Con l'espressione "le cento città d'Italia" Carlo Cattaneo constatava l'eterogeneità e le differenze fisiche, storiche e sociali del nostro Paese. Ancora oggi, colpisce chi si muove lungo la penisola quanto possano essere diverse antropologicamente e culturalmente città peraltro vicinissime tra loro, appartenenti a uno stesso territorio e a una simile storia. In questo saggio Goffredo Fofi indaga le originalità del nostro territorio e le sue mutazioni, come scrittori e registi lo hanno raccontato e quali siano i dialoghi tra centri e periferie.
Sono cento e più le città che formano l’Italia, questo strano paese dalla forma bizzarra e dalle forti differenze tra nord e sud, est e ovest. Tanto che verrebbe da chiedersi se esiste davvero, se non sia un’invenzione piemontese, o garibaldina. Ma esiste, da centosessanta (159 e mezzo) anni. E da settantacinque (74 e una manciata di mesi) è una repubblica.
Fofi sottolinea quanto la differenza tra le varie città non solo capoluoghi e province, ma anche semplici comuni, costituisca ricchezza e varietà. Città e regioni: una ricchezza del nostro paese. Che secondo lui non ha uguali in Europa, salvo, ma neppure, Germania e Inghilterra.
Fofi, nato nel 1937, già a diciotto anni a Partinico con Danilo Dolci, definisce la sua generazione come quella che individua gli anni migliori dell’Italia iniziati il 25 luglio del 1943 e la morte di Aldo Moro. E prende le distanze dalla generazione che precede, più nostalgica, ancora legata al mondo contadino, che lui ben conosce e sa in che condizioni di povertà ha vissuto: sottolinea come l’emigrazione verso le città industriali del nord ha rappresentato per questa classe sociale, bene o male, un arricchimento, non solo economico.
Sul finale il lungo intervento (ma troppo breve per i temi sollevati, che rimangono appena sfiorati. E mancano nomi), Fofi lancia un’esortazione: al fare, all’agire, intervenire, non lasciare tutto in mano a politici incompetenti e potentati economici.
Molto bella la presentazione del suo breve libro l’altro giorno a Gli Esploratori, il locale aperto recentemente dalle Edizioni e/o a Roma, dove ho ammirato la sua lucidità, la sua ampia conoscenza di uomini e donne, movimenti, letteratura cinema e altre espressioni artistiche, sostenuta da una memoria lucida, incisa, viva, davvero invidiabile in quest’epoca in cui l’accumulo di dati e informazioni sta spingendo tanti a un Alzheimer precoce. Qualcuno nel pubblico ha auspicato che diventasse un incontro fisso con quest’uomo che continua ad avere parole e pensieri da regalare, stimoli da offrire.
(3.5) Breve saggio che si propone di analizzare il contributo delle realtà regionali allo sviluppo della letteratura italiana dall'unità nazionale ad oggi e che riesce solo parzialmente nel suo intento. Fofi è sicuramente chiaro nell'esprimere la sua linea di pensiero ma non credo centri pienamente il punto. Infatti mentre la prima parte il discorso ruota effettivamente intorno alla letteratura e al suo legame con le regioni (pur rimanendo comunque superficiale), nella seconda si perde su digressioni di ordine politico e amministrativo, sicuramente interessanti ma distanti dall'intento iniziale (o almeno, da quello dichiarato nel titolo). Gli spunti di riflessione offerti sono comunque molti, come infarinatura molto generale sull'argomento è un buon saggio, non completo ma buono per le possibilità di un libricino di 75 pagine.
molto interessante per leggere la storia italiana dopo l'unificazione, in chiave diversa. Alla luce di numerosi eventi che hanno spostato l'attenzione nazionale a favore di alcune realtà ed a sfavore di altre.