Sono un po' ambivalente nei confronti di questo testo: mi ha fornito degli spunti interessanti ma oltre a non condividere alcune delle posizioni espresse o implicate dall'autrice, sono anche profondamente insoddisfatta.
Trovo che l'idea di interpretare la nostra attenzione come una risorsa, che ha valore e della quale dovremmo disporre liberamente, sia molto importante. Le citazioni da Simone Weil e Iris Murdoch mi sono piaciute tantissimo: in questo periodo sto anche cercando di introdurre la meditazione kundalini come pratica quotidiana, e ho notato molti punti di contatto fra gli insegnamenti della mia Maestra e le riflessioni citate.
Credo di aver ricevuto diversi stimoli interessanti leggendo, in riferimento a queste due autrici e ad altri testi, ma in generale circa l'importanza di "lasciar perdere" qualcosa (app, ma anche notizie, richieste) per riappropriarsi della risorsa, e del potere, che è la nostra attenzione. La lettura mi ha sicuramente lasciato il desiderio di approfondire. Molti degli spunti proposti, però, non sono particolarmente originali e risulteranno familiari a chi si fa domande sulle propria presenza online, e sul potere che la tecnologia ha nelle nostre vite. Non ho avuto nessun momento in cui quello che leggevo mi sembrava "illuminante", ecco.
Detto questo, ho un po' di problemi con alcune delle posizioni espresse nel testo. Per esempio, nella parte iniziale c'è un richiamo a come l'uso di internet abbia reso la giornata lavorativa dell'autrice meno produttiva: non penso che il motivo per cui dovremmo problematizzare i social network e la dipendenza da smartphone sia che ci distolgono dal lavoro, e il seguito del libro rende abbastanza chiaro che l'autrice condivide questa posizione, ma trovo che avrebbe dovuto chiarirlo fin dalle prime pagine. Un altro punto a mio avviso problematico è il modo in cui l'autrice parla del porno: sembra avere una posizione molto critica, che pure non spiega nel dettaglio, senza nessuna differenziazione fra pornografia mainstream e il cosiddetto post-porno, appiattendo un discorso che invece è potenzialmente complesso e stimolante.
Dal punto di vista stilistico, siamo di fronte ad una collezione di appunti, più che ad un saggio. Questo significa che nessuno dei punti che vengono suggeriti sia davvero approfondito, il che sarebbe anche accettabile se il libro fosse almeno dotato di una dettagliata bibliografia. Invece c'è solo una breve lista, alcuni dei fatti o dei brani citati nel corpo del libro non hanno un preciso riferimento bibliografico, e l'effetto complessivo è quello di una conversazione interessante, ma piuttosto superficiale.
Se è un pamphlet, non è abbastanza preciso e puntuale nelle accuse che lancia; se è una meditazione personale, non è abbastanza intima; se è un saggio, non è abbastanza approfondito. Mi sembra che voglia essere un po' tutte e tre le cose senza riuscire davvero in nessuna.