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Manodopera

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L’anonimo dipendente di un supermercato racconta le sue giornate tra i corridoi e gli scaffali, descrive il feticismo delle merci, il controllo sui corpi, gli effetti inesorabili di un mondo dove tutto si vende e si compra. Ad accompagnarlo ci sono altre voci, più riconoscibili: Isabel, Gloria, Enrique, Gabriel, Sonia, Andrés, Pedro, conviventi forzati di uno spazio che non può dirsi casa, dove l’empatia della condivisione è soppiantata dalle logiche ciniche della sopravvivenza, dove ciò che conta è la tirannia del contratto, l’oscenità del turno, il licenziamento di massa, l’occhio implacabile del supervisore; dove il corpo è l’ultimo vestigio di un’irreversibile degradazione.
Manodopera offre una cruda, eppure profondamente realistica, lettura del sistema di produzione neoliberale, interpretando in filigrana le sue perversioni. Con una prosa visionaria, incalzante, allegorica, Diamela Eltit immerge il lettore in un universo estremo capace di incarnare le molteplici sfumature della violenza, della degenerazione e dello svilimento del mondo del lavoro.

168 pages, Paperback

First published July 1, 2002

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About the author

Diamela Eltit

44 books143 followers
Diamela Eltit (born 1947, Santiago de Chile) is a well known Chilean writer and university professor. Between 1966 and 1976 she graduated in Spanish studies at the Universidad Católica de Chile and followed graduate studies in Literature at the Universidad de Chile in Santiago. In 1977 she began a career as Spanish and literature teacher at high school level in several public schools in Santiago, such as the Instituto Nacional and the Liceo Carmela Carvajal. In 1984 she started teaching at universities in Chile, where she is currently professor at the Universidad Tecnológica Metropolitana and abroad. During the last thirty years Eltit has lectured and participated in conferences, seminars and literature events throughout the world, in Europe, Africa, North and Latin America. She has been several times visiting professor at the University of California at Berkeley, and also at Johns Hopkins University, Stanford University, Washington University at Saint Louis, University of Pittsburgh, University of Virginia and, since 2007, New York University, where she holds a teaching appointment as Distinguished Global Visiting Professor and teaches at the Creative Writing Program in Spanish. In the academic year 2014-2015 Eltit was invited by Cambridge University, U.K., to the Simon Bolivar Chair at the Center of Latin American Studies. Since 2014 Diamela Eltit´s personal and literary archives are deposited at the University of Princeton. Through her career several hundreds of Latin American young writers have participated as students at her highly appreciated literature workshops.

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Displaying 1 - 30 of 50 reviews
Profile Image for Gianni.
391 reviews50 followers
October 5, 2021
”La ricchezza delle società, nelle quali domina il modo di produzione capitalistico, si presenta come una ‘enorme raccolta di merci’.”, scrive Marx nell’incipit del primo libro del Capitale, e cosa potrebbe rappresentare di più questa pervasività della merce, nella variante neoliberistica del capitalismo, se non la realtà di un supermercato? E la realtà di un supermercato mostra non solo lo status di divinità che assume la merce, ma anche la riduzione a merce della forza lavoro, delle relazioni sociali e persino della persona e del suo corpo.
Diamela Eltit ambienta la sua narrazione in un supermercato che diventa una struttura totalizzante e coercitiva, un microcosmo chiuso in cui la dinamica non si limita al rapporto asimmetrico tra i supervisori rappresentanti dell’azienda e i lavoratori, la manodopera, ma aggiunge al feticcio della merce la variabile sociologica dei clienti.
Con una prosa asciutta ed essenziale, che non lascia spazio ad orpelli stilistici, Diamela Eltit suddivide il romanzo in due parti. Nella prima, un anonimo lavoratore del supermercato ci rende partecipi della sua progressiva spoliazione e mercificazione, passando da una iniziale partecipazione attiva e propositiva alla prestazione d’opera alla completa alienazione, arrivando a dover lavorare per 24 ore consecutive con un esito finale che può essere ben prevedibile.

Nella seconda parte del romanzo alcuni lavoratori di un supermercato condividono la casa suddividendo le spese, visto il magro salario. Al microcosmo del supermercato con le sue dinamiche di sfruttamento, mercificazione e ricatto, si aggiunge il microcosmo domestico basato su relazioni interpersonali che che non saranno mai improntate su forma di solidarietà ”di classe”, ma su basi di opportunismo e sempre bisognose di una figura forte a cui affidarsi. Casa e supermercato diventano due facce di un universo concentrazionario, con i supervisori aziendali che assomigliano alle guardie del lager e alcuni lavoratori che assomigliano ai kapò; alla stregua di un lager, la prestazione del lavoro è necessaria alla vita ma a pena di un progressivo logoramento fisico e psichico.
Per le dinamiche messe in campo, torna alla mente l’incipit della ricerca e analisi sociologica coordinata da Renato Curcio, Il dominio flessibile (Edizioni Sensibili alle foglie, 2003), che riporta l’intervista a un lavoratore di un supermercato italiano, ”Vladimiro P. ricorda che, nel suo primo giorno di lavoro in uno dei maggiori ipermercati di Milano, il capo, con un sorriso finto come i suoi denti regolari, per prima cosa gli disse: ‘Qui, se vuoi, puoi fare tanta strada, puoi fare carriera, puoi passare in fretta dalla divisa alla cravatta. Puoi salire, diventare un capo, guadagnare. L’azienda sa compensare chi le è fedele e si rende disponibile per far marciare i suoi progetti. Se dimostri di essere all’altezza della situazione verrai accolto nella famiglia e non avrai nulla da temere. Altrimenti non resterai a lungo in questo posto. Tocca a te, ragazzo, fare i passi giusti.’”

Nel romanzo, ricatti, organizzazioni del lavoro e licenziamenti tengono a bada i salari e le velleità dei lavoratori producendo anche un ricambio continuo della forza lavoro, ”Eravamo gli ultimi, instabili, sopravvissuti. I più vecchi dipendenti del supermercato. Per noi era sempre più complicato tenerci il lavoro. La povera Sonia, ad esempio: ‘Non posso nemmeno pisciare. Mi sta andando in malora la vescica. Quel vecchio figlio di puttana non mi lascia nemmeno andare in bagno’. Poverina. Era proprio così. Stava male. Non poteva nemmeno pisciare. Specialmente lei che stava sempre inchiodata alla cassa. Perché se chiedevamo un permesso per fare una commissione, se uscivamo a prendere una boccata d’aria in giardino, se ci appoggiavamo agli scaffali, se ingurgitavamo un dolcetto, se andavamo in bagno a cagare, se ci veniva fame e prendevamo uno yogurt scaduto dal banco frigo, se ci mostravamo un po’ sotto tono, ci licenziavano su due piedi. Le cose stavano così. Non aspettavano nemmeno la fine del mese.”

È un romanzo che lascia sicuramente il segno.
Profile Image for Jorge Yacoman.
Author 5 books75 followers
December 5, 2020
Es un libro vertiginoso que muestra la mentalidad de diversos trabajadores de un súper mercado. Cada uno emplea de sobremanera adjetivos que le dan un tono teatral y melodramático muy fresco y delirante. La segunda parte se vuelve más narrativa y fácil de digerir, se ven los conflictos entre los trabajadores con los jefes y supervisores como también los dilemas con los clientes que obedecen a una marea de inercia social que desafía los límites de la dignidad.
Profile Image for Sebastián.
130 reviews3 followers
March 28, 2020
«Tocan los productos como si rozaran a Dios.»

Hay una cierta magia incomprensible cuando leo a Diamela Eltit, porque en un momento no estoy entendiendo nada y luego entiendo todo pero por los poros, por debajo, no es un entendimiento razonable y lógico y que pueda explicarle a los demás lo que recién leí...

Comencé Mano de Obra la semana de la revolución en Chile porque el 25 de octubre iba a verla representada en el Teatro UC, pero se acabó el Chile antiguo y dejé de leerlo hasta que lo retomé ahora en marzo, cuando se acabó de nuevo Chile con la pandemia del corona virus y encuentro que, no sé si por la realidad nacional o no, pero el libro es contingente y transversal a ambos hechos: el supermercado siendo la estructura principal del libro y de la decadencia y la corrupción y la búsqueda de pertenencia y anidarnos en algo y “alguienes”, lo veo claramente en el estallido social cuando la gente (que no necesitaba el súper y quienes sí lo necesitaban) lloraban por los saqueos y los incendios más que por las vidas que estaban siendo pasadas a llevar, mutiladas y asesinadas en ese mismo momento; y ahora, cuando la crisis sanitaria nos hace ver lo necesario de un modelo comunitario y lo decadente, frágil y falso de nuestro modelo actual, en donde vamos en masa a precipitarnos por los conforts y el alcohol gel y el lysoform y las mascarillas y los compramos en nuestros cuatro carros del súper y no pensamos en nadie más...

Algo así es Mano de Obra, un choque de realidad que de cierta manera presagia estas dos crisis que ocurrieron en no más de un año desde que quise leer el libro (y más de 10 después de escrito el libro).

«El súper es como mi segunda casa.»
Profile Image for Paula Vergara .
504 reviews32 followers
September 17, 2022
Este libro me gustó, lo disfruté. Esta escritora no es fácil de leer porque tiene una capa literal y muchas otras que aluden a la realidad, con ironía y metáforas que no son mi fuerte. Pero esta capa literal es suficientemente clara y pese a su extravagancia tan posible, tan "yo lo he vivido" o "estas cosas suceden", que me permite entender, además, extrapolarlo a una realidad más allá de los supermercados. Los títulos de los capítulos de la primera parte, según estuve chequeando en san Google, son nombres de diarios que existieron en Chile, periódicos de sindicatos o grupos que abogaban por los derechos de los trabajadores y los "Ciudades, años" también hace referencias a movimientos o huelgas de trabajadores de la primera parte del siglo veinte. Y cada uno de esos capítulos, con un tono muy lírico, nos sumergen en un relato en primera persona de un trabajador en un supermercado enfrentado a situaciones típicas de este mundo. La segunda parte, cambia a una forma de escritura más teatral, con una voz en primera persona plural, donde nos va presentando en cada capítulo a un trabajador y así arma la historia de conflictos y traiciones. 176 páginas que se leen de un tirón y creo que es uno buen libro para partir si aún no leen a esta autora.
Profile Image for LaMalvenue.
150 reviews44 followers
May 1, 2023
•Io faccio parte del supermercato – come materiale umano accessibile – e i clienti lo sanno.•

Un dipendente senza nome, senza volto e senza personalità racconta le sue ore di lavoro tra gli scaffali di un supermercato.
Una critica non troppo velata al libero mercato e alla condizione dei lavoratori, considerati al pari di oggetti in vendita sia dai clienti che dai superiori.
All’interno del supermercato due classi ben distinte: supervisori e manodopera, sostituibile una volta “vecchia” da un’altra più “giovane”.
Il narratore si descrive al pari di un macchinario, di un oggetto che ripete sempre gli stessi movimenti, sistemare i prodotti, pulire il pavimento, servire e aiutare i clienti sempre con il sorriso, perché le telecamere dei supervisori sono sempre lì a controllare (una sorta di grande fratello).

Anche la descrizione del supermercato risulta quasi cupa, una spia rossa si accende alla fine del turno, le luci sono abbaglianti tanto da confondere il narratore.
Ma l’apice viene toccato quando si descrive una giornata da 24 ore lavorative, in cui la condizione di questa manodopera tocca il fondo.

È una distopia a tutti di effetti, tanto che questa “dittatura” si riflette anche in altri ambiti sociali.

Ci sono, infatti, diversi monologhi di personaggi più definiti che abitano nella stessa casa, divisa in base al guadagno del supermercato, e si sviluppa anche qui una divisione di classe. Quando uno dei personaggi perde il lavoro rischia di essere cacciato dalla casa perché non più “degno”. Lo stesso comportamento dei protagonisti si riflette sullo stile di vita che conducono, ci sono regole precise da rispettare all’interno della casa e chi non lo fa ne subisce le conseguenze.

Si sviluppa anche una trama di tradimenti, di tensioni tra i personaggi, anche qui mi è ritornato spesso in mente 1984.


\piccolo spoiler\


Uno dei personaggi vuole creare un sindacato e quando i coinquilini lo scoprono lo denunciano ai supervisori, smettono di mangiare nello stesso tavolino con lui e di parlargli perché ogni movimento fatto insieme a lui può rappresentare per loro un pericolo di licenziamento, qualsiasi movimento strano e sospetto è causa di pericolo all’interno del supermercato.

\fine spoiler\




Sinceramente vale davvero la pena leggere questo romanzo, consigliato soprattutto a chi ama le distopie.
Profile Image for Fradalla.
387 reviews7 followers
May 10, 2021
Libro che deve essere capito, si richiede un lavoro di ricerca e introspezione da parte del lettore. Come dice la nota della traduttrice, alla fine, il paratesto gioca una parte importante nella interpretazione.
Molto interessante, potente, angosciante e illuminante. Quasi 5
Profile Image for Silvia.
256 reviews35 followers
December 29, 2025
Come faremmo senza i supermercati? Supermercati aperti sempre, dal mattino alla sera, talvolta anche tutta la notte pure in piccole cittadine di provincia, sette giorni su sette, due chiusure l'anno ma un po' rode che a Natale non sia aperto almeno mezza giornata, che vi costerebbe in fondo. Corsie ampie e luminose, stracariche di prodotti ordinatamente impilati. Decine di bagnoschiuma diversi, otto varietà di mele, biscotti al cioccolato, alla panna, al frumento, ai cinque cereali, integrali, senza olio di palma, senza zuccheri aggiunti, alle mandorle, alle nocciole, si inzuppano senza rompersi, perfetti per la colazione, comprino signori comprino. La raccolta premi finisce tra poco, affrettati a richiedere la vaporiera che non userai mai, mancano solo pochi punti, li ottieni facile se compri sei tubetti di dentifricio e tre brick di albumi. Compra, consumatore, compra! E tu, che ci lavori, corri corri corri! Riordina, riempi gli scaffali, veloce, efficiente, silenzioso. Poi compra pure tu, che dovrai pur mangiare per essere in forze domani e riassortire e lavorare. Veloce però. E zitto.

Il libro narra il supermercato dagli occhi di chi ci lavora ed è diviso in due parti. Nella prima un anonimo dipendente, nella seconda alcuni personaggi che sono colleghi di lavoro ma che condividono anche gli spazi abitativi. Il quadro è, come presumibile, fosco e desolante.
Complessivamente l'ho apprezzato, ma con riserva. Non rientrerà negli amori letterari di quest'anno, ma è un altro tassello della letteratura working class che sto esplorando ultimamente e che lascia sempre uno strascico di riflessioni e vaga nausea.
Profile Image for Mir.
275 reviews42 followers
July 6, 2022
Videorecensione: https://youtu.be/slc0A88-LEc

Quando un libro è così crudo, senza veli, disumano da farci sperare che sia una realtà distopica e invece è proprio il nostro di mondo.
Profile Image for Mila Vargas.
105 reviews13 followers
October 27, 2022
Muy buen final. Las primeras 60 páginas me resultaron tediosas, pero las siguientes 70 me encantaron y avancé muy rápido, atrapada en la historia de los trabajadores del supermercado.
Profile Image for Eduardo Gomez.
293 reviews10 followers
April 23, 2020
Intenso relato que describe la vida de un montón de empleados de un supermercado, que deben vivir juntos con sus miserables sueldos (y empleos) y compartir los gastos.
Juntos, dependientes los unos y de los otros.
Depresión, vicios y esa maldita forma de competencia laboral, que llena de traiciones a las personas que no tiene nada, pero que podrían tenerlo todo, estando Juntos.
Profile Image for Read me two times.
527 reviews2 followers
March 31, 2023
E niente, questo libro è un capolavoro e se non l'avete letto, non so davvero cosa state aspettando.
Profile Image for Matteino Polizzi.
81 reviews
August 18, 2023
Un libro trash, degno delle recensioni di Matteo Fumagalli.. Che dire, non so da dove iniziare.. Il libro inizia e sembra un flusso di coscienza in prima persona interminabile e ripetitivo, in cui un dipendente di un supermercato si lamenta del suo lavoro e dei clienti che entrano nel negozio.. in questa prima parte volevo morire, una quantità enorme di aggettivi, avverbi, frasi tra parentesi, verbosità a non finire, e poi per descrivere cosa? Il nulla cosmico, un tizio che sta in un supermercato. Vabe. Per fare un esempio dell’idiozia di questa prima parte vi cito un pezzo in cui parla dei clienti anziani che poverini , giustamente fanno la spesa, e vengono bersagliati dall’analisi psicanalitica di questo pazzo lavoratore che dice: “decidono con precisione scientifica su quali clienti possono gettarsi, quali pedinare, quali incalzare, trattenere, compiacere, ricattare, asfissiare, informare sul proprio stato di salute. È chiaro. Lo sanno.” Ecco già qui mi viene il mal di testa, troppi verbi per dire cosa? Vabe.. Poi apriti cielo, un capitolo surreale in cui si sfocia nel metafisico, cito testualmente: “Dio mi possiede in continuazione come fossi la sua puttana. Si siede sul palmo della mia mano…”. Vi giuro continua a parlare di questa cosa per due pagine, e non so dove voglia andare a parare. Ma il mare del trash è appena iniziato, perché c’è una seconda parte del libro in cui spuntano a random nuovi personaggi, si scopre che c’è un gruppo di lavoratori del supermercato oltre a sto tizio, e che a quanto pare vivono insieme, non si sa dove come perché.. Vabe, fatto sta che c’è una certa Gloria, un tizio di nome Enrique, Sonia.. vabe, tizi random.. la cosa bella di questa seconda parte è che succede di tutto e di più, e gli eventi anche drammatici vengono esposti senza la minima preparazione, senza nessun climax o pathos. Anzi, addirittura gli eventi vengono scritti come titolo del capitolo.. vi giuro i nomi dei capitoli sono questi “Sonia pianse in bagno” “il complotto di gloria” “Sonia si taglia un dito”.. la parte in cui Sonia si taglia un dito è esilarante, cioè viene detto proprio con non-chalance «Si quella poverina di Sonia, ancora incredula per la perdita del suo dito»…. E la cosa bella è che la scrittrice si accanisce contro di lei! «Si, Sonia, piegate in due (la fottuta imbranata) per un errore assurdo». Poi nelle pagine finale il delirio.. un tizio che si sniffa la cocaina, poi si scopre che anche gli altri sniffano .. Vabe un delirio totale. Ho letto sto libro solo perché stava su Kindle unlimited ed era gratis, e mi finisce tra poco l’abbonamento,è stato esilarante ma più per il trash che altro… due stelle perché sono buono
Profile Image for Geoffrey Fox.
Author 8 books45 followers
November 14, 2017
Unos empleados de un gran "super" (supermercado) en alguna ciudad en Chile sufren terrible explotación por los supervisores que los empujan para hacer más ventas mientras los hostigan y castigan con multas por cualquier falta, y la empresa exige cada vez más horas de trabajo por menos dinero. Todos sufren sicológica y físicamente por ansiedad y agotamiento, y comparten una casa con su alquiler, tareas y sus penas, donde dependen unos de otros por apoyo. Pero también se desconfían y compiten para conservar sus miserables empleos, hasta uno de ellos comete una gran traición que motiva una tímida sugestión de rebelión colectiva contra el sistema — que puede ser nada más que una fantasía. Es una distopía, una fábula bastante deprimente pero un retrato de una realidad cada vez más común en nuestro siglo XXI.
11 reviews1 follower
July 6, 2022
Había intentado leer a Diamela Eltit antes y me resultó demasiado oscura y mórbida, sin embargo, Mano de obra es perfecta para introducirse en su estilo y el tipo de temáticas que aborda, en este caso, la conciencia de clase y la solidaridad bajo el capitalismo.

A través de lo que cuentan ocho trabajadores conocemos el abuso que ocurre tras bastidores en un supermercado. Pasan larguísimas jornadas a merced de clientes groseros y supervisores "conchas de su madre" que amenazan, al mínimo desacato, con despedirlos. Vivencias como el acoso sexual o la inmediatez de la cultura de consumo hablan de la dinámica de deshumanización que oprime a empleados y consumidores por igual pero de la que solamente los primeros parecen ser conscientes en la novela.

Encima de todo, estas cajeras, conserjes, guardias de seguridad y empaquetadores comparten vivienda y conflictos, pues las facturas los obligan a ser, como decimos en México, cuentachiles: siempre escatimando mezquinamente, ganando y perdiendo privilegios en la medida que aportan a los gastos de la casa. Este sistema de recompensa/castigo que la autora propone me pareció interesante porque deja en evidencia lo fácil que los órdenes clasistas y machistas se pueden trasladar del lugar de trabajo a la vivienda:

"La pobre (pobrecita) Sonia que de un instante a otro la habían empujado a trabajar atrás. Sí, la habían destinado a la carni­cería del súper. (…) Ahora una de los nuestros formaba parte de la sección infame." p. 120-1
"Tuvimos que castigarla. (…) Se ocuparía de limpiar, cocinar, ordenar, lavar, planchar, coser, comprar, realizar nues­tros trámites. (…) Naturalmen­te Gloria debía dejar su cuarto y empezar a dor­mir en la minúscula pieza del fondo. Eso for­maba parte del arreglo. Tenía que dormir aleja­da de nosotros y dejarnos sus frazadas, sus sá­banas, el cubrecama." p. 81, 84
y es justamente el abuso de esta jerarquía lo que le da a la novela su final abrupto y firme; si al principio de la historia existía algo de empatía entre todos los empleados, al final la traición, las adicciones y la escasez terminan por eliminar cualquier posibilidad de cooperación.

Aunque Eltit logra insertar humor negro y toques costumbristas para balancear el tono pesimista y asegurarse que la lectura no se vuelva pesada, Mano de obra brinda pocas esperanzas frente al capitalismo rapaz que todo lo destruye. Aun así les recomiendo que entren a este supermercado donde lo único más bajo que los precios es el sueldo.

Profile Image for Reb tra le pagine.
102 reviews5 followers
October 20, 2021
"Anche se ci avevano tolto delle ore di lavoro, nonostante ci avessero ridotto notevolmente le paghe, al di là del mucchio di soprusi che eravamo costretti a sopportare, avevamo bisogno dello stipendio per vivere. Dopo un periodo di tempo che sembrava infinito, eravamo diventati i più vecchi, gli unici a essere sopravvissuti".

Con questa citazione vorrei aprire le mie brevi considerazioni circa "Manodopera", un romanzo distopico, che di distopico forse - a 20 anni dall'uscita - ha ben poco. La critica che Eltit muove al sistema capitalistico e consumistico è lucida e vigorosa, ma anche cupa e pessimistica: nonostante la consapevolezza da parte dei lavoratori circa il proprio sfruttamento, questi non riescono in nessun modo a reagire ai soprusi che si ritrovano a subire; sono diventati anch'essi merce a tutti gli effetti, in balia del desiderio dei clienti, dei supervisori o di chicchessia.

La manodopera è anch'essa merce: se quella del supermercato è perennemente scadente e in deperimento, la manodopera è anch'essa a breve scadenza, perennemente rinnovata in modo tale da poter compiacere il cliente e la stessa merce. Tuttavia, non c'è ribellione in "Manodopera"; tuttalpiù un'accettazione rancorosa della realtà in cui ci si trova costretti a (soprav)vivere. I lavoratori di "Manodopera" vogliono solo andare avanti: non importa di quanto verrà decurtato lo stipendio o di quante ore verrà allungato il turno, continuano ad accettare le condizioni imposte dai supervisori del supermercato, fintanto che hanno uno stipendio.

Non c'è ambizione in "Manodopera", non c'è speranza, non c'è futuro. "Manodopera", quindi, colpisce dritto in faccia ricordandoci che la narrativa non è solo alienazione, ma anche mezzo per scuotersi da quella alienazione da cui da troppo tempo siamo soggiogati.

La recensione completa qui: https://squittiitralepagine.wordpress...
Profile Image for Christobal Renneau.
16 reviews1 follower
December 29, 2022
Una crítica aguda al neoliberalismo retratado en el supermercado moderno junto a sus relaciones y roles de trabajo, escrito bajo una pluma sufrible, retrata el dolor y la sobrevivencia de una familia de trabajadores de "retail" abrumados por la opresión bilateral entre la sociedad civica de consumo y el empresariado que se apropia y acumula la riqueza producida por los trabajadores.
Admito que durante la primera parte resulta un poco denso y tedioso el planteamiento de la condinción y estatus al cual esta sujeto este grupo marginado, pero sirve como hilo poético e irónico para el entendimiento y concientización que signfica estos estados de precarización y vulnerabilidad, que ademas son reproducidos a través de instituciones y mecanismos como lo son la familia y el campus laboral. La simpleza, el ardor y tensión generados en la conexión e interacción de los distintos personajes durante la segunda parte de la historia, te permite generar un vínculo de consenso que hace entrever similitudes y retratos con la situación actual de la clase trabajadora chilena bajo la tecnocracia y el sufrimiento proleta.
Para algunos es considerado una distopía, para mi, es la narración del Chile que disfraza la autoexplotación de autosuperación, que inexorablemente, acabará con el sindrome del trabajador quemado.
Profile Image for Constanza A Morales.
69 reviews6 followers
Read
June 28, 2019
El libro empieza (para quien lee) con una barrera gigante y espesa de testimonios sobre el explotador trabajo en el súper. Con el ojo puesto sobre todo tipos de clientes y con la voz en un narrador anónimo que nos habla de forma intensa y monótona durante toda la primera parte, nos introduce al pensar y actuar sin cesar de esta voz.
En la segunda parte (si se pasa la barrera) se narra la historia de los/as trabajadores/as que viven juntos/as; aún no se sabe quién narra, podría ser cualquiera. Es en esta parte donde la lectura se vuelve más ligera debido a las separaciones de cada monólogo correspondiente a cada personaje, creándose, también, una dinámica grupal entre ellos/as que amena la lectura.
Aún así, el estilo uniforme que sin ningún tipo de descanso mezcla miedo, queja, horror y desesperación, no desciende en ningún momento de la novela, son monólogos constantes entre indescifrables y cercanos.
Profile Image for Gael Ortiz .
55 reviews1 follower
December 8, 2025
Diamela Eltit comprende las dinámicas esenciales (históricas) del capitalismo. Y sobre todo entiende muy bien la realidad oculta de la mercancía. En estas historias, la mercancía más que la producción, más que la fábrica, aparece con todo su brillo fetichista, y por ello tocan las frutas como si tocaran a Dios.

Además de ello Diamela Eltit arranca la dinámica social de la forma valor para transferirla (como ocurre realmente en la sociedad) a un casa, a una "familia", a un sistema de relaciones que en lugar de aparecer como un espacio-otro, abstraído de las dinámicas del capitalismo, se muestra como su espejo más fiel, más horrorosamente preciso. En algunos momentos sentí que me quedaba a deber sobre todo en sus dinámicas estéticas y en esa narración tan austera. Sin embargo, logra su cometido.

«Soy víctima de un mal que, si bien no es estrictamente orgánico, compromete a cada uno de mis órganos».

16/21.-
280 reviews1 follower
May 15, 2024
This was my first exposure to Eltit and woah! This book was challenging, I kept trying to put it in a traditional format, to make it flow in a narrative form, to find the climax or plot. This is not that kind of book, and once I stopped wrestling it into the wrong confines, it opened up into an immense critique of the market, of neoliberalism, of capitalism, of colonialism, of extractive economies, of racism and prejudice, of sexism and patriarchy. I mean, damn! It was a lot, but I was there for every bit of it. As we processed this read as a class, it became clear that the layers of interpretive analysis opened up possibilities based on our own proximity to the very things Eltit was exposing. I still think about it, about the guagua especially and what kind of world will be there when it's ready to enter the mercado.
Profile Image for Gerardo Luis.
149 reviews2 followers
April 20, 2023
Esta convulsa novela se centra en narrar la forma tan violenta en la que viven los trabajadores de un supermercado. A lo largo de las historias podemos ver cómo el trabajo deshumaniza, deprime, provoca ansiedad, depresión y enajena. La primera parte de la novela fue muy torpe con un ritmo y estilo que me aburrió y desesperó aunque en cuestiones temáticas me maravillaba, sin embargo, la segunda parte adquiere una fluidez muy buena. Los personajes se funden, a veces pierden identidad porque el mismo trabajo los absorbe, viven en condiciones paupérrimas y miserables. Pese a que la obra se centra en en los 70 (justo cuando se avecina la dictadura chilena), las condiciones laborales siguen siendo las mismas y por tal motivo creo que esta novela tiene una vigencia perturbadora.
Profile Image for Books from Faeries.
219 reviews6 followers
August 11, 2019
Dividido en dos partes, la primera narrada de forma como de testimonios de trabajadores del supermercado, mientras que la segunda parte se enfoca en la historia de un grupo de trabajadores de un supermercado que habitan juntos.
Al principio se ve interesante, pero luego se vuelve monótono, mucha repetición de lo mismo. Está bien desde el punto de vista narrativo porque enfatiza la monotona vida del trabajador de supermercado. Pero a veces estresa un poco.
Es recomendable para aquellos lectores que les gustó "El Lugar Sin Límites" de José Donoso.
No lo recomiendo para lectores que les carga leer cosas depresivas o angustiantes. Muestra mucha miseria.
Profile Image for ET.
109 reviews4 followers
June 10, 2022
El imaginario sobre el mundo trabajo sigue cargándose, por fortuna cada vez menos, hacia iconografía de obreros musculosos y campesinos enormes. Creo que esta novela contribuye a sacarnos de esa fantasía impotente, poniendo sobre la mesa una subjetividad espantosa, cruda, incómoda y preocupantemente masiva. El nivel de alienación del trabajo en el sector servicios queda retratado de manera brillante.
Profile Image for Sally.
65 reviews
March 11, 2024
La explotación laboral en un supermercado. La esclavitud moderna en un supermercado en donde los empleados ni siquiera pueden ir al baño cuando tienen ganas. La tristeza absoluta de verse, vergonzosamente, reflejado en uno de esos clientes antipáticos, descorazonados, inconscientes, consumistas, violentos. Un retrato magistral y doloroso de las prácticas neoliberales en las que todos hacemos parte.
Profile Image for Marigiusy Digregorio.
408 reviews14 followers
May 1, 2023
L'autrice denuncia la condizione alienante di matrice capitalista di un gruppo di lavoratori cileni di un supermercato. Il libro è infatti diviso in due parti: la prima di stampo quasi teatrale, la seconda di tipo narrativo, ed è quella che ho trovato più cruda e scorrevole.
Apprezzo l'intento, anche se non mi ha colpito particolarmente.
Profile Image for vicente.
38 reviews1 follower
January 3, 2026
un hipnótico retrato (individual y luego colectivo) del proletariado neoliberal. la primera parte es media densa, pero la segunda es una genialidad de principio a fin. dentro de todos hay un pequeño tirano y un ansia "acezante" (por robarle una palabra a la autora) de tener a alguien a quien obedecer.
Profile Image for anaray.
195 reviews
July 8, 2020
*son 3,5 estrellas*
WOW que acabo de leer, me gustaron las metáforas (creo que eso eran) no las entendí completamente pero me gustaron, me gustó mucho la narración de la autora, no se si es un libro para mí igual sí te gustan las historias así léelo, a mi me complicó un poco la cabeza.
Profile Image for Pía.
48 reviews4 followers
August 14, 2022
Es triste el libro. Podemos ver una crítica al neoliberalismo. Sobre todo las consecuencias que trae la precarización y explotación laboral.
Me gustó. Es el primer libro que leo de Diamela y me engachó, lo terminé de una.
Profile Image for Anna Maria D'Ambrosio.
289 reviews31 followers
May 28, 2024
Ci ritornerò sopra, ma ci tenevo a dire che, al di là della mera valutazione, sono contenta di aver letto questo libro, dicotomia e critica del sistema capitalista e liberista.
Eltit scrive un testo che è sicuramente forte, sebbene non sempre riesca a mantenere il ritmo.
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