Di fronte alle tragedie del passato si poteva forse «nessuno sapeva». Gli orrori del presente li conosciamo quasi reporter, fotografi, attivisti ce li raccontano ogni giorno da anni. Eppure nulla accade. Che cosa è successo? Testimoniare non serve più? Un saggio potente sull'impotenza di chi racconta e sull'indifferenza di tutti noi.
Molti fatti drammatici della storia recente – guerre, catastrofi naturali, rivoluzioni– sono stati documentati da inchieste, fotografie, libri. In passato il racconto sembrava avere una straordinaria efficacia ai fini del si scendeva in piazza, si raccoglieva denaro, si interpellavano con forza i decisori politici. Dal conflitto in Vietnam alla carestia in Etiopia, avevamo avuto la prova che rompere la scorza di silenzio intorno alla realtà era un'arma importante in mano ai media e ai cittadini. Poi qualcosa è cambiato. Alla testimonianza sembra oggi seguire solo afasia e silenzio. Domenico Quirico ripercorre, sul filo della sua memoria personale, alcuni dei capitoli più drammatici degli ultimi quarant'anni – dalla carestia in Somalia alla guerra in Siria, all'epidemia di Ebola, fino all'esodo incessante di migranti dall'Africa – alternando ricordi di esperienze vissute in prima persona alla riflessione sul senso e sull'utilità della sua professione. Un libro prezioso perché oggi, forse più che nel passato, l'odio cieco ha dimostrato di far operare delle scelte più di quanto possono fare i fatti che i nostri stessi occhi possono vedere.
“Testimoni del nulla”. Già il titolo ci anticipa che non si parlerà di fatti che ci toccano da vicino, anche se le conseguenze di questi fatti ci interessano eccome. E allora eccoli i dimenticati, gli esseri umani di serie B, quelli che non riempiono le pagine dei giornali, perché non fanno o non fanno più notizia, quelli che se anche muoiono a migliaia, sono fatti loro. Troviamo le guerre e le carestie del corno d’Africa che dovrebbero interessarci per lo meno per responsabilità storiche, se non per pietas; c’è il genocidio del Ruanda, lontano quindi meno importante di quanto accade più vicino a noi; c’è l’ebola che ancora oggi miete più vittime del coronavirus nell’Africa occidentale; c’è l’ormai immancabile Siria, quasi dimenticata dalla stampa salvo tornare in superficie quando si trova qualche bambino annegato su qualche spiaggia europea. E ci sono loro, i migranti, che giungono sulle nostre coste con improbabili barconi, che ci “invadono” e allora li rimandiamo in Libia, così sono al sicuro, tanto nessuno ci dice o ci mostra con quanta disumanità vengono trattati una volta riportati lì. Ecco, in questo libro sono protagonisti proprio loro, i dimenticati, quelli che non contano, che se vengono a chiederci aiuto ci spaventano, ci terrorizzano, divenendo strumento di propaganda per biechi piccoli interessi politici. Con una scrittura cruda, a volte spietata, ma sincera, che mostra la realtà per come è, senza filtri e che ti colpisce come una frustata, Quirico ci racconta di loro, dei “sommersi” e quasi mai “salvati” e delle nostre ingiustificate e assurde paure. “La paura è una faccenda tra noi e noi; gli altri, quelli del terzo mondo, non compaiono nella fotografia. Forse guardarli ci avrebbe aiutato ad avere più coraggio”.
Domenico Quirico è un giornalista scrittore, ci racconta con pathos in modo crudo e lirico la guerra attraverso le guerre. Vissute. Era testimone. Occhi e anima le hanno attraversate. Le ha cantate come un antico aedo greco, senza miti, con analisi storica precisa per non ripetere in altri luoghi stragi di innocenti. Il suo è un grido contro l'indifferenza, ma sembra inascoltato.