Assalto a un tempo devastato e vile è il libro cult di Giuseppe Genna, l’opera che, al momento della sua prima pubblicazione, fece gridare alla nascita di una voce potente e originalissima della letteratura italiana. Questo piccolo classico contemporaneo torna ora in una nuova edizione riveduta e ampliata. Utilizzando le forme del racconto, del saggio, del reportage, Genna esplora il cuore delle città in cui viviamo e di un paese intero, componendo un vertiginoso mosaico del nostro tempo. Le storie, le parabole, le analisi, gli ammonimenti che Genna mise su carta sul finire degli anni Novanta oggi suonano paurosamente profetici. La degradazione delle periferie, l’impoverimento economico, il crollo della solidarietà e delle regole di convivenza, e soprattutto la desertificazione etica e spirituale di un intero popolo visti dalla lente deformante di una Milano fredda e inumana sono pugni nello stomaco difficilmente dimenticabili. Ma anche i racconti autobiografici, le riflessioni sulla letteratura, sulla religione, sui più scottanti temi politici e sociali, fanno di Assalto una bussola e un compagno di viaggio per tempi sempre più incerti.
Giuseppe Genna è nato a Milano il 12 dicembre 1969. Ha lavorato in televisione (nel 1991-92 a Odeon Tv; per la Rai nel 1995), presso la rivista mensile Poesia (Crocetti Editore), come attaché alla Presidenza della Camera nel 1994-95, per Mondadori nei settori New Media e Libri nel 1996-99, a Clarence(.)com nel 1999-2002, per RCS Libri nel 2006-07, per le web agency Siris e Mikamai nel 2009-10. Con Daniela Lanticina e Paolo Spada ha fondato nel 2010 la multiagency culturale Yallee e il blogzine THE YALLEES. Nel 2006 è stato chiamato a fare parte delle Giurie della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (sezione Orizzonti). Dal medesimo anno collabora con Vanity Fair. Dal 2000 è redattore di Carmilla, magazine on line diretto da Valerio Evangelisti. Presso il Padiglione Italia alla Biennale di architettura del 2010 ha esposto una installazione realizzata con Italo Rota, dal titolo Ultima Stele.
Ha pubblicato romanzi, saggi e racconti, in Italia e all’estero: Catrame (Mondadori, 1999) Nel nome di Ishmael (Mondadori, 2001) Assalto a un tempo devastato e vile (peQuod, 2001; edizione 2.0 presso Mondadori, 2002; edizione 3.0 presso minimum max, 2010) Forget domani. Racconti dell’italian lounge (Pequod, 2002, con Igino Domanin) Non toccare la pelle del drago (Mondadori, 2003) I Demoni (Pequod, 2003, Michele Monina e Ferruccio Parazzoli) Grande Madre Rossa (Mondadori, 2004) Il caso Battisti (con Valerio Evangelisti e Wu Ming 1, Nda 2004) L’anno luce (il Saggiatore, 2005) Costantino e l’impero (Marco Tropea, 2005, con Michele Monina) Dies Irae (Rizzoli, 2006) Medium (online @Lulu.com, 2007) Hitler (Mondadori, 2008) Italia De Profundis (minimum fax, 2008) Le teste (Mondadori, 2009) Discorso fatto agli uomini dalla specie impermanente dei cammelli polari (duepunti, 2010)
Un ammasso di pensieri neri, raccolto in racconti, saggi, articoli di denuncia, storie di pura finzione e autobiografia. La prima parte è un blocco di appunti che poi daranno alla luce il Dies Irae, romanzo stupendo di Genna. L'ultima parte è un aggiornamento (versione 4.0) quindi si trattano argomenti più recenti, compreso il covid. Come sempre la scrittura di Genna è debordante, a tratti impegnativa.
Uno sguardo a un vecchio: si comprende subito da dove proviene e quale sia la specie di tempo che ha vissuto. In questa sorta di memoria imbambolata esiste ancora, conservato come la mosca nell'ambra, un tempo che è già sparito, e che non tornerà mai più. Noi siamo gli ultimi testimoni di un tale tempo. Chi se ne rende conto è salvo. Non è più l'epoca degli ecumenismi. Ogni forma di cattolicesimo, oggi, non può esimersi dall'essere particolare. Una reale coscienza critica, oggi, non si enuncia in qualità di principio: la si esercita, puntualmente, dolorosamente, sul corpo proprio e degli altri. O così, o la fine.
Quando si è soli, il pranzo e la cena diventano non soltanto uno squallore, ma, se possibile, una bestemmia. Chi vive solo da molto tempo conosce questo retrogusto di colpa e livore che ha il pasto consumato in solitudine: poiché il mangiare è uno dei pochi atti radicalmente comunitari, e deglutire senza compagnia significa perpetrare un insulto a tutti gli uomini e, in fondo, a se stessi. Per questo motivo, spesso, il pasto dell'uomo solo è povero: di attenzioni, di calorie, di portate. La tavola è disadorna, il tempo di degustazione è minimo. Fa male.
Oggi qualunque parola che non sia rivoluzionaria, è inutile. Oggi qualunque parola che non sia reazionaria, è superflua. Oggi il cretino è la figura sociale più necessaria che ci sia. Che < Colui che da vivo non riesce a rendersi conto della vita usa una mano per allontanare un poco (e avviene in misura molto approssimativa) la disperazione causata dal proprio destino, ma con l'altra mano può registrare ciò che vede sotto le macerie, perché vede diversamente e più degli altri, dato che è morto in vita e, a rigore, un sopravvissuto. E qui si presuppone beninteso che per combattere la disperazione non usi entrambe le mani e più di ciò che ha.
Giuseppe Genna apre il libro dei pensieri e dei ricordi in questi brani che sono una via di mezzo tra la riflessione e il racconto, tra la realtà e la fiction, conditi di molta ricerca in se stesso. Nessuno di questi brani lascia indifferente, sia che siano quasi pagine di diario, sia che siano racconti che hanno l'ispirazione della parabola, come "Fame", che apre il libro. Non una lettura facile e nemmeno una lettura per tutti, condizione indispensabile è, parafrasando l'autore, essere ancora con la testa fuori dall'acqua e capaci di pensare
"assalto a un tempo devastato e vile" (titolo bellissimo, tanto per cominciare) è un libro completamente diverso dal resto della produzione di genna, più personale, più amaro, più duro. in pratica è un insieme di racconti, solo apparentemente slegati tra loro (tanto che volendo sono leggibili indipendentemente l'uno dall'altro) ma in realta piccoli tasselli di un puzzle che va a mostrare un'umanità vinta, sullo sfondo di una milano fredda e inumana (mai letta una descrizione così feroce di una città), inframezzati da episodi più riflessivi su altri argomenti (scientology piuttosto che la cronaca di un esecuzione di un omicida condannato a morte in america sotto gli occhi della famiglia della vittima) sempre visti con lo stesso sguardo, con la stessa intelligenza.ci sono pagine che sono dei pugni nello stomaco, e puoi sentire come genna ci stia buttando dentro tutto se stesso.non so se potrebbe piacere a chi ha apprezzato gli altri libri di genna, questo è un libro a sè tra le sue opere, che peraltro ha poco a che vedere con il resto del panorama letterario italiano attuale.sicuramente un libro da rileggere.
Non so come sia il resto della produzione di Genna, ma di "Assalto a un tempo devastato e vile" posso senz'altro dire che nulla è più devastato e vile di questo stesso romanzo.
Era da tanto tempo che non m'imbattevo in un libro così pomposo e irritante, e spero proprio di non incontrarne mai più.
scrittura orgasmica e ricchissima, ma un po' troppo destrutturato. la scorrevolezza non fa di un libro un grande libro, ma un goccio aiuterebbe ad apprezzarlo e qui manca del tutto. Comunque da leggere!
«Non voglio lavorare ad altro se non alla costruzione di stati estremi di fedeltà a me stesso, al mondo che sogno e alle persone che amo» (64). Dolente requisitoria sulla nostra epoca, elaborata per mezzo di racconti, riflessioni, frammenti autobiografici. Il succo del libro sono, credo, un disprezzo viscerale per il mondo e una gelida ascesi personale. «Struggimento e sdegno sono, attualmente e qui, le facoltà affettive più scoperte della mente sensibile, in cui sono radicate insieme agli altri affetti, che il tempo e il mondo selezionano, di volta in volta, come gli organi di reazione dell’uomo alla realtà» (89-90). La realtà degenera, gli uomini diventano cose, ma alcuni spiriti le resistono, facendosi duri, cristallini, chiudendosi nel loro sdegno… «‘La storia della tua famiglia è una storia di disgusti dominata dall’impossibilità di scegliere tra l’amore e il dovere, questa è la verità. C’è un disgusto nei confronti del mondo che dura da tuo nonno fino a te’» (169). Il «tempo devastato e vile» descritto in queste pagine è negazione della speranza stessa di una bellezza e di una perfezione divenute possesso per tutti e per sempre. «Uno si aspetta un mondo migliore, vuole vedere gli atti brillare, per un istante fermarsi questo divenire rovinoso che trascina le cose nella vecchiezza e altre ne fa sorgere, non previste, spiazzanti…» (170). La realtà peggiora a vista d’occhio, l’assalto si arricchisce: il libro cresce versione dopo versione.
Assalto e salto insieme, dentro una scrittura da cui è difficile staccarsi e dentro un mondo di cui è difficile dirsi estranei anche se ci si sente lontani da esso. Genna descrive la nostra crisi civile come forse nessun altro.