Il volume presenta in maniera critica i principali problemi discussi nell'ambito della filosofia della mente contemporanea, con particolare attenzione alle questioni poste dall'indagine scientifica intorno alla natura, il funzionamento e l'architettura della mente. Alcune delle questioni trattate rimandano alla tradizione filosofica e riguardano, ad esempio, le caratteristiche essenziali dei fenomeni mentali, la possibilità di darne una spiegazione di tipo scientifico e le ragioni filosofiche pro e contro l'idea che la mente appartenga al mondo fisico. Altri temi portano invece al cuore della scienza cognitiva contemporanea: dobbiamo pensare alla mente come a una serie di computazioni realizzate nel cervello o gli stati mentali vanno caratterizzati direttamente come stati cerebrali? Che ruolo ha il corpo nella realizzazione delle attività cognitive? Muovendo da una ricostruzione storico-teorica dell'affermarsi della nozione contemporanea di "mente", il libro affronta queste e altre questioni mostrando nel dettaglio la complessità della ricerca attuale, nella quale si intrecciano - e si scontrano - istanze metafisiche più tradizionali e la tendenza a una radicale naturalizzazione della filosofia della mente e del mentale stesso.
Il libro è diviso in quattro capitoli: i primi due riguardano la storia della filosofia della mente e delle sue tematiche; il terzo riguarda il rapporto tra filosofia della mente e le scienze cognitive; l'ultimo invece la metafisica della mente.
Devo dire che il libro è interessante in generale, ma ho riscontrato alcuni problemi. Da una parte l'ho trovato poco schematico e un po' confusionario, con alcuni concetti introdotti magari nel secondo capitolo e poi approfonditi, ripetendo delle parti, nel quarto, il che rende la lettura poco agevole a mio avviso. Dall'altra, a volte mi è sembrato si soffermasse troppo su alcuni concetti piuttosto semplici da capire, ma non su altri che invece avrebbero meritato più spiegazioni e che sono stati trattati con troppa frettolosità. In alcuni punti non mi era chiaro se il libro stesse spiegando male un concetto oppure se alcuni problemi della filosofia della mente fossero così banali. Ad esempio, riguardo alle risposte alla soluzione di Fodor sul problema della disgiunzione trovo che o siano state mal spiegate oppure sono tardo io perché non le ho capite o, se le ho capite, mi sembrano delle risposte un po' capziose. Tra l'altro, in questo caso, come in altri, gli autori non hanno fornito controargomenti alle risposte date a Fodor, cosa che invece hanno fatto per altri problemi, facendo sembrare quindi che non ci siano controrisposte. Non capisco il criterio utilizzato per cui a volte sono state fornite ed altre volte no.
Inoltre, noto che anche nella filosofia della mente si usano svariati esperimenti mentali, come quello degli zombie o dell'uomo della palude. A mio avviso gli autori avrebbero dovuto aggiungere qualche osservazione sulla loro effettiva validità nell'indagare problemi del nostro mondo. È inutile immaginare altri esseri o altri mondi, che hanno regole completamente diverse dalle nostre e che non sappiamo se possano effettivamente esistere, e poi applicare considerazioni che valgono in quei mondi e per quegli esseri nel nostro mondo. Gli esperimenti mentali, come i due citati, sono spesso fallaci proprio per questo motivo. Trovo che gli autori avrebbero dovuto problematizzare maggiormente questa caratteristica di una parte della filosofia della mente.
Infine, forse nell'ultimo capitolo sarebbe stato utile inserire uno schema per mettere in chiaro le differenze tra varie teorie che spesso mi sembrano sovrapponibili, tipo il fisicalismo non riduzionista, il dualismo interazionista e l'emergentismo. Gli autori cercano di fare un po' di luce, ma ad un certo punto ammettono loro stessi che la trattazione di alcuni concetti in filosofia della mente è piuttosto confusa.
Insomma, il libro è interessante, penso piuttosto completo e, da neofita della filosofia della mente, ho imparato molte cose. È un libro che richiede un certo impegno e, in certi punti, bisogna metterci del proprio per capire a pieno determinati concetti e per superare un senso di fastidio nel non poterli capire fino in fondo, ma tutto sommato merita di essere letto. Sarebbe da 3,5 ma arrotondo a 4, perché non so se sia il libro ad essere confuso o se sia io ad essere tardo.