Dopo aver accompagnato Dante nel suo viaggio, Virgilio, che ha intravisto la luce divina sulla montagna del Purgatorio, non può tornare nel Limbo. È destinato a restare nell'Inferno, dove può muoversi liberamente, anche se sempre alla mercé della violenza degli angeli caduti, gli Spezzati. Per questa sua peculiarità diventa un ingranaggio fondamentale nell'ambizioso piano di Pier delle Vigne, che intende raccogliere un gruppo scelto di dannati - il Conte Ugolino, Filippo Argenti e Bertran de Born - per fuggire dall'Inferno. Un fantasy ambientato in un Inferno dantesco descritto magnificamente: un racconto carcerario; una storia di redenzione piena di colpi di scena e combattimenti appassionanti, fino all'incredibile finale che lascia aperto il destino dei cinque straordinari antieroi.
Laureato in Storia delle Religioni all’Università Cattolica di Milano, è stato giornalista e redattore. Attualmente collabora con varie case editrici come traduttore, editor e consulente: tra le sue traduzioni figurano opere di Douglas Preston e Lincoln Child per Rizzoli, e di Jonathan Stroud e Nahoko Uehashi per Salani.
Ha esordito come scrittore nel 2006 con il romanzo urban fantasy Pentar (Alacran) (ripubblicato nel 2008 con il titolo Pentar – Il Patto degli Dei).
Sempre nel 2006 ha dato alle stampe il saggio-biografia a tema spirituale La Sciamana del Deserto (Lindau – L’Età dell’Acquario), sulla vita di Doña Maria, un'italiana istruita nello sciamanesimo dagli Huicholes del Messico.
Nel 2008 ha pubblicato Il Libro dei Peccati (Alacran), raccolta di racconti di varia natura (storici, fantasy, horror) e ambientazione (la Costantinopoli del VII secolo, la protostoria biblica, l'Italia del XIII secolo, la Scandinavia medievale e il mondo contemporaneo), tutti sul tema della colpa e della redenzione.
Nel 2009 ha partecipato all’antologia Sanctuary (Asengard) con il racconto Saint Vicious, e ha pubblicato Le Due Lune (Alacran), primo urban fantasy ambientato a Milano; il romanzo, descritto dal punto di vista di una ragazza diciassettenne, ha per tema la licantropia e basa buona parte della propria ambientazione su leggende tradizionali italiane, personaggi storici (come il conte Giuseppe Gorani) e luoghi realmente esistenti (la chiesa di San Bernardino alle Ossa, la cripta di San Giovanni in Conca, il Cimitero Monumentale di Milano).
Nel 2010 ha pubblicato per Asengard il romanzo breve Il Sentiero di Legno e Sangue, rielaborazione in chiave new weird di Pinocchio; ha poi partecipato all'antologia Stirpe Angelica (Edizioni della Sera) con il racconto Il Re, l'Angelo e il Serpente, ambientato alla corte di Salomone.
Nel febbraio 2011 viene pubblicato Quando il Diavolo ti Accarezza, edito da Salani: il romanzo, sempre di genere urban fantasy, è ambientato nella stessa Milano de Le Due Lune e ha per tema principale gli angeli e i demoni; anche in questo caso l'autore si rifà a figure reali della mitologia inerente (Arioch, Azazel, Hadraniel), della storia (il conte Manfredo Settala) e della città in cui il racconto si svolge (in particolar modo vanno ricordate la Stretta Bagnera, Piazza Mercanti e Piazza Vetra).
Appassionato di occulto, cinema, telefilm e giochi di ruolo, prosegue tuttora i suoi studi di storia delle religioni e ha tenuto numerose conferenze in Lombardia e Piemonte. Alan D. Altieri lo ha definito “il geniale autore italiano che ha portato in primo piano la variazione di genere nel genere chiamata urban fantasy”.
Vive ad Arona con la moglie Erica, veterinaria, in una casa piena di animali.
Confermo tutto il buono scritto in passato, anche se essendo una rilettura mancava l'effetto sorpresa dello scoprire tutto quanto per la prima volta. Ora pronto per leggere gli altri due volumi.
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La Divina Commedia. Il libro immortale di Dante Alighieri.
Avete presente?
Ecco, sappiamo tutti come finisce, o quantomeno tutti ne conosciamo la storia. Il viaggio di Dante attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso accompagnato inizialmente dalla sua guida spirituale, Virgilio.
Bene, qui ci troviamo sempre all'Inferno ma dopo parecchio tempo. Parecchio parecchio. Tanto, nell'eternità di dolore e pene che è l'Inferno, cos'è mai il tempo? Qui ritroviamo Virgilio, alcuni dei dannati descritti da Dante e l'intera geografia infernale ormai impressa a fuoco in tutti i lettori. Però... ecco, non abbiamo alcun viaggio spirituale voluto dal Cielo qui. Non abbiamo terzine su terzine a mostrare al lettore i peccati che lo potranno dannare, o la beatitudine della ricompensa per una vita santa.
Qui abbiamo un seguito della Divina Commedia che mescola atmosfere fantasy a una storia d'azione degna di un film, o di una serie Netflix. Un gruppo di dannati che decide di tentare l'impossibile e fuggire dall'inferno.
Pier delle Vigne, morto suicida e trasformato in un albero dilaniato dalle arpie, impossibilitato a muoversi e costretto a dipendere dagli altri, ci mette il suo intelletto e la sua razionalità, è la mente dietro a questo piano.
Virgilio è la chiave del tutto, l'elemento imprevisto che a causa proprio della Divina Commedia scombussola l'equilibrio dell'Inferno.
Bertran de Born, seminatore di discordia, è un guerriero che nella sua dannazione eterna ha subito la menomazione più tremenda, e gira portandosi dietro tra le mani la propria testa.
Il Conte Ugolino, il traditore, il potenziale cannibale, una delle figure più note di tutta la Commedia, qui gode di un'operazione di trasformazione encomiabile che lo rende una figura quasi spettrale, ragnesca, dotata di un potere inaspettato e spettacolare.
E poi abbiamo i demoni, anzi gli Spezzati, gli angeli caduti, sconfitti dalle legioni celesti e costretti a servire all'inferno; abbiamo Minosse e Gerione, la città di Dite e le varie cerchie e bolge.
E soprattutto lui, Filippo Argenti, l'avversario di Dante, il violento e prepotente dileggiato nella Commedia. Che qui fa ciò che sa fare meglio, cioè essere Filippo Argenti tra i dannati come lo era tra i fiorentini. Un Filippo Argenti che fa subito venire in mente la canzone dedicatagli da Caparezza, e non stupisce nei ringraziamenti apprendere che proprio questa canzone sia stata una delle ispirazioni per il libro.
Abbiamo quindi una sorta di party leggendario e praticamente fantasy formato da dannati immortali, cacciati da mostri altrettanto immortali, con l'obbiettivo di fuggire dall'inferno mettendo in scacco sia i demoni che gli angeli. Una storia francamente mai banale, con buonissimi colpi di scena che a volte sfociano in ottimi colpi di scena, spesso totalmente inaspettati.
Il voto è praticamente un 4,5 con l'unica perplessità che mi è arrivata dai personaggi. Non che abbiano dei problemi, eh, ma diciamo che Ugolino è più fantasy che storico, e lui, Bertran e Virgilio paiono un po' troppo buoni per il contesto (e i secoli di torture e di vita all'inferno). Niente di insormontabile, ma ho visto più realistici i personaggi di Pierre e di Filippo Argenti. Altra cosa che mi ha lasciato un attimo perplesso è stata che Pierre sapeva della facoltà di Ugolino in anticipo... ma essendo Ugolino da sempre congelato nella sua Bolgia, senza essere mai andato in giro a sperimentare, ed essendo al tempo stesso Pierre ancorato al suolo dalle proprie radici, come può avere anche solo pensato di poter intuire tutto questo? La padronanza che Ugolino dimostra, poi, fa pensare quasi che avesse questo potere anche in vita... possibile che Pierre lo abbia saputo? Alla fine è morto quando il conte era neanche quarantenne, non sarebbe stato impossibile...
Comunque essendo queste le uniche due cose che mi hanno lasciato un poco perplesso, si può capire facilmente come la nuova trilogia di Luca Tarenzi sia iniziata in maniera splendida: un'ottima saga fantasy dantesca, che non vedo l'ora di poter proseguire.
Leggendo questo libro, quand'era ancora in fase di stesura, un pensiero ricorrente mi accompagnava alla fine di ogni capitolo: "Dante così non s'è mai visto". Eppure l'Inferno in cui si muovono i personaggi è quello di Dante, preciso identico. Con i suoi orrori e le sue punizioni atroci. Solo che ora non state a sbadigliare sui banchi del liceo aspettando che suoni la campanella. E nemmeno vi interrogate sulla vita di un autore del Trecento e sulle sue schermaglie politiche. Adesso, quell'Inferno, diventa vivo e reale come solo una prosa limpida e affilata può renderlo. Il meccanismo della dannazione eterna diventa un gioco perverso e atroce, impossibile da accettare per la nostra mentalità moderna. E quei dannati, be', forse non sono innocenti, ma di sicuro sono vittime. Vittime che si ribellano, però. Ho assistito alla creazione di questo libro dalla prima idea all'ultima virgola, e una cosa sola posso scrivere: è il più bello che Luca abbia mai scritto. Se cercate qualcosa di agghiacciante che non perda un colpo a livello di ritmo, se cercate un romanzo che dimostri che la letteratura di genere È Letteratura con la L maiuscola, quando è fatta bene, questo è il libro per voi. E in quest'epoca in cui le certezze mancano, ci tocca stare chiusi in casa e tutto quello che è Arte e Bellezza non è "essenziale", fate come i dannati di Luca e mostrate il medio a chi vi vuole isolati, bruti, spaventati. Fatevi un favore e leggete questo capolavoro.
Un romanzo cupo, che non si fa scrupoli nel mostrare l'ingiustizia alla base dei meccanismi infernali. Il cast di protagonisti è variegato e ben delineato, la scrittura scorrevole e immersiva. Unica nota negativa: per quanto estremamente focalizzato sui personaggi, il punto di vista rimane in parte distaccato da ciò che provano i personaggi, rendendo la storia un po' fredda per quanto riguarda le emozioni.
Disclaimer: malgrado tutto l'affetto virtuale che provo per l'autore, non avrei mai letto un libro non-autoconclusivo di mia spontanea volontà. C'è voluto lo zampino del mio gruppo, che l'ha scelto come lettura condivisa di Gennaio.
Da Luca Tarenzi ho imparato ad aspettarmi personaggi vivi e plot altamente dinamici a cui non manca mai il valore aggiunto dell'introspezione, ed è il motivo per cui anche questo volume non mi ha delusa. All'inizio ho faticato ad entrare in sintonia coi personaggi, devo dire la verità, perché i primi capitoli sono un grande prologo che dà solo una visione superficiale. Per spronarmi mi sono concentrata sull'aspetto pratico del plot: per esempio in che modo il gruppo contava di aggirare le leggi infernali che tengono i dannati ben separati in base al girone d'appartenenza e quale ruolo avrebbero svolto i carcerieri in tutto ciò; poi la molla è scattata definitivamente verso la metà, quando il banchetto era ormai imbandito e si poteva finalmente assaggiare le pietanze (con l'introspezione, appunto). La mia pazienza è stata ripagata con una storia che è, sì, avvincente, ma è più di tutto una visione vivida e fedele dell'Inferno Dantesco per la quale ai tempi della scuola avrei pagato oro! Ora non riesco a togliermi il pensiero di contattare la mia vecchia professoressa di Letteratura Italiana per condividere con lei l'entusiasmo e convincerla ad inserirlo tra le letture estive dei suoi nuovi studenti. Mannaggia a te, Luca!
Partiamo da un presupposto: per me questo libro è un grande sì, tanto che ho già preso il secondo. Ed è anche il libro perfetto per chiudere il 700esimo anno dalla morte di Dante.
Ho letto, riletto, straletto e analizzato la Divina Commedia durante l'uni, quindi sono molto sensibile alle imprecisioni, ma vi dirò: qui non ce ne sono. "L'ora dei dannati" è il what if perfetto di un'opera magistrale, la fanfiction che tutti gli appassionati di Dante dovrebbero leggere. La storia ruota attorno a cinque personaggi incontrati dall'autore nell'Inferno. Purtroppo non c'è Ulisse, che come avevo anticipato qualche post fa è il mio preferito, ma in compenso ci sono i miei amatissimi Virgilio e Pier delle Vigne, affiancati dai problemi di gestione della rabbia di Filippo Argenti, Bertran de Born e il conte Ugolino, l'unico che riesce a inquietarmi da morire e allo stesso tempo infondermi una profonda tristezza. Il loro scopo? Fuggire dall'Inferno, molti secoli dopo che Virgilio ha lasciato Dante sulla cima del monte del Purgatorio.
Siamo in un preciso momento della storia dell'umanità di cui ci viene dato qualche accenno, ma lascio a chi vorrà leggere il libro l'ebbrezza di scoprirlo. Virgilio non può più far ritorno al castello, ma possiede un potere che nessun dannato ha: è in grado di viaggiare fra Cerchi, Bolge e Gironi, e quindi di andare e venire per l'Inferno a suo piacimento.
L'Inferno, inoltre, è popolato dagli Spezzati, angeli caduti e deformi che si divertono a torturare i dannati. Il lettore segue le vicissitudini di uno Spezzato in particolare che sembra avere qualcosa di diverso dagli altri.
Qualche considerazione personale:
• Il sommo poeta è molto lontano da ciò che è stato in vita ed è forse quello di cui ho maggiormente apprezzato la caratterizzazione. La frustrazione per l'essere stato relegato nel castello degli Spiriti Magni solo perché nato prima di Cristo lo spinge a mettere in piedi un piano folle assieme a Pier delle Vigne, scaltro suicida vissuto al tempo di Federico II che, tramutato in albero nella Selva dei Suicidi, attua una serie di macchinazioni affinché il selezionato gruppo di dannati lo porti con sé e non lo lasci indietro alla prima occasione. Fra l'altro ho amato da morire come l'autore abbia intavolato una questione su cui ho sempre riflettuto leggendo la Commedia, ovvero che alcuni dannati non meritassero di trovarsi all'Inferno. Quando Dante non opera una scelta politica, ne attua una teologica: soffre, per esempio, per Francesca o per lo stesso Virgilio. Il metro di giustizia divina non è dato da conoscere agli esseri umani, e giustamente i dannati (e il lettore), essendo umani, non lo comprendono.
• Filippo è quello su cui sono più combattuta. Le mie emozioni nei suoi confronti sono state un'altalena. L'ho odiato, l'ho adorato, l'ho di nuovo odiato, poi alla fine l'ho perdonato e a una certa mi sono anche detta che fra lui e un altro personaggio ci fosse una tensione sessuale assurda (lol).
• Così è come dovrebbero essere introdotte le tematiche lgbt, senza queerbaiting. Da come il romanzo termina, l'autore ci lascia intendere che nel seguito la cosa verrà approfondita. Non vedo l'ora!
• A proposito del seguito, una cosa che non mi sono spiegata è stata la totale assenza di donne nella storia, che però torneranno, appunto, nel secondo volume. Sono curiosa di vedere come verranno sviluppati questi personaggi.
• Bertran de Born non è certo uno dei personaggi più popolari, ma grazie a questo libro l'ho conosciuto di più. E poi, dai, è un cavaliere che regge la spada in una mano e la sua testa in un'altra. Più figo di così?
• Non pensavo che l'avrei mai detto, ma ora che ho terminato la lettura trovo il conte Ugolino quasi adorabile.
• In sostanza, è uno di quei libri che quando li chiudi ti sei affezionato a tutti, il che mi sembra un ottimo motivo per iniziarlo.
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“L’ORA DEI DANNATI. L’ABISSO” è un romanzo che è stato regalato a mia figlia ed ho eletto a mia lettura "da ombrellone" (ci ho messo più di tre mesi a finirlo perché stare sdraiata al sole ha su di me un effetto soporifero…). È il primo volume di una trilogia che vede come protagonisti cinque personaggi sicuramente anomali, pescati dai cerchi infernali e reinterpretati in un fantasy davvero ingegnoso! Luca Tarenzi ha ipotizzato che Virgilio, una volta lasciato Dante alla guida di Beatrice, abbia risalito la voragine generata dalla caduta di Lucifero ma gli sia rimasto precluso l’accesso al Limbo “dal basso”: il poeta si ritrova pertanto ad essere un esule che vaga tra le anime dannate. Approfondisce la conoscenza del suicida Pier delle Vigne, il quale ordisce un piano per evadere dalla loro prigione eterna ma, avendo bisogno di alleati, Virgilio dovrà reclutare altri due compagni: Bertran de Born e il Conte Ugolino. Si aggiungerà poi di prepotenza al gruppo anche l’iracondo Filippo Argenti. Ecco le basi per una trascinante rivisitazione dell’Inferno dantesco che ha avuto il grande merito di farmi ripassare la geografia del luogo con una chiave di lettura contemporanea, caratterizzata da descrizioni particolareggiate, momenti di riflessione alternati ad altri ricchi d’azione e suspense. A mio parere è un libro senz’altro adatto ad un’eventuale trasposizione cinematografica. Sono davvero curiosa di leggerne il seguito!
I punti di forza di questo libro sono parecchi. L’originalità di raccontare un’evasione dall’inferno dantesco. L’inventiva con cui quest’Inferno — l’Inferno di cui tutti abbiamo letto tra i banchi di scuola — viene reimaginato e risulta sempre nuovo senza snaturare ciò che Dante aveva immaginato. Il piano contorto e geniale di Pier delle Vigne. E soprattutto la maniera con cui questi cinque dannati vengono caratterizzati — ovvero benissimo.
È una lettura avvincente, piena di colpi di scena e cliffhangers. Forse non diventerà il vostro libro preferito, ma come storia d’evasione è perfetta: io l’ho finito in un giorno e nel mentre ho ridacchiato, ho storto il naso per l’orrore e sgranato gli occhi per i risvolti di trama che non mi aspettavo.
Bertran de Born, soldato con la testa sulle spalle (metaforicamente, perché poi in realtà se la porta sotto il braccio), è diventato a sorpresa il mio preferito, seguito a ruota da un mostruoso Conte Ugolino: mi ispirava tenerezza già nella Commedia — sì lo so che è un cannibale — ma qui si porta addosso una tristezza a cui non si può rimanere indifferenti. Virgilio mi è parso un po’ troppo lamentoso per i miei gusti, ma ne ha tutte le ragioni. Pier delle Vigne e Filippo Argenti a un certo punto li ho odiati, ma del primo salvo il cervello sopraffino che mi ha tenuto sulle spine per tutta la lettura.
Devo dire che funziona bene già come stand-alone, ma lascia con discrezione una porta aperta per il seguito.
Igazán izgalmas és fordulatos fantasy történet, mely továbbviszi Dante Isteni színjátékának Pokol részét. Mi történik Vergiliusszal, miután átkísérte Dantét a Poklon? Öt szereplő, öt kárhozott, akik a fejükbe veszik, hogy megszöknek. Az öngyilkos, fává változott Pier fejében megvan a kész terv, lépésenként haladunk előre benne. Két részből áll a könyv, az első részben megismerkedünk a szereplőkkel, meglátjuk, milyen karakterek, hogy jönnek ki egymással, előkészülünk a szökésre. A második rész pedig maga a szökés. Itt begyorsulnak az események, fordulatok, árulások, természetesen vadásznak is rájuk. De hogy sikerül-e a nagy terv? Ahhoz el kell olvasni a könyvet. És várni a folytatást.
5 stelle tonde e meritatissime. Volevo fare una bella recensione per questo libro, ma non so cos'altro dire oltre ai commenti già sparsi durante la lettura. So che una frase potrebbe riassumere il tutto: "L'ora dei dannati" mi ha fatto scoprire qual è il mio vero genere preferito, in definitiva. Qui c'è il fantasy che mi piace: macabro, crudo, con una bella dose di horror che non guasta mai. I personaggi sono grigi, pieni di difetti, ma si fanno amare in un modo tutto loro. I miei preferiti sono stati Bertran e il conte Ugolino, senza dubbio. Insomma, ho avuto la riconferma che gli autori italiani valgono tanto e non vengono riconosciuti a sufficienza. Leggete questo libro, non ve ne pentirete se amate il fantasy e l'horror.
Immaginatevi un sequel fantasy dell'Inferno della Divina Commedia, in cui Virgilio ha accompagnato Dante al Purgatorio e non può più fare ritorno al Limbo. Quel viaggio spirituale lo ha cambiato, nel senso che è l'unico tra i Dannati in grado di viaggiare da un Girone all'altro. Dopo un certo lasso di tempo, Virgilio, stufo di vedere così tanta sofferenza, collabora con Pier delle Vigne ad escogitare un piano per scappare dall'Inferno. Abbiamo cinque personaggi che tenteranno di scappare dall'Inferno, ma solo tre POV: quelli di Virgilio, di Bertran de Born e di una creatura senza nome. Ad accompagnare Virgilio, Bertran e Pier delle Vigne, ci saranno il conte Ugolino e Filippo Argenti.
Scritto in modo molto curato, le ambientazioni e descrizioni sono vivide. Ho percepito la sofferenza dei dannati e sono riuscita ad immaginare bene ciò che veniva descritto. Nonostante la premessa interessante, la trama non è riuscita a prendermi come speravo, nel senso che mancava quel pizzico di tensione che mi faceva dire 'voglio andare avanti'. La caratterizzazione dei personaggi rimane poco esaustiva e questo ha impedito di affezionarmi ai personaggi e a preoccuparmi del loro destino. Tutto sommato è un libro bello con un'ambientazione e storia solidi e che pertanto mi sento di consigliare ma nel mio caso è mancato il coinvolgimento emotivo probabilmente a causa di ciò che ho accennato sopra.
Libro lungo ed estenuante, scritto bene, permettendo al lettore di esplorare sotto un nuovo punto di vista l'inferno e le varie ingiustizie che vengono svolte al suo interno. Risulta però spesso e volentieri confusionario, chi è la bestia ormai senza nome? Perché sono stati scelti il conte Ugolino o Bertran? Cosa stava cercando Filippo Argenti quando ha messo in ordine il piano per unirsi a Virgilio? Oltre ai vari punti interrogativi che ancora mi frullano in testa nonostante la lettura sia stata terminata, posso anche affermare quanto sia stato scomodo e difficoltoso stare dietro ai cambi di punti di vista e narrazione senza un punto o un segno per far capire il cambiamento. Sono delle narrazioni molto prive di emozioni che rendono difficile immedesimarsi nella storia, difficile è anche riuscire a capire tutti gli avvenimenti per lo stile di narrazione adottato. Non ho abbandonato la lettura perché sono testarda e volevo vedere fino in fondo dove arrivasse, ma che finale è? Si capisce che arriveranno altri libri dopo questo, ma il finale ha di per sé dell'assurdo, lasciando un vuoto di trama e la sensazione di aver letto 400 pagine per non essere arrivati a nulla. È stato un libro in cui ho faticato ad andare avanti ma in cui ho anche trovato difficoltà a rimanere interessata al punto da sentirmi stanca come se stessi studiando per cercare di stare dietro a tutto.
"L'Inferno non vince se frustra la speranza. Vince solo se ti toglie la capacità di sperare."
Ho un serio problema con le storie troppo avventurose: faccio fatica a seguirle! Ciò nonostante, non ho potuto restare immune al fascino di questo romanzo, che parte da una premessa originalissima per svilupparla in maniera eccelsa attraverso una trama zeppa di capovolgimenti di situazione e colpi di scena mozzafiato (quello finale, con , mi ha lasciata letteralmente di stucco!). Indubbiamente, poi, ha pesato sul mio giudizio la familiarità che ho con la geografia dantesca e con il poema in generale, a cui Tarenzi sembra essersi rifatto anche dal punto di vista linguistico, nel senso che il suo stile rispecchia (in chiave moderna, è chiaro) l'abbassamento di tono caratteristico della prima cantica. E veniamo al pezzo forte de "L'ora dei dannati", i suoi protagonisti. Mai avrei creduto che cinque tra i più famosi dannati potessero funzionare così bene insieme! Tra attriti, inganni e alleanze parziali, sono loro, ancor più delle stesse peripezie che vivono, a rendere questo viaggio qualcosa di indimenticabile per il lettore. Non sto nella pelle per il seguito!
Alcuni diversamente dannati tentano una rocambolesca fuga dall’inferno dantesco. Un’idea tanto semplice quanto geniale che mi sembra molto strano nessuno ci avesse ancora pensato.
I gironi infernali vengono solcati in lungo e in largo dai nostri protagonisti, i quali evidentemente non hanno mai abbandonato proprio ogni speranza quando sono entrati. L’azione non finisce mai ed é sempre bombastica e frenetica. É così frenetica che non lascia quasi nessuno spazio ai personaggi di mettersi in mostra se non tramite le loro prodezze atletiche e combattive. Ci sono dei momenti, ma sono troppo pochi per innamorarsi di loro o per odiarli a morte. Qualche interazione all’infuori delle meccaniche belliche, o qualche capitolo (e non quattro righe in crucis) sulle vite terrene dei nostri (anti)eroi, avrebbe dato a questo romanzo molto più respiro, rendendolo più facile da leggere e più memorabile.
Tuttavia l’originalità del concept necessita assolutamente il proseguimento della trilogia!
La storia secondo me è stata super particolare e interessante. Ci vuole una certa genialità per partorire una storia del genere, e ci vuole una grande abilità a utilizzare una storia di base già esistente e costruirci sopra una situazione completamente nuova senza cadere in cliché e senza rovinare tutto. Mi è capitato diverse volte di leggere romanzi la cui trama mostrava un fortissimo potenziale, e che poi questo potenziale venisse sprecato in gran parte. Beh, questo non è il caso perché l’autore è stato veramente bravo a sfruttare ogni particolare a suo favore.
Le descrizioni sono molto accurate, ci aiutano ad immedesimarci nella storia e a rendere ancora più chiara l’ambientazione. La narrazione è in terza persona, ma segue i punti di vista dei diversi personaggi. Conosciamo bene quindi i loro pensieri più profondi, così come le motivazioni che li muovono.
L’ambientazione è quella che conosciamo tutti, potremmo averla letta per intero, o potremmo averne soltanto sentito parlare, ma la Divina Commedia, e in particolare l’Inferno, è una di quelle cose che si conosce e basta. Tarenzi è riuscito, a suo modo, ad approfondire ulteriormente l’argomento e a farci conoscere, tramite i risvolti più assurdi e inaspettati l’Inferno dantesco, evidenziando e sottolineando quella che era già la genialità mostrata da Dante quando scrisse l’opera, creando quasi un inno ad essa. Ci mostra, attraverso le vicende che si trovano ad affrontare Virgilio e i suoi compagni, gli anfratti più oscuri e gli escamotage più particolari per poter viaggiare attraverso esso. Questo è sicuramente uno dei motivi per cui mi sento di consigliare l’opera: leggere non l’Inferno dantesco, ma dell’Inferno dantesco in maniera più semplice e ovviamente in prosa, perché ammetto che per quanto mi terrorizzi, leggere L’Ora dei Dannati, mi ha fatto venire voglia di leggere (non dico rileggere perché la lettura fatta al liceo non la ritengo valida) l’opera di Dante per bene, anche se non so effettivamente se e quando lo farò.
I personaggi, poi, sono fantastici e inaspettati. Sono tutti personaggi storici abbastanza conosciuti, ma come per l’ambientazione, Tarenzi li ha approfonditi e gli ha dato un maggiore background, caratterizzandoli bene e in maniera super interessante. Nei ringraziamenti, a fine romanzo, ho letto che l’idea di scrivere qualcosa con ambientazione dantesca è sempre stata in fermentazione nella mente dell’autore, ma che si è convinto dopo aver ascoltato Argenti Vive di Caparezza, volendolo utilizzare come personaggio in un suo romanzo; ammetto che già prima di leggere la parte relativa ai ringraziamenti canticchiavo tra me e me la canzone, e ho super adorato il riferimento al cantante. Come vi dicevo, pur essendo già esistenti, i personaggi sono stati veramente ben caratterizzati, più di tutti, quasi mi pare scontato, ho adorato Virgilio e i colpi di scena relativi al suo personaggio.
In fine, mi sento di consigliare vivamente questo romanzo a chiunque. Dona ottimi spunti di riflessione e avvicina sicuramente all’opera dantesca. 4.5 stelline super meritate, un autore che non conoscevo, ma che non posso non definire geniale.
3 ⭐️per l’intreccio talvolta forzato e la caratterizzazione ancora non del tutto esaustiva. Spero di trovare nel secondo volume un approfondimento psicologico e riflessioni maggiormente scandagliate di cui questo volume dà solo solo un assaggio (promettente devo dire però).
4 ⭐️ per il godimento generale dell’opera! Davvero entusiasmante ed intrattenitiva. Coinvolgente nel farti tifare per il gruppo di Virgilio.
Luca Tarenzi è un autore che seguo da lungo tempo, dai tempi della mitica Asengard Edizioni, per la precisione. Si tratta di uno scrittore che stimo molto, capace di trovate realmente originali e dotato di una preparazione invidiabile. Un autore molto prolifico, per nostra fortuna. Non solo romanziere, ma anche traduttore e saggista, oltre che sciamano. Edito fra gli altri da Acheron Books e Salani Editore. Quando ho letto la notizia della sua trilogia in lavorazione per Giunti Editore sono sobbalzato sulla sedia. Anzitutto per la soddisfazione di vederlo approdare a una grande realtà come quella rappresentata da questa casa editrice, e subito dopo per l’argomento in ballo. Chi ha letto qualche mio romanzo, sa che l’argomento dell’aldilà, nelle sue possibili forme e concezioni, mi sta particolarmente a cuore, e guarda caso l’intera opera di Tarenzi per Giunti affronta proprio un’avventura con protagonista Virgilio e ambientata negli scenari danteschi. Quando poi ho visto la copertina del libro, eccezionale a dir poco, scalpitavo letteralmente al pensiero di metterci sopra le mie zampacce. Recensione completa: https://www.scrittorindipendenti.com/...
Della Divina Commedia, oltre alle tante ore di lezione a liceo e alle temute interrogazioni, ricordo benissimo le illustrazioni di Doré. Ho ancora quell’edizione e, leggendo questo romanzo, mi sono ritrovata più volte a sfogliarla, soffermandomi su quelle relative ai personaggi di questa storia. Solo per questo, Luca Tarenzi merita un grande grazie. E poi merita un bravo, ancora più grande, perché non è da tutti prendere qualcosa di così colossale e riuscire al tempo stesso ad essergli fedele e discostarsene. Ho parlato di personaggi e sono felice di averne trovati di veri, adatti a reggere un romanzo, cosa che la Commedia non è e ruolo che lì non avevano. È difficile essere protagonisti, molto di più che riempire bene delle parentesi, ma tutti e cinque i dannati qui lo fanno egregiamente. Bertran più degli altri.
*3,5/5* Molto, molto carino. C'è sicuramente margine di miglioramento, ma sono state poste delle basi interessanti per approfondire la conoscenza dei personaggi, già ben abbozzati qui, e soprattutto dei rapporti tra di loro (Bernard e Ugolino bff adoro). Le descrizioni appaiono un po' confuse ma a mano a mano che si procede la struttura dell'Inferno prende forma nella mente e ci si raccapezza di più. Una rivisitazione della Divina Commedia è un soggetto che cercavo da anni e con questa sorta di sequel, Luca Tarenzi mi ha dato proprio quello che volevo. È riuscito a tratteggiare il grottesco e l'orrido, sottolineando anche l'insensatezza ed esagerazione di alcune pene descritte da quello sputasentenze di Dante. Sono molto curiosa per il seguito.
Un libro strano. All’inizio mi stavo pentendo di aver scelto questa lettura, sembrava tutto stereotipato al massimo e scritto - oggettivamente - maluccio. Poi, improvvisamente, non so né come né quando né perché, mi ha preso talmente tanto che non sono più riuscita a metterlo giù. Ho letto la seconda parte del libro in due ore, letteralmente.
L’idea del libro mi affascinava tantissimo, e sono contenta di dire che, nonostante la scrittura non sia una delle mie preferite, non sono rimasta delusa. Non vedo l’ora di leggere il secondo e scoprire come finirà questa storia.
Quale che sia stato il vostro rapporto con Dante e la sua Divina Commedia, che siate ancora impegnati nella lettura e nello studio o abbiate deciso, a distanza di anni, di rileggerla senza il condizionamento di figure retoriche e interrogazioni, dovreste prendere in considerazione l’ultimo romanzo di Tarenzi: un viaggio attraverso l’Inferno, di nuovo in compagnia di Virgilio, come lo avete immaginato e come non avete osato farlo.
Un romanzo ambizioso come l’evasione dall’Inferno, omaggio al poema dantesco e all’amicizia, inno di ribellione e un’altra risposta (o altre risposte) alla domanda: chi sono i mostri?
3,5⭐️ ne avrei messe di più ma per ora lo considero solo una specie di introduzione alla storia, comunque era quello di cui avevo bisogno: leggero, per nulla impegnativo ma ti fa venire voglia di continuare per sapere come va a finire✨
"Sarebbe risorto, come ogni altra volta. Sarebbe guarito. Sarebbe sbucato a viva forza dal fango del fondo, sarebbe emerso in superficie, sarebbe tornato a bracciate fino alla sponda del Limbo. E avrebbe dato inizio alla sua evasione. Con lui. Aspettami, sto arrivando. Aspettami."
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Ci ho provato con tutte le mie forze, ma se già stavo facendo fatica col primo volume non vedo come potessi reggere anche per altri due. Ho messo la trilogia in vendita su Vinted, magari a qualcuno interessa…