La prima sensazione: “oh.” Lo spiazzamento;
La seconda: il sorriso;
La terza: il riconoscimento e la stima per queste donne, queste amiche così libere!
L’ho ascoltato ,questo romanzo, direttamente dalla voce dell’autrice e il modo in cui lo legge fa davvero la differenza, non so se mi sarebbe piaciuto altrettanto senza la sua interpretazione.
All’inizio mi sono dovuta abituare al linguaggio colorito che caratterizza tutto il romanzo, stupita da Adelaide, Benedetta, Tonia, Rosaria e Martina che si riuniscono al ristorante cinese di Clara per sostenersi, confrontarsi, aggiornarsi o semplicemente per il gusto di stare insieme, senza mariti, gatti, compagne, senza censura.
Poi, una volta seduta metaforicamente al loro tavolo, mangiando ora un raviolo al vapore ora le mandorle caramellate (rubandole a Benedetta che le adora!) mi sono sentita a mio agio e mi sono appassionata alle loro vicende.
La storia comincia, e finisce, con Adelaide che è un po’ la Carrie Bradshaw di casa nostra e che è fin dalle prime pagine è alle prese con un matrimonio noioso sotto tutti i punti di vista, una nutrizionista a cui scrive prima di cadere in tentazione e una madre che è il valore aggiunto del libro ed è sempre sul pezzo! Fabiola con i suoi problemi di memoria, l’ironia, le battute pronte e la mente aperta pur avendo una certa età mi è entrata nel cuore. Il suo “nà làvada, nà sùgàda par nanca duperàda!” mi ha fatto scompisciare dalle risate!
Poi c’è Benedetta, guai a chiamarla Benny, che fa la tagliatrice di teste , ha alle spalle un matrimonio finito ed è la migliore amica di Ade.
Seguono Tonia, la più giovane e rock del gruppo con nemmeno cinquant’anni e il suo vespone sempre ingolfato; Martina la specialista di un certo tipo di pratiche e Rosaria la gattare, quella più tranquilla che bilancia un po’ la vita movimentata delle altre.
La Pivetti racconta le loro vite, ma più di tutto attraverso questi personaggi che si incastrano tra loro come perfetti pezzi di un puzzle, racconta di cosa significhi essere donne, non a vent’anni ma a quell’età dove c’è ancora molto da dire e da dare, quella che secondo alcuni è una fase tranquilla e senza scossoni, ma che ,come dimostra questa storia, è piena di possibilità, di avventure, di vita. Di scoperta di se stesse e anche di confronto.
È un inno all’amicizia, quella vera, quella di chi, e tra chi, conosce tutto di noi: dalla cellulite alle smagliature, dal primo cuore spezzato all’ultimo incontro bollente su un Frecciarossa, e che non ha paura di scrivere a notte fonda un “posso chiamarti” o “lui com’è?”, o che non si fa problemi a mandarci a quel paese, a tenderci una mano quando stiamo annaspando o a portarci un dvd per sdrammatizzare su un pianoforte che doveva essere un regalo e invece si scopre essere a noleggio, con tredici mensilità non pagate.
È un inno alla forza femminile, che ora è scudo contro la superficialità e i cliché e ora è abbraccio avvolgente, carezza e conforto.
Gli uomini qui non ci fanno una gran figura, viene raffigurato quel campione retrogrado e impastato di cultura maschia e maschilista e le eccezioni, se ci sono, sono rappresentate dal tartarugo ( che non è quello di sex and the city descritto da Samantha, ma l’animale di Rosaria) e dal padre di Ade.
Mi è piaciuto, ho riso molto e ho condiviso la sfuriata di Ben a Giusy in una scena del libro che è la fotografia di un certo filone di pensiero soprattutto tra le donne. Come a dire che le donne tra loro possono essere forti e supportarsi, o essere feroci e crudeli. Gioite del primo tipo e scappate dal secondo, se posso permettermi. O sedetevi con me al tavolo prenotato dalle ragazze e gustiamoci la reciproca compagnia.
A voi la scelta!
4 stelle il mio voto!
Buone letture e alla prossima!
ps. L’ ho ascoltato mentre ero in camminata, ma anche in casa e una sera S. si è messo ad ascoltarlo insieme a me. Ha apprezzato la lettura, ma è rimasto un po’ traumatizzato da queste donne e il loro modo di essere. Che abbia ragione la Pivetti e questo sia un libro per sole donne? Che per noi è più facile capire perché Ade e le altre sono così e si esprimono così, che la loro spontaneità è disturbante ma autentica? Io ho amiche che parlano quasi così e amiche che sono molto, molto più pudiche, ma i temi che tocchiamo sono più o meno quelli. E insieme respiriamo la stessa gioiosa, godereccia, audace, delicata, libertà.