Abu Tromba
Questo libro è molto bello e merita di essere letto. L'autore ha un'ammirevole capacità di dare vita ai personaggi per sottrazione e lascia intravvedere in un breve romanzo i romanzi personali di ciascuno. Sono persone disparate per provenienza, religione, livello sociale e abitano sotto lo stesso tetto, alla periferia di Haifa, negli anni '70: una famigliola di arabi cristiani e l'inquilino soprastante.
Sono disparati perchè in Palestina vivevano o hanno trovato rifugio o sono nati e ciascuno ha sentimenti diversi nei confronti di Israele (la mamma; Il nonno egiziano copto e l'inquilino ebreo russo emigrato di recente; le due ragazze).
I personaggi sono molto ben caratterizzati e straordinariamente umani. Le ragazze sono giovani e moderne e si sentono israeliane, con moderazione; vorrebbero amare e avere figli e stare vicini ai propri cari. La mamma ha un'idea più tradizionale della vita, sta molto in casa, cucina e si amareggia pensando ai rovesci di fortuna della sua vita; il nonno fuma il narghilè, incontra gli amici al bar e alla sua vita passata ci pensa poco, tanto è travagliata, si gode il presente; è una persona adorabile.
L'inquilino russo è arrivato di recente e l'ebraico ancora non lo parla bene. Lavora ai mercati generali, studia ingegneria e la notte va a suonare la tromba sul tetto (la più giovane lo chiama Abu Tromba).
Le due ragazze sono diverse e molto legate. Mary è fatta per l'amore e lo fa senza pensarci, incosciente e audace. Houda ha avuto un amore sofferto al quale ha posto fine e da allora non è più sé stessa.
La storia di queste persone viene travolta dalla guerra del 1982, per Israele una delle tante.
E' una storia di solidarietà, di apertura mentale, di desiderio di costruire un futuro che è anche il futuro della nazione, fin quando arriva l'onda che ci spianerà, come formine di sabbia sulla riva del mare. Sami Michael ci racconta a ciglio asciutto la vita trepidante di chi ha paura e spera; non si sofferma sul dolore, un po' per pudore, un po' perchè il dolore in sé stesso è inutile. Si può provare a rialzarsi e riprendere a vivere. E' un ebreo iracheno che certamente ha conosciuto decine di persone la cui storia somiglia a questa e riesce a raccontarla con tono lieve, anche con umorismo.
Verrebbe da concludere: Signore, dona pace ai nostri giorni.