SERIE EVELYN TALBOT vol. 4
È estate in Alaska, la luce del sole illumina le bellezze di questa terra estrema fino a tarda sera. Adesso, la dottoressa Evelyn Talbot può pensare al futuro. Ha appuntamento al Moosehead con Amarok, ma non arriverà mai al locale. Qualcuno la rapisce, in pieno giorno, mentre sta tornando a casa. Le uniche tracce: una scarpa e la sua borsa. Nessuno ha visto niente, e non risponde al cellulare. Evelyn si risveglia in una stanza fredda e buia, che scoprirà essere una cella frigorifera dotata di una brandina e un water. Deve fare qualcosa, ma cosa? Tanti, troppi, sono gli psicopatici con cui è entrata in contatto tramite il suo lavoro. Chi può essere stato?
Sinceramente non sentivo il bisogno di questo ulteriore volume della serie, in quanto con il terzo, secondo me, si è chiusa bene tutta la storia, ma la curiosità è stata più forte. L’idea non è male, ma purtroppo è un’occasione sprecata. Personalmente è stata un po’ una forzatura e lo scoprire subito chi è il rapitore, ha abbassato la mia attenzione, nonostante la ricerca di Evelyn da parte Amarok sia serrata. Mi sono un po’ annoiata. Solo da metà in poi il ritmo diventa adrenalinico. In più, oltre ad Evelyn e ad Amarok c’erano altri punti di vista da seguire. Un po’ dispersivo, anche se aiutano ad incastrare piano piano le cose, rallentano la storia e abbassano la tensione. Una cosa che mi è davvero mancata sono le frasi ad inizio capitolo dette da veri Serial Killer. Quelle si che mettevano i brividi.
Il libro in realtà non è male, ma non è stato coinvolgente come mi aspettavo. Carino si legge velocemente, nulla di più. A mio parere si può vivere tranquillamente senza averlo letto. Tre stelle per la seconda parte che mi ha tenuto sveglia.