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Gli ultimi giorni di quiete

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Una mattina qualunque, per caso, Nora riconosce un volto in treno. È la persona che le ha distrutto la vita. Lei e il marito Pasquale sono i proprietari a Pescara di una avviata tabaccheria. E proprio in questa sei anni prima nel corso di una rapina un ladro ha ucciso il loro unico figlio Corrado. Nora non può credere che il carnefice di un ragazzo innocente – del loro ragazzo innocente! – possa essere libero dopo così poco tempo. Non può credere che la vita di suo figlio valga tanto poco. Ma è così, tra la condanna per un omicidio preterintenzionale e i benefici carcerari. Da questo momento Nora e Pasquale non riescono a continuare a vivere senza ottenere una loro giustizia riparatrice. Il marito cerca la via più breve e immediata. Nora, invece, dopo una difficile ricerca per stanare l’uomo, elabora un piano più raffinato. Paolo Dainese, però, l’omicida, si è sforzato per rifarsi una vita e, annaspando, sta riuscendo a rimettersi a galla.
Da anni Antonio Manzini aveva in mente questa storia, tratta da un fatto vero. E ha voluto scrivere non un romanzo a tesi, ma un romanzo psicologico su tre anime e su come esse reagiscono di fronte a un’alternativa morale priva di una risposta sicura. E leggendo queste pagine si resta disorientati, non solo perché l’autore ha scritto una storia diversa dalle sue trame che ci sono più famigliari, ma soprattutto perché è riuscito a raccontare, dentro gli intrecci propri di chi è maestro di storie, l’impossibilità di farsi un giudizio netto. Impossibilità di chi legge, e di chi scrive; ma anche dei personaggi che vivono la vicenda. Questi possono scegliere (e le loro scelte sono diverse) ma perché costretti a farlo, così come la vita costringe. Questa specie di cortocircuito, tra ragione e vita, è il dubbio etico che Manzini esplora in tutto il suo spazio.

240 pages, Paperback

First published October 22, 2020

12 people are currently reading
330 people want to read

About the author

Antonio Manzini

70 books719 followers
Antonio Manzini (Roma, 1964) è un attore, sceneggiatore, regista e scrittore italiano.

Antonio Manzini is an Italian actor, director, novelist and scriptwriter.

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5 stars
172 (23%)
4 stars
312 (43%)
3 stars
193 (26%)
2 stars
37 (5%)
1 star
11 (1%)
Displaying 1 - 30 of 102 reviews
Profile Image for Mosco.
451 reviews44 followers
July 20, 2021

Libro cupo e ossessivo, tristissimo, claustrofobico. Scritto bene, ma non sono riuscita a empatizzare né con Nora né con Paolo. Non tiene nemmeno tanto sulla corda, si capisce abbastanza presto come andrà a finire. Non brutto ma non bellissimo, a mio modesto parere.

E cmq, Manzini, "Silvana posò il panino e continuò a parlare con la bocca chiusa." uhm...

 

Profile Image for Antonella Imperiali.
1,271 reviews143 followers
June 6, 2021
Chiuso il libro mi sono chiesta: che avrei fatto io al posto di quei genitori, al posto di quella madre? Forse bisognerebbe passarci, per capire appieno. Mi sono venuti i brividi solo a pensarci.

L’idea nasce da un tragico avvenimento realmente accaduto, un fatto che ha sconvolto la vita di quattro persone: una donna, un uomo, il figlio morto, il suo assassino.
Qui ci sono solo fatti, ricordi, reazioni e azioni, un continuo scavare nelle loro vite, nelle loro anime. E modi diversi di approcciare la realtà da parte di due genitori ancora disorientati e sconvolti dalla tragedia. Ma anche colui che ha ucciso, tornato libero, vede la vita che sta cercando di ricostruirsi messa a dura prova.
Giustizia? Vendetta? Fine pena mai? Questo, a ben vedere, è ciò che fa sentire - durante tutto il racconto - l’amaro in bocca... ma chi mai potrà dare a tutte queste persone i giorni di quiete del titolo?

Alle domande precedenti non ho saputo rispondermi, ma intanto il pugno nello stomaco me lo sono preso in pieno.

E niente... Manzini, con la sua scrittura semplice e diretta, anche al di fuori di Rocco Schiavone, non si smentisce, non delude e cattura fino all’ultima riga.


🇮🇹 3°G20: Abruzzo
✍️ A.M.
Profile Image for Francesco.
Author 4 books86 followers
October 24, 2020
Quel giorno, in tabaccheria, non avrebbe dovuto esserci Corrado. Suo padre, Pasquale, aveva perso tempo per colpa della lavanderia e quando ha visto le volanti davanti al suo negozio, a Pescara, quando ha capito che un balordo aveva ucciso suo figlio, tutto si è fermato.
Da quel momento – da quasi sei anni - con sua moglie Nora si parlano appena. Il tempo scorre, il cuore continua a battere ma a che pro? E la mente gli gioca brutti tiri. Perché Corrado è morto a 23 anni, in un giorno qualunque e senza una ragione? Perché proprio lui che era spiritoso, con una carriera davanti e una ragazza, Sole, che gli voleva bene? Ecco lo spunto critico da cui nasce Gli ultimi giorni di quiete (Sellerio pp.240 €14), il nuovo romanzo dello scrittore romano classe ’64, Antonio Manzini che si confronta sul dilemma fra giustizia e vendetta.

Piuttosto, perché Dio non si è preso Danilo, il figlio di sua sorella Francesca, un ragazzone di ventotto anni ma ancora con la mente di un bambino, fra capricci e sbuffi di saliva? Pasquale non vorrebbe fare certi pensieri e intanto, un pomeriggio qualunque, sua moglie Nora incontra casualmente Paolo Dainese, l’assassino di Corrado. L’omicidio era preterintenzionale, lui era incensurato e dopo pochi anni, eccolo fuori, a piede libero e con il benestare della legge e delle norme astratte che talvolta mal si adattano alla realtà delle cose. Ma la giustizia, intesa nella sua accezione più alta, l’atto divino che spacca il mondo in due, è ben altra cosa. O no?

Da questo momento per Nora e Corrado inizia un nuovo incubo: lei si metterà alla ricerca di Paolo, per braccarlo e scoprire le coordinate della seconda vita dell’assassino di suo figlio, cercando un significato nel Male; Pasquale, invece, scomoderà un vecchio amico per chiedergli un revolver e poter mettere in pratica una vendetta privata, un gesto estremo per riparare biblicamente - sangue chiama sangue - alla malagiustizia.

Antonio Manzini, sceneggiatore e attore, è divenuto uno scrittore bestseller molto amato dal pubblico creando il burbero vice-questore Rocco Schiavone (punta di diamante della narrativa Sellerio) ma qui si concede una meritata pausa dalla scrittura seriale, firmando un romanzo teso, intimo, molto attento alla cura delle parole e nel restituire le contrastanti emozioni dei protagonisti sulla pagina, prendendo spunto da una storia vera, da un padre disperato che quindici anni fa condivise proprio con Manzini lo stupore di incontrare in treno l’assassino della figlia. Già perché da una parte abbiamo Nora e Pasquale che dopo aver perso il loro unico figlio vivono un lutto senza requie rifugiandosi fra le lenzuola del suo letto ad una piazza, continuando a festeggiare i suoi compleanni al ristorante in una tetra replica dei giorni felici; dall’altra, ecco Paolo Dainese che trovando sponda in tutte le attenuanti e nella buona condotta, ha scontato la sua pena minima in galera. Adesso, pur con una macchia indelebile sulla coscienza e sulla fedina penale, Paolo ha diritto ad una seconda vita? Paolo Dainese, l’assassino di Corrado, può ambire alla felicità?

Un crocevia etico ed emotivo spinosissimo quello fra giustizia e vendetta, rimorso e perdono, che Manzini attraversa nelle avventure di Schiavone; i suoi lettori ricorderanno che la carriera del vicequestore sono in bilico sin dal primo libro - “Pista nera” del 2003 - poiché Schiavone ha freddato il killer della moglie Marina, chiudendo i conti per sempre.
Qui invece i toni sono intimi, drammatici, strazianti. Seguiamo i passi di Paolo che si sovrappongono con il desiderio di vendetta di due genitori che sopravvivono al loro unico figlio e vorrebbero provare a riparare da soli alle brutture del mondo; un dramma che si consuma nella normalità mentre intorno a tutti loro continua a scorrere placidamente la provincia italiana, fra treni regionali e la settimana enigmistica, e quel rincorrersi di piccole cose senza senso che riempiono le nostre giornate e che per comodità chiamiamo, vita.

Profile Image for Marika Pinto.
201 reviews66 followers
November 11, 2020
Forse è un poco meno di quattro stelline, però arrotondiamo in eccesso perché è un libro che mi ha fatto molto riflettere. La scrittura è scorrevole, l'ho letto in due pomeriggi, c'è tuttavia qualcosa che non mi ha convinto pienamente, anche se non saprei dire cosa. Quello che mi ha convinto ad arrotondare in eccesso è che per tutto il libro mi sono chiesta "Io cosa farei?" e continuo a chiedermelo anche adesso che l'ho finito. Cosa farei io se vedessi l'assassino di mio figlio fuori dal carcere dopo così poco tempo a vivere quella vita che mio figlio non può più vivere normalmente? E mi sono ritrovata di fronte a un dilemma morale: è giusto che anche chi si è macchiato di un tale crimine abbia diritto ad una seconda possibilità? A lasciare aperte tutte queste domande è anche il diverso approdo dei due genitori nel finale del libro.
Profile Image for Lia Valenti.
832 reviews57 followers
October 23, 2020
Divorato in un pomeriggio!
Un libro in cui senti l'ansia e l'angoscia dei genitori,
e per immedesimazione saliva anche la mia ansia.
Non ho potuto lasciarlo, una pagina tirava l'altra.
Sino alla fine.
Profile Image for La Libridinosa.
605 reviews246 followers
December 8, 2020
Avete mai avuto paura di un libro? Non nel senso dell’oggetto fisico (anche se ce ne sono alcuni che, per mole, potrebbero far male davvero!), ma del suo contenuto.
A me è successo con questo ultimo romanzo di Antonio Manzini. Dopo anni trascorsi in compagnia di Rocco Schiavone e con l’ultimo romanzo che mi aveva lasciato un senso di amaro in bocca e più di qualche perplessità, ero timorosa all’idea di affrontare questa lettura.

E invece mi sbagliavo (per fortuna!). Manzini ha saputo portarmi negli anfratti dell’animo umano, facendomi diventare, in momenti diversi, madre, padre e assassino.
Facendomi analizzare ogni parola, ogni emozione; trascinandomi in un turbine di dolore che mi ha lasciata senza fiato.

Questo è uno di quei libri che, una volta terminati, ho avuto bisogno di metabolizzare. Poi mi sono seduta e ho lasciato andare la penna e il cuore (o la pancia, come siamo solite dire io e la Bacci!).

#lamiafascetta Quando il dolore riesce a diventare rabbia
Profile Image for Jeanne Modigliani.
29 reviews1 follower
January 7, 2021
Di una tristezza sconfinata. Un libro tanto piccolo che pesa come un macigno sull'anima.
Forse sul finale l'autore cerca di dare una folata di libertà , ma l'introspezione e la descrizione sono così profonde e accorate nelle pagine precedenti, che non si riesce a percepire il vento sul volto in sella alla moto.
Do comunque 4 stelle perché nonostante non abbia amato la trama il libro è davvero ben scritto.
Profile Image for Benedetta.
32 reviews
January 10, 2021
La scrittura di Manzini ti cattura dalla prima pagina e non ti molla fino all'ultima...Un romanzo psicologico basato su un fatto vero, analizza le vite di tre personaggi profondamente sconvolte da una terribile tragedia. Mozzafiato.
Profile Image for Cristina Bartaloni.
44 reviews4 followers
April 11, 2021
Non c’è più quiete per Nora e Pasquale da quando un criminale ha ucciso il loro unico figlio durante una rapina al negozio di famiglia.
Non c’è più quiete per loro da quando l’assassino ha pagato il debito con la Giustizia ed è fuori dal carcere, libero di rifarsi una vita, di avere un lavoro, di tornare a casa la sera da una compagna, mentre Corrado riposa al cimitero e i genitori ne onorano la memoria cenando nel suo ristorante preferito.
E non c’è giudizio morale che tenga di fronte alle azioni di questi genitori, afflitti e rinchiusi ognuno nella fortezza della propria solitudine.
Un pugno allo stomaco: è quello che ricevi dalla storia ed è quello che noi vorremmo restituire in cambio di questa lettura semplice e disperata.
Profile Image for Chiara.
554 reviews26 followers
May 8, 2021
Libro semplice, storia comune di una vita come tante. Ma anche libro potente, introspettivo e che porta ad una profonda riflessione e immedesimazione. E la domanda sorge spontanea: cosa avrei fatto io al posto di Nora e Pasquale? Qual è la giusta pena da pagare per chi si macchia del delitto più atroce, l'omicidio?
Come dicevo la storia sembra semplice anche se non lo è, forse sembra semplice perchè è scritta molto bene da un Manzini in ottima forma che si conferma un valido scrittore anche al di fuori della serie arcinota di Rocco Schiavone.
La storia inizia su un treno interregionale che riporta Nora a casa dopo una breve vacanza dalla sorella. Manzini ci fa entrare poco alla volta nella vita di Nora e di suo marito Pasquale e ci fa scoprire l'evento che ha cambiato le loro vite per sempre e in modo irreversibile. Nora su quel treno fa un incontro che porterà ad una svolta ulteriore la sua vita e quella del marito, riconosce l'assassino di suo figlio.
Da li la storia ci porta a conoscere meglio i due coniugi e il loro mondo e ci fa vedere come i due si siano allontanati al punto da prendere due strade molto diverse.
Il libro è commovente, fa riflettere ma è anche molto scorrevole e la lettura piacevole. Sembra un contro senso considerando la trama drammatica ma è così. I personaggi sono veri e vicini, tutti: sono ben caratterizzati ed ognuno ha un suo posto nella trama ed una sua funzione. Vittime e colpevoli si confondono e si mescolano e il finale, seppure si potrebbe intuire, lascia a bocca aperta.
Profile Image for Axie.
229 reviews8 followers
November 8, 2025
Un dolore che divide, una giustizia che non consola
Una storia profondamente cruda e lacerante. La storia di Nora e Pasquale, una coppia distrutta dalla morte del figlio Corrado, ucciso sei anni prima durante una rapina nella loro tabaccheria a Pescara.
Il romanzo si apre su un treno, dove Nora riconosce l'uomo che ha assassinato suo figlio. La detenzione di Paolo Dainese, il colpevole, è finita. Ora è un uomo libero.
E' un libro che parla di perdita ma anche di ciò che resta, di come il dolore possa diventare una prigione e, soprattutto, di quanto sia difficile perdonare.
Manzini è senza dubbio uno scrittore a tutto tondo. Ci ha consegnato lo scanzonato vicequestore Schiavone (anche lui con il suo dramma personale) e qui ci consegna un crudo fatto di cronaca e di dolore.
A proposito: ho avuto la fortuna di conoscerlo. È una bella persona!
Voto: 9
18 reviews
September 2, 2021
Anto', tutto bene?

Cioè, non è che adesso che Simi scrive per Sellerio vi vedete ai mixer aziendali e vi rimbalzate il disagio a vicenda? Perché 'sto libro è scritto abbastanza da dio, come mi hai abituato da quando ti leggo, ma come dire, la tocca piano. Tipo che 7-7-2007 in confronto è Malvaldi, sempre per restare in scuderia.

Comunque bello bello, eh? Da leggere assolutamente.

Però, Anto'... tutto bene?
81 reviews4 followers
January 27, 2022
Scritto molto bene, ma quello che conta è il problema posto. Chi ha scontato i suoi errori con la prigione può rifarsi una vita “normale” e fare i conti solo con la propria coscienza? E la vittima deve accettare la situazione come decisa dalla giustizia o ha il diritto di vendicarsi alla sua maniera? Facile sulla carta, difficile nella realtà
Profile Image for Angela Saba.
137 reviews
February 27, 2021
Un libro duro che affronta un tema delicato.
Resa perfetta dell’abisso di dolore in cui può sprofondare un essere umano. Bello.
214 reviews23 followers
July 21, 2021
Letto con grande piacere, la storia è interessante, forse vagamente prevedibile ma non è un problema, non è un giallo né un thriller. Manzini è un'ottima penna, capace di tratteggiare bene i caratteri dei personaggi, abile nell'immergerli in una realtà di provincia che ha tentato di fotografare con la maggior verosimiglianza possibile, senza avventurarsi in "cartoline dalla riviera" e senza abbandonarsi alla tentazione di dipingere i luoghi oscuri della provincia italiana, riempendola invece di tanti piccoli dettagli che riescono bene a rendere una sorta di goffezza ed ingenuità . La narrazione scorre agile alternando il punto di vista tra i due protagonisti, uniti e separati da un dolore più grande di loro, un dolore profondo come un mare in cui annegano e si dibattano per tentare, ciascuno a suo modo, di tornare a galla per poter nuovamente respirare. Da notare anche i personaggi secondari, preziosi per creare il mondo di riferimento e per riempirlo di altri dolori, di speranze, di storie, di vita. Un piccolo romanzo vibrante che si legge d'un fiato perfetto per il lettore mainstream.
Voto: 8
Profile Image for Georgiana 1792.
2,417 reviews162 followers
June 3, 2025
Partendo da un fatto realmente accaduto, Manzini intreccia una sorta di thriller che ricostruisce la vita di Pasquale e Nora Camplone dal momento in cui scoprono che Paolo Dainese, il rapinatore che ha ucciso cinque anni prima il loro unico figlio Corrado, ventitreenne, nella loro tabaccheria, è uscito dal carcere. La loro vita si è fermata quel giorno in cui Corrado è morto, ma adesso, sapere che nessuno sta pagando per la sua morte li fa sentire defraudati. Così, ciascuno a suo modo, cercano una sorta di vendetta, un modo per farla scontare a Paolo Dainese.
L'uomo, d'altronde, è uscito per buona condotta - l'omicidio è stato considerato preterintenzionale - e sta cercando di rifarsi una vita. L'unico errore che commette è quello di andare a vivere troppo vicino a Pescara, cosicché, quando Nora lo incontra in treno di ritorno da un viaggio ad Ancona, la vita dei due genitori diventa un incubo da cui solo un gesto di follia potrebbe farli risvegliare.
Profile Image for Theut.
1,886 reviews36 followers
June 18, 2025
I giorni di quiete del titolo sono finiti con la morte del figlio dei due protagonisti, e qualunque cosa succeda, non torneranno. Due i modi di vivere il lutto e di reagire alla notizia che l'assassino è fuori dopo solamente 5 anni... c'è un plot twist non da ridere alla fine che mi ha lasciata a bocca aperta (considerando la situazione, ci può stare che Nora non voglia più soffrire e che decida di morire facendo sì che l'assassino del figlio torni in prigione, si spera per un periodo maggiore...).
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for GONZA.
7,446 reviews126 followers
June 16, 2025
Non é che Manzini non ci abbia abituato a tutte le sfumature di grigio dei suoi personaggi, ma questo libro é mi ha riempito di un'angoscia profonda e non solo per la premessa dell'unico figlio maschio che muore, ma proprio perché, tanto per cambiare, pure qua non se ne esce....
435 reviews
May 30, 2022
Nora casualmente sul treno vede il volto dell'assassino di suo figlio, un volto che non può dimenticare, che riconoscerebbe tra un milione di volti, e inizia a voler scoprire la sua nuova abitazione, spiare la sua nuova vita, distruggere la vita che lui possiede ancora, mentre il figlio Corrado ne è stato privato per sempre.
Nora e Pasquale hanno visto il cadavere del loro figlio, hanno dovuto seppellire il suo corpo, qualcosa che a dei genitori non dovrebbe mai succedere, il senso di colpa di Pasquale che invece di andare a comprare il completo nuovo doveva essere lui a rimanere nella tabaccheria, lui ad essere rapinato, lui a morire.
Perché è contro natura per i genitori dover piangere la morte del figlio, dover continuare a vivere diventa insopportabile.
Pasquale e Nora si allontanano sempre di più, cercano entrambi di sopravvivere ma nulla può tornare come prima, e per entrambi l'ossessione di sapere che il rapinatore e l'assassino ora è libero diventa per Pasquale il riaffiorare del suo dolore e il coraggio di reagire con forza, per Nora l'unico modo per smettere di aspettare che i giorni si susseguano sempre uguali, vuole essere lei il tormento di quell'uomo, vuole la sua vendetta, anche a costo di essere uccisa.
Un libro commovente, un libro che si discosta dalla serie di Rocco Schiavone, ma che lo scrittore con la sua enorme abilità mi ha portata a leggere con rabbia e con dolore ogni pagina come se avessi fretta di rivedere negli occhi dei due genitori la loro pace, la calma dopo la distruzione.
Profile Image for Daniele Latella.
11 reviews3 followers
December 10, 2020
Chi perde un consorte è vedova. Chi perde un genitore è orfana.
Non c'è un nome per chi ha perso un figlio.

La vita della coppia di protagonisti è vuota, un unico dolore senza fine per il figlio, ucciso durante una rapina in tabaccheria, la loro tabaccheria, mentre copriva un turno. Ogni passo della loro esistenza è rubato alla vita che il figlio non ha potuto vivere.
Non c'è riposo per chi ha sepolto un figlio.

Il libro comincia con l'incontro casuale, in treno, dell'assassino del figlio. Cinque anni di prigione. Pentimento, buona condotta, calcoli legali. A piede libero. Ha pagato il debito con la legge.
Non c'è giustizia per chi ha visto morire un figlio.

Per cui la storia si evolve dritta, fra il lutto della madre e il lutto del padre. Niente capitoli, solo una riga per passare dall'uno all'altra, in un pendolo narrativo fra i due lati dell'abisso che li divide.
Non c'è respiro, per chi ha chiuso gli occhi del proprio figlio.

C'è solo lutto, c'è solo odio. La loro vita dovrebbe essere finita. Ogni vita dovrebbe essere finita, per quanto riguarda loro. Per cui il libro non può staccarsi, vedere punti di vista esterni. Chi è dentro, non può uscire, chi è fuori, non conta. Ogni gesto è sintomo della cattività in cui sono stati trascinati, ma da cui hanno deciso di non uscire più. Il libro non è pensato per essere posato, la storia non è fatta per essere detta in più parti. È tutto, è troppo, è ora.
E come si esce da una vita sopravvissuta al proprio figlio?
Profile Image for Magda.
370 reviews
January 26, 2021
Ricalcando un pochino le parole dello stesso Manzini, in una recente intervista, a volte è difficile fare un commento a un libro, perché si rischia di sminuirlo e mai come in questo caso posso essere più d'accordo. In queste pagine si racconta il dramma di una coppia che è costretta a subire l'omicidio dell'unico figlio, ma ad aggiungere dolore ad un dolore che già è grande, la coppia scopre che l'assassino è già libero dopo cinque anni di carcere. Ha scontato la pena e adesso si è rifatto una vita.
La reazione dei genitori sarà diversa, con due epiloghi diversi. Come comportarsi con l'assassino, che per assurdo abita a pochi kilometri da loro? È un libro che parla di giustizia, di legge, di etica e di dolore. Ognuno di loro tre reagirà in modo diverso al dolore e il lettore non potrà fare altro che cercare, invano secondo me, di trovare una risposta alla domanda assillante di tutto il romanzo:"È giusto?"
Profile Image for Fede La Lettrice.
838 reviews88 followers
June 3, 2021
Davvero un gran peccato perché l'idea era vincente, originale e interessante e perché la questione su cui il libro vorrebbe far riflettere (male/bene, giusto/sbagliato, torto/ragione, soprattutto vittima/carnefice) è profonda e intima, straziante. Ma la prosa è monocorde, la trama noiosa e i personaggi non hanno spessore.
Profile Image for Antonio Parrilla.
747 reviews29 followers
December 1, 2020
Quattro stelle e mezza, perché avrei preferito un pizzico di introspezione in più.
Storia tragica, terribile, raccontata bene: manca giusto un millimetro per prendere il voto massimo.
Da leggere, ma prima cercate di scaricarvi dalla tensione e dalla depressione derivanti dalla pandemia.

Profile Image for Alice Celeste.
179 reviews16 followers
August 18, 2023
Una storia difficile con un finale che bene o male ci si aspetta.
Profile Image for Simona Moschini.
Author 5 books45 followers
June 19, 2023
Io amo molto Manzini. Amo i romanzi su Rocco Schiavone e amo la serie che ne è stata tratta. So bene che chi si aguadagna da vivere con la serialità, quand'anche sia dignitosissima e riuscita, sente ogni tanto il bisogno di evaderne e dedicarsi a qualche cosa d'altro; qualcosa se possibile più sfidante, più pericoloso, al limite dell'assoluto.
Credo anche che l'autore sia ben consapevole di essersi focalizzato su un archetipo sfruttattissimo nel mondo e in particolar modo negli Usa: il cittadino che, ignorato o umiliato dalle istituzioni, decide di farsi giustizia da solo; e che abbia consapevolmente deciso di dare alla vicenda uno scioglimento delicato e originale; e in effetti, originale lo è (anche rispetto a esempi illustri come "Un borghese piccolo piccolo").
La sfida era ulteriormente complicata dal modo orrendo in cui la burocrazia italiana riduce a burla la Giustizia, e fa bene Manzini - in un dialogo tra parente di una vittima e avvocato - a spiegarne i vomitevoli meccanismi.
Ma affrontare temi da tragedia greca (la vendetta, la redenzione, la perversità che il reo induce nella vittima come ha scritto Manzoni), per di più nel suddetto, deprimente, anticlimax contesto socio-politico italiano, e farlo in poche pagine, non era facile.

Ecco quindi che la psicologia di due persone distrutte, vittime di un delitto, viene sviscerata in modo doloroso, convincente, anche faticoso per il lettore.
Mentre invece, e sorprende, non lo è altrettanto quella dell'assassino: perché no? Vediamo il suo fastidio, la sua frustrazione, la sua crescente esasperazione ma non sappiamo veramente nulla delle sue emozioni più profonde (e all'obiezione "forse è solo un essere senz'anima" rispondo: certo, ma allora mostramelo, mostrami che è completamente incapace di emozioni positive).
Entriamo così nel buio di una coppia che il dolore ha separato e distrutto, dove ciascuno vive il suo lutto isolatamente, tanto che fatichiamo quasi a credere alla svolta positiva finale di uno - uno solo - dei due.
In un certo senso il romanzo è simenoniano: va verso il suo finale predestinato come un treno sul binario, ma è come se mancasse qualcosa.
Profile Image for Roberta Sconci.
90 reviews
July 10, 2025
Un dolore che divide, una giustizia che non consola

Una storia profondamente cruda e lacerante. La storia di Nora e Pasquale, una coppia distrutta dalla morte del figlio Corrado, ucciso sei anni prima durante una rapina nella loro tabaccheria a Pescara.

Il romanzo si apre su un treno, dove Nora riconosce l'uomo che ha assassinato suo figlio. La detenzione di Paolo Dainese, il colpevole, è finita. Ora è un uomo libero ed è seduto a pochi metri da lei. L'incontro inaspettato riapre ferite mai rimarginate, e dà inizio ad un viaggio interiore e fisico che mette a nudo il dolore, la rabbia, e l'impotenza di chi ha perso tutto.

Nora è una madre che non ha mai smesso di soffrire. Il suo è un dolore viscerale, rabbioso, intransigente. Non può e non vuole accettare che, l'assassino di suo figlio, possa rifarsi una vita, mentre lei e Pasquale sono rimasti prigionieri di un'esistenza svuotata. La sua è una sete di giustizia che rasenta la vendetta, un bisogno disperato di dare un senso a una perdita insensata.

Pasquale, invece, è un uomo spezzato in silenzio. Ha scelto la rassegnazione, la muta sopravvivenza. Il rapporto tra i due coniugi è ormai ridotto a una convivenza fatta di silenzi e distanze. La morte di Corrado li ha separati come se ognuno vivesse un lutto diverso, inconciliabile.

Manzini costruisce un romanzo psicologico intenso, dove ogni personaggio è costretto a confrontarsi con dilemmi morali senza risposte certe.

Anche Paolo Dainese, l'assassino, non è un semplice "cattivo": è un uomo che ha sbagliato, ha pagato, e ora cerca di ricostruirsi. Ma la sua può davvero essere una redenzione? E chi ha il diritto di decidere se una pena è sufficiente?

Manzini non cerca facili commozioni, ma scava con lucidità nelle pieghe del dolore, della colpa, della giustizia. Gli ultimi giorni di quiete è un romanzo che lascia inquietudine in chi lo legge, non offre risposte ma pone domande scomode e necessarie.

E' un libro che parla di perdita ma anche di ciò che resta, di come il dolore possa diventare una prigione e, soprattutto, di quanto sia difficile perdonare.
Profile Image for Ines Cupo.
335 reviews7 followers
Read
January 14, 2023
Molti conoscono Manzini, solo per la fiction su Rocco Schiavone ma lui non è solo il vicequestore, i suoi altri libri sono molto profondi, duri e parlano di dolori profondi, di tragedie, il suo Orfani bianchi, mi aveva stregata, anche se non lo leggerò una seconda volta ed è lo stesso con questo, poche pagine, lette velocemente, quasi divorate.
Manzini ha preso spunto da una storia vera, una storia straziante, la perdita di un figlio, un figlio ucciso durante una rapina e come sopravvivono, come dei genitori si trasformano degli zombi, con il dolore che li divora, la rabbia, la vendetta.
E’ la storia di una madre che per caso vede l’assassino di suo figlio su un treno, l’uomo che ha distrutto la vita del suo amato figlio unico è in libertà dopo solo 6 anni, lui gira libero, forse felice e lei e suo marito non vivono più.
Questa notizia sconvolge il precario equilibrio di questa famiglia distrutta.
E qui inizia la storia, di queste 3 persone, Nora e Pasquale il loro modo di affrontare l’assassino del proprio figlio, poi c’è lui l’uomo, l’assassino che sta cercando di rifarsi una vita, che cerca di cambiare o forse vuole solo illudersi che sta cambiando?
L’autore non emette giudizi, con la sua scrittura, diretta, dura e coinvolgente, ti fa vivere insieme e ai tre personaggi e ai loro affetti, in ognuno di loro, il lettore si rispecchia e pensa, ma io che farei, come mi comporterei?
Perdere ina persona amata in modo tragico è devastante, ma è giusto non sorridere più? Chiudersi? Chi se ne è andato, vorrebbe vederci soffrire o onorare con la vita il loro ricordo?
E’ un libro che mi ha fatto piangere, ma anche pensare molto io non ho figli, ma come mi comporterei? Come Nora? O sceglierei la strada di Pasquale?
Nessuno lo può sapere e per fortuna non lo saprò mai, ma Paolo l’assassino se penso che sia giusto dare una seconda possibilità? Non lo so, forse vedrei il reato, se potrei innamorarmi di uno come Paolo? Forse no.
Displaying 1 - 30 of 102 reviews

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