Hapishanede mahkûmların ne yaptığına dair hiçbir şey bilmiyordum. Televizyon programlarından gördüğüm kadarıyla hapishaneyi bir okul gibi düşünüyordum: devrimci mahkûmlar, öğrenciler gibi temiz üniformalar giymiş, ders veren hocalarını dinliyor, televizyon izliyor, basketbol oynuyor, Bahar Festivali’ni kutluyor, kolejlere yerleşmek için bazı sınavlara giriyor ve her biri sonunda hapishaneye karşı minnettarlığını ifade etmek amacıyla kameraya bakıyorlardı. Tüm bunlar hapishane hayatını, duvarların dışındaki hayattan daha ilginç kılıyordu, sürekli oraya giden insanlar vardı– o kadar ki bazı mahkûmlar çıktıklarında, hapishaneyi çok özlüyor ve tekrar oraya dönmek için kanunları çiğnemenin bir yolunu buluyorlardı.” Sheng Keyi bize bir Çin haritası çiziyor. Bu haritada reform yanlısı gençler, yasağa karşı gelerek gizlice çocuk doğuran kadınlar, yoksul köylüler, çocuklarına iyi bir gelecek sağlamak adına ölürcesine çalışan anneler var. Dalından düşen ve ayaklar altında ezilen vahşi meyveler için yaşam da ölüm kadar acımasız.
Born in the 1970s in Hunan province, Sheng Keyi now lives in Shenyang, Guangdong province, and is usually considered one of the group of "female writers from Guangdong" that includes Wei Hui. Sheng is one of the newer generations of writers who deal primarily with modern China (as opposed to rural themes), but displays none of the immaturity or naivete that often plagues China's younger writers. She tends to begin with female characters and themes, but is a ferocious experimenter with style and voice, and her works cover a wide range of emotional and social territory.
Nos encontramos frente a una novela de personajes, una saga familiar, donde tendremos a varias generaciones de la familia Li. Comenzamos esta novela en el año 1911, año de la caída del Imperio chino, y capitulo a capitulo iremos recorriendo acontecimientos que les ocurre a la familia Li, pero también a millones de familias de toda China. Contada a través de los ojos de nuestra protagonista, Xiaohan, vamos a ir viendo en cada capítulos la evolución y el destino de la numerosa familia, una familia formada por un abuelo gruñón, unos padres tradicionales, y cuatro hermanos con sus parejas y sus hijos, con una personalidad completamente diferente. Todos lo miembros sufren giros inesperados y numerosas dificultades, su sueños siempre estarán afectados por las leyes, las injusticias, que caracterizan a esta sociedad. El autor ha creado unos personajes muy reales, con sus vicios y también con sus virtudes, ya que son personajes que se equivocan, y que sufren las consecuencias. Una historia que te hará reflexionar y pensar sobre tus sueños y sus dificultades, una historia dura, irónica y a la vez bonita, con mucho drama, sobretodo al final de la novela y que recomiendo mucho si te gustan las sagas familiares.
La storia della famiglia Li dall’inizio del 900 ad oggi è un concentrato di storia e storie personali, immerse nella crudezza della povertà e con davanti un futuro sempre incerto e scarno, dove i sogni sono obiettivi da pianificare con fatica e sudore senza mai certezze.
L’autrice ha uno stile di scrittura asciutto, essenziale, che fa planare dall’alto sulle storie dei personaggi e sulle loro vite che noi vediamo nell’insieme, un susseguirsi di eventi spesso brutali e doloroso a cui sopravvivono, che in qualche modo superano.
Anche il fatto più tragico è raccontato con il medesimo tono: da fatto della vita, sequenziale ad altri, portatore di sofferenza ma non di fine perché in questa fuga dalla miseria per un destino migliore (almeno per i propri figli) restare fermi è fatale.
C’è pochissima descrizione degli ambienti e dei luoghi, la Cina, le sue campagne e le sue case diventano frammenti pescati da altre memorie, sfondo dove i personaggi si muovono e di cui cogliamo ogni tanto luce, brevi squarci di paesaggi.
Alla fine ci affezioniamo a tutti i personaggi quasi nostri malgrado, ed è inevitabile sperare nel futuro almeno per la voce narrante, Li Xiaohan.
Una saga familiare non incalzante ma lucida, tagliente, che per stile e storia incarna un filone di letteratura orientale che merita di essere esplorato.
Sheng Keyi me ha llevado de vuelta a China. No a la China que viví como estudiante extranjera, universitaria, becada por el gobierno en una ciudad grande; sino a la China campesina, obrera, marcada por las dificultades económicas, el yugo del patriarcado, los abortos forzosos y los centros de detención. A una sociedad en la que se prefiere al hijo varón pero donde es precisamente el hombre quien muestra menor resiliencia ante la dificultad, y donde los valores confucionistas de la familia y la fidelidad están muy presentes pero siempre de forma asimétrica: en mayor medida de mujer a marido, de hija a padre. A pesar de eso, en la trama surgen algunos personajes femeninos fuertes y combativos, mujeres que están dispuestas a cuestionar esos valores por muy caro que sea el precio a pagar. Por ponerle alguna pega, hacia el final prácticamente sucede una desgracia por página, y para mí eso le quita algo de verosimilitud a la historia —aunque quizás esta sensación se deba, precisamente, a que la leo desde el privilegio. Al margen de la trama, la traducción lleva un trabajazo detrás, con notas a pie de página explicando referencias culturales, un árbol genealógico de los personajes principales y la explicación del significado de los caracteres de sus nombres. La literatura sobre dragones y la China imperial está muy bien, pero es fundamental que existan editoriales como Galaxia Gutenberg y traductores/as como Miguel Sala que amplifiquen nuevas voces de autoras chinas, críticas y sinceras, para que sean escuchadas en Occidente, donde aún se sigue mostrando escaso interés por ellas.
Una saga famigliare che percorre la durata di un secolo e di tre generazioni, partendo dalla campagna cinese fino alla città e che offre un’interessante panoramica sull’evoluzione della società cinese, mettendone in evidenza criticità e problematiche. Trattandosi di una saga famigliare multigenerazionale ci si aspetterebbe che la narrazione avvenga in terza persona, invece avviene in prima, secondo il punto di vista della figlia di mezzo, che ha il compito di narrare le vicende di tutta la sua famiglia, partendo da prima che lei nascesse. La scrittura è scorrevole ma essenziale, quasi asettica, descrive il susseguirsi di eventi che riguardano i vari membri della famiglia, spostandosi da un personaggio all’altro di capitolo in capitolo. È uno stile crudo e diretto, che non si fa problemi a denunciare situazioni di ingiustizia e violenza sociale (in Cina questa autrice è stata spesso censurata ed è sicuramente un motivo in più per leggerla). Tuttavia il suo stile mi ha coinvolta poco emotivamente, avrei preferito una narrazione più lirica ed appassionante.
Credo che non ci sia titolo più azzeccato di questo. “Crescita selvaggia” racconta l’infanzia, la crescita e la famiglia di una bambina nella Cina degli anni ‘80, facendo anche qualche salto indietro nel tempo per raccontare le memorie di un vecchio. O anche in avanti.
La scrittura dell’autrice è molto forte e diretta, è cruda. Cruda come la realtà davanti alla quale ci pone: la famiglia può diventare il tuo peggior nemico.
Ci troviamo spesso nella campagna, dove uomini (e donne) semplici si lasciano a semplici istinti: picchiare, ordinare, abbandonare.
L’autrice ci mette di fronte alla crudeltà degli esseri umani quando soffrono, quando sono orgogliosi, quando sono talmente poveri da avere fame di sopravvivenza. E quella sopravvivenza si ottiene solo se si infilzano le unghie nella carne dell’altro, e lo si tira giù nell’acqua per non affogare.
Una figlia poteva essere lasciata una giornata interna in piedi in mezzo al campo a cuocere al sole, se si doveva punire. Un figlio poteva essere costretto ad essere un mulo, se il padre lo riteneva giusto. Una moglie poteva essere picchiata fino quasi ad ammazzarla, se era necessario.
E questo accadeva a casa. Non è difficile da immaginare che tipo di mondo ci fosse fuori. Altrettanta brutalità attende perciò lontano da casa, dove le ossa devono indurirsi ancor di più, dove il tuo tutore diventa una società che non vede l’ora di schiacciarti.
In mezzo a tutto il selvaggio, c’è una dolcezza pungente. Piccoli gesti o pensieri, momenti di pura e malinconica tranquillità. E, alla fine, dopo aver rabbrividito d’orrore per tutta la narrazione, vi commuoverete.
Non è un libro adatto a chi cerca azione e tanti dialoghi. È perfetto, invece, per chi ama la crescita dei personaggi, le riflessioni interiori e la veritiera rappresentazione di una terribile realtà.
Questo romanzo famigliare può risultare pesantino e noioso in alcuni punti, ma il segreto è la chiave di lettura. Ovvero, la pazienza. Lascia tanto, soprattutto tanto dolore.
Li Xiaohan è la seconda figlia femmina di una famiglia di contadini della provincia dello Hunan, in Cina. Grazie a un ottimo spirito d’osservazione che la porterà verso la carriera giornalistica, Xiaohan ci restituisce i propri familiari con sguardo affilato e inclemente: tra i Li ci sono un nonno burbero, un padre-patriarca, fratelli remissivi e sorelle inquiete, con figlie altrettanto ribelli e assetate di vita. Lungo tutto il corso del Novecento si avvicendano le generazioni dei Li, sempre perseguitate da un fato avverso e carico di sofferenze, ma mai disposte ad arrendersi e piegarsi.
Sheng Keyi è un’autrice nata proprio nella provincia di Hunan. Grande osservatrice dei ceti più bassi della società cinese, ha una predilezione particolare per le donne, la maternità, la sessualità femminile e tutti i tabù che da essa hanno origine. Non a caso, è stata più volte vittima di censura. Quello che intesse è un racconto della Cina crudele, realistica, implacabile. Vengono riservate ben poche tenerezze a questi uomini e donne, di cui Sheng racconta le tribolazioni e i dolori come fatti intrinsechi della quotidianità umana.
Purtroppo i Li non sono favoriti dalla fortuna, la loro vita era stata scritta con una calligrafia storta e il loro fato era difettoso”. Malattie, morti, carriere finite male, matrimoni sciagurati si succedono uno dopo l’altro. Ma non sono nemmeno personaggi statici: si muovono di continuo, soprattutto dalla campagna alla città, tentacolare e piena di possibilità ma anche di pericoli. Più dialogato che non descrittivo, con un continuo avvicendarsi di svariati POV (tenete alla mano lo schema della prima pagina se non volete perdervi tra nomi tutti simili!).
C’ho ritrovato la brutalità della letteratura cinese che ho conosciuto con Mo Yan, ma senza il contraltare del lirismo che invece era ben evidente nelle opere del premio Nobel. E alla fine, per quanto ci si senta amareggiati per questi destini crudeli, rimaniamo a distanza, non del tutto coinvolti. Detto ciò, sono contenta di essermi spostata un po’ fuori dalla mia zona di comfort e cercherò di spaziare ancora in questa area del mondo.
La famiglia Li è una famiglia un po’ particolare, composta da figure forti e deboli che spesso vanno in contrasto tra loro.
Le storie dei componenti di questa famiglia prendono vita in un arco temporale molto particolare perché fulcro di cambiamenti e conflitti storici. Tutto parte dal 1911, anno in cui la Cina si lascia alle spalle l’impero e affonda le radici il regime di Mao.
La storia è raccontata attraverso gli occhi di Xiaohan, la più giovane della famiglia, che narra all’inizio con occhi infantili e poi con acume da giornalista le vicende di queste tre generazioni. A volte i personaggi hanno un rapporto diretto con le situazioni politiche e storiche del periodo, altre volte sono solo elementi che fanno da sfondo. Si parla del controllo delle nascite, di aborti spesso obbligati, detenzione, violenza domestica e non solo, insomma elementi che erano all’ordine del giorno in quel periodo storico.
Capitolo dopo capitolo il lettore scopre le storie dei componenti della famiglia, tutto parte dal patriarca, ovvero dal nonno della narratrice: Xinhai, un uomo di cultura, intelligente, dedito però al gioco. Una persona che non è stata un buon padre per Jiaxu, che invece non ha proseguito gli studi e che ha odia profondamente il suo genitore soprattutto per avergli rubato la sua prima moglie. Le narrazione continua con i fratelli della protagonista, personaggi molto diversi tra loro, ma ben caratterizzati.
La storia è coinvolgente e per quanto sia crudele l’ho trovata anche realistica per il periodo storico. Se all’inizio si può provare antipatia per alcuni componenti della famiglia Li, andando avanti si arriva a comprenderli, sono persone che vogliono migliorare la loro vita, vogliono lavorare, guadagnare, vivere semplicemente, eppure spesso la fortuna non è dalla loro parte.
La seconda parte del romanzo l’ho trovata più interessante, ma anche forse più crudele, e Xiaohan, ormai giornalista, ha un ruolo più attivo.
Lo stile l’ho trovato scorrevole e coinvolgente, ho fatto solo un po’ di fatica a focalizzare i nomi dei personaggi, ma andando avanti con la lettura si supera questo piccolo ostacolo.
La trama di questo romanzo la definisco “circolare” perché tutto parte con questa famiglia riunita sotto lo stesso tetto con il carismatico e cocciuto Xinhai (il nonno della protagonista) e alla fine del libro ci sarà una riunione di famiglia per i suoi cento anni.
Attraverso le vicende della famiglia Li l’autrice mette in luce le problematiche e le ingiustizie della Cina del periodo, dando al lettore motivo di riflettere maggiormente sulla storia e sugli errori del passato.
Una saga familiare di tre generazioni dove storia e relazioni si intrecciano in un destino crudele.
Anche se in un primo momento, questo sembra una saga familiare come tante altre già lette, dopo poche pagine il lettore scopre che la storia della famiglia Li è assolutamente fuori dai canoni ai quali siamo abituati noi “semplici” occidentali.
Dal 1911, anno della caduta dell’impero millenario fino ai giorni nostri, percorreremo capitolo a capitolo le vicende, molto ironiche ma con un profondo velo di tristezza, di una famiglia come tante, milioni in tutta la Cina.
Una coppia lavoratrice, un nonno scontroso che sembra al limite della follia capace, che con i suoi atteggiamenti farà impazzire il resto della famiglia, e quattro figli, tutti “ammucchiati” in una piccola casa nella remota campagna cinese, ci racconteranno la loro vita fra i campi coltivati e una città limitrofe di fortuna, attraverso gli occhi della figlia più piccola, il cui sogno più profondo è quello di diventare giornalista.
Povertà. Sogni infranti. E una forma diversa di vedere la vita. Ciascuno degli integranti di questa famiglia, avrà dei sogni o si lascerà trasportare dal fiume della quotidianità e la consapevolezza che non sono molte le opzioni quando si vuole uscire dai designi imposti da una società assolutamente rigida.
Una commedia fortemente ironica, crudelmente drammatica quando ci racconta come la fatalità gioisce distruggendo i sogni, che la violenza è una forma normale di gestire situazioni limiti e che dobbiamo accettare la consapevolezza che quello che è scritto nel nostro destino non potrà mai esser cambiato anche se impegniamo tutti i nostri sforzi, tutta la nostra vita.
Extrémně neveselá výborná kniha. V jednom rozhovoru Šeng Kche-I prohlásila, že se o politiku nezajímá, ale zároveň odmítá uplatňovat autocenzuru, takže u některých knih ví předem, že v pevninské Číně nikdy nevyjdou. Nesmírně mě překvapilo, že tato kniha k nim zřejmě nepatří. Příběh rozvětvené rodiny Li, protivného starce, upracovaných rodičů, jejich čtyř dětí a jejich manželů, manželek a potomků nám ukazuje, s čím vším se malý člověk v Číně potýká a k čemu to vede. Někteří členové rodiny se snaží dostat do města, další se snaží zůstat na vesnici, ale nikdo z nich to nemá jednoduché. Pokud nechci prozrazovat děj, můžu říct jen to, že se jim stane snad úplně všechno s výjimkou toho, že by se někdo z nich přidal k Fa-lun-kung. Je to přímo, brutální román, psaný téměř lakonicky, krutá obžaloba bezmoci a bezpráví, jemuž jsou prostí Číňané vystavováni a v konečném důsledku působí takřka bezvýchodně, zároveň je to napínavý, čtivý příběh, protkaný podmanivými obrazy vyjadřujícími atmosféru děje a pocity protagonistů (kupříkladu: "My parents’ hair greyed rapidly. They were like an earthen dam that had suddenly collapsed, its dust covering the bodies of me and my sister. We were all coated in grey."), který jsem ke konci téměř nedokázala odložit nebo na něj přestat myslet. Někteří recenzenti si stěžují na z jejich úhlu pohledu až absurdní míru neštěstí, která rodinu Li postihuje, já to ale brala jako takový koncentrát, esenci problémů, o kterých se nemluví. Šeng Kche-I je nesmírně statečná autorka.
This was a deeply dismal read - it is just one misery piled upon top of another misery from beginning to end. There is barely a single character for whom I felt much interest never mind a connection. I found it very disappointing as I had much enjoyed the author's Northern Girls which had a strange vitality to it.
Perhaps this was a book the author just had to get out of her system - I hope she feels better for having done so.
Crescita Selvaggia è una saga familiare ambientata nella Cina del 1911, anno della caduta dell’Impero cinese, fino al nostro secolo. Attraverso gli occhi della protagonista, Xiaohan, osserviamo l’intrecciarsi e l’evolversi dei destini della sua numerosa famiglia composta da un nonno burbero, ma con la passione della poesia e del gioco d’azzardo, due genitori tradizionalisti e quattro fratelli ognuno con personalità ed obiettivi unici e diversi. I destini dei membri di questa articolata famiglia saranno caratterizzati da svolte impreviste e numerose difficoltà e le loro aspirazioni verranno spesso soffocate dalle leggi, le convenzioni, le ingiustizie e gli arbitri del potere che caratterizzano la società cinese e in generale il mondo intero. Nel romanzo tramite il punto di vista di Xiaohan seguiamo la storia anno dopo anno dei vari membri della famiglia Li. Xiaohan e i suoi fratelli vivono nella campagna cinese governata da leggi severe e da tradizioni a stampo patriarcale. Tuttavia, la nuova generazione con coraggio ed imprudenza non esiterà a sfidare la vecchia, andando spesso incontro a destini rovinosi. Il lieto fine sembra non toccare ai personaggi del libro, le cui ambizioni e sogni si scontrano e vengono spesso distrutti dalle convenzioni sociali o più semplicemente dalla vita e dalle sue difficoltà. Nonostante gli intoppi e le tragedie, i membri della famiglia Li continuano la loro crescita selvaggia, continuano a vivere in maniera spontanea e conservando l’autenticità del loro carattere, rimangono veri in un universo artificiale retto da leggi e convenzioni che non riescono a rappresentare la complessità del mondo e che privilegiano gli interessi del più forte. L’autrice, con uno stile essenziale ma capace di arrivare al cuore delle cose, costruisce dei personaggi veri con vizi e virtù. I protagonisti di questo libro non sono degli eroi, ma degli esseri umani che spesso sbagliano, ma che, sbagliando, vivono intensamente.
La lettura di questa saga familiare ci porta a riflettere sul fatto che la vita non segue mai trame lineari, non è una favola, non ha mai un lieto fine definitivo, è spesso dolorosa e ingiusta. Tuttavia, è proprio la contraddittorietà dell’esistenza, il suo essere miscela indistinguibile di gioia e dolore a rendere la vita intensa. È meglio perseguire una crescita selvaggia e tracciare con coraggio il proprio destino, andando forse incontro alla rovina, piuttosto che seguire una trama tracciata dalla propria famiglia o dalle convenzioni della società. I personaggi di questo romanzo sembrano spingerci a una considerazione: vivere in maniera autentica e rimanere fedeli a sé stessi non ci assicura di certo la felicità, ma quantomeno la possibilità di affermare di aver vissuto in maniera intensa e vera. È forse questo il modo più nobile di vivere in un mondo le cui convenzioni, le leggi e le circostanze ci intrappolano e ci costringono spesso ad assumere una forma che non sentiamo nostra.
"Minister Cai wore a uniform that was stretched around his body like a ball."
"It was beautiful in a dull way."
"Finally my fathers voice swam through the cloud toward my mother like a bunch of tadpoles in a murky pool."
"When the wind blew, the purple jujube flowers, as fine as grains of rice, floated down one after another. Some leapt into their teacups, and other hid in their hair."
"Like in any other prison, all the things we sent him were swallowed up by a mysterious monster."
"It wasn't some commodity whose shape or size was clearly visible."
"But in the eyes of the 15-year-old Yihua, this sad, lonely look was a sort of hidden splendour."
"He swept the crops with the beam of his torchlight, surrounded by the fragrance of mud. This world was familiar to him."
"Night-time in Guangzhou was very different from daytime - like a woman in love, it suddenly turned fascinating and charming."
"But now that she knew he was alone, she felt like she was keeping a fish in an aquarium in her heart, and that it was now beginning to stir the water with its tail."
"Chuntian said, 'You can find someone else to take care of your last minute "crotch time" now. Don't come looking for me anymore.'"
"Sometimes hope was more torturous than despair."
"The houses were fattened, the people bloated. The streets became mysterious, the cars moving slowly along them as if afraid of startling the snow."
Otra saga familiar estupenda, aunque en comparación con otras novelas de este estilo se me queda corta. En primer lugar, el contexto histórico es prácticamente insignificante; se menciona la Revolución Cultural e Internet y el SARS como forma de situarte en el tiempo, pero no es algo que afecte a los personajes. En segundo lugar, no se termina de conectar tanto con la familia por la forma en que está escrito, olvidando personajes (qué edad tiene Li Xianxian a lo largo de la novela es imposible saberlo) y dejando ver retazos de relaciones en una sola frase (cuando Liu Yihua dice que estaba conectadísima a Liu Yicao... primera noticia, no se ve en ningún momento de la novela). Pero, por lo demás, el libro es muy interesante, te adentra en la China reciente con personajes muy dispares, cada uno con una historia que contar. Me quedo, sin embargo, con los capítulos de Li Yihua.
Un bel romanzo familiare che racconta dei membri di questa, direi, sfortunata famiglia. A parte qualche difficoltà con il continuo cambio di pov - oltre che con i nomi, per chi non ha molta memoria come me - i personaggi e gli snodi narrativi sono molto interessanti, così come è interessante lo stile dell'autrice, che è molto crudo e sfacciato. Sheng Keyi non si fa assolutamente problemi a chiamare le cose con il proprio nome, e questo in Cina non va bene, specie se poi ti metti anche a scoprire qualche altarino. Adesso ho capito perché i suoi romanzi sono censurati. La trovo sicuramente un'autrice da tenere sott'occhio, e non escludo di leggere altro di suo.
Kapitulu-pertsona ordenamendua bitxia egin zait, nabegaziorako mapa polita. Erretratu mingotsean zehar, hori bai, baina dagoena da, ta literaturak ez digu argazki gozoagorik zor. Iraultza kultural txinatarra delakoaren ingurukoak ezagutzeko bide izan da niretzat. Kuriosoa, jatekoa nolako detailean ta zenbat aldiz deskribatzen den, beharbada oraintsu irakurri dudan eleberri portuges batekin kontrastean. -Bazkalordua da, bai.
Me dió sensaciones parecidas a las de Camí de Sirga de Jesús Moncada. El estilo completamente distinto, pero esta manera de seguir la evolución de un país (China / Mequinensa) junto con personajes, me encanta y me deja embobado siempre. Sobre todo por la cantidad de trabajo previo a la escritura que tiene que haber. Aunque bueno, si has vivido algo, tampoco tendrás que investigarlo mucho para después plasmarlo. Pero como hilo conductor es algo que me engancha siempre. Además, de esta historia, me gusta su naturalismo -e incluso catastrofismo en algunos casos-. Es lo que es. Ah, y mediante estas voces vemos lo que no se ve, y eso es otro tema que me engancha: ver la historia desde las pequeñas historias de personajes con deseos y ambiciones individuales -si esto significa algo, si no todo deseo es colectivo-. De personajes que no son Napoleón sino mujeres, adolescentes, pastores, cazadores de ranas...
Una storia famigliare davvero profonda che percorre molti anni ed un contesto (approfondito al punto giusto, ma a mio parere si poteva approfondire ancora) estremamente duro, provante per ogni membro della famiglia. Un realismo azzeccato e che tiene incollati alle pagine in maniera costante.
una saga familiare di una famiglia rurale cinese con le storie che si sviluppano nella Cina tra anni 80/90 e oggi. scrittura asciutta e suggestiva, storia narrata benissimo molto drammatica ma coinvolgente.
Scrittura asciutta, pulita in un racconto che si concentra soprattutto sulla vita dei personaggi che secondo me sono descritti benissimo. La saga della famiglia Li ti conquista dalle prime pagine.
Una saga familiare cinese che si dipana nell’arco di cent’anni fino ai giorni nostri. Il capostipite Li Xinhai, con cui si apre e si conclude il romanzo, è un personaggio controverso. La storia, raccontata dalla nipote giornalista Li Xiaohan, coinvolge tre generazioni, svelando la parte più rigida e chiusa della Cina, caratterizzata da aborti obbligati, sterilizzazioni forzate, detenzioni ingiuste, violenza, povertà estrema e numerosi suicidi indotti. La cronaca della famiglia Li è drammatica, ma anche appassionante, mostra come alcuni errori portino a conseguenze fatali e ineluttabili. Inizialmente ho fatto un po’ fatica a memorizzare i nomi dei numerosi personaggi, ma poi la lettura è diventata più semplice, in quanto il lettore si sente trascinato dalla vita caotica nel villaggio, dagli spostamenti in città, dalla ricerca di denaro, della felicità, che sembra impossibile raggiungere nonostante gli sforzi fatti. Alcune vicende rimangono in sospeso, ma questo romanzo mi ha davvero colpita, soprattutto per la drammaticità e la forte denuncia delle condizioni socio-politiche cinesi, precarie e ingiuste per la maggior parte della popolazione. Consigliato.