momento la città mi apparve bellissima, con le strade che erano solo per noi e per la luce fioca dei lampioni che sembrava volerci fermare nel tempo davanti a quei palazzi avvolti nel buio. E mi ritrovai a ringraziare Dio per tutto quello splendore e per quei minuti che mi sarei portata dietro per sempre.
«Ci sei?» gridò di nuovo Rosetta, senza voltarsi.
«Ci sono, sì» urlai io.
E in un attimo pensai che sì, aveva ragione Brighenti, alla fine ci saremmo riuscite. Alla fine sarebbe andato tutto bene."

Questa citazione finale è tratta da un libro che mi piace definire una documentazione storica, nonostante sia una storia romanzata, dell'inizio di una nuova avventura, una nuova sfida ai tempi del fascismo per le donne. Donne di un periodo storico il cui unico compito era eseguire tutto con moderazione, seguendo il modello da tipica femmina e futura madre di marionette. Donne che avevano solamente il sogno di rincorrere il pallone come facevano gli uomini. Ai giorni d'oggi la situazione è sicuramente migliorata: abbiamo finalmente anche noi i nostri campionati, tornei, premi ecc. Tuttavia un altro traguardo da raggiungere è quello di sorpassare i pregiudizi, che non cessano di persistere e che influenzano fin troppo l'industria. Solo quando verrà raggiunto l'obiettivo potremmo dire finalmente che i sogni delle sorelle Boccalini e la loro compagnia si saranno realizzati.
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Profile Image for SusyG.
352 reviews75 followers
June 11, 2021
Libro MERAVIGLIOSO! La storia di questo gruppo di ragazze (sotto forma di romanzo) che hanno sfidato il regime fascista per fare una cosa semplicissima, giocare a calcio, mi ha emozionato tantissimo! Ho pianto dalla felicità quando hanno iniziato a giocare e dalla rabbia quando i fascisti hanno cercato in tutti i modi di fermarle.
Inoltre ho apprezzato che l'autrice abbia fatto dire da una delle giocatrici delle frasi di Martina Rosucci su come significhi per lei il calcio e mi ha messo tristezza il fatto che alcuni delle frasi che gli uomini dicono nel 1933 siano le stesse che l'autrice ha letto durante i Mondiali femminili del 2019.
Molto interessante anche il saggio al fondo!
Libro consigliatissimo per chiunque ami il calcio!
Profile Image for Ana.
9 reviews1 follower
October 3, 2024
Ara que intento apropar-me al futbol (em fot fer-ne la diferenciació, però, femení, clar), vaig agafar aquest llibre a una fira i vaig pensar que seria una bona oportunitat per a fer-ho. És un llibre per a llegir a la platja i no preocupar-se gaire, i així ho he fet i m'ha acompanyat aquest estiu.

Itàlia feixista, dones joves i valentes i injustícia. Lleuger i no tan llunyà.
6 reviews
August 19, 2021
Storia avvincente e con contenuti storici. Da calciatrice amatoriale in tempi in cui si era obbligare a giocare con i maschi è stata una lettura coinvolgente.
Semplice narrazione di come i regimi impediscano alle persone di esprimersi come meglio credono senza recare danno a d altri.
Profile Image for Giorgia Ramaioli.
9 reviews
July 3, 2024
libro meraviglioso dovrebbero leggerlo tuttx. emozionante, coinvolgente, la Storia che incontra la storia.
non conoscevo questa vicenda di cui è un peccato si parli così poco.
ottimo anche per ragazzinx delle scuole medie, scritto scorrevole e semplice.
DA LEGGERE!
Profile Image for yomara naomi.
158 reviews9 followers
December 31, 2024
Qué hermosa la complicidad entre hermanas, amigas y gente que comparte una pasión ♡
Profile Image for Carol C.
9 reviews
March 1, 2025
Me gustó como una manera de aproximarse al fútbol femenil en tiempos fascistas.
El final me dejó pensando que ahora el equipo milanés estaría orgulloso de ver lo que se ha avanzado.
Profile Image for Andrea.
4 reviews
December 1, 2025
Lettura leggera che porta alla luce una storia di determinazione e passione sportiva poco nota e relativa al periodo fascista
Profile Image for Lu Carrillo.
46 reviews
January 3, 2025
La historia del primer club femenino de fútbol en Italia.
Seguimos a las hermanas Boccalini en la batalla por el derecho a practicar su deporte favorito en tiempos del fascismo italiano. Un experimento de club deportivo que duró casi un año y cuya recuperación y lectura es importante. El fútbol femenino ha recorrido un largo camino y aún hoy la recompensa más grande de jugadoras y aficionadas no es (aún) mejores sueldos, equipos y estadios, si no la satisfacción de llegar, jugar (mejor que muchos equipos masculinos) y disfrutar un deporte que debería y siempre te debió ser para todas las personas.

Llore al final. Verdaderamente ellas abrieron brecha.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Simona Calò.
479 reviews14 followers
April 14, 2022
Prima della formazione politica, dei concerti, di diventare vegana e militare nel femminismo c'è stata la una grande passione per il calcio e leggere questo libro è stato ritrovare un'antico e perduto amor. Scelto d'istinto in libreria, si è rivelata una grande sorpresa. Senza dubbio l'argomento del calcio femminile nell'era fascista ha un forte potenziale di interesse che aiuta il romanzo a prendere il volo, ma anche lo stile fresco, lieve, dall'andamento vivo ma riflessivo ha contribuito a fare della lettura un'esperienza assai gradevole, arricchito dalle descrizioni sentimentali di una Milano che non esiste più. Ben contestualizzato il periodo storico, da cui emerge in maniera incisiva quanto la repressione del regime entrasse di prepotenza nel privato dei personaggi, al punto da determinare se un gruppo di ventenni potesse praticare un certo sport o dovesse preferirgli la pallacanestro. Particolarmente riuscita la costruzione del gruppo di amiche, ispirato alle vere pioniere del calcio femminile, e capace di appassionare grazie alla caparbietà con cui rifiutano di cedere, malgrado gli scarsi mezzi, l'assenza di libertà personale e le nebulose prospettive per il futuro.
In coda un saggio del sociologo Marco Giani, grazie a cui ho scoperto un filone d'oro di pubblicazioni sulle donne, lo sport e gli stereotipi di genere, scaricabili gratuitamente dal sito dell'autore. Con stile aneddotico e accattivante e veemenza da polemista di razza, Giani ripercorre le tappe per l'affermazione del diritto femminile di giocare a calcio e le discriminazioni, le pressioni, quando non espliciti divieti, che questa passione ha conosciuto. E' triste constatare come nel 2019, a seguito dei mondiali che hanno contribuito a far conoscere il talento della nazionale femminile, certi stereotipi resistano, anche da parte di esponenti di federazioni di categoria che avrebbero il dovere di combatterli.
Profile Image for Ana M.
45 reviews
April 23, 2024
Me encantó conocer esta historia y como está contada. Futbol, historia y mujeres fuertes y rebeldes. Toda la investigación que existe detrás del libro para sacar a la luz a este equipo de mujeres que parece casi olvidado...
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