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Ripartire dal desiderio

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Fin dalla storica domanda di Sigmund Freud «cosa vuole la donna?», la questione del desiderio è intrinsecamente legata alla differenza di genere e in particolare al femminile. Un femminile basato proprio sull’impossibilità di rispondere a tale domanda: un oggetto misterioso, un «altro» su cui ci si interroga. Partendo da Non è la Rai e arrivando al femminicidio, passando per il #metoo, gli incel e l’educazione sessuale, Elisa Cuter indaga quella che viene percepita come l’attuale «guerra tra i sessi», provando a ribaltare alcuni luoghi comuni del femminismo mainstream, chiedendosi se abbia ancora senso rivendicare un’identità storicamente costruita come subalterna.
Ripartire dal desiderio incrocia e mescola molte cose: personal essay, psicoanalisi, filosofia e sociologia, cinema, cultura pop. Cerca di determinare il senso presente dell’equazione «il personale è politico» (lascito fondamentale della riflessione femminista), smaschera e smonta la falsa coincidenza tra discriminazione e sfruttamento, e offre una critica radicale del moralismo che si è impossessato del discorso politico.
Un punto di vista originale su argomenti centrali nel dibattito pubblico di oggi attraverso un racconto analitico capace di mettere in relazione fenomeni apparentemente distanti tra loro; ma soprattutto un invito ad abbandonare il porto sicuro dell’identità per porsi sfide più ambiziose e domande più inquietanti, proprio come quelle che ci pone il desiderio.

214 pages, Paperback

Published November 12, 2020

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About the author

Elisa Cuter

6 books8 followers
Elisa Cuter , editor del Tascabile, è dottoranda e assistente di ricerca alla Filmuniversität Konrad Wolf di Babelsberg. Negli anni si è occupata di cinema e questioni di genere su Filmidee, Doppiozero, Blow Up, Not e Domani e collaborato con il Lovers Film Festival di Torino e la Berlin Feminist Film Week. Ha pubblicato nel 2020 il saggio "Ripartire dal desiderio" per minimum fax.

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Profile Image for Ludovica Ciasullo.
194 reviews18 followers
April 29, 2021
Questo libro è un saggio in cui l'autrice veicola la sua posizione, abbastanza sfumata, sui ruoli di genere, e delinea un percorso verso la loro cancellazione, basata appunto sul concetto di desiderio.

Fin dall'inizio del testo, Cuter rifiuta ogni tipo di essenzialismo di genere, cioè ogni tentativo di attribuire ad una persona determinate caratteristiche, positive o negative, in virtù del proprio genere. Non esiste niente di intrinsecamente "femminile", e ridurre (fino ad esaurire) una presunta identità femminile ad alcune caratteristiche (di volta in volta quella di vittima, o di consumatrice, o di madre, o chissà cos'altro) è nei migliori dei casi un errore, nei peggiori una strumentalizzazione.

Nelle prime due parti del libro l'autrice introduce la sua definizione di desiderio ("quell'esperienza che crea un conflitto, una cesura fra soggetto e oggetto") e spiega come questa nozione, estremamente privata, interagisce con l'identità politica di ciascuno, influenza (ed è influenzata) da ruoli ed aspettative di genere. Ripercorre poi l'interazione fra patriarcato e capitalismo, il ruolo che storicamente le donne hanno avuto nell'affermarsi di quest'ultimo (come consumatrici e lavoratrici), e del ruolo che la sessualità ha in tutto questo ("capitale sessuale").

La terza parte è dedicata al concetto di vittima, ed è qui che ho iniziato ad avvertire qualche scricchiolamento. L'autrice critica l'idea che un'aggressione sessuale sia la peggiore delle sorti ("esistono svariati fatti cui quotidianamente assistiamo altrettanto preoccupanti e lesivi della dignità degli interessati (spesso nella sfera del lavoro e del ricatto economico"), e specula sulla possibilità che le donne siano educate, socializzate, a interpretare come "trauma" le violazioni della propria sfera sessuale. Per quanto io concordi sulla necessità di non essenzializzare l'esperienza dell'"essere donna" nell'aver subito una qualche forma di violenza, ho trovato questo passaggio fortemente aneddotico. Cuter riporta la sua esperienza personale (amici maschi che hanno vissuto come "scocciature" episodi che lei avrebbe etichettato come "trauma", e anche un episodio della storia sua e della sua famiglia) e le domande che questa le ha suscitato, ma mi sembra che tragga conclusioni un po' "assolute", come se volesse applicare oltre a sé qualcosa che mi sembra essere invece un percorso molto personale. Per esempio, raccontando di un suo amico atterrito all'idea di esser stato troppo insistente con una ragazza, che le chiedeva se i suoi comportamenti fossero molestie, scrive quella che a me sembra una estrapolazione: "Nel panorama che ci si pone di fronte le donne non hanno smesso di doversi vergognare per il fatto di avere una vita sessuale, al contrario sono gli uomini che devono cominciare a nutrire lo stesso timore." E ancora, per tornare all'esempio precedente: la rivelazione da lei vissuta, cioè che la percezione del proprio corpo come baluardo del privato, e quindi l'interpretazione dell'invasione della propria sfera sessuale come peggiore forma di oltraggio e violenza, fosse un costrutto, non significa necessariamente che sia così per tutte. Sicuramente sono riflessioni interessanti, e non credo nemmeno che l'autrice sminuisca l'esperienza di chi effettivamente non ha "preso le distanze dalla violenza subita", ma certo si muove in una zona un po' grigia cui non sono sicura di voler aderire. Certamente è vero che "l'idea che vorrebbe il corpo più inviolabile di altri spazi si collega a retaggi religiosi o essenzialisti", ma non credo si esaurisca in questo, e non credo che esortare (o insegnare) a percepire il proprio corpo diversamente possa essere presentato come soluzione di fronte all'esperienza della violazione di questa sfera.

Nello stesso capitolo, poi, ho notato un'altra cosa che non mi è piaciuta: l'autrice utilizza espressioni neutre e generiche, per esempio per accusare "l'ultimissimo femminismo che fa equivalere direttamente il cat calling allo stupro". Chi è che fa questa equivalenza? Non io, eppure sempre io ho più di una difficoltà a "prendere le distanze" dai miei traumi, a considerare certe esperienze come "scocciature". Forse ci sarebbe voluto qualche riferimento più preciso per rendere certe stilettate, che rimangono un po' vaghe, più efficaci.

Nell'ultimo capitolo l'autrice descrive infine il passaggio fra "dover fare qualcosa" a "doverlo volere", in particolare con riferimento al lavoro di cura (di sé e degli altri) vissuto come responsabilità. Questo è un passaggio splendido del libro: secondo Cuter il desiderio è quella forza che ci porta a tendere verso l'altro non in nome di una "natura a cui occorre conformarsi" e neppure in quanto "prassi a cui si è stati educati". L'esempio del suo amico che l'aiuta in un momento di crisi con una naturalezza che l'autrice non riconosce in sé stessa quando le viene chiesto aiuto è molto interessante. Il potenziale di questo tipo di domande è alto: quando eliminare le ingiustizie diventa un nostro desiderio, persino un nostro interesse, allora possiamo veramente "stare dalla parte degli ultimi". Su questo punto, ho però trovato come una mancanza di pragmatismo: l'autrice fa una decostruzione molto forte, anche solida, ma lascia poi al lettore il compito di immaginarsi cosa significa, nella pratica, desiderare qualcosa, definirsi sulla base di quel che si desidera, rendere questo desiderio politico. A tal proposito, ho trovato illuminante il paragrafo conclusivo della Ghinea di dicembre, che incollo:

Ci sono cose che devono essere fatte, ma non c'è assolutamente modo, o volontà, di renderle erotiche, di desiderarle. Sono, guarda caso, le azioni che film, televisione e narrazioni di ogni genere tendono a tagliare. Cambiare il pannolone sporco al proprio genitore disabile. Gestire multiple lezioni in DAD. Lavare i piatti. Compilare la propria dichiarazione dei redditi. Leggere e rispondere alle mail. Accompagnare qualcuno dal dentista, dal dermatologo, dal ginecologo. Perché poter desiderare qualcosa significa anche poterlo fare — in termini di tempo, mezzi e abilità — essere messe nelle condizioni di accettare la necessità noiosa come una responsabilità affermativa perché si è sostenute, aiutate, riconosciute nel compierla. Anche se il risultato non è il piacere.



Insomma, certo questo libro ha il merito di avermi dato da pensare, anche se non sono d'accordo con tutto quello che ho letto, ho avuto modo di farmi delle domande che altrimenti non mi sarei fatta, donde la mia valutazione più che positiva.

Concludo con una nota sulla forma. Differentemente da tanti saggi, che dopo qualche decina di pagina iniziano a ripetere gli stessi concetti, è molto essenziale e diretto, scritto molto bene (accurato ma non lezioso) e chiaro anche a me che non sono certo esperta di questi temi. Propone quattro temi nell'introduzione che va a sviscerare in altrettanti capitoli, dando quindi struttura a una serie di idee complesse.

EDIT:Questo articolo parla del desiderio, del volere qualcosa o qualcuno, e mi ha fatto ripensare al libro di Cuter. Che gran piacere quando le letture interessanti tornano mesi dopo e si collegano ad altre letture!

Profile Image for _madamepsychosis.
3 reviews4 followers
April 27, 2021
Il libro di Cuter si colloca all’intersezione tra categorie psicoanalitiche lacaniane, echi butleriani e tradizione marxista. A differenza di quanto fa il femminismo contemporaneo intersezionale della quarta ondata con cui siamo abituate a confrontarci, il libro della Cuter tenta di decostruire e de-essenzializzare il binarismo di genere rifiutando una sorellanza basata sull’appartenenza al genere, ma spingendo per un’emancipazione che potrebbe essere definita di classe, prima che di genere. In che modo? Attraverso la cesura causata dal desiderio — non in modo prescrittivo o normativo — ma in spontanei élan insurrezionali.

Sebbene abbia trovato alcuni passaggi del saggio provocatori e brillanti, continuo a sentirmi molto critica nei confronti dell’opera nel suo insieme. In primis, perché alcune argomentazioni — perlopiù quelle avanzate nel terzo capitolo (riguardo le molestie sul bus o gli amici in crisi etica per degli atteggiamenti forse abusivi o forse no) — di matrice necessariamente autoreferenziale, nonostante il tentativo di universalizzarle, rimangono molto deboli; in secundis, perché non riesco a togliermi dalla testa l’idea che l’intera opera nel suo insieme parta da un controfattuale: facciamo finta che i due generi — in quanto costruzioni sociali — possano essere momentaneamente accantonati, e parliamo di individui.
Questo controfattuale, che aleggia tra le righe di tutto il romanzo (altrimenti non sarebbe possibile, credo, provare una sorta di indifferenza nei confronti del proprio genere di appartenenza. Come scrive Cuter: “…la condizione di ‘femmina’ non è qualcosa che io abbia mai scelto attivamente. … Ed è per questo che resto una donna, pur non provando nessuna forma di orgoglio per questa condizione casuale, che continuo a non vivere come un destino, né come una missione”), trova esplicita affermazione quando Cuter scrive: “Se questo [il narcisismo di massa e la progressiva femminilizzazione della società] comporta una serie di passi indietro e di perdita di potere per gli uomini, per le donne invece apre anche la possibilità di pensarsi come individui invece che come genere”.

Sarebbe bello — e forse addirittura auspicabile — pensarsi individui invece che donne (o uomini)? Questa è una domanda che mi sono posta leggendo il libro di Cuter e a cui non ho ancora trovato risposta. Non penso nemmeno che riuscirò a trovare una risposta perché credo che la domanda sia mal posta. Non credo che le due cose siano mutualmente esclusive. Chiaramente i generi sono delle costruzioni culturali, così come lo è il concetto di ‘nazionalità’, eppure fanno parte della nostra individualità. Se non mi identificassi con ciò che la società chiama ‘donna’, se non fossi vista come una donna e se non abbracciassi certe lotte e non subissi certe dinamiche oppressive in quanto donna, sarei sempre lo stesso individuo? Ecco, fino a quando il genere avrà un peso nella nostra attualità — e fino a quando sarà oggetto (o soggetto) di azioni e rivendicazioni — non ci si potrà pensare individui-a-prescindere-dal-nostro-genere, ma solamente individui-compreso-il-nostro-genere.
La strada è ancora lunga perché si possa arrivare a quel momento, ma Cuter sembra scrivere come se fosse un orizzonte di possibilità a portata di mano.
Credo, invece, che per poter sovvertire i ruoli di genere da una prospettiva femminista bisogna paradossalmente abbracciare la propria femminilità: anzi, sventolarla come un vessillo — proprio quello che Cuter rifiuta — in modo da poter fare quel fronte comune che include e accetta donne in quanto e perché donne. Questo non significa avere quell’acriticità nei confronti dell’operato femminile che Cuter giustamente denuncia (non bisogna elogiare ed esaltare qualunque cosa purché sia stata fatto da una donna), ma vuol dire tenere perennemente in considerazione quel panorama oppressivo in cui ci muoviamo e viviamo.
Profile Image for Fabio Marcon.
8 reviews16 followers
January 6, 2021
Da Louis CK agli hikikimori, passando per la mansion di Playboy agli studi di Non è la Rai e nella Hollywood del #MeToo, Cuter riflette sull’evoluzione del femminismo e lo smantellamento della sua portata sessuale (e quindi politica) nell’era capitalista.

Uno sguardo eclettico e lucidissimo che parte da un’impostazione psicanalitica lacaniana e si snoda attraverso esempi della cultura pop fino a far riaffiorare ombre del vissuto dell’autrice, come fossimo di fronte a una lunga seduta di autoanalisi condivisa con chi la sta leggendo.

Al netto di alcune speculazioni filosofiche che rendono la lettura un po’ piú difficoltosa, resta una lettura fondamentale e consigliatissima per provare a reimmaginare un approccio femminista di classe e rivoluzionario, svuotato dai moralismi liberal-puritani del senso di colpa individuale, del self-empowerment criptocapitalista e del paternalismo borghese (interessantissimo in tal senso il ribaltamento del concetto di privilegio nella parte finale, che mi ha ricordato la medesima riflessione fatta in Chav di D.Hunter, altro libro da cui ripartire per immaginare una nuova sinistra).

In futuro mi auguro di poter leggere un secondo capitolo dove si delinea una strategia concreta, perchè le premesse nella conclusione sono ottime e fanno un po’ da cliffhanger a un Episodio II in cui il desiderio finalmente puó diventare azione politica.
Profile Image for Criceto.
26 reviews7 followers
March 13, 2025
Molti spunti interessanti, ma il libro in sé è inconcludente e poco chiaro nello stile.
Profile Image for Virginia.
294 reviews33 followers
May 9, 2022
Questo saggio riporta una prospettiva abbastanza originale sulle questioni di genere, e per questo è interessante. Non sono d'accordo con la visione dell'autrice su alcune tematiche, anche per esperienza personale non posso che dissentire con la sua visione della violenza sessuale, del #metoo, e anche del sesso in generale. In alcuni punti del libro ho ritrovato la tendenza tipica di quasi tutti i saggi divulgativi sull'argomento di generalizzare il proprio vissuto a quello di tutte le donne. Però sicuramente mi ha fatto riflettere, e dato molti riferimenti cinematografici, quindi ho apprezzato.
Profile Image for Simoranda.
16 reviews4 followers
January 24, 2021
Mi aspettavo tantissimo da questo libro per cui sono rimasta, parzialmente, delusa; alcuni passaggi sono fulminanti, altri invece mi sono sembrate ovvietà mascherate da un forma eccellente.
Profile Image for Beatrice.
476 reviews218 followers
September 6, 2022
La copertina meriterebbe una sala al Louvre, se il Louvre fosse la stanzetta di periferia in cui si riunisce un collettivo comunista

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Il saggio di Cuter parte da un assunto radicale, che rifiuta l’essenzialismo e il binarismo a favore di un ideale totalmente paritario di uomo e donna. Un assunto che si rifà al pensiero di Judith Butler, tra le prime a postulare come il genere non fosse altro che un costrutto sociale, e che quindi a livello biologico ci fossero ben poche differenze fra uomo e donna e che tutto il resto – la pappardella per cui le donne verrebbero da Venere e gli uomini da Marte – è solo frutto della mano invisibile della storia e della società.

Il problema, che Cuter affronta ma si guarda bene dal provare a risolvere, è che nel mondo di oggi le differenze di genere esistono eccome. Che sul posto di lavoro si è realmente discriminate da politiche salariali ingiuste, e il catcalling per strada ce lo fanno sul serio e che ognuna di noi saprebbe raccontare almeno una storia di molestie, a riprova del fatto che sì, not all men, but definetely all women.

Quindi Cuter fa bene ad attaccare il femminismo performativo, le quote rosa e le derive estremiste del MeToo, perché in un mondo ideale uomo e donna sono finalmente assimilati, e tutta quella che Marx avrebbe definito “sovrastruttura” può finalmente crollare, ma siamo ben lontani da quel giorno.

Quindi sì, dal punto di vista teorico quello che Cuter sostiene è molto vero e molto giusto, ma purtroppo quanto propone, un po’ come tutti gli ideali di estrema sinistra, non può che restare relegato all’iperuranio dell’utopia irrealizzabile.

Il libro va avanti per capitoli abbastanza frammentari: Cuter procede per flash, commentando episodi di attualità, spot elettorali, forum online, film e programmi di intrattenimento trash come Non è la RAI, anche se non mancano accenni personali (gli abusi sessuali, le relazioni passate, il confronto con gli amici, ecc). L’autrice è spietata nell’evidenziare punti deboli e ipocrisie, e l’unica vera pecca del saggio è la stessa ammessa da Cuter nelle conclusioni, ovvero il palese sbilanciamento fra la feroce pars destruens e l’ingenua, utopica pars costruens, relegata sul finale e liquidata nel giro di due paginette.

Detto questo, Ripartire dal desiderio è un saggio deciso, polemico, cattivo.
Non mi capita spesso di terminare un libro e pensare di aver imparato tanto, e invece.
Profile Image for Silvia Giliberto.
66 reviews9 followers
May 14, 2021
“Ripartire dal desiderio” è uno dei libri più arricchenti che ho letto negli ultimi tempi.
Quello che più è intrigante di questo testo è la sua capacità di farti chiedere “ma da checcazzo di parte stai?” e darti una risposta ovvia o per niente ovvia a seconda del contesto: dalla parte del femminismo, ma con nozioni nuove (e spesso indeterminate) capaci di scompaginare un po’ tutto.

Cuter dispiega una serie di fenomeni ambigui a cui dà letture spesso contraddittorie ma coesistenti, all’interno di una prosa disordinata (e totalmente magnetica) in cui si passa da Lacan agli incel, da Non è la Rai a Judith Butler, da Luis C.K a Marx. Cuter si pone tanti interrogativi e dà molte poche risposte. È estremamente difficile individuare delle vere e proprie tesi, se non l'invito del titolo a “ripartire dal desiderio”; posto che poi, però, cosa sia effettivamente questo desiderio non si definisce. Il desiderio lacaniano? O forse qualcosa di intimamente connesso alla sessualità? Sni a tutto. Più che altro una nozione di desiderio totalmente individuale, purché sia qualcosa che generi conflitto, dialettica.

In questo senso, per Cuter conflitto e dialettica (evidentemente mutuati da una visione marxista) sono risposte interessanti alla passività imperante che caratterizza la società contemporanea. Qui infatti emerge una delle poche tesi effettivamente chiare del libro, quella di “femminilizzazione della società”: un’idea spesso avanzata dalla destra a cui però Cuter vuole dare una lettura di sinistra, se non una “soluzione” (per quanto di soluzioni non sia davvero intenzionata a darne). Questa sarebbe: non affidarsi alla morale, prodotto di una società “materna” che punta a responsabilizzare gli individui piuttosto che il sistema, ma al desiderio, a ciò che crea una frattura.

Quella della moralizzazione del discorso pubblico e in particolare la sua appropriazione da parte della sinistra, con la predominanza della figura “Madre” che con il suo soft power sostituisce la coercizione paterna, è un’altra delle tesi del testo. Per Cuter la figura materna, che pone l’accento sulle scelte etiche personali (o peggio dei brand che dovrebbero “guidare” il discorso pubblico, come se le pubblicità ovvero il mercato dovessero trainare la morale), è deleteria tanto quanto la sopraffazione paterna. In questo senso, si domanda "se sia possibile uscire una volta per tutte da questo paradigma edipico e familista per tentare di trovarne uno autenticamente erotico e dunque politico". Il testo stesso è un ribaltamento dell'esperienza edipica: invece di 'uccidere il Padre' compie un matricidio tanto nei confronti della morale soft power quanto verso una visione differenzialista della femminilità.

Infatti Cuter ha come nozione base il rifiuto di ogni essenzialismo. Dunque, se la femminilità è stata creata per sottomettersi al maschile ed è stata sfruttata dal capitale, perché il femminismo ora dovrebbe abbracciarla ad ogni costo? Perché la femminilità dovrebbe diventare dominante? Tanto più che, per andare oltre le tesi differenzialiste, la "dittatura del femminile" dovrebbe puntare a superare i generi, così come la "dittatura del proletariato" si prefigge di eliminare le classi nella società comunista.

Mi rendo conto che questa sorta di recensione possa apparire confusa, ma perché questa è la sensazione che lascia il libro: una massa indeterminata di idee che aprono ad uno scontro continuo, nella ricerca di nuove possibilità, di nuove letture. Nella sua indefinitezza, a mio parere, risiede il valore incredibile di questo testo. Proprio come la nozione di desiderio che Cuter non dà, il libro è informe, aperto: riflette l’ambiguità, la connotazione personale del desiderio da cui dovremmo ripartire per muoverci dialetticamente nel privato e nel politico.
Profile Image for Paolo.
144 reviews13 followers
December 9, 2023
Saggio sul desiderio, sul sesso e sulla loro percezione nel personale e nel collettivo su cui avrei abbastanza da rileggere/riflettere/assimilare prima di dare un giudizio definitivo, ma che ho trovato uncomfortable e abbastanza peso sia in generale, sia nel contesto delle mie storie personali (tutto ciò con accezione positiva), quindi non posso che consigliarlo tantissimo.
Profile Image for Fredermjna.
11 reviews2 followers
November 20, 2021
"Questo è il femminismo in cui credo, ho pensato sentendo questo scambio: quello che insegna un sospetto critico verso chi cerca di convincerci dell'esistenza di valori, di un'etica in favore della quale sacrificarsi"
Profile Image for Martina.
14 reviews7 followers
January 27, 2021
Punto di vista NUOVO su questioni come attivismo, sinistra, social. Belle le pagine sul desiderio come rivoluzionario
Profile Image for Francesco Gironi.
55 reviews
March 3, 2022
Mi aspettavo molto e sono rimasto onestamente deluso. Sia chiaro: alcune parti del libro sono molto interessanti e argute, ragione per cui do due stelle, ma le problematicità sono davvero tante e importanti. In primo luogo Cuter universalizza moltissime sue esperienze individuali, specialmente quelle legate alla sessualità e al desiderio erotico, arrivando addirittura a dire che il portato del femminismo per essere politico debba necessariamente essere sessuale, cancellando così tout court dalla sua analisi l'intera comunità aro/ace. Inoltre le sue teorie prendono mossa dalla psicoanalisi, disciplina reazionaria basata sull'assolutizzazione del dimorfismo sessuale, cosa che mal si concilia con l'ambizione dell'autrice di smantellare essenzialismo e binarismo di genere. Ancora, trovo che Cuter cada spesso nella trappola in cui puntualmente finiscono troppɜ esponenti del femminismo marxista, riducendo tutta l'esperienza di oppressione misogina all'esperienza di classe, fallendo così nell'essere realmente intersezionale (sulla razzializzazione e tutto il portato dei femmismi non bianchi Cuter poi non spende nemmeno una parola). Infine trovo quantomeno controverso il modo in cui Cuter ribadisce nel metodo prima ancora che nel contenuto lo status quo, implicitamente mettendo al centro del dibattito femminista proprio quegli uomini che detengono il potere e addirittura sostenendo che il privilegio permetta di meglio comprendere le dinamiche di oppressione (mentre viverle direttamente, di conseguenza, porta ad una visione distorta delle stesse. In breve: una stronzata colossale). Cito: "Quasi tutte le persone con cui sono stata in grado di discutere di quanta morte, violenza, ambivalenza, alienazione da sé ci siano nell'atto di desiderare erano maschi cisgender eterosessuali. Forse perché, unici autorizzati, avevano avuto modo di esplorarlo, questo desiderio, di andarci fino in fondo, insomma di guardare in faccia l'esistenza: erano stati sull'agognata vetta della catena alimentare e da lì avevano guardato giù [...] per concludere che non era un granché". Poverini, verrebbe da dire. E poveretti noi che dobbiamo ancora sentire queste cose e affidare la nostra liberazione a chi ci opprime, che dovrebbe essere mosso, come dice Cuter in chiusura del libro, da una "convinzione (morale) che un sistema basato sullo sfruttamento sia ingiusto". Come Marx ed Engels, dice lei. Come sempre la stessa broda riscaldata che dobbiamo sorbirci, diciamo noi.
Profile Image for Katiuscia.
552 reviews8 followers
March 26, 2021
Un saggio femminista molto particolare, in cui viene analizzata la figura della donna in ogni sfaccettatura della vita ordinaria.
Si parte dall'analizzare Ambra e le ragazzine di "Non è la Rai" - viste come burattini nelle mani del regista Gianni Boncompagni - e si arriva al movimento #metoo - con l'analisi di quante donne vengano importunate, molestate, infastidite sia fisicamente che verbalmente e quante di queste trovino il coraggio di dirlo al mondo. In mezzo tutto il mondo del patriarcato, del lavoro che non è mai pagato equamente, del fatto che le donne vengano ancora viste come "madri" e responsabili della famiglia e non come persone che possono avere un obiettivo diverso dalla famiglia.

Argomenti tosti, analizzati in modo preciso e con parecchi aneddoti personali dell'autrice.
Forse un po' troppo schematico, un po' troppo freddo. Infatti l'argomento mi è piaciuto moltissimo, ma non sono riuscita ad entrare in sintonia con lo stile con cui è narrato (più volte ho dovuto rileggere dei pezzi per comprenderli appieno).
Profile Image for Viola Barelli.
3 reviews
June 30, 2025
A roller coaster of emotions. A tratti l’ho odiato (in particolare per la sua capacità di di mettere in crisi tantissime delle mie convinzioni). Ho persino pianto per la frustrazione di vedermi sbattute in faccia verità che conoscevo già ma non volevo ammettere. Ma la trasparenza e la linearità nell’esposizione e nell’analisi della nostra contemporaneità e del sistema in cui siamo immersi non può fare altro che farti comprendere l’importanza di un libro come questo.
Profile Image for Angela.
131 reviews41 followers
November 11, 2021
Non penso di aver capito tutto né penso di essere d'accordo con tutto quello che ho capito. Fatto sta che deflagra, eccome se deflagra.
Profile Image for Laura.
13 reviews6 followers
Read
September 24, 2025
"E quindi: vorrei vedere più sangue rosso, più peli nelle pubblicità? No, vorrei vedere meno pubblicità".
Profile Image for Yupa.
780 reviews128 followers
November 2, 2025
La rivoluzione del desiderio

Un libro zeppo di premesse, idee e conclusioni che condivido poco o per niente, ma un libro che ho letto con gran piacere dall'inizio alla fine, come pochi quest'anno, con gusto, con godimento (d'altra parte qui si parla di desiderio, in senso sessuale ma non solo).
È un libro che nella sua volontà di interrogarsi non si ferma davanti a nulla, procede a spron battuto a ribaltare, rovesciare, andare a fondo con tanti preconcetti. Spesso si intortola su se stesso e cade vittima dei suoi stessi virtuosismi concettuali, ma in fondo glielo si perdona.
Ma partiamo dai difetti (o almeno quelli che sono tali per me).
Il taglio è esplicitamente marxisteggiante e (quel che è peggio) psicanalisteggiante e (e questo è ancora peggio!) lacaniano. In genere, nonostante diverse riflessioni, per altro acute, sul Mondo del lavoro, fa soprattutto critica culturale, già molle di suo ma qui particolarmente debole perché basata soprattutto su esempî sparsi, su aneddotica, sulla vita dell'autrice e suoi conoscenti, e poi film o serie tv specifici, che dubito possano avere chissà quale valenza generale.
Tutto, troppo, è ricondotto alla "società", alla condizione contemporanea, al kapitalismo, e questo va dai gusti personali in fatto di sessualità sino all'anoressia e agli hikikomori. Qui il rischio è innanzi tutto di fare un enorme minestrone in cui finisce dentro qualunque cosa, senza criterio o rigore, e in stile da articolo di rivista tipo "i mali del giorno d'oggi", ma il rischio maggiore è quello di mettersi ad apporre cartellini giudicanti su quelle che sono (anche) condizioni e scelte personali; contraddicendo quello che pure è l'intento dell'autrice, sempre più sottolineato mentre si va verso fine libro, cioè di non pretendere un discorso critico sulla società e in special modo un femminismo (uno dei principali protagonisti del volume) che stia continuamente da dire cosa è giusto e cosa è sbagliato fare, per le donne ma anche per gli uomini.
E qui passo invece ai pregi del libro, che per molti versi ho respirato come una doverosa boccata d'ossigeno, ovvero la critica sfrontatamente corrosiva, e ficcante, a buona parte del femminismo odierno, quello ancora ancorato all'idea della donna in quanto donna, custode della morale, modello di virtù, vittima da proteggere magari pure da se stessa, madre a cui far ritorno e alla cui saggezza abbeverarsi. L'autrice non ha paura di interrogare questi punti scomodi in modo scomodo. Lo fa soprattutto attaccando il binarismo di genere, l'idea che uomini e donne siano entità necessariamente diverse tra loro e senza differenze al loro interno, per cui ogni singola donna rappresenti in qualche modo strano tutte le donne.
Poi, ok, l'autrice lo fa ritenendo che a parte qualche accessorio anatomico le differenze tra uomo e donna non esistano proprio di natura, che sia tutta una costruzione sociale. Io invece preferisco pensare che anche se queste benedette differenze naturali tra uomo e donna esistessero (cosa che va verificata empiricamente e non partito preso), ciò non porrebbe comunque un problema etico nel volerle cambiare o superarle, queste differenze. Mica tutto ciò che è naturale è buono e da rispettare, anzi.
Inoltre, ridotto all'osso, il discorso dell'autrice è che si deve insistere meno sulla lotta tra i sessi, o magari pure abbandonarla del tutto, per tornare alla lotta di classe, mentre io vorrei al contrario che si spingesse invece ancora di più sul pedale dell'individualismo.
Perché alla fine c'è da chiedersi: il desiderio (come inteso dall'autrice, in modo non banale) farà o no saltare il kapitale? Io ne dubito, un po' perché continuo a pensare che non siano le idee a muovere la storia ma le condizioni materiali (e almeno in questo sono forse più marxista di tanti eredi di Marx in circolazione), ma anche perché alla fine, con tutta la sua sofisticata elaborazione verbale, questo è un libro letto da ristrette cerchie di intellettuali o comunque persone di cultura, che non credo proprio inciderà granché, per sua sfortuna, e un po' anche per nostra; e anche perché mi pare che la tendenza attuale sulla questione femminile/maschile, a destra come a sinistra, vada in altre direzioni rispetto a quelle auspicate dall'autrice.
Ma il libro alla fine lo promuovo con manica larga per almeno due motivi. Intanto mi sono divertito a leggerlo, sul serio, e questo forse è tutto quel che si deve chiedere a un libro, al di là di quello che dice. E poi anni fa (molti anni fa) l'avrei visto come un libro piacevolmente incendiario, mi avrebbe entusiasmato per premesse, idee e conclusioni, l'avrei preso come uno di quei libri che ti aprono gli occhi. E allora lo promuovo anche per rispetto e anche un po' per nostalgia a quel che sono stato un tempo, a come immagino un tempo questo libro l'avrei letto.
Profile Image for Valentina Camera.
79 reviews1 follower
July 26, 2024
Molto interessante. Ero già in vena di riflessioni sul desiderio, che deriva da una mancanza e porta a un senso di inferiorità: leggerne in chiave sociale e politica ha senza dubbio arricchito il mio pensiero verso considerazioni più ampie. Metto 4 stelle perché a volte non capivo bene la direzione del saggio e perché la prosa non è sempre scorrevole. La seconda parte l'ho trovata molto più coerente e pungente della prima. Riporto qualche passo che può servire a capire il punto di Cuter, ovvero che bisogna reintrodurre il desiderio come creatore di conflitto nella politica se si vuole renderla di nuovo prolifica, se si vuole davvero riunirci intorno a una coscienza di classe.

Sul desiderio: "è quell'esperienza che crea un conflitto, una censura tra soggetto e oggetto [...]. È quello che ci fa scoprire che ci sono delle cose che [...] semplicemente ci accadono, proprio come ci accade di sentirci attratti da qualcuno, di desiderare qualcosa."

Sul ruolo di cura della Madre: "L'impegno che riversano nel loro compito ha spesso il sapore di una vendetta [...]. 'Con tutti i sacrifici che ho fatto per te'. Ci viene detto che alle madri dovremmo essere riconoscenti [...]. Il ruolo che questa gratitudine gioca nella nostra costruzione dei ruoli di genere è capitale, perché crea un ricatto emotivo a cui è praticamente impossibile sottrarsi."

Su desiderio e capitalismo: "Come è possibile che nel capitalismo il desiderio sia diventato parte dell'ordine costituito? 'Ogni desiderio, piuttosto, è un disordine!', mi trovo a dire: se è davvero tale, il desiderio è qualcosa che scompagina tutte le carte in tavola, che manda all'aria i progetti, che fa problema, crea conflitto."

Su sesso, giovani e politica:" i giovani non sanno più desiderare, sono ossessionati dal Fare la Cosa Giusta. Accontentarsi, meritarsi, sacrificarsi. Sono parole d'ordine del capitalismo [...]"

Conclusioni: "Il desiderio è in un certo senso la rivoluzione permanente, quasi la negazione dell'utopia realizzata una volta per tutte [...]. Il desiderio nasce dalla frustrazione, dalla presa d'atto di una mancanza, e molto spesso ci ritorna. Può fare saltare le nostre convinzioni, può fare del male a noi e agli altri. Ha conseguenze incontrollabili. È un rischio, una sfida."
Profile Image for Brescia Si Legge.
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April 12, 2021
Da Ambra Angiolini sedicenne, comandata a distanza dal più noto Gianni Boncompagni, al movimento #metoo, nato negli ultimi anni dopo che alcune donne – parecchie donne – hanno denunciato i soprusi, le violenze e le attenzioni non richieste da parte di uomini facoltosi che, convinti che il potere sia la loro carta vincente, credono di poter avere carta bianca su tutte le donne del pianeta.

“Ripartire dal desiderio”, il primo lavoro di Elisa Cuter, bresciana di nascita ma berlinese di adozione, è un saggio crudo, diretto, dove si parla di femminismo a 360°. Un saggio femminista, pubblicato da un editore tra i più interessanti del panorama nazionale, scritto ancora una volta da una autrice originaria della nostra provincia.

Per capire meglio l’evoluzione del mondo femminile negli anni compresi tra “Non è la Rai” e “Non una di meno”, Brescia si Legge ha intervistato l’autrice approfondendo i temi trattati nel libro senza tralasciare interessanti considerazioni sul nostro territorio.

Qua trovate l'intervista completa
https://www.bresciasilegge.it/intervi...
Profile Image for Simona Calò.
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July 18, 2025
Sono combattuta. Da una parte riconosco la capacità dell'autrice di portare una prospettiva nuova, capovolgendo il sistema di valori che diamo per naturalmente giusto ed etico, e fare rivoluzione con idee nuove, con una radicalità sinceramente profonda. Dall'altra, la messa in discussione delle lotte in cui credo, specie quelle del femminismo odierno, mi destabilizza e inevitabilmente mi mette in posizione polemica. Non credo sia tutto da rivedere e le alternative dell'autrice non mi trovano sempre d'accordo. Molte mi sembrano un'utopia politica figlia delle lezioni di Marx e della militanza comunista.
Un altro problema è la poca chiarezza e comprensibilità di diversi capitoli, il fatto di non rivolgersi con un linguaggio accessibile a pubblici differenti.
Rimane un libro coraggioso, fertile e innovativo, che tuttavia ha troppa foga nel fare piazza pulita di tutto ciò che è venuto prima.
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December 8, 2021
Ma che confusione!

Non si può parlare di logica se non si è capaci di definire una tautologia e non si può parlare di filosofia se non si sa cosa sia l'ontologia.

Oltretutto è un inutile complicarsi la vita, quando si parla di argomenti che non richiedono necessariamente questi strumenti concettuali, e quando in ogni caso non li si padroneggia.

Ma poi, perché scrivere mezza pagina con il registro del paper di ricerca (fuori luogo) e la mezza pagina dopo con quello del diario del liceo (altrettanto fuori luogo)?
Profile Image for Gaia Ferrazzano .
41 reviews1 follower
December 27, 2023
Elisa Cuter, più che parlarci di quel che succede in camera da letto, ci spiega come il desiderio -intrinsecamente politico e dialettico- possa essere la miccia che infiamma la rivoluzione in quanto portatore per sua natura di conflitto.

In una gasatissima presa di posizione contro il puritanesimo del femminismo lib, la nostra si scaglia contro la farlocca inclusività capitalista, che fagocita fisherianamente tutto e il contrario di tutto, restituendoci un’individualità molliccia, depotenziata e asettica.
Profile Image for Irene Doda.
85 reviews13 followers
February 14, 2021
Un libro che mi ha lasciato moltissime domande (prima fra tutte: quanto mi mancava leggere teoria femminista? risposta: tantssimo) e che ha scombinato molte delle mie visioni certe (meraviglioso). Non sono convintissima di essere d'accordo sulla parte della "critica della vittima" ma certamente è un aspetto che non avevo mai considerato, quindi bene sparigliare un po' le carte. Elisa Cuter è una voce preziosissima.
Profile Image for Bettie Page.
53 reviews
April 26, 2024
su ruoli di genere, femminismo marxista e capitale sessuale.
del resto, il desiderio è la proiezione di un fantasma, come osserva lacan.
intrisecamente violento, irrimediabilmente frustrante.
desiderare è proiettare, forzare, attribuire un significato.
nasce dalla presa d'atto di una mancanza e ha conseguenze incontrollabili.
è un rischio, una sfida.
Profile Image for Rebecca Verdini.
123 reviews5 followers
October 5, 2022
«E quindi: vorrei vedere più sangue rosso, più peli nelle pubblicità? No, vorrei vedere meno pubblicità.»
Profile Image for ele.
89 reviews8 followers
February 17, 2025
delle parti mi hanno interessato, ma in generale avevo delle aspettative un po' più alte boh
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