Dopo aver guardato su Netflix la docuserie “SanPa: Luci e tenebre di San Patrignano”, che mi ha colpita tantissimo, sia nel bene che nel male, non ho potuto fare a meno di leggere anche questo libro, dove tra gli autori compare la figlia di Walter Delogu, ex ospite della comunità, nonché braccio destro ed autista di Vincenzo Muccioli.
Non so se quanto ho letto sia una versione romanzata di fatti veri, alterati per fini narrativi, oppure se sia tutto vero. Non mi interessa. Non toglie niente al libro, che ho trovato bello ed avvincente.
Mi è piaciuto il ritmo, la storia.
Ho faticato un po’ nei cambi di registro di alcuni dialoghi, perché non riuscivo con facilità ad intendere chi dicesse cosa, e non volevo perdermi neanche una parola.
Molto particolare l’espediente dello schema da Carta di Identità per introdurre i vari personaggi, nel corso della trama.
Insomma un libro che ti tiene incollata alla sue pagine, e ti porta a volerne sapere di più, a ricercare informazioni, dettagli, ecc.... ecco, per me è questo l’effetto di un buon libro!
La cosa che sicuramente mi è arrivata fortissima, è la concezione dei tossicodipendenti, visti come dei beni da accumulare in numero sempre maggiore.
Ho avvertito la riduzione di “essere umano” a “mattone” per costruire una città indipendente, un impero potentissimo.
Un impero concepito proprio con quelle componenti che la società dell’epoca scartava e relegava ai margini, senza occuparsene veramente, i tossicodipendenti.
Questo romanzo, come la docuserie, non ha modificato, l’idea che ho di Muccioli, un uomo che a mio avviso ha avuto una grande intuizione, era partito bene, e poi ha deviato... ci sarebbero tante cose da dire, ma nessuna aggiungerebbe o toglierebbe meriti a questo bel libro. Imperdibile.