Si guardano i dettagli dei morti solo quando sono pochi.
Un assassino, due investigatori, una città provenzale pronta a cadere. Pochi minuti e cinque millenni per risolvere l’enigma-Antropocene. Le tare della specie e il collasso dell’Impero sono indizi sparpagliati nel presente, ma demoni e fantasmi ritornano dal passato per confondere le prove. Il tempo scorre veloce, il Diluvio è inesorabile, la fine assume il volto di un antico felino.
Tra thriller e theory fiction, Imperium è la prima novella antropocenica della narrativa italiana.
Insegna antropologia e geografia all’Università di Palermo. Studia il paesaggio in letteratura, la wilderness, il camminare, lo spazio percepito e vissuto presso varie culture di interesse etnografico. Ha pubblicato le sue ricerche con Sellerio, Liguori e Quodlibet. Nel 1997 ha fondato lo Studio Italiano di Geopoetica, affiliato all’Institut International de Géopoétique, creato dal poeta scozzese Kenneth White. Scrive testi di saggistica, narrativa e poesia.
è un racconto sperimentale solo che invece di affascinare proponendo qualche artificio letterario nuovo o particolare, annoia a non finire. Frasi con infinite subordinate, sconclusionate, rendono la lettura pesante e incomprensibile. Dopo un po' non pensi nemmeno più a seguire una trama perché, effettivamente, la trama non c'è. Va bene lo sperimentalismo ma chi vuole scrivere deve ricordare che ogni artificio deve essere al servizio di una storia.
Immediatamente, già dall'Intro, il lettore capisce di avere a che fare con un racconto non usuale, particolare, iniziando dalla struttura che si presenta teatrale o meglio cinematografica e questo sentire i suoni e vedere le scene proiettarsi nella mente accompagna fino alla fine tanto da chiedersi: "Ho letto un libro o un film?". Gran cosa. La storia entra subito nel vivo e "mentre i fatti della Terra non sono più una distrazione ma la goccia che può far traboccare la voglia dell'uomo comune di resistere", mentre le "Nuvole. Strisciano come salnitro contro la pietra azzurra" e ancora "premono come pugni contro le guance d'aria", nuvole che sono metafora della nebbiosa situazione narrata, avviene un misterioso omicidio. Con l'aumentare del ritmo sia della storia che della prosa, e dello stato ansiogeno si passa dalle nuvole, dalla pioggia quindi dall'acqua, al fuoco che arde, divora, distrugge. Poco più avanti invece è il turno del ghiaccio, più potente del fuoco, più infido dell'acqua, avvolge, paralizza, copre l'esistenza di un terrificante silenzio. Infine l'inondazione, il Diluvio Universale che tutto sommerge, copre, cela, monda. Sono qui le pagine del libro che preferisco, pagine bellissime di bellissima prosa che gonfia, monta, si carica e infine si placa seguendo il corso dell'evento atmosferico, "... quello che un essere umano può chiamare diluvio nonostante la promessa di Dio di non sterminare mai più l'umanità in quel modo, una promessa di terrore, perché ogni altro modo, ogni altra fine è possibile." Il nostro destino, il destino del mondo, è in mano al caso totalmente? È in mano a dèi o demoni da noi creati? A una natura matrigna oppure è in mano nostra? Novella antropocenica, capitolo di una bibbia moderna, commedia dei segnali, tragedia antica; la storia si studia e si dimentica ed è un errore immane perché proprio là, tra la polvere, si trovano sempre le risposte. Quale demone è più potente di quello silenzioso?
Un testo molto particolare, che non passa inosservato, soprattutto per il modo di raccontare la storia. Pur riconoscendone l'originalità e la qualità, questo racconto lungo non mi ha preso. E' lontanissimo dal mio modo di vedere e leggere SF e lo ritengo destinato ad un pubblico molto ristretto.