Rocciatore, taglialegna, scalpellino, minatore, apicoltore: chi è Celio? “Un niente” risponde lui, un semplice signor nessuno di un paesino sulle Alpi che è terra di nascita dell’autore. È lui a far rivivere Celio, a strapparlo all’oblio per renderlo personaggio vero, sfuggente, pulsante di idiosincrasie e contraddizioni. Insofferente alle persone fino alla misantropia, il protagonista si rifugia in se stesso, nell’ermeticità del dialetto ladino e nell’abbraccio ambiguo dell’alcol, che lo stringerà per tutta la vita, fino al delirio e alla morte. In Celio, conosciuto durante la problematica infanzia e quarant’anni più vecchio di lui, l’autore troverà un inaspettato mentore, una protezione dalle violenze perpetrate dal padre, una via d’accesso privilegiata ai misteri e alla saggezza della natura, rivelatasi solamente per lui. Nel racconto, Mauro Corona si riscopre bambino, mettendo nero su bianco le parole – sempre misurate, mai lasciate al caso – dell’anziano amico e compagno di bevute, alla ricerca delle radici di un male di vivere sempre scacciato e mai sopito, nel duro e apparentemente impenetrabile cuore da montanaro. Una scrittura aspra, nervosa e autentica al pari del protagonista di questo romanzo, dietro le cui vicissitudini si legge in controluce l’autobiografia dell’autore, vero alter ego di Celio e solo testimone di un’esistenza che si fa simbolo di una terra sospesa nel tempo, in cui la solitudine, portata su di sé come una croce, sembra l’unico rimedio al contagio della miseria e del dolore. Le uniche leggi e autorità riconosciute sono quelle della natura, al contempo madre e matrigna. Come il vecchio accendino a benzina, ereditato dal maestro, l’allievo tiene viva la fiamma del ricordo e fa luce sul potere dell’amicizia, rara e inafferrabile ma capace di farsi salvifica nell’ostilità e nell’indifferenza del mondo.
Mauro Corona è nato nel 1950. Da ragazzo ha lavorato come boiscaiolo e cavatore. Fin da bambino ha cominciato a intagliare il legno. Lo scultore Augusto Murer ha intuito il suo talento e lo ha accolto nel suo studio di Falcade, dove Mauro Corona ha approfondito la tecnica e l'arte che gli ha permesso di diventare uno scultore ligneo conosciuto in tutta Europa.
Alpinista e arrampicatore, ha aperto numerosi itinerari sulle Dolomiti d'Oltre Piave e partecipato a diverse spedizioni internazionali.
Nel 1997 pubblica il suo primo libro "Il volo della martora". La scrittura diventa così un'altra delle sue grandi passioni, grazie alla quale è oggi annoverato tra gli scrittori più apprezzati in Italia.
“Apriva il suo libro di silenzi a chi sapeva leggerlo”
Mauro Corona, il cantore della montagna, sentiva il bisogno di un maestro, e ha creato Celio.
Ma Celio, è anche un amico,e in questa autobiografia allargata, Corona trova in lui un amico, un fratello, un alter ego, o forse il padre che non ha mai avuto. Bevitore, scalatore, intollerante al conformismo a all’ipocrisia, Celio è un uomo speciale, uno che aveva imparato a bastarsi.
“ Aveva un caratteraccio, uomo difficilmente accettabile. Mi diceva: “Chi vuoi che resista con me? Non mi sopporto nemmeno io, vuoi che ce la facciano altri?”
La montagna, che Corona ama e celebra da sempre nei suoi libri , è testimone forte e silenziosa della vita di quest’uomo, è uno sfondo potente che unisce bellezza e tragedia di un’esistenza dannata e solitaria di chi non scende mai a patti con niente e nessuno. Celio, antipatico e insopportabile, aveva un cuore sbrindellato, una vita difficile e faticosa ma ricca, e ha cercato nella natura e nell’ impegno manuale, il senso della vita, restio, com’era a non fidarsi del prossimo e delle apparenze “teneva lontano tutti. Era come se nella gente sentisse cattivo odore”
Celio era diverso “Celio emanava profumo di calma, pacatezza, malinconia, tristezza, riflessione. Felicità mai.” Nella sua personale battaglia dell’esistere consumata dall’alcol, la fatica del vivere sempre in salita, la compensava con altre fatiche: scalare, pescare, camminate, lavori saltuari e libri.
In “L’ultimo sorso. Vita di Celio”, autore e protagonista si mescolano, dando vita a una storia tormentata e malinconica. La sua poetica ruvida come la corteccia, racconta l’avventura umana di un uomo dallo sguardo sincero, che sapeva stare in bilico sul precipizio della vita.
Cinque stelle anche grazie a Bruno Schirripa, la bella voce narrante della versione Audible.
Con una prosa incalzante e nostalgica, Corona fa vivere in queste pagine un personaggio emozionante che ha tutte le ricchezze della semplicità. In un viaggio che va dalla nascita alla morte del buon Celio, non possiamo fare a meno di rispecchiarci in alcune sue vibranti intuizioni, oppure, altre volte, diventare bersagli delle sue stoccate pungenti che ci obbligano a guardarci dentro.
Meraviglioso. Poco da aggiungere. Storia in classico stile di Mauro Corona, che mescola narrazione ed emozione in modo magistrale, saltando parecchio qua e là ma senza mai fare confusione, anzi, riuscendo a non perdere mai il filo nonostante abbia condensato due vite (facciamo una e mezza) in un solo libro, peraltro piuttosto corto. Avrei letto volentieri un centinaio di pagine in più senza problemi. Bellissimo.
La vita dura di uomini sfortunati riempie le pagine di questo libro. Un carattere rude, mai incline all'apertura su niente, che conduce inesorabilmente ad una solitudine voluta, quasi desiderata come stato unico di benessere dell'anima. Al fianco di questo uomo ne cresce un altro che prova a prendere le cose buone da uno strano mentore. Il lavoro come un mestiere da imparare, le capacità manuali ma anche quelle intellettuali, che poi verranno elaborate e valutate. Certo che nascere e vivere in un piccolo paese isolato dal mondo, cercare una libertà che sfugge per le imposizioni sociali, non è quello che fa per Celio. Lui fa sempre come gli pare conservando una generosità enorme. Lavorava per tutti chiedendo in cambio una paga commisurata alla condizione economica di chi aiutava, se quella persona non aveva niente, non chiedeva niente. Questo duplice aspetto di rudezza e comprensione, emerge in maniera prepotente dalla scrittura di Mauro Corona, che come al solito fornisce la descrizione di una realtà autentica. Il sapere antico trasmesso a Celio e rubato con gli occhi ogni volta che ha potuto, viene passato all'uomo che lo segue, in questo caso è Mauro Corona, all'epoca un ragazzino che vedeva in quell'uomo qualcosa di magnifico all'inizio, e solo alla fine in grado di capire cosa era bene e cosa era male. Celio riconosceva come unica autorità la natura, la montagna e un po' anche sua madre anche se con lei ebbe un rapporto ossessivo, infatti fu probabilmente l'unica persona dalla quale sentiva affetto, tant'è che dopo la sua morte, la vita di Celio iniziò a rotolare come un masso in un burrone. Nei libri di Corona non c'è mai la felicità, il benessere, solo attimi di contentezza. La lettura è stata per l'autore come una farmacia dove attingere medicine, infatti dice: "Sarei già morto se non avessi avuto i libri. È stata la garza che mi ha fasciato le ferite e mi ha fatto venire su dritto, anche se ho la punta storta. Qui in montagna, quando si capisce che un albero sta crescendo storto, gli piantano un paletto accanto e lo fasciano non con la violenza del fil di ferro, ma con la dolcezza della garza". E' un libro per ricordare, per dare credito a un uomo che per molti fu un disagiato, quasi un mostro, una storia di amicizia che formò l'autore, come dice lui "nel bene e soprattutto nel male", si passa da sensazioni cupe all'entusiasmo, in parte è una biografia.
9! La storia autentica e senza filtri di Celio, raccontata generosamente. Rocciatore, taglialegna, scalpellino, minatore, apicoltore: chi è Celio? "Un niente" risponde lui, un semplice signor nessuno di un paesino sulle Alpi. L’autore entra nella vita di Celio da bambino e nonostante i quarant’anni di differenza rimarrà suo amico fino alla fine. Il potere salvifico di un’amicizia straordinaria fatta di silenzi, di solitudine, di roccia, di alcol e di ricordi. Ascoltare il libro letto da Schirripa e’ stato come essere attorno ad un fuoco di sera con l’autore.Strepitoso, arriva dritto al cuore. “Oggi sarebbe attuale, un tempo lo credevano strambo” “Pensa che bello non sapere la propria età, guardarsi nello specchio e chiederselo “ «Il personaggio di questo libro non è mai esistito. Celio è pura invenzione dell’autore. Un eteronimo sfacciatamente pessoano. Ha preso vita, consistenza e carattere nel corso degli anni,”
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E' tornato il Corona dei primi libri e dei bei tempi, coi ricordi dei suoi luoghi e della sua gente. E tanta malinconia. ... vi sono persone che non si possono dimenticare. Esse tornano a visitarci con cadenze regolari, come le stagioni. Non ci portano dolore e tristezza come all'inizio, bensì la rassegnata malinconia del ricordo.
Mi spiace, non mi ha convinto questa volta. Termini troppo difficili da comprendere, troppe volte si torna indietro e poi si balza al futuro. Celio era un personaggio bellissimo ed interessante che purtroppo non ha spiccato il volo in questo libro.
Un viaggio nella vita di Celio. Continui salti nel tempo ti tengono incollato alle pagine di questo meraviglioso libro che va giù che è una meraviglia. Uno dei più belli di Corona